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La salita dello spread oltre quota 300 è uno schiaffo al governo Salvini-Di Maio


La salita dello spread oltre quota 300 è uno schiaffo al governo Salvini-Di Maio
22/10/2018, 15:58

Oggi mi capita di guardare la trasmissione "Coffee Break", su La7. Come spesso accade nei talk show di quella Tv, è stata invitata una economista attestata su posizioni anti euro. E giù a snocciolare tutte le solite balle degli anti-euro: che la moneta ha danneggiato l'economia italiana, che la lira è meglio perchè possiamo svalutare, che lo spread è manipolato per danneggiare il governo, che chi contesta l'attività di questo governo lo fa perchè ha livore contro l'Italia (erano evidenti le sue simpatie per il Movimento 5 Stelle), ecc. ecc. 

Io in questi casi, ho un dato che per me taglia la testa al toro. Sono gli interessi sul debito pubblico che l'Italia paga. Nel 1994, noi pagavamo circa 130 miliardi di euro (ho tradotto i valori in euro perchè il confronto sia più immediato) su un debito pubblico di 1400 miliardi circa. Quasi il 10%. Oggi paghiamo poco più di 60 miliardi su un debito pubblico di 2300 miliardi. Cioè meno del 3%. Che succederebbe se pagassimo ancora il 10%, cioè 200 miliardi di euro l'anno? Che quei 140 miliardi di euro di differenza li dovremmo pagare noi cittadini, attraverso maggiori tasse o minori servizi pubblici (che già sono quasi inesistenti). O qualcuno pensa che tutti i politici e gli economisti che sostengono il no all'euro facciano una bella colletta e mettano insieme 140 miliardi di euro l'anno? 

Di solito, l'obiezione che viene presentata è: "Ma dal 1994 i tassi di interesse sui titoli di Stato sono calati in tutto il mondo". Già. Ma dove sono calati? Negli Usa? In Gran Bretagna? Ma non in tutto il mondo. I tassi di inteersse sono calati in quei Paesi che hanno un rating molto elevato (Usa e Gran Bretagna hanno la doppia e la tripla A). Ma in Russia per esempio i tassi di interesse sono aumentati. Oppure in Turchia. Quindi, chi garantisce che i tassi di interesse sarebbero diminuiti in Italia se avessimo conservato la lira? In realtà, noi abbiamo la garanzia opposta: poichè il rating della nostra valuta è a livello del rublo russo e della lira turca, sicuramente i tassi sarebbero aumentati. E poichè nessun governo potrebbe mettere 140 miliardi di euro di tasse senza scatenare una rivolta, è facile immaginare che gran parte di quelle somme sarebbero state coperte col deficit. 

Ora, proviamo ad immaginare l'Italia che aggiunge al suo attuale deficit altri 140 miliardi, pari all'8 per cento del Pil circa. Significa un deficit intorno al 10%. Anzi, di più, perchè ovviamente il maggior deficit si trasforma in un maggiore debito pubblico. Quindi noi non avremmo 2300 miliardi di euro di debito pubblico, ma 3000 miliardi, o magari anche 3500 (ci sono troppe variabili per poter scrivere una cifra esatta). Cioè un debito pubblico pari al 180% del Pil. Con che tasso di interesse sul debito pubblico? Beh, quando la Grecia aveva quel rapporto debito pubblico/Pil, i titoli di Stato a 6 mesi avevano interessi intorno al 30%, quelli a 2 anni erano oltre il 100% e quelli a 10 anni non venivano messi sul mercato perchè nessuno li comprava. Qualcuno ha prove che con l'Italia le cose sarebbero andate diversamente? Io non ne ho mai viste. Ma se qualcuno dei cosiddetti "economisti" - a cominciare da Claudio Borghi e Alberto Bagnai - ha queste prove, sono curioso di leggerle. 

