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Spesso ci sono inganni non facilmente evidenziabili

La subdola violenza della parola contro le donne su Facebook


La subdola violenza della parola contro le donne su Facebook
21/07/2012, 15:51

Navigando su Internet, capita di incontrare blog o pagine di Facebook che si propongono di aiutare - per quanto può essere possibile attraverso un PC - quelle donne che sono vittime di violenze. Non avendo di questi problemi, per ovvi motivi, di solito passavo oltre. Poi una volta una mia conoscenza, che invece aveva questo problema, confidandosi con me, respinse il mio suggerimento di andare in un centro antiviolenza specifico, dove poteva avere un aiuto diretto migliore. La sua risposta, alquanto veemente nel rifiutare questo tipo di approccio mi sorprese, e quindi le chiesi come mai questo rifiuto. E lei rispose: "No, ci sono persone che vogliono solo ingannarmi e prendersi il bambino", aggiungendo a mia domanda precisa che l'aveva letto su un sito "per le donne". 
Le chiesi l'url di questo sito (cioè l'indirizzo Internet) ed effettivamente vidi che dava questo consiglio. Leggendo con calma diversi pezzi registrati, mi resi conto della malafede di chi gestiva il sito: il nome era contro la violenza, ma il contenuto era esplicito. In sostanza diceva che le donne non devono ribellarsi al partner, che - anche in caso di violenza subita - bisognava tenere nascosto le vere cause delle lesioni, per "non rovinare la famiglia"; e soprattutto che bisogna che le donne si tengano lontani dai centri antiviolenza o istituzioni simili, in quanto pieni di "nazifemministe", "lesbiche che odiano gli uomini" e donne comunque crudeli che se la prendono con quei poveri uomini, irretendoli e facendoli uscire di senno. Al punto - aggiungeva - che era colpa delle donne se poi, quando gli uomini perdevano la pazienza, le picchiavano. 
Questo accadeva nel 2008-2009.  Oggi i blog di questo genere si sono moltiplicati, e si sono affiancati a pagine Facebook fatte con lo stesso criterio. In ogni caso si tratta di blog o pagine o gruppi con nomi che a colpo d'occhio sono per le donne. Come diffidare di "Centriantiviolenza.com" o di "Noviolenzadonne.blogspot.com" (quest'ultimo da non confondere con Noviolenzasulledonne.blogspot.com, che invece è veramente e genuinamente a favore delle donne)? Oppure di una pagina su Facebook, con oltre 400 mila aderenti, intitolata "No alla violenza sulle donne" (anche questa da non confondere con una omonima pagina, con circa 17 mila aderenti, ma veramente a favore delle donne)? Eppure quelle summenzionate sono delle trappole. Perchè sono contro le donne: non parlano quasi mai di donne picchiate, ma di uomini che non possono vedere i figli perchè le donne sono avide e cattive e usano i figli come ricatto; parlano di "nazifemminismo"; e se un uomo gli fa presente che stanno raccontando un mucchio di sciocchezze che non hanno riscontro con la realtà, passano subito all'insulto, dando del debole, del sottomesso alle donne e via discorrendo (e questo lo so per esperienza diretta). 
Tuttavia sono pagine Facebook fatte con intelligenza, per attirare molte persone: il link tenero con l'animaletto carino, quello romantico magari col tramonto, e così via. In mezzo link con false notizie e/o false statistiche per dimostrare quello che loro sostengono. E soprattutto molte richieste di segnalare in massa le vere pagine a favore delle donne, in modo da far scattare su Facebook il blocco della pagina. Naturalmente inutile provare a far notare a Facebook la sostanziale violenza insita nei contenuti: sempre pronti ad accanirsi contro il povero cristo che si comporta regolarmente, la dirigenza i Facebook si rifiuta sempre di intervenire contro le pagine che istigano alla violenza, nascondendosi dietro il formale rispetto della netiquette. Soprattutto quando è una pagina con tanti aderenti.
Eppure le parole contenute in queste pagine non sono neutrali. Una donna maltrattata, se non lascia spontaneamente il partner violento, lo fa per paura. Paura della reazione dell'uomo (e i tanti omicidi di donne che avvengono con cadenza quasi quotidiana dimostrano che sono molti gli uomini disposti ad usare la violenza contro le donne) ma paura anche della riprovazione sociale che c'è in taluni ambienti. Non bisogna dimenticare che ancora oggi, anno di grazia 2012, ci sono genitori irresponsabili (parlo sia di padri che soprattutto di madri) che insegnano alle figlie che devono essere sottomesse al marito e che il tetto coniugale è sacro e non va mai abbandonato. Queste donne, quando cercano di scappare, non se la sentono di farlo da sole. Hanno bisogno di un sostegno psicologico, di qualcuno che dica: "Brava, fai bene ad andartene"; e spesso anche di qualcuno che le sproni ad andarsene. Trovare qualcuno che dice: "Se fai così rovini la famiglia", è psicologicamente devastante per donne di questo tipo, perchè aumenta ed ingigantisce la paura della riprovazione sociale. 
Che fare?  C'è ben poco da fare. Si può provare a denunciare la cosa alla Polizia Postale, ma è difficile che possa intervenire, dato che consigliare male non è reato, neanche quando è fatto in malafede. Al massimo si può accusare i gestori di questi siti o di queste pagine di ingiurie, dato che usano insulti con estrema facilità, se qualcuno li contesta, ma il reato è comunque lieve. Facebook potrebbe intervenire estromettendo queste pagine; ma considerando che vengono mantenute le pagine che inneggiano al fascismo e al nazismo (nonostante siano illegali e nonostante spesso piovano segnalazioni che ne chiedono la chiusura), figuriamoci queste che comunque nelle parole contengono minore violenza delle prime. 
Insomma, anche in questo campo siamo in Italia: le brave persone hanno le mani legate e chi brava persona non è ha davanti a sè praterie in cui agire. L'unica cosa che si può fare è aiutare e sostenere, magari anche solo con la propria presenza e il proprio appoggio, le persone che gestiscono le pagine che sono veramente a favore delle donne e segnalare negativamente in ogni occasione le altre. E' poco, ma è tutto quello che si può fare. 

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di Antonio Rispoli
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