Editoriali / L'opinione

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Un riassunto di ciò che avvenne allora

La storia dell'11 settembre 2001 negli Usa


La storia dell'11 settembre 2001 negli Usa
11/09/2013, 08:38

Tra pochi giorni ci sarà il decennale dell'attentato dell'11 settembre. E già è partita la solita campagna del "povere vittime del terrorismo islamico" e menate su questa falsariga. Ma vogliamo ricordare i fatti come sono andati? La versione ufficiale parla di quattro aerei dirottati: due si schiantano nelle Twin Towers e le fanno crollare; uno si schianta nel Pentagono; l'ultimo, diretto verso la Casa Bianca, si schianta al suolo grazie all'eroico comportamento dei passeggeri che si ribellano contro i dirottatori. Queste sono le favole raccontate dall'amministrazione Bush e da tutti i mass media, che continuano con questa impostura anche oggi. Noi raccontiamo invece - o meglio, elenchiamo - le "incongruenze" alla versione ufficiale. 
E cominciamo ovviamente dall'aereo degli eroi. Ci hanno fatto anche un film a tempo di primato (uscì nel 2006) intitolato "United 93", che era il nome in codice di quel volo. Allora: tre aerei si sono schiantati sul Pentagono e sulle Twin Towers, racconta la versione ufficiale, e l'aereo in questione è stato dirottato; i passeggeri vengono a sapere degli altri schianti (nonostante sugli aerei come è noto i cellulari devono essere spenti, ma qui abbiamo passeggeri disubbidienti); anche se stanno sui boschi della Pennsylvania, ad oltre 240 Km da Washington e senza alcuno strumento a bordo (sono stati tutti staccati al momento del dirottamento), riescono a capire che i dirottatori si schianteranno sulla Casa Bianca; e quindi in un impeto patriottico sfondano la porta che separa la zona passeggeri dalla cabina di pilotaggio, ingaggiano una colluttazione con i terroristi, l'aereo precipita e si schianta al suolo. 
Beh, come minimo ci vuole una scatola di fazzoletti, se si ha la dabbenaggine di credere ad un racconto del genere. Ma le prove di tutto questo dove sono? Come si è ricostruito tutto questo? Bella domanda. In genere, in caso di disastro aereo, per prima cosa si esaminano i rottami dell'aereo. Che precipiti per una esplosione o si schianti semplicemente al suolo, l'aereo lascia un bel po' di detriti in giro; se non sta sul mare, lascia anche un profondo solco, dato che "scava" il terreno con la parte di sotto della fusoliera. Inoltre è facile trovare i corpi. Può sembrare strano, ma se un aereo si schianta al suolo, i corpi vengono trovati tutti, di solito. Ed anche in condizioni non troppo rovinate dall'impatto. 
Niente di tutto questo per lo United 93. Tutto quello che venne ritrovato al suolo fu un piccolo cratere (profondo circa un metro, diametro circa 10 metri), all'interno del quale c'erano alcuni piccoli oggetti metallici. Per far capire le dimensioni di questi oggetti, essi trovarrono comodamente posto in una bustina di plastica richiudibile, sul tipo di quella usata dai RIS, che misura 60X40 centimetri. Quindi parliamo di un aereo lungo quasi 50 metri, con una apertura alare di 38 e un peso di oltre 60 tonnellate che lascia al suolo circa 30 o 40 grammi di frammenti e nessun corpo dei circa 200 passeggeri che può contenere. 
C'è da aggiungere una cosa: sono state intervistate molte persone della zona che hanno riferito, davanti alla telecamera, di aver visto quella mattina dell'11 settembre 2001 un jet militare (qualcuno si è azzardato a specificare che era un F-16) e di aver sentito uno scoppio o di aver visto uno sbuffo di fumo provenire proprio dalla zona in cui poi sono stati ritrovati i resti dell'aereo. Per inciso, il cratere in questione è di dimensioni molto simili a quello che produrrebbe una bomba d'aereo da 250 libbre (la più piccola a disposizione dell'aviazione americana) fatta esplodere in prossimità dell'impatto al suolo. 
Quanto scritto sopra è facilmente dimostrabile e ciascuno può verificarlo da solo. Certo, ci vuole molto tempo, perchè le foto vere sono minime, rispetto alle fotografie del film relativo. Un film che è un concentrato di menzogne, come dimostra un dato ufficiale, perchè raccontato dal regista e dagli attori: quello che si vede è stato ricostruito grazie alle testimonianze dei familiari delle vittime. A parte che nessuno sa chi siano queste vittime, ma cosa ne possono sapere di cosa è successo sull'aereo? Non erano presenti, ovviamente; quindi che testimoni sono? In realtà, il film è basato sulla ricostruzione fatta dal governo americano, meno di 24 ore dopo l'11 settembre. Un lavoro a tempo di primato. 
