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La Tobin tax, un progetto che rivoluzionerebbe il mondo


La Tobin tax, un progetto che rivoluzionerebbe il mondo
18/10/2012, 18:42

In questi giorni si torna a parlare della cosiddetta Tobin tax. Ma di che si tratta? 
L'economista James Tobin nel 1972 ipotizzò, basandosi sui flussi di allora nelle Borse, che mettendo una tassa sulle transazioni sui mercati valutari, si sarebbero potute generare risorse enormi. Altri economisti hanno provato a calcolare esattamente il ricavato: una tassa dello 0,1%, genererebbe secondo questi calcoli 166 miliardi all'anno. Nelle intenzioni di Tobin, questi soldi andrebbero utilizzati per sdradicare la povertà dal mondo. 
Naturalmente una proposta del genere ha trovato sostenitori, ma anche detrattori, i quali sostengono che tale tassa colpirebbe gli speculatori, che fermerebbero la ciorcolazione di liquidità nel mondo. E, con meno liquidità, le banche potrebbero prestare meno soldi e quindi bloccherebbero l'economia in tutti i Paesi nel mondo.
Finora la Tobin Tax è stata applicata solo in Svezia, dove le entrate sono state quasi il doppio di quanto preventivato. Venezuela e Brasile stando studiando l'applicazione di una legge similare, mentre il Belgio nel 2004 ha approvato una legge che stabilisce l'applicazione della Tobin Tax se sarà applicata da tutti i Paesi europei. 
C'è da dire una cosa: la stima di 166 miliardi è palesemente sottostimata. Basta ricordare che i soli derivati (che andrebbero sottoposti a questa tassa) rappresentano un valore di decine di migliaia di miliardi di euro; se pensiamo che spesso vbengono scambiati più volte al giorno (e la tassa verrebbe pagata su ogni transazione), si capisce come si raggiungono entrate di centinaia di miliardi di dollari (o di euro) all'anno. E il timore che questo crei problemi e blocchi la liquidità è ridicolo: ad una persona che guadagna un milione, cosa vuoi che importi pagare 1000 euro di tasse? Il punto è che bisogna adottarla in tutti i Paesi che contano: Europa, Stati Uniti, Canada, Giappone, Cina, Taiwan, Australia, ecc. E biusogna stabilire chi debba gestirli e come. E' chiaro che utilizzarli per sfamare le popolazioni povere serve a poco. Bisognerebbe utilizzarli per permettere la costruzione di attività economiche di lunga durata in questi paesi poveri: agricoltura, impianti energetici a basso o nullo impatto ambientale, un po' di edilizia, ecc. Poi certo, anche al cibo e all'acqua e ai medicinali, ma questo solo come soluzione transitoria, dato che nel lungo periodo ogni Paese dovrebbe essere in grado di costruire da solo quello che gli serve. Una cosa del genere potrebbe essere affidata all'Onu, per esempio. 
 Ma questa è teoria. In realtà è irrealizzabile. Innanzitutto perchè si scontrerebbe con gli interessi delle banche che, anche laddove non è permesso dalle leggi nazionali, spesso investono i soldi dei loro clienti in speculazioni finanziarie e valutarie o convincono i clienti a farlo. E anche se non si tratta di banche, si tratta di fondi di proprietà di personaggi (George Soros e Warren Buffet sono due dei nomi più noti) che hanno sufficienti amicizie in campo politico da bloccare qualsiasi legge sia loro ostile in molti Paesi del mondo. 
C'è poi il problema di come allocare i soldi. I Paesi più poveri sono quasi sempre dilaniati da guerre civili o nelle mani di qualche dittatore (e i dittatori hanno alle spalle sempre qualche Stato o qualche multinazionale occidentale). Quindi gli aiuti Onu o dovrebbero finire nelle mani dei suddetti dittatori (che ovviamente si guarderebbero bene dall'usarli nella maniera migliore), oppure essere destinati a non essere mai utilizzati nella guerra civile. 
Anche se in realtà negli ultimi anni, sono anche i Paesi occidentali che hanno bisogno di aiuto. Le politiche economiche suicide approvate negli ultimi anni dai governi di Italia, Spagna, Grecia e Portogallo hanno creato milioni e milioni di disoccupati, persone che hanno bisogno di andare a mangiare alla Caritas per sopravvivere. Quindi almeno una parte dei soldi che si otterrebbero, potrebbero essere utilmente spesi. 
Ma quello che è sicuro è che è uno spreco usarli come vorrebbe la Merkel, per aiutare le banche. Le banche vanno lasciate fallire, è inutile salvarle. Quello che conta è che resti in piedi un sistema bancario. Poi, se fallisce il Monte deio Paschi di Siena, o la Bankia (una banca spagnola) o la JP Morgan, chi se ne importa? Non sono loro a cambiare le cose. 

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di Antonio Rispoli
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