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Le dimissioni di Renzi: atto dovuto oppure fake news?


Le dimissioni di Renzi: atto dovuto oppure fake news?
06/03/2018, 15:53

E' stata la notizia di ieri e in parte di oggi: Matteo Renzi annuncia le dimissioni da segretario del Pd dopo la sconfitta alle elezioni. E fin qui non c'è nulla di strano. Ma è il modo in cui l'ha detto che è stato sbagliato: chi si dimette, si simette e basta. Non può mettersi a dettare condizioni. 

E questa è stata la prima cosa sbagliata: il fatto di dire che resterà al suo posto fino alla creazione di un nuovo governo, il fatto che abbia dettato le condizioni per l'elezione del nuovo segretario, dimostra come lui non ha nessuna intenzione di lasciare le leve del comando del partito. Semplicemente, ha deciso di fare questo gesto per prendere tempo. Del resto, negli ultimi 4 anni e mezzo (cioè da quando è segretario) Renzi non ha fatto altro che questo. Ha piazzato i suoi uomini in tutte le posizioni chiave all'interno del partito, in modo da depotenziare l'opposizione interna. E adesso sta solo facendo finta di dimettersi (o comunque si dimette sul serio, ma tentando di mantenere il controllo del partito), aspettando di vedere che succede. 

In realtà, il gioco è palese. Perchjè è lo stesso criterio usato quando si dimise da Presidente del Consiglio nel dicembre del 2016. Cosa fece allora? Si dimise immediatamente, dando il via libera al governo Gentiloni, lasciando il Paese nel caos, con una legge elettorale fatta solo per la Camera dei Deputati (la riforma costituzionale bocciata allora prevedeva, tra le altre cose, di togliere il potere legislativo al Senato e di farlo nominare dai consigli regionali e da quelli comunali delle grandi città) e l'elezione del Senato affidata al Porcellum modificato dalla Corte Costituzionale. Oltre ad aver tentato di lasciare a metà l'approvazione della legge di stabilità, che è la legge economica fondamentale del Paese (fu il Presidente della Repubblica a rifiutarsi di accettare le dimissioni fino ad approvazione avvenuta, cosa che venne fatta dopo pochi giorni). Allora i fan di Renzi applaudirono alla sua decisione dicendo che era stato coerente. Ma non capirono qual era il pensiero nascosto dietro questo comportamento. 

E cioè la volontà di dimostrare di essere indispensabile. In pratica, le dimissioni date nel 2016 avevano il significato di dire: "Adesso vediamo cosa siete in grado di fare senza di me". E anche la legge elettorale che abbiamo adottato, il Rosatellum, è pensato per non creare alcuna maggioranza. Prima delle elezioni, molti giornali dicevano che bastava raggiungere il 40% per avere la maggioranza dei seggi in Parlamento. Ma se andiamo a vedere il rapporto tra voti ricevuti e seggi conquistati, si nota che il Movimento 5 Stelle ha il 32% dei consensi e circa il 32% dei seggi; il centrodestra ha il 40,4% dei consensi e poco più del 40% dei seggi; e il Pd ha il 19% dei consensi e poco più del 19% dei seggi. In questa situazione, era impossibile che qualcuno vincesse, nel senso di avere una maggioranza in Parlamento. Quando la legge è stata proposta, molti si sono concentrati sul discorso dell'uninominale, del fatto che bisognava fare coalizioni e questo avrebbe avvantaggiato il centrodestra e non il centrosinistra che pure aveva proposto la legge. Ma pochi hanno notato che la legge era pensata per creare ingovernabilità. Senza avere il 51% dei consensi, non si sarebbe raggiunto il 51% dei seggi. E in Italia nessun partito ha mai avuto una simile maggioranza, dopo il fascismo. 

Lo stesso sta avvenendo adesso con queste dimissioni. Renzi vuole semplicemente ficcare il Pd in un cul de sac, e poi dire (anche se non esplicitamente): "Adesso vediamo cosa siete in grado di fare senza di me". Certo, le dichiarazioni di oggi smorzano quelle di ieri. Oggi ha detto che non sarà lui a guidare la delegazione che andrà dal Presidente della Repubblica per le consultazioni di rito prima di dare il mandato a qualcuno di formare il governo, ha detto che andrà a sciare. Ma ieri ha detto chiaramente che il Pd andrà all'opposizione e non sarà "la stampella dei partiti anti-sistema", come Lega e Movimento 5 Stelle. Quindi ha già deciso quale sarà la linea che adotterà la delegazione che andrà da Mattarella. Non importa che sia lui presente o meno; se può decidere la linea, è lui che comanda. Mettendo il Pd in un angolo, a fare opposizione, può avere l'opportunità di recuperare consensi. Ma crea anche una situazione da cui il partito potrebbe uscire con le ossa rotte. Insomma, sta creando la situazione per rendersi indispensabile. E' un po' come un guidatore di auto che si mette a correre a 150 Km/h e poi sfida l'avversario che è a bordo ad ucciderlo: se l'altro agisce, la macchina va fuori controllo e muoiono entrambi. L'unica è lasciare il guidatore al suo posto. 