Qui veniamo all'aereo che ha colpito il Pentagono. Secondo la versione ufficiale - che anche qui è semplice semplice - l'aereo si è schiantato contro una delle pareti dell'edificio. Tralasciamo per un attimo il dettaglio che ha scelto, tra le cinque pareti, proprio quella vuota, perchè gli uffici su quella facciata erano sottoposti a lavori di manutenzione (come disse una volta l'attore napoltano Simone Schettino in un suo show: "I terroristi hanno messo a guidare l'aereo l'unico terrorista che aveva le cataratte che gli scendevano fino alle ginocchia"). Diciamo che può capitare. E tralasciamo anche il dettaglio che non una delle oltre 80 telecamere di sicurezza che riprendono quella zona - secondo quanto riferì l'FBI che sequestrò i filmati - aveva inquadrato l'arrivo dell'aereo. Vediamo di ricostruire l'accaduto, unendo la versione ufficiale ai dati effettivi a nostra conoscenza.
L'aereo viene dirottato dai terroristi. La prima cosa che fanno è staccare il sistema di guida automatica dell'aereo, per evitare che venga individuato (è stato fatto così su tutti e quattro gli aerei in questione). Questo sistema è la combinazione di due strumenti diversi: un GPS ed un sistema che individua la posizione dell'aereo in base alla posizione dei radiofari presenti negli aeroporti, che mandano segnali specifici. La combinazione di questi due strumenti (insieme ad un segnale che dice che si tratta di un aereo civile) permette all'aereo di sapere dove si trova ma anche agli aeroporti di sapere dove si trova l'aereo. 
Quindi, staccato il sistema, il terrorista da 500 Km. di distanza ed oltre punta con precisione su Arlington, in Virginia, dove si trova il Pentagono. Il tutto usando solo sistemi semplici, come possono essere una bussola e una mappa. Quando arriva in prossimità dell'edificio-bersaglio, l'approccio è dalle colline che stanno a pochi chilometri in linea d'aria. Quindi immaginiamo la scena: l'aereo arriva ad una altitudine sufficiente a non schiantarsi nelle colline (e nelle case che le sovrastano). Appena superate le colline stesse, il pilota (che aveva frequentato una scuola di volo statunitense ed era stato giudicato incapace di guidare anche solo un piccolo Cessna biposto) inizia una picchiata, "fermando" l'aereo ad una altezza compresa tra i 3 e i 9 metri dal suolo. Attenzione a questo dettaglio. L'altezza non può essere diversa: se fosse stato sotto i tre metri , avrebbe sfondato il muro di cinta esterno; se fosse stato sopra i 9 metri, la pinta della coda avrebbe sfondato il tetto dell'edificio, che invece non è stato danneggiato dall'incidente. 
Quindi l'aereo ha volato a quell'altezza senza disturbare nessuno e senza lasciare tracce ad una velocità di almeno 500 Km/h per poi schiantarsi nel Pentagono. Esaminiamo un attimo la cosa dal punto di vista aereodinamico. Come fa un aereo a sostenersi in aria? Semplice: le ali sono fatte in modo da creare una turbolenza sotto l'ala stessa mentre l'aria sopra passa molto velocemente. Quindi sotto le ali si crea un cuscino che tiene su l'aereo. Ma questo succede quando il velivolo è lontano dal suolo. Come mai negli aeroporti le piste sono costruite in mezzo al nulla? Perchè la velocità con cui le ali spingono l'aria verso il basso, man mano che l'aereo prende velocità, è tale da spazzare via qualunque costruzione. E solitamente un aereo decolla ad una velocità intorno ai 2-300 Km/h. Qui parliamo di un aereo che praticamente va rasoterra ad una velocità doppia e non crea danni? Un uragano di categoria 5 ha venti che sono veloci un terzo di quelli che genera un aereo in questa situazione.
Inoltre c'è un problema di ali. Ciascun aereo ha delle ali la cui forma è pensata in base all'utilizzo. Un jet supersonico ha ali piegate all'indietro per non offrire resistenza all'aria quando supera il muro del suono. Un Boening, che ha una velocità massima di 800 Km/h, ha bisogno di ali grandi, in grado di generare molta portanza (così si chiama l'effetto dell'aria che sostiene l'aereo) quando l'aereo è a velocità di crociera a quote elevate (dai 6000 ai 12 mila metri). Lo svantaggio è che non sono in grado di sopportare le enormi sollecitazioni che si hanno quando l'aereo vola a bassa quota (a meno che non voli anche a bassa velocità) . Quindi, ammesso che esista un pilota al mondo in grado di far volare un Boening 767 rasoterra (neanche i piloti dell'Alitalia, considerati tra i migliori al mondo, come preparazione tecnica, sono in grado di farlo) l'aereo vibrerebbe al punto da far battere tra loro i denti in bocca. E dopo alcune decine di secondi, le ali comincerebbero a danneggiarsi, incapaci di sostenere tali sollecitazioni, fino a strapparsi. Quindi un volo in questa situazione è impossibile. 
