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Ma grazie ai mass media, gli italiani non lo sanno

La Turchia invade la Siria: è partita la fase sei dell'operazione


La Turchia invade la Siria: è partita la fase sei dell'operazione
19/03/2018, 15:49

Anche il lettor epiù attento, quello che segue il Tg tutti i giorni dubito che sappia veramente quello che è successo in Siria negli ultimi sette anni. Grazie alle menzogne diffuse dai giornali e al silenzio in certi momenti, si deve procedere a balzi, se non si seguono fonti di informazione estere. E questo impedisce di capire come stanno le cose. Adesso proverò a riassumere la situyazione, con una premessa metodologica: parlerò prima dei fatti (che quindi saranno ancora slegati) poi proverò a unire tutti i fatti usando la logica per arrivare all'unica conclusione possibile. 

La vicenda in Siria comincia esattamente sette anni fa, con le prime manifestazioni a metà di marzo del 2011. Manifestazioni ampiamente ingigantite dai mass media italiani: in realtà si trattava di poche migliaia di persone che sfilarono quasi ogni giorno per le fil edi Damasco inneggiando contro il presidente Bashar al Assad. Sui giornali usciva scritto che volevano la democrazia e che Assad doveva dimettersi e concedere libere elezioni per questo (come se fossero i quotidiani italiani a decidere se le elezioni siriane fossero libere o meno). In realtà, parliamo - come ripeto -di qualche migliaio di persone in una città di quasi 2 milioni di abitanti. Sarebbe come se il Presidente del Consiglio in Italia dovesse dimettersi per una manifestazione di 10 o 20 mila persone. La Cgil ne radunò 3 milioni e mezzo e il governo Berlusconi rispose con una alzata di spalle. Eppure nessuno protestò. I giornali cercaromno anche di creare "l'episodio cruento", dando risalto ad una notizia (poi rivelatasi falsa) di una ragazza uccisa da un poliziotto. Peccato che la persona che veniva indicata come uccisa si fece viva su Twitter dicendo che era viva e vegeta solo che si trovava fuori dal Paese. 

Il 4 giugno cambio di azione: un gruppo di commando (anche se i giornali parlarono di manifestanti, ma l'attacco venne condotto secondo un metodo militare) entra in una caserna a Jisr ash-Salgur, nel nord della Siria, non lontano dal confine turco. Nelle settimane successive, gli attacchi armati si moltiplicano a dismisura. Sui giornali scrivono che è grazie alle armi trovate nella caserma, ma in realtà si trattava di attacchi condotti da molte migliaia di persone, roba che per armarle tutte si sarebbero dovuti svuotare tre o quattro arsenali. A luglio si comincia a parlare del cosiddetto "Esercito Libero Siriano", ufficialmente creato da alcuni ufficiali siriani. In realtà, le foto diffuse dai pochi giornalisti che riuscivano ad avvicinarsi alla zona delle operazioni, mostrava giordani, centroafricani, afghani, ceceni, libici... insomma, tutto fuorchè siriani. Divenne subito evidente che l'ELS era solo un esercito di mercenari. E che gli ufficiali siriani che avevano effettivamente disertato si erano limitati a fornire informazioni e ad aiutare la prima fase dell'attacco, per poi scappare all'estero con le tasche evidentemente ben fornite. 

La Siria provò a contrattaccare. Ma sorse subito un problema. L'esercito siriano non poteva controllare il nord, abitato dai curdi, per evitare che la situazione - già tesa - esplodesse. QUindi nel nord le truppe erano poche. Andavano rinforzate, ma come? Ad est la Siria confina con l'Iraq e doveva difendersi da un possibile attacco dell'esercito Usa. Ad ovest c'è Israele, che non aspetta altro che la Siria abbassi la guardia per invadere i fertili altopiani situati dietro le alture del Golan. A sud c'è la Giordania, teoricamente neutrale, ma troppo debole per opporsi a chiunque voglia passare con la forza. Inoltre, i piani di azione dell'esercito siriano era stati consegnati all'ELS dagli ufficiali traditori; e un piano conosciuto dal nemico è destinato a fallire. Allora la Siria provò a ritardare gli attacchi usando l'aviazione; ma la Turchia rispose lanciando missili antiaerei contro l'aviazione siriana su territorio siriano e abbattè un aereo. In questo periodo, gli Usa fornirono decine di batterie di missili Patriot alla Turchia. Quindi la Siria non potè reagire e decise di prendere un'altra strada, più lunga ma più sicura: mise l'esercoito sulla difensiva mentre richiamava le riserve e ne migliorava l'addestramento. 

