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L'aiuto dello Stato alle banche: una debolezza o un male necessario?


L'aiuto dello Stato alle banche: una debolezza o un male necessario?
08/01/2019, 15:56

Nella notte di ieri, quasi in segreto, è stato riunito il Consiglio dei Ministri per votare - praticamente senza discussione e senza nessuna obiezione - un decreto legge per garantire la Carige (Cassa di Risparmio di Genova) che è in enormi difficoltà. 

Infatti, la banca non ha superato gli stress test preparati dalla Bce, mostrando problemi di capitalizzazione. Per supplire il problema, i proprietari sono stati sollecitati ad aumentare la capitalizzazione di almeno 400 milioni, ma non è stato fatto nulla in tal senso. La Carige ha provato anche a finanziarsi con una emissione di bond, ma anche quello non ha funzionato (probabilmente il pubblico è stato reso diffidente dai bond della Banca Etruria). E quindi è intervenuto lo Stato. Che ha garantito le prossime emissioni di bond (significa che se la banca non potrà rimborsarle, ci penserà lo Stato) e ha messo in conto la possibilità di acquistare un elevato numero di azioni della banca se non verrà fatta dai privati una ricapitalizzazione. Questo significa nazionalizzare - in tutto o in parte - la banca. Entrambe le misure sono comunque un costo addebitato ai cittadini. Esttamente come lo sono stati negli anni scorsi i salvataggi di Banca Etruria, delle banche marchigiane, toscane, venete e così via. 

Movimento 5 Stelle e Lega hanno vomitato insulti sul Pd per tre anni per i salvataggi delle banche, ma adesso hanno fatto la stessa cosa. Sono diventati anche loro "partiti delle banche" come il Pd? Sono anche loro "guidati dai poteri forti" come il Pd? Quale che sia la risposta che ciascuno di voi potrà dare, è la stessa sia per i partiti di questo governo sia per il Pd. Piaccia o non piaccia, le banche sono l'intelaiatura su cui un Paese costruisce la propria economia. Per quanto siano guidate male e amministrate peggio, le banche comunque sono essenziali. 

Pensateci un attimo: che sarebbe successo se fossero state fatte fallire le banche negli ultimi tre anni? Ogni banca presta i soldi a centinaia di migliaia di piccole imprese, fornisce loro gli scoperti di conto corrente e i fidi necessari all'attività... insomma, si muove in sinergia con il tessuto economico; nel caso di una banca locale come Banca Etruria o Carige, è il tessuto economico locale. Se una banca va in fallimento, il curatore per prima cosa deve recuperare i crediti. E quindi avviserà tutte le aziende di restituire i prestiti concessi. Ma una azienda non chiede prestiti per passatempo; se li chiede, ne ha bisogno. E se è costretta a restituirli all'improvviso e tutti insieme, bisogna vedere se trova un'altra banca disposta a finanziarla. E se non la trova, non è che ha molte alternative: l'azienda fallisce. L'Italia potrebbe permettersi il fallimento di 100 o 200 mila aziende? Può permettersi di avere 500 mila nuovi disoccupati? E,come ripeto, questo vale per Carige, per Banca Etruria, per le banche venete e tutte le altre. 

Certo, dà fastidio ai cittadini che si debbano usare i soldi pubblici per salvare quelle che invece dovrebbero essere fonti di denaro. Ma qui entriamo nei dettagli tecnici. Perchè è giusto che vengano salvate le banche per risparmiare una brutta sorte alle aziende; ma sarebbe anche giusto che venissero posti dei paletti ai guadagni. Per esempio, azzerare i guadagni degli azionisti e i bonus economici dei dirigenti finchè dura la situazione di emergenza. Persino negli Usa, quando alla fine del 2008 (dopo il fallimento della Lehman Brothers) il governo prestò 125 miliardi alle grandi banche in difficoltà, mise come condizione che non venissero distribuiti guadagni e bonus economici per 5 anni. E non si può certo dire che negli Usa siano per la statalizzazione o contro il libero mercato. Eppure anche loro si resero conto che non avrebbero potuto fare diversamente, per evitare una reazione negativa della cittadinanza. Ma il principio di aiutare le banche in difficoltà resta una necessità. 

