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La vendita del patrimonio pubblico, una vera presa per il culo


La vendita del patrimonio pubblico, una vera presa per il culo
08/07/2013, 13:45

Sempre più spesso si sentono i politici avanzare la proposta, per risolvere i problemi economici dell'Italia, di vendere il patrimonio pubblico. Addirittura si sono fatte cifre precise (circa 400 miliardi) che entrerebbero nelle casse dello Stato. Ma è vero? 
Innanzitutto, c'è da specificare che quando si parla di vendita del patrimonio pubblico, ci si riferisce a due diverse tipologie di vendita. La prima si riferisce a vendita delle società pubbliche; la seconda alla vendita di case ed altri "immobili", un termine da usare in senso molto lato.
 Per quanto riguarda il primo settore c'è ben poco da vendere. Negli anni '90, quello che c'era da vendere è stato venduto. E' rimasta ormai solo Finmeccanica e poche altre società strategiche, che sarebbe sicuramente dannoso e probabilmente pericoloso vendere. Quindi da questo punto di vista, è un vicolo cieco. Qualcosa di più è possibile a livello locale, dove ci sono molte società municipalizzate o comunque controllate dagli enti pubblici. Ma anche qui, bisogna andare con i piedi di piombo. Perchè è chiaro che non si possono vendere quelel società che si occupano di servizio pubblico. Quindi acqua, trasporto pubblico e cose del genere non possono essere messi in vendita (come non possono essere messi in vendita le società ovviamente). Neanche col solito trucco - usato per l'ultima volta a Parma in questi giorni - di vendere solo il 49% delle quote della società pubblica, ma di dare ai privati la facoltà di nominare presidente e amministratore delegato. In questa maniera la vendita è della minoranza di azioni, ma il controllo è passato ai privati. 
Il secondo capitolo è la vendita degli "immobili", termine che - come ho detto prima - va inteso in senso lato. Nel senso che non è riferito solo a case, palazzi, garage e simili, ma anche al demanio: spiagge, monumenti, fiumi, ecc. E' chiaro che per il demanio non ci può essere una vendita effettiva. Ma se, come intendeva fare l'ex Ministro delle Finanze Giulio Tremonti, si concede l'uso di una spiaggia per 99 anni, è evidente che parliamo di una vendita mascherata. Quindi è giusto che ci siano concessioni per le spiagge, ma ad un prezzo equo (con le tariffe attuali, basta affittare un paio di ombrelloni ed incassare i soldi bastanti a pagare la concessione per un anno) e per un periodo limitato. Quanto tempo? SI può ragionare su periodi di 5-7 anni, ma non oltre. Dopo di che la concessione va messa all'asta. Qualcosa di simile dovrebbe essere fatto per tutte le concessioni: le frequenze Tv, peer esempio. 
Resta il capitolo immobili in seno proprio: case, palazzi, ecc. Qui arriviamo ad un punto dove non si può generalizzare, perchè siamo in un settore molto variegato, che comprende la casa ma anche la caserma, il palazzo ma anche il parcheggio da trasformare in zona edificabile. Quindi ogni edificio ha una sua storia. L'idea di venderli tutti, magari entro un tempo prefissato è assurda. Perchè o si passa attraverso la collaborazione con i sindaci, che possono decidere quel particolare edificio come può essere valorizzato meglio di chi non è mai stato in quel Comune; oppure bisogna ricorrere a "soluzioni di massa", come le cartolarizzazioni del governo Berlusconi, volute da Tremonti. Per chi non le ricorda, sono un escamotage inventato da Tremonti per far quadrare i conti dello Stato: una vendita ad una società pubblcia che poi doveva metterle all'asta sul mercato. Doveva far entrare nelle casse dello Stato vari miliardi di euro, ma in realtà le case vennero svendute al 10-15% del loro vero valore, con una perdita quasi totale per le casse dello Stato. 