L'ora della controffensiva scattò nel 2013. Una serie di attacchi dell'esercito siriano colpirono pesantemente l'ELS, che in pochi mesi perse quasi 80 mila uomini, tra morti, feriti e arrestati. A quel punto, con notevole sincronismo, si presentò sulla scena al Nusra, la costola siriana di Al Qaeda. Partendo dalla zona al confine tra Turchia e Libano, sferrò una serie di attacchi cercando di colpire sul fianco l'esercito siriano. Ma le milizie di al Nusra, come tutte le milizie legate all'estremismo islamico, erano formate da masse di persone scarsamente addestrate ed armate con kalashnikov e poco altro. Quindi è stato facile per l'esercito siriano resistere all'attacco, anche se alcune città sono state abbandonate e poi riconquistate. Ma nel giro di poco più di un anno anche al Nusra viene messa con le spalle al muro. 

Ed allora ecco spuntare il coniglio dal cilindro: l'attacco dell'ISIS. Che compare dal nulla e conquista un terzo dell'Iraq, evitando accuratamente Baghdad e tutte le zone principali del Paese, ma si dirige verso il nord e l'est del Paese. Cioè esattamente verso la Siria. In questa maniera, colpiscono alle spalle l'esercito siriano che, comunque logorato da anni di guerra, comincia ad indebolirsi. Per questo, i siriani sono costretti a ritirarsi, per potersi difendere meglio. A questo punto, scatta la fase 5: intervengono i russi. I cacciabombardieri russi cominciano a sostenere gli attacchi dell'esercito siriano. E qui bisogna spiegare una cosa, così smentiamo una bufala che i giornali riportano in continuazione. A livello militare, sin dalla Seconda Guerra Mondiale, l'aviazione è stata utilizzata per appoggiare gli attacchi a terra. Che significa? Che si bombardano i punti deboli: concentramenti di truppe, depositi di munizioni o di benzina, ponti su cui far passare le truppe e i rifornimenti, ecc. Oppure si bombardano i punti forti: se l'esercito deve passare in un punto specifico, si possono creare bunker, postazioni di artiglieria e cose del genere per rendere difficile agli avversari avvicinarsi. Se i soldati attaccano, molti di loro moriranno. Allora quei bersagli vengono prima attaccati dagli aerei, che li danneggiano o li distruggono. E prima che possano essere ricostruiti, arriva l'esercito a terra che conquista la zona. Quindi l'aviazione siriana o quella russa non bombardano i civili siriani, come raccontano falsamente i giornali o la Tv. Bombardano questi punti nevralgici, per ruidurre le perdite dell'esercito siriano che sta liberando il proprio territorio. Ma per quanto le "bombe intelligenti" di oggi siano precise (col GPS hanno un margine di errore di pochi centimetri), è impossibile evitare che le schegge possano colpire qualche innocente. Soprattutto se il bunker viene costruito per esempio sotto un edificio abitato. 

A questo punto per l'ISIS sono stati cavoli amari. Perchè i russi per prima cosa hanno distrutto i canali di riifornimento dell'ISIS che passavano per la Turchia. Ricordate quando ci fu un gran parlare perchè i turchi avevano abbattuto un aereo russo? Ma durò poco. Il tempo che Putin ricordasse ad Erdogan quanto poteva essere rischioso farlo arrabbiare e l'aviazione russa è tornata ad agire in Siria. A quel punto sono iniziati gli attacchi dei siriani. L'ISIS ha complicato le cose, andando ad attaccare i curdi. Che di solito vivono tranquilli, ma amano la loro terra in un modo che noi non ci sogniamo nemmeno. E quindi hanno reagito, finendo per schiacciare l'ISIS insieme all'esercito siriano. A poco a poco hanno prima tagliato le milizie dell'ISIS in due parti, poi le hanno sconfitte. Mentre i giornali italiani raccontavano balle sui presunti successi dell'esercito iracheno (in realtà si limitavano ad occupare le città che l'ISIS lasciava perchè stava richiamando tutte le truppe in Siria), curdi ed esercito iracheno sconfiggevano l'ISIS. 

