Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

Le prospettive economiche dei partiti dopo le elezioni


Le prospettive economiche dei partiti dopo le elezioni
06/12/2017, 16:02

La legislatura è ormai finita: meno di tre mesi e le Camere saranno sciolte. Ma dopo le elezioni (che sono prevedibili tra aprile e maggio) cosa faranno i partiti per migliorare l'economia nazionale? Esaminiamo le promesse dei quattro maggiori partiti. Con una precisazione: con l'attuale legge elettorale non ci sarà nessuna maggioranza, secondo i sondaggi. A meno che un partito non riesca ad ottenere un boom in una maniera attualmente imprevedibile, avremo una maggioranza debole e raffazzonata, ammesso che avremo una maggioranza. Le opzioni più probabili sono Pd-Forza Italia oppure M5S-Lega-FdI, ma con i sondaggi attuali neanche questi abbinamenti raggiungono il 50% dei seggi. Torniamo quindi ai programmi annunciati. 

- Pd: Non ha presentato finora alcun programma, ma visto che è al governo, si presume che continuerà con la stessa politica usata in questi ultimi anni in cui ha governato. Cioè una politica fatta di aiuti economici alle imprese, sussidi, e quant'altro. Una politica che secondo quanto declama Renzi e il resto del Pd ha aumentato l'occupazione e ha fatto crescere il Pil. Ma è anche una politica estremamente costosa per le casse dello Stato. Non bisogna dimenticare che in questi anni il deficit non è stato ridotto (invece doveva essere azzerato entro il 2017) e che il debito pubblico è aumentato. Il governo conta su una inflazione in crescita per creare un aumento artificiale del Pil che possa pareggiare gli aumenti di deficit e debito pubblico, ma il tutto è molto aleatorio. Come sempre in questi casi, le spese sono più alte delle auspicabili entrate. 

- Movimento 5 Stelle: Qui il cavallo di battaglia resta sempre lo stesso: il reddito di cittadinanza. Da finanziare tagliando i vitalizi e le auto blu (Luigi Di Maio l'ha scritto sul suo profilo Twitter due giorni fa). Naturalmente senza sciogliere l'ambiguità di cosa intendano per reddito di cittadinanza. Perchè il reddito di cittadinanza, per definizione, è una somma che viene data a chiunque sia cittadino del nostro Paese e non abbia redditi sufficienti, indipendentemente da età, condizione e teoricamente senza limniti di tempo. Ma M5S ha presentato una legge intitolata "reddito di cittadinanza" dove si parla però di un sussidio di disoccupazione per nuovi disoccupati e per un periodo limitato di tre anni. Quindi di quale reddito di cittadinanza parlano? Il loro o quello "istituzionale"? I grillini parlano di una spesa di 17 miliardi l'anno, che è la spesa che il direttore dell'INPS aveva calcolato, su loro richiesta, per la legge che hanno presentato in Parlamento. Quindi si deve presumere che si riferiscono al sussidio di disoccupazione. O no? 

- Lega Nord: Qui la novità è la flat tax al 20%. Significa una tassa sul reddito uguale per tutti, indipendentemente da quanto si guadagna. E come ho analizzato in uno specifico editoriale, è una tassazione a vantaggio dei ricchi: l'operaio attualmente paga meno del 20% sul proprio reddito, uno come Salvini o chi guadagna più di lui vedrebbe la propria tassazione dimezzata. E questo naturalmente creerebbe un enorme buco nel bilancio statale. Salvini dice che quel buco si riempirebbe perchè gli evasori fiscali spontaneamente pagherebbero il dovuto con una tassazione più bassa; ma studi economici dimostrano che in realtà non c'è alcun rapporto tra il livello di tassazione e l'evasione fiscale. Quindi, alla fine è solo un regalo per i ricchi, a scapito di tutti gli altri. Perchè un deficit più alto significa un aumento delle spese statali e quindi un aumento delle tasse per i cittadini meno abbienti. 

- Forza Italia: Qui abbiamo l'imbarazzo della scelta. Berlusconi, come è sua abitudine, sta promettendo di tutto: pensioni minime alzate a 1000 euro al mese, aiuti alle industrie, tasse abbassate, ecc. In realtà, come governi Berlusconi lo abbiamo già visto per 9 anni. E cioè con deficit su deficit, il Paese perennemente in recessione e spese clientelari per imprenditori amici. Un sistema di governo decisamente negativo per il nostro Paese. Molti l'hanno dimenticato, ma io ricordo che noi abbiamo avuto due procedure per infrazione dei limiti di Maastricht: una nel 2005 e una nel 2011. Cioè entrambe alla fine del periodo in cui Berlusconi era Presidente del Consiglio. E non è certo un complotto dei cattivi oppure una coincidenza. 

Mi limito ai principali quattro partiti perchè ovviamente saranno loro a decidere le linee guida. Ma come si vede, nessuno di essi offre uno straccio di garanzia per il Paese. Tutte le loro promesse sono irrealizzabili oppure finanziariamente non coperte oppure completamente sbagliate, nel senso che non darebbero i risultati promessi. Del resto, finchè i politici non impareranno a leggere i rapporti di istituti come l'Istat per qualcosa di diverso dal fare propaganda, non capiranno quali sono i veri problemi del Paese. E continueranno a cercare il consenso stimolando la pancia del Paese, e non agendo in maniera razionale. 