E lo stesso avverrebbe in qualsiasi altra vendita di massa futura. Anche perchè mettere sul mercato degli immobili tante opportunità in un tempo relativamente breve, fa crollare il prezzo di tutti gli immobili. QUindi, anche se ci fosse una vendita pensata e progettata nel migliore dei modi, sarebbe impossibile ricavare una somma anche solo vicina a quella prevista. Oppure li si può vendere con calma, in tempi lunghi, a 10-20 miliardi l'anno (o anche meno) per non far crollare il mercato. Ma questo ha senso solo se ci troviamo in un momento economico in crescita, con una domanda in salita. Visto che attualmente il mercato dei prezzi degli immobili è già in discesa, anche un numero limitato di immobili in più che venga immesso rischia di avere esiti disastrosi. Inoltre, con cifre così basse, non c'è un serio impatto sul debito pubblico: noi paghiamo oltre 80 miliardi di euro l'anno solo di interesse sul debito pubblico. 10 o 20 miliardi in meno, non cambiano nulla. 
Quindi entrambe le soluzioni sono inefficaci e dannose per gli italiani. Resta una terza possibilità, proposta per la prima volta da Oscar Giannino e da Zingales. Prevede la creazione di un fondo a cui assegnare tutti gli immobili da vendere. Questo fondo venderebbe dei titoli garantiti dagli immobili stessi, mentre i 400 miliardi incassati dalla vendita dei titoli verrebbero girati allo Stato per far calare di una quantità equivalente il debito pubblico. Facendo così si otterrebbero due risultati: far calare il debito pubblico, in modo da migliorare il rapporto debito pubblico/Pil: far calare anche gli interessi pagati sul debito (al livello attuale di interessi, questo porterebbe un risparmio annuo di una ventina di miliardi), liberando così risorse che possono essere utilizzate per far crescere l'economia. 
Tutto perfetto, se non fosse che questo panorama fa a pugni con alcune leggi base dell'economia. Naturalmente qui partiamo dal presupposto che una tale iniziativa non venga intesa dall'Europa come una presa per i fondelli e un tentativo di aggirare le norme (cosa che farebbe scattare una maxi sanzione contro l'Italia). Premesso questo, arriviamo al momento in cui lo STato ha emesso 400 miliardi di euro in titoli, incassando la somma corrispondente. Che succede a questo punto? IN economia esiste una legge condensata nella frase: "La moneta cattiva scaccia quella buona". Che vuol dire? Che se noi abbiamo la scelta se avere una moneta, una banconota o un titolo, conserviamo quella che riteniamo migliore e vendiamo quella che riteniamo peggiore. Nel caso specifico, i titoli buoni sono quelli garantiti dagli immobili, mentre quelli cattivi sono i Bot e i CCT ordinari. Quiondi quelli buoni andranno a ruba, mentre per piazzare quelli ordinari, bisognerà offrire tassi più alti (anche perchè non è escluso che le agenzie di rating ci penalizzino declassandoci). Tassi più alti vuol dire maggiori interessi da pagare, il che annullerebbe il vantaggio ottenuto riducendo il debito (anche perchè comunque i titoli garantiti da immobili devono anche loro essere remunerati). Quindi, vantaggi positivi, nessuno. Ma c'è un problema: il fondo dovrebbe lentamente vendere il proprio patrimonio ed usare quei soldi per comprare ed annullare i titoli emessi. E se la vendita degli immobili non riuscisse alle condizioni volute? Se anzichè venderli per 400 miliardi li vendiamo per 350, chi ci rimetterà la differenza? Ovviamente lo Stato italiano, quin di i cittadini italiani. 
Insomma, si farebbe tutto questo giro a spese dei cittadini italiani e col rischio di dover pagare qualche tassa extra solo per recuperare qualche decina di miliardi di euro necessari a pagare chi ha comprato i titoli. E questo restando alla fine senza il patrimonio pubblico immobiliare messo nel fondo. Un po' come vendere i gioielli di famiglia in cambio di un biglietto della lotteria che però non è vincente. 

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di Antonio Rispoli
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