Poi a metà del 2017 è scattata la fase sei: è intervenuto direttamente l'esercito turco. Con la scusa di combattere l'ISIS, ha attaccato i curdi mentre erano impegnati a combattere altrove e ha conquistato rapidamente una zona grande quanto la Valle d'Aosta. E ha attaccato con forze a cui i curdi non hanno potuto opporre nulla: i curdi hanno solo armi individuali, mentre i turchi sono arrivati con i carri armati e con i cannoni. Mentre i siriani erano impegnati a combattere contro l'ISIS e mentre gli Usa usavano l'Onu per cercare di imporre alla Siria di smetterla di attaccare coloro che hanno invaso il proprio Paese, l'esercito turco ha cominciato ad ampliare sempre più la zona conquistata, arrivando giusto domenica a conquistare Afrin. Anche qui i giornali italiani hanno dato una notizia falsa, sostenendo che fossero stati i "ribelli siriani" a conquistare la città, intendendo con questa frase - come fanno da anni - i mercenari dell'ELS. In realtà Erdogan è stato chiaro, parlando di "esercito turco aiutato dagli ausiliari siriani". Il che è molto differente. Ed è chiaro che ormai l'ELS è ridotto a poche decine di migliaia di unità, quindi non è in grado di sferrare un attacco degno di questo nome. 

Questa è la storia di quello che è successo finora. Ci sono alcuni dettagli da aggiungere. Il primo riguarda l'ELS: un esercito mercenario ha bisogno di una base di addestramento. Dove era quella dell'ELS? Inizialmente in Turchia. Ne parlarono a lungo i giornali turchi, prima che Erdogan li chiudesse. Ne parlarono quando alcuni rappresentanti dell'Alto Commissariato dell'Onu per i rifugiati andarono a visitare i campi profughi dei siriani in Turchia. A loro venne impedito l'accesso a due dei campi profughi, dove c'erano solo giovani uomini, mentre negli altri campi profughi c'erano anche donne, bambini e anziani. Il secondo riguarda un'altra notizia uscita sui giornali turchi nel 2012. Parlava di un porto dove una zona dei moli era stata transennata e l'accesso era impedito a tutti dall'esercito. E dove navi arrivavano quasi tutti i giorni, scaricavano quello che avevano sulle stivee quella roba, sempre sorvegliata dall'eserciuto, nottetempo veniva avviata verso il confine turco-siriano. E tra queste cose, secondo un giornale, c'erano dei sistemi di missili terra-aria comprati dalla Cia in Serbia nel 2013. Inoltre, ad addestrare i mercenari dell'ELS erano i contractors di una società americana molto vicina al governo, la Academi, una volta più nota come Blackwaters. Una società che venne espulsa dall'Iraq per le violenze contro i civili a cui si abbandonavano i suoi membri: stupri, torture, omicidi. 