Naturalmente, qui mi sembra di sentire un grillino che legge quello che ho scritto e comincia a dire: "Eh, ma per Banca Etruria c'era il padre della Boschi di mezzo". Oppure: "Eh, ma il Monte dei Paschi di Siena era una banca gestita dal Pd". E cose del genere. Peccato che siano cose false. Mps non è mai stata gestita dal Pd, che si limitava ad eleggere una parte del Cda della fondazione che a sua volta elegge una parte del Cda del Monte dei Paschi di Siena. Questa catena crea una enorme distanza tra il partito e la banca. Una distanza che non è colmabile solo con qualche chiacchiera di propaganda politica. 

Per quanto riguarda i rapporti tra la famiglia Boschi e Banca Etruria, la cosa è ancora più semplice. Nel senso che Banca Etruria è una banca cooperativa. Significa che ogni socio ha un voto, sia che abbia una azione sia che ne abbia un miliardo. Per questo, ogni socio ha solo una manciata di azioni, qualche migliaio di euro. A che serve spendere un milione di euro se con 1000 euro hai la stessa influenza? So che qualcuno potrà ridere, ma le assemblee azionarie delle banche cooperative si tengono nei palazzetti dello sport o nei teatri, perchè solo lì c'è abbastanza spazio per radunare gli azionisti. Sicchè, quando qualcuno viene eletto ad una carica in una banca cooperativa, viene scelto perchè in qualche maniera rappresenta un gruppo folto di azionisti. E poichè in una banca cooperativa gli azionisti sono per la maggior parte i titolari delle piccole e medie aziende che usano quella banca per la propria attività, chi viene eletto li rappresenta. E questo era il padre della Boschi nella banca: non un proprietario, non il presidente, ma un rappresentante di un certo numero di aziende. 

Quindi non aveva alcun interesse personale nella banca. E non aveva alcun ruolo nella banca. Infatti per questo la sua posizione è stata archiviata dalla Procura che sta indagando sugli eventuali reati commessi in quel fallimento. E' stato solo condannato amministrativamente ad una multa per responsabilità oggettiva: cioè non per aver fatto qualcosa ma semplicemente perchè era lì. E Maria Elena Boschi non è mai stato nemmeno indagata, perchè completamente estranea. Tutto il resto sono le bufale della propaganda di M5S e Lega. Ma ovviamente, con il QI medio del cittadino italiano, bastano le bufale, la realtà è una cosa che non interessa a nessuno. 

In realtà, il problema delle banche non è il loro salvataggio, è una questione molto più di fondo. Una questione che riguarda la loro fondazione e la loro attività. Perchè una banca può agire - adesso uso qualche termine tecnico, ma poi lo spiego - in maniera prociclica o anticiclica. Agire in maniera prociclica per una banca significa dare più prestiti a tassi inferiori quando l'economia cresce e darne di meno quando la crescita economica balbetta. Agire in maniera anticiclica significa fare l'opposto: frenare quando l'economia cresce ed essere di manica più larga nel caso opposto. Nel primo caso, si aumentano i guadagni, ma c'è il rischio di creare bolle speculative che, quando esplodono, creano enormi danni. Tanto per farvi capire, la crisi dei mutui subprime è stata la conseguenza dell'esplosione di una bolla speculativa immobiliare negli Usa (e non solo, c'era anche in Italia) con le banche che prestavano soldi a volontà per la costruzione di nuove case. Fece scalpore (ma a suo modo aveva ragione) l'intervista nel 2008 ad un banchiere americano che disse che lo Stato doveva comprare le case invendute per poi bruciarle, per risanare l'economia e bloccare sul nascere la crisi dei mutui subprime. Agire in maniera anticiclica riduce i guadagni, ma così si dà una mano all'economia, frenendo gli eccessi sia in positivo che in negativo. 

