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L'autarchia, l'ultima sfida impossibile di Salvini e Di Maio


L'autarchia, l'ultima sfida impossibile di Salvini e Di Maio
10/10/2018, 15:44

In questi ultimi giorni sto leggendo dichiarazioni sui giornali di questo o quel politico di area governativa che non si leggevano da un secolo o giù di lì. Dichiarazioni che dovrebbero incentivare la gente a scelte autarchiche. L'ultima di Matteo Salvini proprio di questa mattina, quando ha invitato gli italiani a comprare Btp promettendo uno sconto fiscale per chi lo faccia. 

Ora, sarebbe fin troppo facile fare riferimento al fascismo e ricordare come quella esperienza abbia distrutto l'Italia. Ma questa che viene proposta è una autarchia diversa. Cioè quella fascista era una autarchia nel senso di dire: "Visto che gli altri ci impediscono di importare i beni che ci servono, noi ne facciamo a meno perchè possiamo farlo". Oggi è una autarchia che dice: "Poichè l'Italia è troppo esposta alle fluttuazioni internazionali, compriamo noi quello che ci espone agli attacchi stranieri". Non per niente Salvini ha chiesto di comprare titoli di Stato che, a causa della sfiducia internazionale verso il governo italiano, stanno perdendo appeal e questo provoca un aumento dei tassi di interesse. Del resto, questa è una tendenza che sta andando avanti da quando c'è questo governo: oltre 100 miliardi di euro in titoli sono passati dalle mani di investitori stranieri a quelle di investitori italiani da giugno ad agosto. Parliamo del 5% dell'intero debito pubblico italiano, non esattamente noccioline. 

Il problema è che non ci sono in Italia abbastanza soldi per portare tutto il debito pubblico in mani italiane. Quando si dice che in Italia ci sono migliaia di miliardi di euro di risparmi, si dimentica di dire che molti di questi soldi sono "bloccati" perchè investiti in immobili. Perchè l'italiano medio sa che non può fidarsi dello Stato e quindi appena può (se può) compra una casa per i figli. Poi ci sono i soldi investiti in azioni e obbligazioni; e quelli non possono essere distolti così facilmente, perchè arrecherebbero danni notevoli alle aziende private. Quello che resterebbe è ben poco e dubito raggiunga i 600 miliardi circa ancora nelle mani di investitori stranieri. Inoltre, c'è da considerare che ogni anno 350-400 miliardi di euro in titoli scadono e vanno rinnovati. Quindi non solo gli italiani devono metterci i soldi, ma devono mettercene sempre di più. Perchè è chiaro che comunque vogliono essere remunerati. E non con lo 0,4% dell'ultima emissione di Bot ad un anno... 

Molte persone sono convinte che questo accada all'estero. I più tirano in ballo il Giappone. Peccato che il Giappone sia una situazione assolutamente unica, non copiabile e non replicabile. Pensateci: immaginate il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco che telefoni all'amministratore delegato di Unicredit Jean Pierre Mustier e gli dica: "Senti, domani emettiamo Bot a 6 mesi per 6 miliardi di euro. Dovresti comprarne un miliardo al tasso di interesse che diciamo noi". Mustier probabilmente a quel punto chiama il 118 e gli dice di andare a controllare Visco perchè sta delirando. Una richiesta del genere in Italia è impensabile; che l'ad Unicredit obbedisca e una possibilità ridicola. Invece in Giappone non solo è normale, ma è quello che accade ad ogni emissione di titoli di Stato. E nessuna banca si sognerebbe mai di dire di no: sarebbe un disonore e una offesa alla nazione. E, come ho detto, è una situazione non riproducibile altrove. Perchè non c'è un obbligo di legge (che pure in teoria si può mettere, ma non so quante banche resterebbero in quel Paese), le banche potrebbero rifiutare di obbedire alle disposizioni della Banca Centrale giapponese. Ma non lo fanno, ne va del loro onore e della loro dignità. 

In effetti, la forza del debito pubblico giapponese è questa. Se noi andiamo a vedere i dati, è oltre il 200% del Pil. Qualsiasi altro Paese al mondo sarebbe in default. Ma in Giappone manca il cosiddetto "mercato primario" dei titoli di Stato, cioè l'acquisto di titoli dalla Banca Centrale. Quel mercato è un mercato chiuso e deciso dalla Banca Centrale, in cui nessuno può intervenire. Se io voglio investire in titoli di Stato giapponesi, posso farlo sul mercato secondario; cioè contatto la banca privata, che ha acquistato i titoli dalla Banca Centrale, e compro i titoli da lei. Il vantaggio è che il tasso di interesse è deciso dalla Banca Centrale e quindi è mantenuto costantemente basso. Ma questo lo possono fare in Giappone. In Italia sarebbe impossibile. Anche se gli italiani fossero d'accordo con Salvini e mettessero insieme i loro risparmi per acquistare i Btp. Perchè comunque non può essere la Bce o Bankitalia a "distribuire" i titoli di Stato tra le banche private come fa la Bank of Japan. 

