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La svendita di Bankitalia... nel Regno di Fantasia


La svendita di Bankitalia... nel Regno di Fantasia
29/01/2014, 14:20

In questi giorni è in conversione il decreto legge su Imu e Bankitalia. Due argomenti che non stanno insieme, ma non è il primo decreto legge che verte su argomenti distantissimi tra di loro (in spregio alla Costituzione) e non sarà l'ultimo. Ma questo è interessante perchè si sta creando una confusione enorme su qual è il contenuto, grazie ai grillini che, dopo aver riempito di menzogne il web, adesso vogliono fare lo stesso con le teste degli italiani. 

Spieghiamo perchè tutto questo è confuso. In primis un dettaglio, che dettaglio non è, dato che rende quasi inutili le osservazioni successive. I grillini, con questa battaglia, stanno dando (metaforicamente) un violentissimo calcio in faccia al defunto Giacinto Auriti e ai signoraggisti; nonchè un calcio - meno violento, ma altrettanto sanguinoso - ai sostenitori del New World Order. 

Le teorie di Auriti sul signoraggio (che è quel principio - che non avviene in realtà - per cui le banche centrali producono banconote, pagando 30 centesimi l'una e incassano il valore nominale della banconota, costringendo lo Stato ad indebitarsi) infatti partono dal principio che la banca centrale deve essere privata, ed è proprio per questo che lui ha sempre osteggiato Bankitalia. Ma se Bankitalia fosse privata, perchè fare una legge? Qualsiasi modifica interna la decide il Cda, che nelle società private è formato dagli azionisti della società. Nel caso di Bankitalia, le banche. Stessa cosa per quelli che sostengono il NWO, i quali dicono che tutte le banche occidentali sono di proprietà - diretta o indiretta - dei Rothschild.

In realtà Bankitalia non è privata. Tecnicamente è definita un "istituto di diritto pubblico": forma privata (nel caso di Bankitalia una Spa), ma in sostanza controllata dallo Stato. Infatti, basta considerare due dati. Quale società privata ha uno statuto in cui è scritto che allo Stato spettano il 90% degli utili? O, per essere più precisi, c'è scritto che alla banca spetta il 6% degli utili, elevabile al 10% dopo una apposita delibera; il resto va al Ministero del Tesoro. Il secondo punto è: quale società ha l'amministratore delegato nominato dal Ministro del Tesoro? E qua non ci sarebbe nemmeno bisogno di guardare lo statuto: ci siamo dimenticati come nel 2010 per due mesi i giornali si sono aperti con le lotte intestine al Pdl per nominare il sostituto di Mario Draghi a Bankitalia? Parliamo di 4 anni fa, non di un millennio fa. Quindi, se lo Stato si prende il 90% degli utili, nomina l'amministratore delegato e una parte del Cda, possiamo ben dire che Bankitalia è dello Stato, anche se formalmente gli azionisti sono tutti privati. Ed è per questo che c'è bisogno di una legge, per cambiare le cose.

Ma una rivalutazione di Bankitalia era necessaria. Questo decreto fa una cosa che oggettivamente era da fare: rivalutare le azioni di Bankitalia, ferme ancora al valore nominale di 1000 lire l'una, come all'epoca del fascismo. E quindi un totale di 156.000 euro, il che vuol dire poco più del capitale di una srl. E' chiaro che siamo fuori mercato. Con questo decreto, si stabilisce che le quote adesso varranno 20 mila euro l'una, il che darà un capitale totale di 7 miliardi. Qualcuno probabilmente avrà letto che il governo regala 7 miliardi alle banche: ecco da dove esce la cifra. In realtà però non si regala niente. Sono soldi virtuali, perchè è il valore delle quote di Bankitalia. E' come se io oggi compro le azioni della società XY, che tra un mese hanno raddoppiato di valore. Ho più soldi di prima, ma nessuno me li ha regalati.

Anzi, lo Stato incasserà parecchi soldi. Infatti, un'altra norma del decreto fissa al 5% la quantità massima di azioni che ciascun azionista può avere. Ma oggi gli azionisti che ne detengono di più sono ben quattro: Banca Intesa (30,6%), Unicredit (22,1%), le Generali (6,3%), la Cassa di Risparmio di Bologna (6,2%). Queste quattro società dovranno cedere la parte eccedente in 5% entro due anni, anche se è previsto che Bankitalia le ricompri temporaneamente, se non ce la faranno a cederle entro quel limite. In ogni caso, tutte e 4 le banche guadagneranno soldi, da questa vendita. Soldi che sono tassati e che quindi rimpingueranno le tasche dello Stato, almeno per un anno.