Lo stesso discorso vale per lo spread di questi giorni. Come ho già scritto in un precedente editoriale, non c'è alcun complotto contro lo spread o contro l'Italia. E' semplicemente una reazione a ciò che fa (o che non fa) il governo italiano. E' stata presentata una finanziaria che, già nelle linee guida, è stata definita pessima da tutti, con dati che sopravvalutano la crescita del Pil e sottovalutano la crescita del deficit. Come si può pensare che gli esperti di mercato credano alle balle che dicono i membri del governo? Loro esaminano i dati e, poichè appunto sono degli esperti, riescono facilmente a ricavare i veri dati. E agiscono di conseguenza. E le conseguenze per l'Italia sono negative,proprio perchè il governo mente. 

E non parlo per livore, come dirà qualche tifoso del Movimento 5 Stelle o della Lega. Parlo in base ai dati e a ciò che ha detto il governo. Facciamo solo un piccolo esempio: il deficit. E' stato scritto sul Def che il deficit sarà del 2,4%. Ma il Ministro dell'Economia ha detto che la finanziaria sarà di 37 miliardi, di cui 22 coperti dall'aumento del deficit. Ma 22 miliardi sono circa 1,3% del Pil. Se lo aggiungiamo all'1,6% per cui eravamo già stati autorizzati dalla Ue, arriviamo al 2,9%. C'è poi il Pil. Nel Def, si dice che il Pil aumenterà dell'1,6% nel 2019, mentre tutti gli istituti di studio economici accreditano all'Italia una crescita dell'1% (Moody's, nel suo rapporto parla di una crescita vicina allo zero, ma per ora sono solo loro a dirlo, quindi accantoniamo). Scrivere che si crescerà di più del reale, significa avere sulla carta più soldi del reale, soldi che verranno utilizzati per coprire spese vere. Il risultato sarà che alla fine del 2019 una parte delle spese sarà coperta solo dal deficit. E quindi alla fine dell'anno il deficit sarà superiore al 3%. 

Quindi un operatore della banca, che deve investire in titoli di Stato italiani, che cosa penserà di uno Stato che mente in un documento ufficiale? E che si sta mettendo in contrasto con l'Unione Europea, che sta facendo pressione su tutti i Paesi affinchè i conti pubblici siano sotto controllo? Tale operatore potrà mai dire: "Ma sì, investo i miei soldi e quelli dei miei clienti tranquillamente, tanto non succede nulla"? Ovviamente no. Ed ecco spiegato perchè lo spread sale. Gli operatori vogliono più soldi come interesse perchè percepiscono l'investimento come meno sicuro. E non basta un Salvini o un Di Maio che dicano: "Noi siamo il governo del cambiamento" per sentirsi rassicurati. E lo stesso vale per gli operatori e gli analisti delle agenzie di rating. 

Il problema è che la gente non tenta nemmeno di capire. Non si informa, si limita a leggere le prime cavolate che trova e che si adattano ai propri pregiudizi. Quindi, chi ha pregiudizi contro l'Europa, crede ciecamente a tutte le bufale anti euro. Io ancora oggi trovo gente che fa confronti tra il livello dei prezzi attuale e il livello del 1998, facendo notare come per esempio adesso con 50 euro si comprano molte meno cose rispetto a quelle che si compravano con 100 mila lire nel 1998. Peccato che nessuno faccia il passo successivo. Cioè nel 1998 con 100 mila lire, io compravo le stesse cose che compravo nel 1978 con la stessa cifra? Ovviamente no. E' l'inflazione: ogni anno i prezzi aumentano, che siano in lire o in queo o in dollari o in qualsiasi altra valuta. E guai se non è così. Essere in deflazione (cioè con i prezzi che scendono) significa che l'economia nazionale è bloccata e che la gente non acquista. 

E' per questo che i cosiddetti "economisti anti-euro" hanno grande successo. Soprattutto sui social network. Perchè raccontano balle che stimolano l'odio della gente verso l'Europa, e sono molti che odiano l'Europa. Ma poi, se vengono messi a confronto con qualcuno che conosce l'economia non sanno cosa rispondere. Per questo vanno solo nelle trasmissioni dove gli viene garantito di non avere interlocuitori preparati sul punto. Altrimenti farebbero solo figuracce su figuracce. E per lo stesso motivo quando vanno sui social network bloccano chiunque contesti le loro assurdità con dati tecnici precisi. Non sia mai qualcuno dei loro seguaci legga qualcosa di vero...

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di Antonio Rispoli
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