Ma una banca privata non rinuncerà mai ai guadagni. L'essere umano è avido e quindi una banca privata non accetterà mai di utilizzare una linea di azione anticiclica che riduce i guadagni. E anche se questo va a scapito dell'intera nazione, è un dettaglio. Giusto per fare un esempio, quando ci fu la crisi della Lehman Brothers, la situazione poteva essere salvata sul nascere in due casi. Il primo, grazie all'intervento di Warren Buffet, che si offrì di acquistare una parte delle azioni della banca; offerta rifiutata dall'amministratore delegato della Lehman perchè Buffet si offriva di acquistare le azioni ad un prezzo inferiore a quello di 6 mesi prima (ma in linea con la quotazione della Lehman di agosto 2008). Il secondo quando fallì il tentativo di far entrare nel capitale azionario una società asiatica, per la testardaggine dell'amministratore delegato di inserire nella trattativa il settore immobiliare che era ritenuto da tutti un buco nero da dismettere. In entrambi i casi quindi il fallimento fu una questione di avidità. E non crediate che il problema era di quella singola persona: tutti in quella situazione avrebbero avuto il medesimo comportamento, se avessero ceduto all'avidità. 

Quindi ci vorrebbe una banca pubblica, cui il governo può dare le giuste istruzioni per agire in maniera anticiclica. Ma questa è la teoria. Perchè la pratica dimostra che alla fine nessun governo dà le giuste istruzioni e la banca pubblica si comporta esattamente come tutte le banche private. Con l'aggravante che, dovendo fare favori ai politici e agli amici dei politici, sicuramente le perdite economiche sono sicuramente più alte di quelle che subirebbe una banca privata. E quindi ci sarebbe bisogno di soldi pubblici prima degli altri, per salvarla. E' una situazione che, se si esce dai libri, non ha soluzioni. L'unica è quella dell'intervento pubblico che salva ma contemporaneamente punisce economicamnete azionisti e amministratori. 

Questa era la filosofia del cosiddetto bail-in, la normativa europea sul fallimento delle banche. Una normativa che prevedeva che a pagare fossero prima gli azionisti; poi gli obbligazionisti. Cioè si sarebbe utilizzato il valore dei soldi investiti per ripianare i debiti della banca. Perchè azionisti e obbligazionisti? Perchè sono coloro che investono soldi (almeno in teoria) sull'azzardo della Borsa, e quindi sono quelli che sanno di poter perdere i loro soldi. Attenzione, a smentire una bufala: mai sono in pericolo i correntisti. Esistono due leggi - una italiana e una europea - sostanzialmente identiche che tutelano i conti correnti fino a 100 mila euro, anche se la banca fallisce. Quindi quei soldi non li tocca nessuno. Garantiscono Banca d'Italia e Bce. E questo chiude qualsiasi discorso ed obiezione. 

Quindi, cosa si può fare quando una banca fallisce? Più o meno quello che è stato fatto dal Governo renzi e dal governo Gentiloni e quello che è stato fatto da M5S e Lega. Anche se i grillini adesso stanno cercando di dire che loro hanno tutelato i risparmi, con il decreto Carige, mentre il Pd aveva tutelato gli interessi delle banche, in realtà tutti hanno tutelato la banca in crisi, per evitare ricadute negative sull'economia. E in nessun caso i correntisti erano in pericolo: nè sotto il governo Renzi nè sotto il governo attuale. Insomma, non c'è nessuna differenza. Anche perchè entrambi non hanno fatto quello che era giusto: punire azionisti e dirigenti costringendo le banche in difficoltà a non distribuire nè utili nè bonus economici ai dirigenti.

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di Antonio Rispoli
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