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Le dimissioni in massa del Pdl, tra esasperazione ed eversione


Le dimissioni in massa del Pdl, tra esasperazione ed eversione
27/09/2013, 18:35

E così siamo arrivati alle ultime buffonate del Pdl: la decisione di dimissioni in massa e una manifestazione annunciata per il 4 ottobre. E tutto per "difendere" Silvio Berlusconi dalla decadenza. 
Ora, la questione va esaminata da diversi punti di vista. Innanzitutto, è vero che la decadenza di Berlusconi è un complotto della magistratura? Ovviamente no. I magistrati si sono limitati ad applicare la legge e quindi - visto che c'erano le prove - l'hanno condannato a 4 anni. Ma non hanno avuto nulla a che fare con la legge Severino.
Allora, c'è il Pd che vuole applicare in maniera retroattiva la legge Severino contro Berlusconi per eliminare un avversario politico, come stanno ripetendo da settimane tutti quelli del Pdl che rilasciano una intervista alla Tv o ai giornali? Anche qui, c'è da ridere. Innanzitutto, perchè il primo ad applicare la legge Severino è stato proprio il Pdl, che non ha candidato Brancher e Ciarrapico in Parlamento nel 2013, proprio perchè loro erano gli unici due del vecchio Parlamento che sono stati colpiti dalla legge Severino. Naturalmente poi ci sono i motivi tecnici che fanno capire come questa tesi della applicazione retroattiva della legge Severino sia solo una enorme balla, per quanto sostenuti da "pareri di esimi giuristi", come continuano a dire quelli del Pdl. Pareri che c'è da chiedersi quanto valgono se basta la conoscenza dei principi di base del diritto per smontarli alla base (Basta leggere questo editoriale di alcune settimane fa). Quindi o io sono un genio del diritto e non lo so oppure gli "esimi giuristi" hanno scritto una marea di balle. E per questo si dovrebbero vergognare. 
Quindi, stabilita che è lecita la decadenza di Berlusconi, esaminiamo le reazioni del Pdl. I parlamentari del partito hanno annunciato un ultimatum, in effetti: se Berlusconi viene dichiarato decaduto, loro si dimettono. Ora, prendiamo per vera l'affermazione. In effetti cosa stanno dicendo? Che bisogna bloccare l'applicazione di una legge dello Stato a Berlusconi, solo perchè così hanno deciso. Allora se domani Berlusconi impazzisce e piazza una bomba in un centro commerciale, lo si lascia libero perchè è il capo del Pdl? C'è da chiedersi se per caso siano ammattiti. Di conseguenza, la loro reazione è assolutamente spropositata. Ma soprattutto è eversiva, dato che si sta facendo pressione per non applicare espressamente una legge dello Stato. Una legge che non doveva neanche passare dal Senato, con tutto il seguito di polemiche che stanno facendo. Doveva essere applicato e basta, direttamente, con la Giunta che si limitava a prenderne atto. 
La manifestazione, se verrà fatta, aggiunge eversione ad eversione. Se veramente faranno una manifestazione a sostegno di una palese violazione di legge, come si possono definire gli organizzatori? E qua non si parla di una legge a cui fare resistenza civile, come per esempio i radicali quando facevano le loro manifestazioni contro la legge sulla droga. Qui si parla di salvare una singola persona, di nome Silvio Berlusconi, da una legge che è già stata applicata ad altre 37 persone, che occupavano cariche a livello comunale, provinciale o regionale e sono stati condannati; ragion per cui sono stati cacciati dalle rispettive cariche. 
Senza contare un piccolo dettaglio: siamo sicuri che questa storia delle dimissioni dei parlamentari non sia una violazione dell'articolo 67 della Costituzione, quello che dice che il parlamentare agisce senza vincolo di mandato? Certo, è ridicolo parlare di vincolo di mandato quando c'è una legge che regala l'accesso al Parlamneto a discrezione del padrone del partito. Per cui il vincolo c'è per forza: obbedisci oppure la prossima volta te ne vai a casina e ci rimani. 
Infine, un dettaglio organizzativo: ammesso che lo facciano, sono proprio curioso di vedere come va a finire. Mi spiego: la legge elettorale stabilisce che, se un parlamentare si dimette, subentra automaticamente il primo dei non eletti della lista elettorale. Quindi proviamo ad esaminare che succede passo per passo. I parlamentari del Pdl presentano le dimissioni al Presidente della Camera di appartenenza, dimissioni che poi devono essere approvate dall'aula. Se il voto è positivo, il parlamentare decade e il primo dei non eletti prende il suo posto. Se anche costui presenta una lettera di dimissioni, e se anche questa viene approvata dall'aula, subentra il successivo e così via. Quando finisce la lista elettorale della regione in cui uno è stato votato, si prende il primo dei non eletti di quello della regione più vicina. Quindi ci vorranno un bel po' di lettere di dimissioni, più o meno 500 o 600. E quando tutti si saranno dimessi (e quindi parliamo di alcuni mesi), che succederà? E' qui la cosa divertente: nulla. Non c'è nessuna legge che stabilisca cosa fare a quel punto. L'unica cosa certa è che ci saranno circa 120 deputati e 60 senatori del Pdl in meno, numeri che non inficiano l'approvazione di una legge. In teoria il Pd potrebbe fare spallucce, organizzare un governo con l'aiuto di Scelta Civica ed andare avanti senza problemi. 
In realtà, questo è solo un bluff, che non verrà portato fino in fondo, quello delle dimissioni. E il perchè è semplice: si chiama disperazione. Berlusconi è realmente disperato: non può permettersi di perdere i suoi privilegi da parlamentare. Soprattutto rispetto alla magistratura: se i magistrati possono perquisirgli casa o frugare nei suoi conti correnti, rischiano di scoprirne delle belle. E sono troppe le indagini in corso: a Napoli per la corruzione di un parlamnetare, a Milano per corruzione dei testimoni, a Bari per la vicenda delle escort, insieme a Tarantini; ecc. Per non parlare dei processi in corso, come quello per concussione a Milano, dove è stato condannato in primo grado a 7 anni di reclusione. Quindi non può far scattare la legge Severino, se esce dal Parlamento è morto, metaforicamente. Ma anche politicamente ed economicamente. Politicamente perchè non gli basterà più il controllo su tutte le Tv nazionali per racimolare voti, alla lunga. Ed economicamente perchè Mediaset ha moltiplicato la propria raccolta pubblicitaria grazie al fatto che Berlusconi poteva garantire sicurezza agli investitori, grazie alla scelta fatta da Rai e La7 di avere solo programmi di scarto (infatti hanno sostituito programmi di sicuro successo con i programmi di Paragone e di Sottile che stanno tra il 3 e il 5% di share, rispetto a programmi come quello di Crozza che facevano il 10% ad occhi chiusi) che non attirano spot. Ma se non è più in Parlamento, c'è il rischio che alla Rai e a La7 comincino a fare concorrenza, facendo crollare la raccolta pubblicitaria di Mediaset. E la liquidità a disposizione delle società di Berlusconi non è tale da poter sostenere troppe perdite di bilancio. 
Il punto è: ma perchè poi dobbiamo pagarlo noi cittadini?  

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di Antonio Rispoli
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