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La Turchia è in crisi finanziaria: una lezione da imparare


La Turchia è in crisi finanziaria: una lezione da imparare
23/04/2019, 15:55

Adesso è un argomento che viene un po' lasciato da parte, ma ogni tanto ricompare sui social l'idea di lasciare l'euro per tornare alla lira (o comunque ad una moneta nazionale). I problemi conseguenti vengono sempre sottovalutati, anche perchè la gente non conosce l'andamento delle Borse, le attività delle banche centrali e degli operatori in Borsa e cose di questo genere. E quindi non si rende conto di quali siano gli effetti di una errata politica finanziaria o monetaria. 

La Turchia di questi ultimi anni fornisce un ottimo esempio da osservare, per capire quali sarebbero i rischi. Per chiarire, bisogna capire che l'economia turca è stata messa tre volte a rischio a causa delle speculazioni internazionali. Perchè anche se Erdogan, come presidente, ha a poco a poco eliminato quasi tutte le libertà presenti nel Paese, conquistando una maggioranza assoluta che gli consente di avere maggioranze elevatissime (superiori al 60%), questo ha contemporaneamento indebolito la solidità economica del Paese. Per capirci: un giornale - che sia filogovernativo o antigovernativo - è comunque una attività commerciale privata, che collabora alla creazione del Pil e dà lavoro ad un certo numero di giornalisti. Se quello stesso giornale viene nazionalizzato, parteciperà alla creazione del Pil solo se avrà i bilanci in attivo. Altrimenti, se è lo Stato che paga i soldi necessari al mantenimento della struttura, la partecipazione al Pil è relativa. Alla stessa maniera, far licenziare o sbattere in galera decine di migliaia di oppositori non aiuta a far crescere il Pil. Queste cose e molte altre (che non esaminiamo per brevità) hanno portato nel corso degli anni a problemi della lira turca sui mercati internazionali. 

I primi problemi ci furono quando alcuni magistrati scoprirono l'altissimo livello di corruzione che esisteva tra i ministri e tra i figli di Erdogan. L'inchiesta venne messa a tacere nella maniera tipica dei dittatori (i giudici vennero sabotati e gli fu tolto il caso; successivamente, vennero cacciati dalla magistratura). Poi successivamente nel 2015, quando Erdogan venne ripetutamente sconfitto dalla minoranza in Parlamento nei suoi tentativi di cambiare la Costituzione (servono i due terzi dei voti favorevoli, per cambiare la Costituzione). E la terza volta è stato negli ultimi mesi, quando i dati sulla crescita del Pil sono stati inferiori alle previsioni. Nel primo e nel secondo caso la reazione fu una svalutazione, intorno al 15-20% nel giro di un paio di mesi, cosa che a sua volta ha portato ad un aumento della disoccupazione e ad un calo del Pil. Questa volta, per evitare la svalutazione, la Banca Centrale turca ha cominciato ad operare sui mercati, acquistando grandi quantità di lire turche per mantenere il valore più in alto possibile. Ma così facendo, ha a poco a poco dilapidato quasi tutte le sue riserve in valuta forte (euro e dollaro, per esempio). Per mostrarsi più solida di quello che è sui mercati, la Banca Centrale ha cominciato ad usare strumenti di finanza avanzata per specularci ed alterare i dati ufficiali in modo da far sembrare di avere disponibilità di valuta forte che in realtà non ha. 

Del resto, questo problema non è nuovo. All'Italia successe lo stesso nel 1992, quando ci fu la tempesta valutaria che ci costrinse ad uscire dallo SME. Per cercare di fronteggiare la speculazione l'allora governatore di Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi bruciò qualcosa come 95 mila miliardi di lire in valuta forte (che all'epoca erano dollari, marchi tedeschi, sterline inglesi, franchi svizzeri, ecc.), per acquistare lire sui mercati internazionali. Ma allora la cosa non funzionò e dovemmo uscire dal Sistema Monetrario Europeo, lasciando la lira libera di fluttuare sul mercato. Poichè Ciampi non utilizzò futures e simili, quando nel 1994 venne chiesto alla Germania un prestito di 4 miliardi di marchi, la Bundesbank pretese una garanzia sulla nostra riserva aurea. Per evitare che qualche idiota complottista legga queste parole e capisca una cosa per un'altra, è bene specificare che i lingotti d'oro non lasciarono mai i caveau della Banca d'Italia. Semplicemente su alcuni dei lingotti venne impresso un marchio, in modo che se l'Italia non avesse restituito quel prestito, i tedeschi si sarebbero potuti prendere quei lingotti. Ma il prestito venne restituito ed oggi sono rimasti quei lingotti col marchio impresso. 