Ed ora veniamo alla chicca principale: i danni da impatto. Anche qui viene in aiuto Internet, dove si possono vedere molte foto. Sono due in particolare quelle che interessano: la prima è quella dove si vede la parete del Pentagono che brucia. Domandina semplice semplice: visto che la zona colpita è circa 35 metri di larghezza per 12 di altezza, come fa ad esservisi schiantato un Boening che ha una apertura alare di 54 metri ed una altezza di 21 metri? Il resto dell'aereo dove è finito?
Ma la seconda immagine toglie ogni dubbio, sul fatto che lì non si è schiantato nessun aereo. Mi riferisco alle foto scattate dopo il crollo della facciata del Pentagono. Così si può vedere per esempio che il danno alla facciata è stato solo superficiale, perchè non si vedono danni provocati dall'impatto con un aereo da 60 tonnellate, che non esaurisce i propri danni solo sulla facciata. In particolare, negli incidenti, i motori tendono a restare molto compatti, perchè sono pesanti e massicci. Quindi mi aspetterei di vere almeno un muro o due sfondato dai motori dell'aereo (che hanno un diametro considerevole, non lasciano buchi piccolini che possono sfuggire). Invece nella foto non si vede nulla del genere. Anzi, si vedono, vicino al bordo esterno, alcuni oggetti che sembrano prendere in giro: un libro in equilibrio precario su uno sgabello rimasto in piedi; diversi monitor di PC, che sono notoriamente oggetti abbastanza delicati; quadri con la cornice assolutamente intatta; e così via. Senza andare lontano, basta ricordare le immagini dell'impatto degli aerei sulle Twin Towers: le fiammate attraversarono l'edificio da un estremo all'altro. Come mai invece al Pentagono i danni sono solo esterni? Si dice: perchè il Pentagono era più solido, era costruito in cemento. Ma la struttura esterna delle Twin Towers era in acciaio, non in cartone. 
Poi resta anche qui, come per l'aereo asseritamente schiantatosi in Pennsylvania, un problema di resti. Un aereo del peso di 60 tonnellate, che può trasportare un massimo di oltre 200 persone, che si schianta; e poi quello che si recupera sono meno di due tonnellate di frammenti. Per portarli via è stato sufficiente il cassone di un autocarro. Di corpi, non ne è stato trovato neanche uno, neanche un frammento. Dove è finito tutto il resto dell'aereo? E i cadaveri?
Per questo sin dall'inizio si è parlato del fatto che a colpire l'edificio fosse stato un drone, un aereo senza pilota. Una possibilità che spiegherebbe la raccolta di così pochi resti: un drone pesa circa 4 tonnellate, ha una apertura alare di una ventina di metri ed è fatto per metà di plastiche che col calore si sciolgono. Di recente è uscito un video editoriale che mostra quello che sembra un missile che colpisce la facciata dell'edificio. Insomma, missile o drone, garantito che non era un aereo. 
E allora questi due aerei, che secondo la versione ufficiale si sono schiantati sul Pentagono e in Pennsylvania, che fine hanno fatto? Le persone che c'erano a bordo, sono morte? Se sì, uccise da chi? Tante domande senza risposta. 
E veniamo a quelle che probabilmente sono le immagini più famose del mondo, viste e riviste centinaia di volte, da quell'11 settembre 2001... ma solo se ci riferiamo alle immagini del secondo aereo. Infatti, per tutta la giornata dell'11 settembre, nessuno potè vedere le immagini dello schianto del primo aereo. Solo nella tarda mattinata del 12 settembre si vide quella che a lungo è stata l'unica immaginedel primo schianto: una immagine ripresa da terra, ufficialmente da un pompiere in servizio. Il quale, evidentemente, non avendo un tubo da fare (in una città come New York, i Vigili del Fuoco stanno a grattarsi la pancia, si sa), sta con la sua bella videocamerina a riprendere le Twin Towers proprio in quel momento. Quando si dicono le coincidenze...
L'unico ad avere visto in anteprima quelle immagini è stato il Presidente di allora, George Bush, il quale dichiarò l'11 settembre ad una Tv e ad un quotidiano (e quindi in due momenti diversi): "Quando ho visto il primo aereo schiantarsi sulle Torri, ho subito capito che si trattava di un attentato terroristico". 
Tralasciando questo dettaglio, anche in questo caso abbiamo una situazione simile a quella per il Pentagono: i dirottatori che si impossessano dell'aereo, spengono tutti i sistemi di bordo e, muniti al massimo di una mappa e di una bussola, si dirigono esattamente su New York, lanciandosi sulle Twin Towers. Una annotazione: quel giorno sui cieli americani non c'erano quasi aerei militari in grado di assicurare la difesa. Infatti, l'11 setttembre 2001 praticamente tutti i reparti aerei vennero interessati da esercitazioni in Alaska, in Canada, nel Golfo del Messico, al largo della California, ecc. Erano presenti su tutto il territorio americano, solo quattro caccia F-16: due vicino a Washington, nella base militare di Andrews, e due negli Stati centrali. 