Immagino che qui salteranno fuori orde di sovranisti: "Eh, ma questo è perchè abbiamo l'euro. Se avessimo la lira...". Se avessimo la lira, sarebbe infinitamente peggio. E qui sfatiamo subito un mito dei sovranisti, quello che uno Stato che emette moneta propria non può andare in default. Specifichiamo: se lo intendiamo nel senso letterale, l'affermazione è evra: dato che la Banca Centrale può sempre emettere moneta, i suoi titoli di Stato in valuta nazionale potranno sempre essere ripagati. Ma se quella valuta vale meno della carta igienica, chi comprerà quei titoli? Lo vediamo col Venezuela. Certo, lì ci sono altre concause che ora è lungo discutere; ma la sostanza è che attualmente il bolivar, la moneta del Venezuela, vale meno della carta igienica. Letteralmente. Pensate che con una valuta del genere, si possano acquistare il petrolio e le altre materie prime, che sono pagate in dollari? Nessuno accetta una moneta così svalutata. E i dollari (o l'euro o qualsiasi altra moneta forte) come ce li procuriamo, con una valuta che non vale nulla? 

Perchè se dovessimo passare alla lira così succederà. Avremo una valuta debole, sempre più debole, ancora più debole, in preda alla speculazione finanziaria internazionale, finchè il suo valore sarà praticamente inesistente. "E chi te lo dice?" mi è stato risposto. Semplice, la valutazione basata sulla conoscenza dei mercati valutari. Se noi passassimo alla lira, avremmo una valuta che si svaluta immediatamente (del 30% secondo Bloomberg, del 40% secondo Mediobanca); ma la cosa non finisce lì. Perchè contemporaneamente ci sarebbe - come sempre quando c'è una svalutazione corposa - un downgrade del rating dei titoli di Stato e della valuta italiana. Ed entrambi verrebbero considerati "speculativi". Cioè senza nessuna garanzia che il valore sia mantenuto oppure che i titoli di Stato vengano ripagati. Se aggiungiamo che il passaggio dall'euro alla lira sarebbe traumatico (cioè in pratica dobbiamo stracciare tutti i trattati internazionali firmati con gli altri Paesi europei) e che chi detiene i titoli di Stato italiani in euro se li troverebbe convertiti in lire (e quindi con un valore dimezzato), chi acquisterebbe i titoli di Stato? E con che tasso di interesse? 

E con un debito pubblico di 2300 miliardi di euro, un interesse del 20%, per esempio, sui titoli di Stato, sarebbe mortifero. E non è che stampare denaro (o meglio "creare", prima che qualche purista protesti; tanto è la stessa cosa) risolva la situazione, dato che si creerebbe solo la cosiddetta "inflazione da stampa", come quella che colpì la Germania agli inizi degli anni '20 del secolo scorso. Il risultato fu che un francobollo costava un miliardo di marchi, un pezzo di pane 50 miliardi di marchi e la spesa si andava a fare con le carriole o i cesti pieni di banconote... con i ladri che cercavano di rubare le ceste e non i soldi. Sono tutti scenari molto, ma molto peggiori di quello attuale. Ma non sono scenari impossibili o chissà quanto lontani. Sono gli scenari che vengono proposti in alternativa alla situazione attuale. 

Il problema, è che quando fai notare queste cose, ti rispondono con quella che è la stupidaggine più grossa che si potevano inventare: "Entrare nell'euro ci ha privati della sovranità" (o anche "ci hanno schiavizzato"). E che sia una stupidaggine è dimostrato dal fatto che se chiedi spiegazioni in cosa consista questa schiavitù, non hai nessuna risposta, ma solo insulti. In realtà, l'uso dell'euro è stato un vantaggio per l'Italia, perchè ci ha permesso di abbassare gli interessi da pagare ogni anno. Se andiamo a guardare, nel 1994 noi pagavamo (lo traduco in euro, per un confronto più immediato) circa 120-130 miliardi di euro l'anno di interessi su un debito pubblico di 1400 miliardi. Oggi, con un debito pubblico che è aumentato del 70%, non paghiamo la metà degli interessi di 25 anni fa. Un vantaggio non da poco, direi...

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di Antonio Rispoli
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