E soprattutto sperare che non faccia altri danni. Perchè purtroppo il tracollo del Pd l'ha causato Renzi. Come ho già detto, ha messo le persone a lui fedeli nei posti chiave del partito. E questo ha creato un grosso numero di scontenti nel Pd. Per esempio, prendiamo quelli che hanno realizzato la secessione nel 2017: i vari Bersani, D'Alema e compagnia. Certo, si possono criticare quanto si vuole. Ma adesso mettiamoci nei loro panni. A torto o a ragione, hanno lottato e faticato per arrivare ai vertici di un partito. Poi arriva Renzi e si trovano messi tutti in un angolo. Che alternative gli rimanevano? O se ne andavano oppure sarebbero stati condannati all'irrilevanza. Probabilmente, se non fossero andati via dal Pd, in queste elezioni non sarebbero stati candidati. Dopo tutto, è Renzi che ha deciso. Lui ha deciso tutti i candidati a queste elezioni. E sicuramente nell'elenco non avrebbe inserito i D'Alema, i bersani e i Vasco Errani. 

Oggi molte persone schierate per il Pd sostengono sui social network che Renzi ha fatto bene a fare così. Che non deve collaborare con il Movimento 5 Stelle per dare loro la fiducia. Che non sono stati votati per questo. Che Renzi ha fatto bene a posticipare le dimissioni per evitare che la maggioranza interna faccia accordi con il Movimento 5 Stelle. Ora, comincimao col precisare che il Presidente della Repubblica ancora non ha iniziato le consultazioni; e che comunque non è detto che affidi un mandato - anche solo esplorativo - al Movimento 5 Stelle. Dopo tutto il centrodestra ha preso più voti; quindi potrebbe affidare questo compito a Salvini. Ma in ogni caso, tutto questo che c'entra con le dimissioni di Renzi? Estremizzando un po' il concetto, potrei dire che la cosa non gli interessa. Nel senso che nel momento in cui Renzi annuncia le sue dimissioni, a gestire questi problemi è il suo successore. E se gli elettori condividano o meno, questo è tutto da dimostrare. In particolare c'è stata una argomentazione che mi ha stupito negativamente: è quella secondo cui Renzi fa bene a dire di no al Movimento 5 Stelle come risposta al no che M5S dette a Bersani nel 2013, quando il Pd cercava di formare un governo. Se Renzi la pensasse così, sarebbe una ripicca degna di un bambino dell'asilo, non di un politico navigato. 

Questa lunga disamina serve per arrivare a tre conclusioni. La prima è che le dimissioni di Renzi sono solo una mossa per il pubblico. La seconda è che lui conta di tornare più forte di prima, dato che conta di indebolire la concorrenza mostrando la loro incapacità. Mi viene in mente un esempio storico, quando Hitler venne arrestato per un tentato colpo di Stato nel 1924. Durante il periodo della sua prigionia il futuro dittatore si disinteressò completamente del Partito Nazista, lasciando che coloro che aspiravano al suo posto si sbranassero tra di loro. Quando venne liberato, tornò a comandare nel partito, perchè tutti lo volevano e perchè la "concorrenza" si era eliminata da sola oppure avevano scontentato tutti. Ho l'impressione che Renzi voglia fare una cosa del genere. E la terza conclusione è che lui voglia fare contemporaneamente lo stesso giochertto ai danni del Paese. E' facile immaginare che con l'attuale composizione del Parlamento non ci sarà nessun governo; o ce ne sarà uno con una maggioranza risicatissima ed estremamente debole. Che impedirebbe anche ad un governo di qualità di agire compiutamente (l'abbiamo visto tra il 2006 e il 2008 con il governo Prodi, spesso fermato dal fatto di avere una maggioranza di un voto o due al Senato). Figuriamoci se può agire bene un governo di persone decisamente incapaci come possono essere quelli del centrodestra (li abbiamo visti all'opera tra il 2001 e il 2006 e tra il 2008 e il 2011) o quelli del M5S (anche loro li abbiamo visti all'opera come sindaci in molte città e hanno combinato solo disastri). Quindi Renzi vuole aspettare che l'agonia dell'Italia si accentui, per riprovare a tornare al potere. 

Sia ben chiaro, qui non voglio parlare di nuovo delle eventualità di un prossimo governo. Ho già detto ieri in proposito, e quindi mi fermo qui. Ma è chiaro che Renzi vuole applicare il vecchio detto latino "si vis pacem para bellum" (Se vuoi la pace, prepara la guerra). Cioè adesso si sta ritirando semplicemente per non subire la tempesta che potrà arrivare da qui a breve sul nostro Paese. Per poi presentarsi come la soluzione a tutti i problemi. E se nel frattempo l'Italia va a puttane? Non sembra che sia un problema che interessi Renzi. 

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di Antonio Rispoli
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