C'è stata molta discussione su Internet, sull'ipotesi di due schianti "olografici". Cioè che si trattasse di schianti di aerei realizzati al PC, per "coprire" l'immagine di un missile che colpisse i suddetti edifici. Una teoria difficile da provare e anche difficile da realizzare, per la tecnologia del 2001. Senza contare che parliamo di modificare immagini in diretta (molti newyorkesi erano lì presenti al momento dell'impatto, quindi hanno visto), una cosa che non sarebbe facile neanche con i mezzi odierni. Tuttavia, questo è un aspetto che mi interessa poco. 
Invece parlerà della verosimiglianza ai fatti reali e concreti di quello che è scritto nel rapporto della Commissione governativa, guidata da Condoleeza Rice, sull'11 settembre. Secondo quel rapporto la forza dell'esplosione, al momento dell'impatto degli aerei, lesionò gravemente le strutture di acciaio della torre, in particolare privandole della protezione di amianto che avevano. Poi l'incendio che ne seguì, nonostante non abbia mai raggiunto i 650 gradi, indebolì l'acciaio, al punto che il peso dei piani più altisi scaricò su quelli più bassi, dando origine al crollo delle torri. In pratica un piano crollava su quello inferiore, le strutture di sostegno di quel piano non reggevano e quindi crollava su quello inferiore e così via. 
Cominciamo col dire che ci sono ingegneri dei materiali, che a sentir dire che a 650 gradi l'acciaio si indebolisce tanto, si sono schiantati a terra dalle risate. Il normale acciaio resiste fino a 1500 gradi, e se è avvolto dall'amianto, deve superare i 3000 gradi per fondere. Invece cosa abbiamo avuto? Pochi e radi incendi, per di più in scarsità di ossigeno, e quindi non in grado di bruciare bene. Come si può dire che erano in scarsità di ossigeno? Dal fumo che si vede: è un fumo molto scuro, tipico delle combustioni dove le fiamme consumano non solo l'ossigeno dell'atmosfera, ma anche quello dell'anidride carbonica (due atomi di ossigeno ed uno di carbonio) trasformandolo in monossido di carbonio (un atomo di ossigeno ed uno di carbonio. Ma che questo non basti a danneggiare la torre, lo si deduce da un altro episodio, accaduto a Madrid nel 2004. Prese fuoco un palazzo in ricostruzione di 32 piani e le fiamme divamparono rapidamente. Non c'erano feriti nè il rischio che l'incendio si propagasse altrove e quindi i Vigili del Fuoco locali decisero di lasciare che il fuoco si sfogasse, preparando in intervento solo in caso di novità. Due giorni bruciò quel palazzo e a fiamma libera, con temperature superiori ai 1000 gradi. Alla fine cosa restò di quel palazzo? Lo scheletro in metallo dell'edificio, solo leggermente deformato qua e là, ed in cima la gru da 40 tonnellate che era rimasta ferma al suo posto. Quindi, se là aveva retto tranquillamente e con una torre da 40 tonnellate di extra, come mai alle Twin Towers era crollato tutto? 
Ma anche così non ci troviamo, per un altro motivo. Le Torri, essendo così alte, erano state costruite in una maniera particolare; anche perchè, nelle specifiche di costruzione, c'era scritto che dovevano resistere all'impatto con un aereo. 
Vediamo un attimo come erano state costruite le Twin Towers, dettaglio importante, visto che sono crollate. Chiaramente non puoi costruire un edificio alto più di 100 metri come si costruisce una casa normale. E così era stato pensato un sistema basato sul principio della "gabbia di contenimento". Al centro dell'edificio erano stati piantati 47 travi di ferro, che alla base avevano un diametro di 10 metri ciascuno, mentre in cima il diametro scendeva fino a toccare i 3 metri. Queste travi venivano poi "fasciate" da anelli che mantenevano la struttura unica. Il tutto era fatto in acciaio. Inoltre veniva costruita una gabbia esterna, formata da travi di acciaio più piccole (circa 50 centimetri di diametro) e sistemata come una serie di finestre fuse tra di loro, in modo che il margine superiore e il margine inferiore di ciascuna finestra fossero a metà dell'altezza delle finestre adiacenti. Poi tra gli anelli centrali e questa gabbia esterna venivano stese altre travi, sempre in acciaio, ma rivestite di amianto. Queste travi orizzontali formavano l'intelaiatura su cui poi vennero costruiti i vari piani dell'edificio. SIstema complesso, ma che permetteva di avere contemporaneamente un sistema solido al punto da resistere ad uun impatto aereo (era tra le specifiche richieste) ma al tempo stesso abbastanza flessibile da resistere alle sollecitazioni del vento o di altri fenomeni. 
