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Le donne nell'Islam: un problema di religione?


Le donne nell'Islam: un problema di religione?
26/12/2013, 16:31

Uno dei luoghi comuni sull'Islam è come vengono trattate le donne: sottomesse, coperte da capo a piedi, insaccate nei burqa, senza possibilità di esprimersi... ma è veramente così? 
Innanzitutto, bisogna cominciare col dire che di Islam non ne esiste solo uno. Come un cattolico italiano vive la religione diversamente da un cattolico spagnolo, che la vive diversamentre da un cattolico polacco, che la vive diversamente da un cattolico messicano, lo stesso avviene con l'Islam. Anzi, per l'Islam la frammentazione è ancora maggiore, dato che manca quello che comunque è un fattore unificante per definizione, cioè la presenza di un Papa e di una gerarchia ecclesiastica. Nel mondo islamico, la "gerarchia" è data dalla reputazione di questo o quello studioso. Ma, come si può immaginare, questo porta a che chi in Egitto è considerato un grande studioso del Corano, magari in Pakistan nessuno lo conosce. Mentre nel mondo cattolico, che si tratti di Italia, Messico, Olanda o Spagna, il Papa lo conoscono tutti. 
Chiarito questo, è necessario fare quindi delle differenziazioni tra Paese e Paese. Per esempio in Iran, si è molto vicini alla parità tra uomini e donne: non c'è l'obbligo per queste ultime di girare col velo (se si va per esempio all'Università di Teheran, trovare una ragazza col velo è una impresa), guidano tranquillamente la macchina, fanno i medici, i giudici, gli avvocati... insomma, non ci sono grosse differenze. Qualche differenza esiste ancora sulla regolamentazione della vita privata: per esempio la legge sul contratto di concubinaggio (una scrittura privata che due amanti sono tenuti a fare, in modo che . in caso di morte di uno dei due, l'altro possa vantare diritti ereditari riconosciuti dalla legge) prevede che l'uomo ne possa fare fino a quattro con quattro donne diverse mentre la donna ne possa fare solo uno, MA si tratta di piccole differenziazioni. 
Se invece andiamo in Arabia Saudita le cose sono all'opposto: c'è una legislazione differente per uomini e per donne (ovviamente a scapito di queste ultime), che devono girare completamente coperte, col niqab (cioè il vestito che lascia scoperti solo gli occhi), non possono guidare l'autovettura, non possono guidare neanche la bicicletta. Nè possono andare in giro, se non sono accompagnate dal proprio uomo. E così via. Insomma, siamo all'opposto dell'Iran. Quale dei due consideriamo come rappresentativo della religione islamica? Anche perchè in Iran esiste di fatto una teocrazia, anche se temperata da una forte attività democratica; l'Arabia Saudita teoricamente è una monarchia costituzionale, ma di fatto è la famiglia regnante ad avere tutti i poteri (non come in Inghilterra, dove la famiglia reale non ha alcun potere politico). 
In realtà, i rapporti tra uomini e donne non nascono nell'ambito religioso, ma a scuola. C'è una tendenza: più un Paese o una regione ha una cultura media alta, più i rapporti tra uomini e donne sono paritari. E questo vale anche in Italia: quando si parla di femminicidio, se si guarda alla vita delle persone coinvolte, si vede che quasi sempre l'uomo è una persona di bassa cultura. Magari può anche essere laureato, ma la cultura è bassa. Perchè la discriminante è questa. Non è un caso che in Iran, sia pure in presenza di forti tendenze maschiliste introdotte dal Corano (o meglio, da una certa visione di esso), ci sia una sostanziale parità tra uomini e donne. E non è un caso che in Italia, anche a fronte di leggi formalmente paritarie, le donne siano enormemente svantaggiate sul lavoro, dal punto di vista economico e dal punto di vista della possibilità di far carriera. Mentre nei Paesi Scandinavi, dove la cultura media è molto elevata, i problemi tra uomini e donne che sfociano in reati penali sono quasi inesistenti.
Si tratta di un principio estremamente semplice, ma di difficilissima applicazione in certi Paesi, evidentemente. A cominciare dal nostro. Dove è inutile parlare di quota rosa o di leggi sul femminicidio, finchè resterà una bassa cultura generale. Quella bassa cultura - proveniente sia dai genitori che dalla Tv - che insegna come le donne siano solo tappezzeria, se sono belle; altrimenti sono spazzatura. Perchè è così che vengono viste in Tv, mentre sculettano vestite in mutandine e reggiseno (o poco più). Ed è così che vengono istruite a casa, quando le madri insegnano alle figlie come truccarsi, cosa fare o non fare col ragazzo con cui si esce, ma poi non si pensa ad altro. Non c'è nel nostro Paese quella cultura che insegna a competere sul principio del "vinca il migliore e gli altri facciano i complimenti". Non solo si va avanti solo a raccomandazioni; ma quando capita la rara eccezione, chi arriva secondo non fa altro che odiare ed invidiare il primo. Un concetto che, quando si entra nell'ambito familiare, viene ingigantito, per cui l'uomo spesso si sente inadeguato alla realtà familiare se la moglie guadagna di più o se dimostra di essere più indipendente di quanto piaccia all'uomo, magari andandosene di casa, con o senza figli. Ed è allora che scatta la frustrazione, magari di sentirsi un fallito. Una frustrazione che viene sfogata contro la donna, con la violenza o magari peggio. Quando invece basterebbe comprendere come stanno le cose, capire se stessi e i propri limiti, e quindi il perchè dei comportamenti altrui. 
Ma non è la religione che causa questo. Anche perchè la religione cattolicaè maschilista esattamente quanto quella islamica, visto che la seconda è una derivazione della prima, per molti aspetti. Non dimentichiamo che per secoli le gerarchie vaticane hanno sostenuto che le donne dovevano essere sottomesse agli uomini, in quanto, secondo la Bibbia, le donne sono state create da una costola dell'uomo. Insomma, non esattamente una predica sull'uguaglianza tra uomini e donne.  

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di Antonio Rispoli
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