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Le profezie sui Papi: siamo alla fine del mondo?


Le profezie sui Papi: siamo alla fine del mondo?
12/02/2013, 13:52

Dopo le dimissioni di Papa Benedetto XVI, si ritorna a discutere di fine del mondo. Infatti, sfuggiti al bug del 2000, alla fine del mondo del calendario Maya, ora siamo sotto il tiro delle profezie di San Malachia. 
SI tratta di un elenco di 112 brevi definizioni in latino, attribuiti a San Malachia di Armagh, e che riguardano tutti i Papi da Celestino II (1143) fino a "Petrus II Romanus", un Papa che sarà l'artefice o il testimone della distruzione della città di Roma. Il problema è che l'elenco dei 112 Papi è finito con Ratzinger, indicato con la definizione "De gloria olivae" (letteralmente "a proposito della gloria delle olive", anche se c'è un significato simbolico ignoto; secondo alcuni è il suo nome, dato che i benedettini sono chiamati "monaci olivetani"). Giusto per fare un altro esempio, Papa Giovanni Paolo II era definito "pastor et nauta" (pastore e navigante), con riferimento ai tanti viaggi pastorali fatti (nell'antichità i naviganti erano considerati viaggiatori instancabili). Secondo un'altra interpretazione, "pastor et nauta" era Papa Giovanni XXIII, dal luogo dove era nato (Sotto il monte, provincia di Bergamo, quindi territorio agricolo) e da quello dove era Patriarca (Venezia, quindi sul mare). In questo caso, a Papa Giovanni Paolo II viene attribuita la definizione "De labore solis" (Sul lavoro del sole), con riferimento all'eclisse di sole che ci fu sia il giorno della sua nascita che quello della sua morte; ma anche perchè era un Papa venuto dall'Est, cioè da dove sorge il sole.
Quindi manca solo Petrus II Romanus, che sarebbe già stato individuato: si tratta del cardinale Tarcisio Bertone, che di secondo nome fa Pietro ed è nato a Romano Canavese. Ed è uno dei candidati a diventare Papa.
E su questo argomento ovviamente impazzano i blog e i link su Facebook. Ma anche in questo caso, i timori sulla fine del mondo sono esagerati.
Non quelli su una eventuale distruzione di Roma. Potrebbe succedere al prossimo Papa di assistere alla distruzione di Roma, se consideriamo la cosa in maniera metaforica. Infatti, come quando cadde l'Impero Romano, sta per verificarsi una nuova calata di barbari sulla capitale italiana. Barbari che hanno come obiettivo la distruzione dell'economia o delle istituzioni italiane. Mi riferisco ai principali partiti in corsa alle elezioni di febbraio. 
Infatti, da una parte abbiamo le liste centriste di Monti, che proclamano la necessità di una politica economica fatta di tagli al welfare (loro la chiamano "riduzione di spesa pubblica", ma la sostanza è quella) e di aumentare la tassazione sul ceto medio; aumentando nel contempo le spese per la casta e abbassando le tasse ai ricchi. Cioè la cosiddetta "agenda Monti", che ha portato all'Italia più tasse, più disoccupazione, più recessione. Insieme a loro il Pd, che ha approvato tutte le leggi avanzate dal governo Monti e che ha già annunciato di voler proseguire sulla stessa strada, alleandosi con lo stesso Monti dopo le elezioni. Dall'altra parte il Movimento 5 Stelle che ha dichiarato guerra a tutte le istituzioni repubblicane (anche se finora laddove hanno preso il potere, non hanno fatto niente di importante, nè in positivo nè in negativo). Infine c'è il Pdl, che nella sua lunga espèerienza di governo, ha già dimostrato di essere capace sia di distruggere l'economia nazionale (con il Pdl e la Lega al potere, si è avuta crescita negativa, aumento del deficit, aumento del debito pubblico e quant'altro) che di distruggere le istituzioni (inutile ricordare gli attacchi alla magistratura, alla Corte COstituzionale ecc. ecc.). 
Quindi, non importa chi vincerà le elezioni. Se manterranno le promesse, raderanno al suolo Roma, cioè l'economia e le istituzioni del nostro Paese. Se non le manterranno, rischiano di fare anche di peggio. 

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di Antonio Rispoli
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