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Le mosse economiche di Renzi: deboli, ma forse...


Le mosse economiche di Renzi: deboli, ma forse...
13/03/2014, 15:05

E così ieri, dopo tanta attesa, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha tirato fuori dal cilindro le sue leggi in materia di economia. Dire che la montagna ha partorito il topolino è facile, ma forse non del tutto esatto. Esaminiamo i singoli capitoli. 

Irap e taglio dei costi per l'energia. Si tratta di due voci su cui Renzi si è impegnato ad un taglio del 10%. La prima riguarda tutte le aziende, favorendo quelle più grandi; la seconda solo le piccole e medie imprese. In totale, sono due provvedimenti che favoriranno le imprese e consentiranno ai proprietari delle medesime di aumentare i loro margini di guadagno. In teoria, essendo state soddisfatte due richieste fatte più volte dalle varie associazioni di categoria, questo dovrebbe spianare la strada a nuove assunzioni. Perchè questo avevano garantito i responsabili di Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, ecc. Ma attendersi che questi impegni vengano rispettati è come aspettare Babbo Natale il 24 dicembre. Sono soldi che finiranno nelle tasche degli imprenditori e basta. 

Ristrutturazione scuole e riassetto del territorio. Anche queste due voci sono a favore delle aziende. Sono necessità che ci sono, date le tante scuole che cadono a pezzi e i tanti posti dove ci sono frane ogni volta che viene a piovere. Ma è chiaro che questo si tradurrà in decine di appalti pubblici. E trattandosi di 3 miliardi e mezzo per le scuole e 650 milioni per il territorio, i margini di guadagno per le aziende specializzate in questi settori ci sono. Che poi questo possa servire all'economia è molto dubbio: le società edili sono statisticamente quelle che più spesso evadono il fisco e quelle che più spesso usano lavoratori sottopagati o in nero. Quindi sono misure che non porteranno alcun beneficio nè in termini occupazionali nè in termini di maggior reddito circolante. A meno che non si facciano anche leggi ad hoc per punire seriamente l'evasione fiscale e non, come oggi, leggi che fannno i complimenti a chi evade di più. 

Restituzione dei debiti della Pubblica Amministrazione. Qui ci troviamo di fronte ad un atto dovuto. In teoria, lo Stato non dovrebbe mai avere debiti con le aziende private, dovrebbe sempre pagare ogni suo debito. Tuttavia, leggere che questa misura darà un impulso all'economia nazionale è una barzelletta. Anche qui, la maggior parte degli imprenditori intascherà quello che legittimamente deve intascare e poi provvederà a mandare questi soldi sui suoi conti alle Cayman, alle Isole Vergini o in qualche altro paradiso fiscale. Quindi sarà un'altra misura che non porterà benefici particolari al nostro Paese. 

Taglio dell'Irpef per i lavoratori. Questa è la misura di cui più si è parlato. Consiste nell'aumentare le detrazioni sull'Irpef (su Repubblica si parlava di una cifra fissa di 1840 euro), per ridurre i pagamenti di circa 80 euro al mese. Cifra che finirebbe nelle tasche di chi guadagna meno di 25 mila euro lordi l'anno (equivalenti a circa 1400-1500 euro al mese netti). Questa è anche la misura più interessante: così com'è è debole, ma potrebbe essere migliorata, se in Parlamento si agisse con intelligenza (lo so, è un controsenso, ma ogni tanto mi illudo). Infatti, questa misura non riguarda chi più ne ha bisogno, cioè chi guadagna meno di 700 euro al mese: queste persone già adesso non pagano nulla di Irpef; ulteriori detrazioni non portano neanche un centesimo. Per questo è una misura debole: non aiuta chi ne ha veramente bisogno. 

Ma l'idea di base è valida. Perchè all'Italia, in questo momento, serve esattamente questo: più soldi a chi guadagna di meno, in modo da aumentare la domanda interna. Tradotto, più soldi per acquistare beni che una volta erano così diffusi e che man mano sono stati acquistati in quantità inferiore: cibo, in primis; ma anche il cellulare, l'auto, magari la videocamera, ecc. Perchè è così che si crea occupazione: se c'è gente che ha i soldi per spendere, questo crea lo spazio per nuove attività; se c'è tanta gente disposta a spendere, l'attività si espande, paga più tasse allo Stato ed assume persone. Le quali a loro volta spenderanno di più perchè hanno più soldi e così via. 