Facciamo un esempio. E' di pochi giorni fa un rapporto dell'Istat che perfeziona i calcoli sulla crescita del Pil nel terzo trimestre. Tra i dati ce n'è uno interessante: oltre la metà della crescita del Pil deriva dall'export che continua a tirare. E questo è un dato negativo, per quanto strano possa sembrare. Nel senso che noi non possiamo controllare i consumi degli altri Paesi. Quindi, se riusciamo a vendere all'estero, bene per noi. Ma non possiamo dare per scontato che l'export ci sia. Come successe nel 2009: uno dei motivi per cui tutti i Paesi vennero colpiti dalla crisi è perchè la crisi stessa aveva "spaventato" i cittadini riducendo di botto le importazioni in tutti i Paesi. E noi ne fummo così colpiti da avere un Pil che crollò del 5%. E quali furono i Paesi che uscirono prima dalla crisi? Quelli che avevano una forte domanda interna che poteva sostituire il mancato export. Per esempio la Germania e la Danimarca. Invece in Italia, dove la domanda è asfittica a causa dei salari bassissimi (siamo penultimi nella zona euro, davanti solo alla Grecia), siamo in una condizione dove le stime sono di raggiungere il Pil del 2008 solo nel 2022. Se non ci saranno altri problemi...

In realtà, i due punti centrali per sviluppare l'economia italiana sono stati ignorati completamente da tutti i partiti. Si tratta innanzitutto dei salari, come ho appena detto, che devono essere aumentati per rafforzare la domanda interna. Ma per fare questo serve una modifica legislativa complessa, perchè bisogna intervenire su più livelli: inserire il salario minimo sufficientemente elevato; sanzionare i falsi contratti di apprendistato, le false partite IVA e tutti gli altri trucchi usati dalle aziende per non pagare il dovuto; introdurre sanzioni più elevate per le violazioni delle leggi sulla sicurezza sul lavoro; fare maggiori controlli nelle aziende; ecc. E soprattutto questa è una norma che farebbe arrabbiare parecchio gli imprenditori, che sono quelli che finanziano sia i partiti che i singoli politici. E quindi i politici rischiano di trovarsi molto a corto di denaro. 

Ma l'arrabbiatura degli imprenditori è nulla rispetto a quanto si infurierebbero se passasse la soluzione all'altro problema: l'evasione fiscale. Perchè quello è un altro serio problema: 117 miliardi di entrate in meno nel 2015. Non sono noccioline. Per farvi capire, se nel 2017 tutti gli imprenditori pagassero quello che devono (lo so, è pura illusione), potremmo azzerare il deficit, si potrebbero pagare tutti gli interessi sui titoli di Stato del 2017 e avanzerebbero ancora una decina di miliardi scarsi da utilizzare per esempio per tagliare le tasse. Questo, unito alla crescita del Pil dell'1,5% prevista per quest'anno, porterebbe ad un taglio del rapporto debito pubblico/pil. Sarebbe la stessa cosa che ha fatto la Germania e che le ha permesso tra il 2014 e l'inizio del 2017 di ridurre il proprio rapporto debito pubblico/pil di 10 punti percentuali. Chiaramente il nostro non si ridurrebbe di 10 punti in una volta sola. Ma quando il rapporto debito pubblico/Pil si riduce, i mercati aumentano la fiducia in quel Paese e comprano i suoi titoli di Stato più volentieri. E questo significa un abbassamento del tasso di interesse, con ulteriori risparmi che possono a loro volta essere utilizzati per più servizi e meno tasse. 

Ma anche questo non si farà. Bisognerebbe fare una legge che faccia finire in galera gli imprenditori che evadono il fisco. Fino al 2001, il falso in bilancio era punito con la reclusione da 1 a 5 anni. Oggi, con le modifiche legislativa che sono state apportate, anche quella pena non sarebbe sufficiente. Un evasore fiscale potrebbe farlo tranquillamente e poi ottenere l'affidamento ai servizi sociali; sempre ammesso che si riesca a completare il processo prima della prescrizione che, per questo reato, rispetto al 2001 è stato ridotto da 7 anni e mezzo a 6 anni e 3 mesi. Ed è poco per un processo che ha una istruttoria molto complicata. Infatti pochi sanno che per un processo sul falso in bilancio, non basta dire: "Il bilancio è errato, l'imputato è colpevole". Bisogna chiamare un perito (si tratta di un fiscalista oppure di un commercialista) che ricostruisca completamente il bilancio della società. E per fare questo il perito deve contattare tutte le aziende che hanno avuto contatti con la società sotto processo per farsi mandare la documentazione in loro possesso, aspettare che quella documentazione venga inviata e poi spulciarla e registrarla fattura per fattura. Un lavoro veramente lungo. A cui poi si aggiungono le lungaggini del processo in Italia, con l'eccesso di potere che è dato all'avvocato per poter rinviare udienza dopo udienza il processo. 

Come si vede, c'è un abisso tra le proposte e le necessità. La proposta che più si avvicina alle necessità sarebbe in teoria il reddito di cittadinanza. Peccato che un vero reddito di cittadinanza, cioè una somma da versare mensilmente alle persone in difficoltà (e che sia qualcosa di decente, non i 187 euro del reddito di inclusione varato da Renzi) costerebbe cifre ingenti. Rimanendo alla proposta grillina, fare una legge sul reddito di cittadinanza da 780 euro al mese costerebbe allo Stato quasi un centinaio di miliardi l'anno e ne avrebbero diritto tra gli 8 e i 10 milioni di cittadini. Di questi, 3 milioni sono disoccupati e 3 milioni sono inattivi, cioè persone che non lavorano e non cercano lavoro. A loro si aggiungerebbero oltre 2 milioni di pensionati che prendono meno di 780 euro al mese e quindi avrebbero diritto ad una integrazione sulla somma che percepiscono e quasi la stessa cifra di persone che lavorano per meno di 800 euro al mese e che troverebbero quindi conveniente licenziarsi per prendere i 780 euro al mese. Ma questo non ditelo ai seguaci del guru Beppe Grillo: non sanno fare i calcoli necessari per capirlo.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©