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La vicenda Sallusti: perchè strumentalizzare un fatto semplice?


La vicenda Sallusti: perchè strumentalizzare un fatto semplice?
26/09/2012, 15:32

In questi giorni si dibatte molto della vicenda di Alessandro Sallusti, direttore del Giornale. Vediamo di riassumerla: nel 2007 una ragazzina di 13 anni scopre di essere incinta e decide di abortire. Ne parla alla madre, che è d'accordo con lei; ma non al padre, nel timore di una sua reazione. Seguendo la legge 194 sull'interruzione di gravidanza, non potendo avere l'ok del padre, si rivolgono al giudice per avere l'ok all'interruzione di gravidanza. Avutalo, la ragazza abortisce. Tuttavia, il trauma psicologico legato all'aborto stesso è pesante per la ragazza che comincia ad avere problemi a scuola e per questo ne parla La Stampa. Il giorno dopo, su Libero, compare un articolo, a firma Dreyfus, nel quale c'è scritta una ricostruzione molto lontana dal vero, nel quale si dà la colpa ad entrambi i genitori della ragazza (il padre in realtà seppe tutto a cose avvenute), al giudice che - secondo l'articolo - aveva costretto la ragazza ad abortire e al ginecologo che si era prestato. E si concludeva invocando per tutti loro la pena di morte. 
 Il giudice Giuseppe Cocilovo si sentì diffamato e presentò querela. SI appurò che a scrivere l'articolo era stato Andrea Monticone e venne rinviato a giudizio, insieme a Sallusti, responsabile in quanto allora direttore del quotidiano. Al termine del primo grado Sallusti venne condannato a una multa di 5000 euro, Monticone di 4000. Ma la Procura e il magistrato fecero ricorso in appello. Al termine del processo di secondo grado, Sallusti venne condannato a 14 mesi di reclusione e Monticone a 12. E qui attenzione a due particolari su cui nessuno si sofferma. Innanzitutto Sallusti dice che la condanna è stata causata dal fatto che l'avvocato che gli era stato messo a disposizione dalla proprietà di Libero non si è presentato. Ma lui dove era? Se l'avvocato era così poco affidabile, perchè non ci è andato di persona? Come imputato è suo diritto. Quindi è inutile prendersela con altri. Inoltre, per essere avvocati in Corte d'Appello servono alcuni anni di esperienza. Quindil'avvocato d'ufficio di certo non era uno sprovveduto. E, salvo prova contraria, si deve presumere che abbia fatto del proprio meglio. 
Il secondo particolare è il differente trattamento avuto dai due giornalisti. A Monticone è stata riconosciuta la sospensione condizionale della pena (cioè la pena non viene scontata, se nei 5 anni successivi alla sentenza non commetti altri reati. Altrimenti sconti questo e quello), a Sallusti no. Perchè? Semplice, perchè Sallusti ha numerose altre condanne definitive per diffamazione e numerose denunce. La sospensione condizionale è una sorta di incoraggiamento: il giudice che dice all'imputato "Questa volta hai sbagliato, ma se non lo fai più, non ci sono conseguenze definitive". Per lo stesso motivo sul certificato penale di Monticone, se qualcuno dovesse richiederlo, questa sentenza non appare (tecnicamente viene definita "non menzione"). Ma questo non si può fare per Sallusti. E attenzione: oggi il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione ha detto che i giudici di secondo grado hanno fatto benissimo a fare così, perchè Alessandro Sallusti non si merita la sospensione condizionale della pena. 
Resta il problema: perchè si è passati dalla multa alla pena detentiva? Il terzo comma dell'articolo 595 del Codice Penale recita: "Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516". Quindi evidentemente i giudici di secondo grado hanno ritenuto - come è loro diritto - che la pena fosse troppo lieve e l'hanno aumentata. Non capisco: va bene solo quando lo fanno con gli extracomunitari? 
Questi sono i fatti. La cosa strana è che si è sollevato un coro unanime a favore di Sallusti. Per lo più con argomenti che nulla c'entrano copn i fatti. Tutti gli esponenti dei partiti politici e praticamente tutti i giornalisti che contano hanno scritto a favore di Sallusti. E fin qui ci può stare. 
Quello su cui non ci si può stare sono gli argomenti utilizzati. Il principale è la libertà di stampa, che sarebbe minacciata da questa sentenza. Dichiarazione ridicola, se ricordiamo che nel mondo siamo oltre l'80esimo posto come libertà di stampa e che la metà dei Paesi africani sono davanti a noi in questa classifica. Anche perchè nulla impedisce a Sallusti ove venisse recluso (e non sarà così) di scrivere lo stesso. Non potrebbe coordinare il Giornale, ma scrivere articoli sì. Quindi in base a cosa è limitata la libertà di stampa?
 In realtà non vedo alcuna limitazione alla libertà di stampa. Io, come giornalista non mi sento limitato. Basta evitare di diffamare. E' così difficile? Per prendere i grossi nomi, abbiamo un Marco Travaglio che non è mai stato condannato per diffamazione. Se vogliamo puntualizzare ha un processo in cui è stato prescritto, ma la sentenza di secondo grado prevedeva solo una condanna a 1000 euro (anche qui probabilmente una pena a 3-4 giorni convertita in multa). E ci sono tanti altri giornalisti famosi che hanno la fedina penale pulita. Poi, per carità, l'imprevisto può sempre capitare (soprattutto quando si usa il trucco del processo civile), ma allora pazienza. E' chiaro che però se ad uno capita molto spesso, vuol dire che se le va a cercare. 
In realtà, il vero gioco si chiama strumentalizzazione. Il Giornale ha iniziato, usando questa situazione per fare i martiri; in questo aiutato anche dai politici e da Napolitano che, come è sua costumanza, ha subito interferito ignorando i suoi doveri istituzionali e costituzionali. Ma la sostanza è completamente diversa. La sostanza è che Alessandro Sallusti, come direttore di Liberop, ha fatto pubblicare un articolo che in primo e in secondo grado è stato considerato diffamatorio dai magistrati e quindi dovrà pagare. Una multa, una pena detentiva, che differenza fa? Tanto, anche se alla fine venisse confermata la pena detentiva, dopo un paio di giorni Sallussti otterrebbe l'affidamento ai servizi sociali, una misura prevista dalla legge per tutti quelli che vengono condannati a meno di 3 anni di reclusione. E quindi tornerebbe libero, anche se dovrebbe sottostare ad alcuni obblighi (per esempio non potrebbe più comparire in TV). 

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di Antonio Rispoli
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