Perchè mi sono dilungato in questa descrizione? Perchè è un'altra dimostrazione di quanto sia falso il rapporto ufficiale. Infatti, ammesso che sia vero che i piani sono crollati l'uno sull'altro (effetto pancake, lo chiamano), e che la pressione abbia fatto "scoppiare" la gabbia metallica esterna, le travi centrali, come mai sono crollate? Spieghiamoci con un esempio: prendete una penna o una matita e mettetela in verticale e poi poggiatevi sopra un foglio di carta. Se spingete il foglio di carta verso il basso, ottenete solo di bucare il foglio, ma non potete spezzare la penna. Lo stesso discorso sulle travi centrali delle Twin Towers: per quanto i piani possano aver fatto pressione, l'hanno fatta lontano dalle travi centrali, che non hanno opposto resistenza. Mentre, l'eventuale pressione laterale, man mano che aumentava per l'aumentato peso delle macerie, si trovava a "poggiare" su pareti di acciaio sempre più spesse: se nel punto dell'impatto avevamo una striscia di acciaio poggiata su 10 travi dello spessore di 4 metri, a 50 metri più giù, l'acciaio era spesso oltre 5 metri. E così via scendendo: quando si arriva nei primi 20 piani, c'è un muro di acciaio largo 100 metri e profondo 10. Un ostacolo che la semplice pressione delle macerie non può danneggiare in profondità. 
Eppure, guardando le macerie, non si vede nulla del genere. Queste travi centrali sono state distrutte e polverizzate, così come le stesse macerie, che sono arrivate giù come polvere (di pezzi solidi c'era ben poco). La stessa gabbia esterna è stata sottoposta a forze inimmagginabili, se si pensa che un pezzo di questa, del peso approssimativo di 100 tonnellate, è stata trovata in un palazzo, ad oltre 30 metri di profondità dai muri esterni. Non voglio fare cifre e calcoli complicati, ma chiunque può rivolgersi ai propri conoscenti che sanno qualcosa di fisica e scoprire che le forze in gioco sono immani. E soprattutto non sono compatibili con il crollo. 
Anche perchè la gabbia metallica esterna avrebbe dovuto contenere i detriti. Infatti, una rete ha un enorme vantaggio: il danno strutturale subito in un punto non inficia la resistenza negli altri punti. Ricorriamo ad un esempio semplice: provate a prendere una zanzariera a maglia sottile e infilateci dentro una penna. Ovvio, così facendo ci aprirete un buco, perchè vengono danneggiate e lacerate le fibre in quel punto. Ma se ci spostiamo di 50 centimetri, quella zona rimane intatta, non ha subito alcun danno. Quindi, non si può neanche sostenere, come fa la versione ufficiale, che l'impatto degli aerei aveva danneggiato l'intera struttura. Il danno era limitato alla zona dell'impatto e poco altro. 
Poi c'è un altro argomento che conta molto, che smentisce il crollo: il tempo. Le Twin Towers sono crollate in meno di 10 secondi, al ritmo di quasi 10 piani (30 metri) al secondo. Questa non è una velocità compatibile con un crollo, che raramente raggiunge la velocità di 4 piani al secondo (spesso per un crollo di soli 10 piani, ci può volere anche un minuto o più, con l'effetto pancake, perchè ogni piano, prima di crollare, resiste qualche secondo). Se fossero crollate, le Torri avrebbero dovuto impiegarci svariati minuti, con una caduta sempre più accellerata, e non a velocità praticamente costante. 
Inoltre, c'è una cosa di cui non si parla mai: le esplosioni. Quel giorno, prima dell'impatto del primo aereo, ci furono almeno due grosse esplosioni, nelle vicinanze delle Twin Towers: una vista da alcuni turisti che, dall'altra parte del braccio di mare stavano osservando il panorama con una videocamera; un'altra, probabilmente sotterranea, ripresa da una Tv locale che stava facendo delle interviste in un bar situato al pian terreno di una delle torri. Questa esplosione, situabile pochi minuti dopo le 8, fu così violenta che le vibrazioni fecero esplodere molte delle vetrate del bar, ferendo molti clienti (tutti lievemente). Travolti dalla strage delle Torri, questo è un episodio che è sempre stato trascurato; eppure non è di importanza così secondaria sapere cosa abbia provocato quelle esplosioni. 
Ed ancora una stranezza: come fa un oggetto a guadagnare calore, se non c'è una fonte di calore? La domanda è apparentemente idiota, ma meno di quello che sembra. Infatti, le foto fatte dal satellite con le macchine fotografiche all'infrarosso (che permettono di determinare anche la temperatura degli oggetti) mostrano nei giorni successivi al crollo un aumento della temperatura sotto le macerie, che nel loro nucleo arrivarono a toccare i 900 gradi. Ma come è possibile questo, se durante l'incendio la temperatura non aveva mai superato i 650 gradi? Anche la versione ufficiale - era il kerosene dell'aereo che continuava a bruciare - non regge. Perchè il kerosene è estremamente volatile, esposto all'aria. Inoltre brucia velocemente e con una fiamma intensa. Ed infine, brucia solo in presenza di ossigeno. Come faceva quindi a bruciare per tanti giorni, in un ambiente dove di aria non ne passa o ne passa pochissima? Insomma, anche da questo punto di vista la versione ufficiale fa acqua da tutte le parti. 
