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La sentenza "Ruby-bis": Polemiche scontate e falsità in arrivo


La sentenza 'Ruby-bis': Polemiche scontate e falsità in arrivo
19/07/2013, 21:51

Oggi il TRibunale di Milano ha resa nota la sentenza sul cosiddetto "Ruby-bis", cioè sul processo che vede Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti accusati di induzione e sfruttamento della prostituzione anche minorile. E la sentenza è stata di condanna a 7 anni per i primi due e a 5 anni per la terza. Più le pene accessorie dell'interdizione dai pubblici uffici a vita per tutte e tre. Inoltre dovranno risarcire le parti civili (Chiara Danese e Ambra Battilanae la marocchina Imane Fadil), ma l'ammontare sarà deciso da un successivo processo in sede civile. 
Fin qui la cronaca. Naturalmente adesso cominceranno gli insulti contro i magistrati toghe rosse, ecc. ecc., la stessa manfrina già vista decine di volte. E parecchie delle argomentazioni saranno identiche a quelle raccontate per il processo Ruby che vedeva Berlusconi come imputato (cliccare qui o qui per leggere le confutazioni). Ma ce ne sarà qualcuna nuova. 
Come quella uscita fuori dalla bocca dell'avvocato Ghedini: "Inviare gli atti ai fini di indagini anche per il presidente Berlusconi e per i suoi difensori è davvero surreale. Come è noto né il presidente Berlusconi né i suoi difensori hanno reso testimonianza in quel processo". Ma come è altrettanto noto, non c'è bisogno di far parte del processo. Basta che durante un processo si ravvisi un qualche reato legato alle testimonianze. In questo caso ha destato sospetto sia il fatto che tutte le "olgettine" siano state convocate ad Arcore proprio da Ghedini e Longo, sia il fatto che, mentre erano in corso le indagini, ad ARcore sia stata convocata Ruby per quello che viene definito un "interrogatorio-fantasma". Il sospetto è che queste siano state manovre per "imbeccare" le ragazze ed insegnare loro cosa dire in casi venissero interrogati dai Carabinieri o dai magistrati. E' chiaro che, se questo si fosse verificato, ci troveremmo di fronte ad una corruzione di testimoni, reati su cui la Procura dovrebbe indagare. Naturalmente è tutto col condizionale: non ci sono prove che questo sia avvenuto, per ora ci sono solo sospetti. Per questo sarà la Procura a dover indagare e verificare se ci sono prove per confermare i sospetti, oltre alle testimonianze, alle intercettazioni e a tutto il resto. Come si vede, il buon Ghedini l'azzecca sempre: basta dargli retta e si è certi che sta sbagliando. 
Un'altra vicenda è quella di certe strane testimonanze, uscite con molto ritardo, sulla malafede delle tre ragazze che si sono costituite Parti Civili. Come quella di Daniele Salemi, che - chiamato in aula - ha preferito non rispondere; o come quella uscita fuori nei giorni precedenti la sentenza che accusava la Fadil di fare fotografie con noti personaggi dello spettacolo o dello sport per poi estorcere loro denaro. Una testimonianza su cui è bene che si indaghi a fondo. Perchè è chiaro che una persona non si tiene notizie importanti in  corpo per poi farsele uscire solo quando non servono a nessuno. Se io so qualcosa di una vicenda che ha grande rilievo mediatico, vado dalla Polizia o dai Carabninieri o in Procura e dico quello che so. I cittadini normalmente fanno così. Come mai quelli che potevano essere dei testimoni chiave hanno agito in meniera così diversa? Poi è chiaro che Fede può anche divertirsi a denunciare le tre ragazze per calunnia, ma se non ha qualche prova, la cosa rischia di rivolgerglisi contro. 
Tuttavia c'è una cosa su cui vorrei concentrarmi. Come sconteranno i tre la pena, se anche la Cassazione dovesse confermare la condanna? La risposta non è senza influenza. Per Emilio Fede nessun problema: la legge Cirielli, approvata dal governo Berlusconi, stabilisce che gli over 70 non possono andare in galera, se non per reati di mafia o di terrorismo. Quindi, verrà condannato agli arresti domiciliari nella sua lussuosa abitazione. Lele Mora, che ha meno di 60 anni, non può godere di questa legge. Ma di recente è stato scarcerato per le condizioni di salute, per cui è facile immaginare che riuscirà a farsi assegnare lo stesso i domiciliari. Per malattia, quanto meno. 
Resta la Minetti, per la quale non ci sono attenuanti di sorta. Ha meno di 30 anni e quindi è difficile che le venga riconosciuto un qualche malanno di tale entità da farla mettere agli arresti. Quindi, se la condanna dovesse essere confermata a 5 anni, lei finisce direttamente dietro le sbarre. Per legge, bisogna scontare almeno un terzo della pena prima di poter chiedere benefici. E un terzo di 5 anni sono un anno e 8 mesi, tempo minimo che la Minetti dovrà passare dietro le sbarre. Una ragazza di una trentina di anni, abituata al lusso, accetterà di passare quasi 2 anni dietro le sbarre di un carcere? Soprattutto quando, collaborando alle indagini con i magistrati, potrebbe ottenere un ulteriore sconto di pena e scendere da 5 a 3 anni e quindi evitare la galera. 

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di Antonio Rispoli
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