Ma non per questo le banche ci rimetteranno. Il fatto di poter aumentare il valore delle azioni nel bilancio, garantisce alle banche di fare sì che i loro debiti "pesino" di meno. Infatti per una società non conta tanto il debito, quanto il rapporto tra debito e capitale. 100 mila di euro di debiti per la Fiat, che ha un capitale di svariati miliardi sono sciocchezze; 100 mila euro di debiti per una srl con capitale da 20 mila euro possono portarla direttamente in Tribunale per bancarotta. Quindi, questo aumento delle azioni si trasforma in un aumento di capitale delle banche. Sia ben chiaro, niente di particolarmente eclatante: alla fine ciascuna banca non potrà avere in cassa più di 350 milioni di euro di valore delle quote Bankitalia; ma se pensiamo che oggi Intesa ha circa 50 mila euro, la differenza salta subito in faccia.

E quindi dov'è la svendita di Bankitalia? O la sua privatizzazione? Esiste solo nella fantasia di chi ne parla. Anche perchè, come ho detto prima, Bankitalia non è privata, ma un istituto di diritto pubblico. Se non cambia questo, non importa se le quote le detengono le banche, altre società private, i marziani o i rettiliani: a comandare continua ad essere il Ministero del Tesoro (o dell'Economia o come altro si vorrà chiamare) della Repubblica Italiana. E su questo non c'è discussione, date anche le numerose sentenza in materia della Corte di Cassazione che hanno confermato lo status particolare della Banca d'Italia.

E allora perchè i grillini protestano tanto? Ecco, bisognerebbe chiederlo a loro. In realtà le loro argomentazioni sono le classiche bufale che circolano su Internet, però istituzionalizzate in Parlamento: la privatizzazione di Bankitalia, per esempio. O anche - giusto per spaventare ancora di più gli sprovveduti che gli danno retta - il presunto rischio che correrebbero le riserve d'oro di Bankitalia. In realtà, quell'oro fa parte delle garanzie che stanno alla base dell'euro. Quindi, si possono toccare solo con il consenso della Bce e di tutti i Paesi della Ue, attraverso una procedura lunga e complicata, che non può essere tenuta nascosta. Senza contare che, per dirla tutta, non servirebbe a nulla. L'Italia ha una riserva di 126 tonnellate d'oro. Se venissero venduti quando l'oro tornasse ai massimi storici (e oggi è un buon 30% sotto a quei livelli, più o meno), renderebbe meno di 200 milioni di euro. Per un Paese che ha un debito pubblico di 2000 miliardi, 200 milioni a che servono? Solo a farci sputare in faccia pubblicamente dagli altri Paesi europei, che si precipiterebbero a comprarlo.

Insomma, siamo alle solite balle grilline. E non dico questo, come in molti mi accusano, perchè io ce l'ho con Grillo, perchè - come dice lui e i suoi seguaci più esagitati - temo per il mio posto di lavoro, dato che lui vuole cacciare tutti i giornalisti ed abolire l'ordine. Ma perchè è la verità. I grillini in Parlamento stanno conducendo battaglie sulla linea del "tanto peggio, tanto meglio", sul creare terrore e disperazione nelle persone (al di là di quello che provocano le leggi del governo), sul mentire a tutto spiano ed in ogni occasione. L'abbiamo visto per esempio anche con le grida di allarme sulla distruzione della Costituzione attraverso una deroga all'articolo 138 della Costituzione. E che hanno ottenuto? Tante belle foto e video di quanto sono servi obbedienti degli ordini che dà Grillo, quando hanno passato la notte sul tetto di Montecitorio (con un aggravio dei costi del Palazzo), ma per il resto niente altro. E lo stesso adesso: stanno spaventando la gente, stanno riempiendo Internet con i loro video su queste balle che raccontano, ma la sostanza qual è? Che in teoria rischiano che tra un mese dobbiamo pagare la seconda rata dell'Imu, la cui cancellazione è contenuta in questo stesso decreto legge. Secondo voi, come si può giudicare chi rischia di arrecare un danno economico alla povera gente che ha una casa, solo per farsi campagna elettorale?

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di Antonio Rispoli
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