Naturalmente, come ho fatto finora, io sto escludendo tutte le testimonianze raccolte da una parte e dall'altra; e quindi non parliamo del fatto che sin dalle 5 di mattina c'erano persone nell'edificio che spostavano grossi pesi in piani che erano disabitati; oppure del fatto che quella mattina il sindaco di New York radunò la propria commissione di emergenza non nel bunker preposto (sotto l'edificio sette del complesso) ma altrove; oppure del fatto che il 10 settembre numerose unità dei Vigili del Fuoco della contea erano state allertate che il giorno dopo sarebbero state chiamate d'urgenza nella Grande Mela; e così via. Stiamo parlando solo dei fatti concreti, specifici e non confutabili. 
Allora, resta una domanda: visto che lo United 93 si è schiantato scomparendo nel nulla e senza quasi lasciare tracce; visto che l'aereo che si sarebbe schiantato nel Pentagono ha fatto danni incommensurabilmente più piccoli di quelli che avrebbe dovuto fare; visto che è difficile collegare con un fenomeno di causa ed effetto lo schianto degli aerei con il crollo delle Torri Gemelle, che cosa dobbiamo pensare? Quelli che hanno steso il rapporto al termine dell'inchiesta governativa sono così imbecilli da non essersi accorti di tutte queste cose?
Assodato che tutto il rapporto ufficiale, redatto da una commissione governativa guidata da Condoleeza Rice, è carta straccia, buona solo per il cestino, bisogna capire: perchè è stato organizzato tutto questo? Ovviamente, scoprendo chi ci ha guadagnato, si scopre anche tutto il resto. 
Innanzitutto, basta vedere cosa è stato fatto dopo. Le prime due iniziative sono state l'inizio dell'invasione dell'Afghanistan e l'adozione di una serie di leggi (la prima delle quali ha il significativo nome di "Patriot Act", legge patriottica) che hanno fortemente limitato la libertà di base dei cittadini americani. Pochi sanno che oggi negli Usa una qualsiasi persona può essere sequestrata dalla Polizia, portata in una cella e torturata finchè non confessa. E se muore, può essere buttato nella più vicina pattumiera. E il tutto è assolutamente legale, se c'è stato un ufficiale di Polizia o dei servizi segreti o dell'Fbi che abbia stabilito che quella persona è un sospetto terrorista. Quindi, quando si legge che "il terrorista Tizio è stato arrestato e ha confessato", sarebbe interessante verificare come ha confessato e se ha detto la verità o si è limitato a confessare per evitare di morire tra mille dolori. 
Riguardo poi all'invasione militare dell'Afghanistan, anch'essa era stata organizzata da tempo. Sin dal 1999 su Internet circolava un documento, firmato da Dick Cheney (futuro vicepresidente Usa con Bush) e Wolfowitz (futuro Ministro del governo Bush) nel quale si sosteneva la necessità degli Usa di impadronirsi del petrolio iracheno ed iraniano, a causa del crollo della produzione previsto per il primo ventennio del XXI secolo. Con la diplomazia, se possibile; con la forza in caso contrario. E quindi ecco l'invasione dell'Afghanistan, che confina con la parte est dell'Iran; ecco poi l'invasione dell'Iraq (con la cusa delle armi di distruzione di massa che Saddam Hussein non ha mai avuto dopo il 1990), che è un groso produttore di petrolio e confina con la parte ovest dell'Iran. Quello che è mancato è stata la forza militare per invadere il Paese: impantanati i soldati nelle guerre tribali afgane e nello contro religioso sciiti-sunniti in Iraq; con alleati sempre più riottosi nel loro compito di occuparsi delle retrovie (come volevano gli americani), è mancata la forza militare per agire. 
Intanto però i soldi si sono spesi. E' bene ricordare che il 20 gennaio 2001 Bush prende gli Usa con un debito pubblico pari a circa 5700 miliardi di dollari; il 19 gennaio 2009, quando c'è il passaggio di consegne ad Obama, il debito pubblico è diventato di 10400 miliardi di dollari. E oltre 4000 miliardi di dollari sono serviti a finanziare la guerra. Tradotto, sono stati regalati a decine di fabbriche connesse al settore militare (benzina, armi, razioni, sussistenza, veicoli, ecc. ecc.) migliaia di miliardi, che mai sarebbero stati accettati dai cittadini americani, senza uno shock come questo. Serviva qualcosa di spettacolare, qualcosa anche di apparentemente eccessivamente sanguinoso (all'inizio si parlò di 50 mila vittime, per le Twin Towers). E quindi queste imprese hanno avuto soldi a palate. 