Infine, una cosa di cui nessuno parla. Quando i giornali italiani o le Tv parlano di ciò che succede in Siria, da dove prendono le notizie? Non ci sono giornalisti italiani in Siria. La risposta è semplice: l'Osservatorio dei diritti umani in Siria. Nome altisonante, non c'è che dire. E dove si trova tale osservatorio? In Siria? No. In un Paese vicino come il Libano o la Turchia? Nemmeno. Si trova a Londra. E' un ufficetto nei pressi della City di Londra. Il presidente (nonchè unica persona facente parte di quella che si qualifica come Ong) afferma di avere notizie telefoniche di quello che succede dai suoi contatti in Siria. Ora, fermi un attimo. Telefonicamente? Ma qui non siamo in Italia o in Inghilterra, dove c'è una rete telefonica che funziona e le antenne per cellulari ovunque. Qui parliamo di zone in guerra. Dove la prima cosa che vengono eliminate sono proprio le comunicazioni. Quindi, come fa ad essere informato? Telefoni satellitari? Appare difficile pensare che persone in zona di guerra possano avere sotto mano la carta di credito per pagare le salatissime tariffe telefoniche satellitari. Insomma, da giornalista, una fonte del genere sarebbe da prendere con le pinze già così. Insomma, non ha credibilità. Se poi aggiungiamo che il suddetto presidente è un ex agente dei servizi segreti inglesi, il sospetto che sia uno che racconta balle nell'interesse dei servizi segreti inglesi (che si sa sono la longa manus dei servizi segreti americani in quelle zone dove gli Usa non possono arrivare, come il Medioriente) è molto forte. DIciamo quasi una certezza. 

Ora, tiriamo le somme. Da tutto quello che ho raccontato, cosa si può riassumere? La prima ipotesi è che ci troviamo di fronte ad una serie di coincidenze tutte sfavorevoli contro la Siria. Cioè che accidentalmente prima l'ELS, poi al Nusra, poi l'ISIS abbiamno deciso di prendersela con la Siria e con Bashar al Assad. L'alternativa è quella di un piano ben preciso, pensato ed organizzato. Cioè nel 2011 iniziano con le manifestazioni sobillate dai servizi segreti occidentali (probabilmente inglesi), similmente alle primavere arabe accadute in Egitto, in Tunisia, ecc. E in particolare in Libia, dove le primavere arabe sfociarono, come in Siria, con azioni di commando contro l'esercito libico. Ma lì i commando poterono contare sull'aiuto delle tribù ostili a Gheddafi, che si radunarono contro il potere centrale. A quel punto bastarono un po' di bombardamenti contro i concentramenti di truppe dell'esercito da parte dell'aviazione dei Paesi occidentali, Italia compresa, per indebolire l'esercito libico e condannarlo alla sconfitta. E probabilmente volevano fare lo stesso in Siria. Ma lì non ci sono socntri tribali. E anche chi non vuole Assad, non lo vuole esattamente come in Italia uno può non volere Renzi Presidente del Consiglio. Non prende le armi e prova ad ammazzarlo. 

Fallito quindi il tentativo con i commando, è stato lanciato l'attacco con l'ELS, approfittando del fatto che alcuni generali siriani sono stati corrotti per tradire il proprio Paese. Quando anche questo genere di attacco è fallito, perchè l'esercito siriano - sia pure lentamente - ha reagito, allora scatta l'attacco con l'estremismo religioso, prima di al Nusra e poi dell'ISIS. Ed ora, visto che l'esercito siriano è troppo indebolito per reagire efficacemente, Erdogan - che evidentemente ha perso la pazienza - interviene personalmente. 

Ma perchè? Chi ha l'interesse ad organizzare questo? Molti Paesi. Israele, come ho detto, vuole terreno per impiantare nuove colonie; e la parte centrale della Siria è una zona fertile. La Turchia vuole il nord della Siria, zona montuosa, ma ricchi di giacimenti minerari e un po' di petrolio. L'Arabia Saudita vuole eliminare il governo di Bashar al Assad, troppo laico per i loro gusti, per sostituirlo con un governo più musulmano, diciamo così. Come è stato fatto in Iraq, che con Saddam Hussein aveva allontanato tutto l'estremismo islamico. Inoltre, la Siria è l'unico alleato rimasto all'Iran; e sia l'Iran che l'Arabia Saudita sono in lotta per conquistare il dominio diplomatico ed economico sul Medioriente. E chi è l'unico alleato comune che hanno Arabia Saudita, Turchia ed Israele? Ovviamente gli Stati Uniti. E sia gli Stati Uniti che Israele sono in grado di esercitare una moral suasion sufficientemente forte sulle proprietà dei mass media italiani da fargli raccontare tutte le balle che vogliono. Semplice, no? Qualcuno ha una ipotesi alternativa che spieghi tutto quello che ho raccontato? 

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di Antonio Rispoli
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