Ho raccontato questi episodi per far capire quanto è difficile per un piccolo Paese resistere all'attacco speculativo sulla propria moneta o sui propri titoli di Stato. E quanti danni facciano questi attacchi all'economia, non solo finanziaria. Come ho detto, gli attacchi alla Turchia hanno provocato svalutazione, inflazione, aumento della disoccupazione. Oltre a svuotare i caveau della Banca Centrale di valuta forte. Stabilito questo (e tenendo conto che posso fare tanti altri esempi di questo genere, parlando dell'Argentina di questi giorni oppure di tanti altri Paesi negli ultimi 30 anni), qualcuno può pensare seriamente che l'Italia possa fare di meglio? Per chiarire la situazione con qualche numero (non me ne abbiate, ma a volte servono) la Banca centrale turca avrebbe ridotto le proprie riserve da 56 miliardi di dollari a 11 miliardi solo in questi ultimi sei mesi. Se si scatenasse una nuova ondata speculativa, con cosa potrebbe rispondere la Banca Centrale turca? La loro salvezza è che la Turchia nel contesto internazionale non conta un gran che. Diciamo che come obiettivo è poco appetibile. Quindi gli speculatori sono relativamente pochi e interessati solo ad ottenere un vantaggio immediato. 

Ma l'Italia è in una situazione diversa. E' un obiettivo molto più appetibile, soprattutto perchè è potenzialmente la porta di ingresso per entrare in Europa. Quindi una speculazione diretta verso il nostro Paese avrebbe l'obiettivo di radere al suolo economicamente l'Italia, in modo da prenderne possesso per pochi spiccioli e da qui allargare la propria influenza in Europa. Sarebbe una situazione molto più devastante di quella turca. 

A latere di questa spiegazione, voglio chiarire un altro punto, che è stato spesso citato da Borghi e Bagnai (e da tutti quelli che credono di sapere l'economia solo per aver letto le sciocchezze dei succitati). La tesi che avanzano è quella che la tempesta finanziaria del 1992 e la conseguente svalutazione della lira furono un beneficio per l'Italia, a dimostrazione che la svalutazione non apporta danni. In realtà, la svalutazione della lira nei confronti del marco fu lenta e progressiva. Perchè è vero che la lira si svalutò rispetto al marco tedesco del 50%, ma ci impiegò quasi due anni, dall'ottobre 1992 all'agosto 1994. Una svalutazione così lenta è come inesistente, dato che man mano che la valuta perde valore si possono sviluppare delle forze economiche contrarie che smorzano gli effetti negativi. Nel caso dell'Italia del 1992, per esempio, la svalutazione venne fortemente stemperata dalle manovre economiche (indimenticabile, in senso negativo, quella da 92 mila miliardi di lire di Amato, che tassò anche i conti correnti) che si susseguirono in quegli anni e che diminuirono la propensione a spendere degli italiani. Questo venne avvertito dai negozianti (che per durare devono "percepire" queste situazioni anche senza vedere i dati) che quindi rinunciarono ad aumentare i prezzi più di tanto per evitare di perdere altri clienti. E questi dettagli vanno considerati, quando si fa un esame della situazione economica. 

Ben diverso è il discorso quando la svalutazione è immediata. Allora anche una svalutazione relativamente contenuta può arrecare danni, se è rapida. Per esempio, abbiamo avuto il caso della Turchia, 15-20% in circa 3-4 mesi. Oppure la Gran Bretagna che nel luglio del 2016 (cioè il mese dopo il referendum sulla Brexit) ebbe una svalutazione dlela sterlina di circa il 15% che provocò un aumento dell'inflazione dello 0,7% in un mese. Certo, nel caso della Gran Bretagna il danno fu limitato, ma comunque fu un brutto inciampo che privò per alcuni mesi i britannici di alcuni prodotti da supermercato, dato che i proprietari non sapevano se aumentare i prezzi (a rischio di perdere clienti) per adeguarli alla svalutazione avvenuta oppure trovare qualche sistema per ridurre le quantità vendute. In alcuni casi, si riuscì a trovare la collaborazione delle industrie (per esempio la società svizzera che produce il Toblerone creò un formato appositamente per il Regno Unito) e a raggiungere il secondo obiettivo; ma nella gran parte dei casi i prezzi alla fine aumentarono. Conseguenza inevitabile, con una svalutazione rapida. 

Purtroppo questi sono solo alcuni piccoli esempi di come funzionano i mercati valutari. Ma è un funzionamento che la maggior parte della gente non conosce. Qualcuno arriva a collegare l'andamento delle valute alla quantità di quella valuta acquistata o venduta sui mercati internazionali; ma niente di più. Ma ci sono altre mille cose da considerare. E ci vuole un esperto per capire e per valutare. Mi piacerebbe riuscire a fare un editoriale in cui sviscerare queste cose in modo da informare chi mi legge. Tra l'altro, sarebbe anche la miglior arma contro tutte le bufale che si trovano su Internet sui misteriosi piani delle banche, della famiglia Rothschild o dell'Ordine Nuovo e degli illuminati. Ma non si può. Innanzitutto perchè io stesso non conosco così a fondo quel mondo. E poi perchè comunque le spiegazioni necessarie a semplificare il sistema richiederebbero qualcosa di molto più lungo di un editoriale. 

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di Antonio Rispoli
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