Ma non sono state le uniche a guadagnare. Un altro che ha guadagnato tanto è stato il miliardario Larry Silverstein, che nella primavera del 2001 aveva acquistato tutto il complesso del World Trade Center. Apparentemente è stato un pessimo affare: i costi di manutenzione degli edifici erano enormi; i prezzi degli uffici erano così alti che - bisogna ricordare che l'economia americana nel 2001 era in una fase di stallo da oltre 2 anni - a poco a poco i contratti di affitto si stavano disdettando; inoltre bisognava fare lavori straordinari particolarissimi. Infatti, le Twin Towers erano fatte internamente, come ho detto prima, di acciaio ricoperto di amianto. E per rispettare le leggi, andava "depurato". Impresa non facile: si trattava di chiudere l'accesso alle Torri per almeno tre anni, mentre ciascun piano veniva smontato e l'amianto eliminato in condizioni di sicurezza, da parte di società specializzate. I costi stimati erano nell'ordine dei 100 miliardi di dollari. 
Una spesa che tutto sommato SIlverstein ha riparmiato, e per questo deve ringraziare i terroristi. Ed anzi, li deve ringraziare due volte, perchè la prima cosa che ha fatto, dopo aver comprato il World Trade Center, è stato di aumentare la polizza assicurativa in caso di attentato terroristico, portandola a 7 miliardi. E quindi, al termine di un processo civile, ha ottenuto il pagamento di 14 miliardi dalla assicurazione (7 miliardi per ciascun attentato). Il tutto, restando in possesso di quella che oggi è conosciuto come Ground Zero, cioè lo spazio in cui ci stavano gli edifici che vennero demoliti. 
Perchè è chiaro che tutti gli edifici vennero demoliti, a cominciare dalle Twin Towers. La versione ufficiale sull'indebolimento causato dal calore non regge, come ho spiegato. QUello che è successo è stata una demolizione controllata, ma fatta da militari, non da specialisti civili. Lo dimostra il sistema utilizzato. Quando si demolisce un edificio, si fa in modo da farlo crollare su se stesso, usando il minimo di esplosivo possibile (tanto è vero che a volte si preferisce usare bombole di gas insieme all'esplosivo; sono più economiche). Ma in questo caso era impossibile fare così: gli oltre 300 metri di altezza e la gabbia esterna metallica lo rendevano impossibile. E così si è usato un altro sistema: la polverizzazione. CIoè si sono usate grandi quantità di esplosivo, in modo che l'onda d'urto creata non si limitasse a rompere i pilastri si sostegno, ma polverizzasse il cemento, in modo che l'esplosione non creasse troppi danni alle persone sottostanti. Le travi di acciaio sono invece state tranciate utilizzando anche qui un sistema militare: termite (alluminio ferroso, ha la caratteristica che quando brucia emette più energia di quanta ne consuma) mista a zolfo, che porta la temperatura molto al di sopra dei 2000 gradi. E' chiaro che neanche l'acciaio - che fonde a 1500 gradi - può resistere a questo sistema. E che le cose siano andate così si vede dalle foto scattate immediatamente dopo il crollo: alcune colonne sono rimaste in piedi fino ad una altezza di 6 metri circa e hanno un "taglio" perfettamente regolare con un angolo di 45 gradi. E questo non è un caso, bensì una cosa esattamente calcolata. 
Stessa cosa per il Pentagono, colpito da un missile (o più probabilmente da un drone, un aereo senza pilota); e poi c'è l'invenzione dello United 93. Gli americani sono molto sensibili a certi episodi, li considerano la rappresentazione dell'eroismo "all'americana": non conta la propria vita da cittadino, ma la salvezza del Paese. 
