Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

La spending review di Cottarelli: inutile se non dannosa


La spending review di Cottarelli: inutile se non dannosa
20/03/2014, 14:14

Di solito si dice che la montagna partorisce il topolino. Ma questa volta la montagna della indagine sulla spending review di Cottarelli ha partorito una frana. Una frana che non deve assolutamente cadere sulla popolazione italiana. 

Infatti, i punti finora emersi dalla spending review sono infatti tutti negativi per l'economia. Licenziare 85 mila persone non aiuterà minimamente l'economia, creerà un altro "peso" alla crescita economica; e metterle in mobilità annulla completamente il risparmio. Personalmente sono a favore di un aumento di mobilità nel pubblico impiego, ma i licenziamenti sono assolutamente negativi. Così come la proposta di un aumento dell'età di pensione per le donne: in un Paese con una disoccupazione altissima, l'ultima cosa da fare è rendere difficile l'uscita dal mondo del lavoro. 

Valutazione neutra per altre voci: la fusione dei Comuni sotto i 5000 abitanti, per esempio, quali risparmi dovrebbe dare? Minori trasferimenti da parte dello Stato? Basta che si azzerino per legge. Non vedo il problema: di solito questi paesini non hanno spese nè necessità comunali degne di rilievo. Abolizione del Senato? Eliminare gli stipendi dei 315 senatori farà risparmiare allo Stato meno di un cemtinaio di milioni l'anno. Il resto sono spese per il personale e per la manutenzione di Palazzo Madama, nonchè per i servizi presenti all'interno (bar, ristorante, palestra, barbiere, ecc.) che in linea di massima resteranno. 

In realtà le vere voci di spesa non sono menzionate. Per esempio le auto blu: di questo Cottarelli non fa menzione. Eppure i risparmi sono notevoli. Renzi, ha promesso di vendere le prime 100 auto blu su e-bay. Molti hanno deriso la scelta. Ma riflettiamoci: qual è il costo di un'autovettura? Non è il suo prezzo, ma il suo costo di esercizio. Se io compro una utilitaria e spendo 10 mila euro, non sono finite lì le mie spese. Ci sono le spese per l'assicurazione, il bollo, il carburante. Alla fine in un anno spendi per queste voci quasi la stessa cifra spesa per acquistare la vettura. Ma noi qui non parliamo di utilitarie. Le auto blu sono tutte berline di classe medio alta. Se su 100 auto blu si risparmia 10 mila euro l'anno, si è risparmiato un milione. Se se ne vendessero 10 mila (su un totale di 56 mila, accertato dal ministero che allora era affidato a Renato Brunetta), si risparmierebbero almeno 100 milioni. Ma la stima è inferiore al reale. Molte delle autoblu sono macchine che costano ben di più. 

Facciamo un esempio. Destò molto scalpore nel 2009 la notizia che erano state acquistate 19 Maserati come auto blu per i vertici dell'aviazione, del prezzo di 200 mila euro l'una. Non so quanto paghino di assicurazione, ma di certo non pagano 5 o 600 euro. E non sono certo le uniche autovetture di quel costo e di quella cilindrata. Quindi questo è un settore dove si può tagliare. In fondo, tolte le auto per il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, il Presidente della Camera e del Senato e una trentina di auto per i ministri e i sottosegretari (non hanno bisogno di un'auto a testa), il resto a che serve? Potremmo ridurre le 56 mila auto blu a 200 o 300 e vendere il resto. Il risparmio stimato arriverebbe a 2 o 3 miliardi l'anno. Qualcuno obietta: è gli autisti? Beh, si applica la mobilità e riempiono i vuoti di organico presenti nella pubblica amministrazione. 

Un altro settore nel quale è possibile tagliare sono i contributi alle imprese. Perchè se è giusto che lo Stato - nei limiti di quello che prevedono le regole europee - aiuti le imprese all'inizio della loro storia oppure quando c'è un intero settore in oggettiva difficoltà, lo diventa molto meno quando si danno soldi alle imprese solo per permettere ai proprietari di guadagnarci. Per esempio: l'Italia ha dato alla Fiat circa 2 miliardi sotto forma di stipendi per i cassintegrati (intendendo la differenza tra quello che la Fiat paga all'Inps e quello che l'Inps paga come stipendi); mentre nel frattempo la società torinese ha acquistato la Chrysler e il solo Marchionne si è pagato stipendi per decine e decine di milioni. Le due cose sono in contrasto. Perchè Marchionne non usa i soldi guadagnati dalla Fiat per pagare gli stipendi agli operai? E' chiaro che in questo caso ci vuole un sistema di leggi che costringa l'azienda a dare qualche garanzia di restituzione di quei soldi. Non si possono spendere soldi dello Stato mentre i proprietari dell'azienda si arricchiscono. La prima cosa da fare è vietare qualsiasi forma di emolumento a manager e proprietari finchè la cassa integrazione non è finita. 

E potrei continuare a lungo. Ma a che servirebbe? Anche Cottarelli e Renzi seguono quel famoso aforisma di Pier Paolo Pasolini, che dice che le tasse le pagano solo i poveri, perchè non hanno niente ma sono tanti. Poi ti ricordi che Berlusconi ha evaso 376 milioni, cosa per cui è stato condannato, e che Dolce e Gabbana sono stati condannati in primo grado per aver evaso un miliardo di euro, e allora ti rendi conto che basta tassare un po' di queste persone e hai tutti i soldi che servono allo Stato. A cominciare dai quasi 200 miliardi l'anno che gli imprenditori (dal commerciante al libero professionista, alle banche e agli industriali) non pagano e che basterebbero da soli per estinguere il debito pubblico in meno di 10 anni. 

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©