Facciamo un esempio. Diciamo che mi apro una pizzeria. Chiaramente ho bisogno di una persona che sappia cucinare le pizze e un paio di camerieri, per iniziare. Se ho pochi clienti, questo basta. Ma se i clienti sono tanti, allora devo assumere un cameriere in più. Inoltre devo acquistare più materie prime per fare la pizza, permettendo ai miei fornitori, a loro volta, di guadagnare di più. Se i clienti crescono ancora, magari può diventare necessario comprarmi in negozio accanto, per unirlo alla mia attività e mettere più tavoli. Ma dopo una ristrutturazione, che significa pagare una azienda edile perchè faccia il lavoro. Azienda che dovròà essere pagata e che quindi pagherà i suoi dipendenti. A quel punto ho bisogno di altri due o tre camerieri, per servire i nuovi tavoli. E così via. 

Naturalmente questo esempio, se è diffuso, crea occupazione. Ma per essere diffuso, significa che ci devono essere tante persone che hanno i soldi per andare in pizzeria almeno una volta a settimana. E questo non si può fare con stipendi bassi, come accade oggi in Italia, dove siamo i penultimi come livello dei salari in Europa (e se consideriamo che gli ultimi sono i greci...). Bisogna alzare il livello salariale. E non solo a chi guadagna 1000, 1200 o 1500 euro al mese; ma soprattutto a chi ne guadagna 500 o 700. Per questo la misura è debole: ci sono oltre un milione di persone che hanno bisogno di più soldi e che non li avranno. 

Le coperture, invece, sono quasi inesistenti. L'unica che ha senso è l'aumento della tassazione sulle rendite. Secondo i calcoli fatti, questa misura porterà nelle casse dello Stato poco più di 3 miliardi l'anno, quindi una somma sufficiente a coprire il taglio fatto all'Irap. Il resto sono coperture quasi illusorie. Una è la spending review, cioè i tagli di spesa da farsi nella contabilità dello Stato. E per il momento non si sa esattamente cosa verrà tagliato. Renzi ha promesso che lo si saprà nei prossimi 15 giorni, e quindi dobbiamo vedere. 

Poi c'è la Cassa Depositi e Prestiti, ormai usata come salvadanaio. Prima Tremonti, poi Monti, quindi Letta ed adesso Renzi, tutti stanno attingendo ai soldi messi da parte da coloro che hanno i conti correnti postali o investono i loro soldi in titoli postali. L'uso previsto è quello di usarli per pagare i debiti della Pubblica Amministrazione. Il problema è capire come poi verranno reintegrati. La speranza è che non facciano la fine delle pensioni: inizialmente, i soldi dati all'Inps dovevano essere investiti in modo da garantire le pensioni future; poi i soldi vennero usatri per regalare pensioni d'oro ai parlamentari, ai bancari, ai ferrovieri, ai soldati, ai Carabinieri e ad ogni altra categoria che i vari governi trovavano conveniente sostenere. E il risultato è stato che adesso coloro che lavorano non hanno nessuna speranza di avere una pensione anche lontanamente decente, ammesso che l'avranno. Mentre si continuano ad elargire pensioni d'oro a destra e a manca. 

Infine, a mo' di riserva c'è l'uso del deficit. Infatti, secondo le previsioni, a fine anno noi dovremmo avere un deficit pari al 2,6% del Pil. Non possiamo sforare il 3%, ma Renzi ha detto che si potrebbe usare questa differenza (pari a quasi 6 miliardi e mezzo) per coprire le altre misure. Una alternativa comunque pessima: il nostro deficit deve diminuire. Nel 2016 comincerà ad entrare in funzionare il fiscal compact; e per allora dovremo aver fortemente ridotto il deficit, se vogliamo evitare manovre finanziarie che taglieranno le gambe alla nostra economia. Si tratta di un accordo che potremo sopportare agevolmente, a condizione di avere una economia in crescita e un deficit in calo. E per il momento queste due condizioni non ci sono. 

Quindi quale è la valutazione sulle misure annunciate da Renzi? Per me è una valutazione sospesa. Ci sono troppi punti interrogativi, troppi se e troppi forse, per dire qualcosa di certo. Se ne parlerà tra qualche mese, quando le promesse saranno state sostituite da leggi precise. 

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di Antonio Rispoli
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