A questo punto qualcuno può sollevare l'obiezione: ma il governo potrebbe mai accettare di uccidere migliaia dei propri cittadini senza farsi scrupoli? La risposta è semplice: è nella storia degli Usa. Ogni volta che si è deciso di scatenare una guerra, si è sempre creato "l'incidente" che scatenasse la rabbia dei cittadini. E così nel 1917, per far entrare gli Usa nella Prima Guerra Mondiale, l'allora Ministro delle Marina Mercantile Franklin Delano Roosvelt insieme al suo omologo inglese Winston Churchill, decisero di usare le stive dei piroscafi americani (allora neutrali) per trasportare le munizioni in Inghilterra, allora sottoposta ad un tentativo di blocco navale da parte dei tedeschi. Quando questi ultimi vennero a saperlo e li attaccarono (perchè a quel punto sono obiettivi militari legittimi), ecco che ci fu l'episodio del Lusitania, che provocò l'entrata in guerra degli Usa. Nel 1941 gli stessi protagonisti - Roosvelt e Churchill - ci riprovarono, mandando navi militari ad attaccare i sottomarini tedeschi sin dal marzo del 1941, ma Hitler bloccò l'attività dei sottomarini dando loro ordini precisi e vincolanti che quasi impedirono loro qualsiasi attacco. Allora si organizzò Pearl Harbour, approfittando del fatto che il Giappone, vessato da un blocco economico che li aveva privati di petrolio, doveva attaccare entro la fine del 1941, altrimenti l'estate del 1942 avrebbe visto nelle zone più impervie (come le montagne dell'Hokkaido) popolarsi di gente che moriva di fame, dato che non si sarebbe potuto trasportare il cibo. Ancora lo stesso per la guerra in Vietnam, inventando una aggressione militare ad una nave con la bandiera a stelle e striscie che in realtà non c'è mai stato. Chiaramente, i tempi cambiano: nel 2001 non si poteva fare una cosa del genere senza immagini. Un solo aereo che si schianta a terra non avrebbe smosso i cittadini. Ma una organizzazione terroristica di fanatici islamici (Al Qaeda in realtà fu creata dalla Cia per attaccare i russi in Afghanistan negli anni '80, quando quelli che oggi sono i "cattivissimi talebani" venivano chiamati "gli eroici Mujaheddin"; Osama bin Laden era amico con Bush, così come le rispettive famiglie sono amici di lunga data e soci in affari) che dirotta quattro aerei, colpendo i simboli degli Usa, è qualcosa che tocca la massa dei cittadini, che accettano senza battere ciglio leggi inique come il Patriot Act o il fatto di invadere due Paesi solo per rubare loro le ricchezze naturali. 
E' una questione che può essere strettamente legata all'11 settembre come qualcosa che si è fatto vivo solo per caso pochi giorni dopo. Mi riferisco al sistematico invio di buste piene di polvere bianca fatta nei giorni successivi all'11 settembre, negli Stati Uniti, ma anche in Italia. Alcune buste erano piene di gesso in polvere, evidentemente mandati a scopo emulativo. ma molte altre erano piene di polvere di antrace: spore di un batterio che fa venire il carbonchio, una malattia letale per gli uomini come per gli animali. Destò molto scalpore e molta paura per alcune settimane, ma provocò solo 5 morti e 17 persone che si ammalarono ma furono curate in tempo. Della vicenda fu incolpato Bruce Edwards Ivins, tecnico presso un laboratorio di ricerca dell'esercito sulle armi batteriologiche, noto per essere un tipo poco stabile mentalmente. Nel 2007 Ivins venne incriminato per questo reato, ma si avvalse della facoltà di non rispondere all'interrogatorio; un mese dopo - quando si dicono le coincidenze - moriva per un accidentale overdose di tranquillanti. 
Ma anche qui, la versione ufficiale non spiega molte cose. Per esempio, come mai tra coloro che ebbero la lettera all'antrace ci fu l'unico giornalista statunitense che, nei giorni immediatamente seguenti all'11 settembre, aveva detto che gli attentati erano falsi, cominciando a pubblicare i primi dati incongruenti (che poi col tempo sono stati verificati, certificati ed ampliati da esperti ed appassionati); e fu anche l'unico giornalista che ne morì. E come mai una busta all'antrace venne mandato al capogruppo dei democratici al Senato degli Stati Uniti, cioè l'unico che poteva chiedere ed ottenere - leggi alla mano - che venisse costituita una commissione speciale indipendente, anzichè (come poi venne fatto) una commissione governativa che ha raccontato solo un sacco di sciocchezze? Ed è un caso che da quel momento in poi la commissione di inchiesta, che era stata un argomento di forza dei democratici, sparisce dalla discussione politica degli Usa?
Certo, sono strane coincidenze. Così come è una coincidenza che le indagini si siano dirette contro un americano solo dopo che vennero resi noti i risultati di due laboratori indipendenti che avevano esaminato l'antrace. Infatti l'antrace, per essere trasformato in polvere, ha bisogno di un trattamento biochimico, un trattamento che lascia tracce peculiari, che permettono di identificare lo Stato che l'ha effettuato. E si scoprì che questo antrace era di provenienza statunitense. Prima di quel momento, erano stati accusati Al Qaeda (visto che si trovavano e gli avevano dato la colpa degli attentati dell'11 settembre) oppure Saddam Hussein (durante la campagna mediatica tesa a far credere agli americani e agli occidentali che il dittatore iracheno avesse armi di distruzione di massa). Quando poi nel 2004 vennero resi noti questi dati, improvvisamente l'FBI imboccò la strada "domestica" e così nell'aprile del 2005 venne messo nel mirino Ivins. 
Ma possibile che la vicenda sia tutta qui? Appare difficile, gli obiettivi erano troppo mirati e soprattutto la strategia (far tacere sulle vere responsabilità dell'11 settembre). Certo, tanti scrittori e giornalisti americani hanno sviscerato ogni possibile argomento per dimostrare che l'indagine era difficile e che Ivins era colpevole; tuttavia i dubbi non possono che rimanere

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di Antonio Rispoli
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