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Aumenta il numero delle madri-bambine

L'educazione sessuale a scuola, una necessità sempre più urgente


L'educazione sessuale a scuola, una necessità sempre più urgente
20/11/2012, 13:37

Oggi su Repubblica c'è una inchiesta sulle cosiddette madri-bambine, cioè quelle ragazze che rimangono incinte mentre sono ancora sui banchi di scuola. In Italia sono oltre 10 mila all'anno ed è un numero in aumento. In Inghilterra sono ancora di più, spesso di età intorno ai 13-14 anni. E negli altri Paesi europei le cifre non sono molto diverse. C'è una tendenza che è sempre in aumento. 
Certo, magari guardando le statistiche si potrà dire che di solito si tratta di famiglie dove già i genitori hanno avuto un figlio in età adolescenziale o comunque da molto giovani, che si parla di contesti di bassa scolarizzazione, ecc.
Per carità, tutto vero. Ma in queste statistiche manca un dato: l'educazione sessuale in senso lato. Cioè, la valutazione di quanta conoscenza sessuale hanno i ragazzi a quella età. Per esempio, un ragazzo o una ragazza di 15 anni quanto sanno di sesso? E da chi l'hanno appreso?
Dalla famiglia, salvo casi particolari, non hanno appreso niente. Per il padre in media l'argomento è tabù perchè c'è una sorta di senso di protezione (quanti sono i padri che, parlando della figlia a 15 anni e oltre dicono "la mia bambina"?); per la madre idem, dato che c'è la fatidica frase "non prima del matrimonio" (anche se oggi al matrimonio per poche ragazze arrivano vergini). E quindi di solito da quel lato c'è lo zero assoluto. 
A scuola, lasciamo perdere: con un sistema scolastico a pezzi ed eterodiretto dal Vaticano, anche nella scuola pubblica, pensare di poter fare educazione sessuale in classe è praticamente una barzelletta.
Restano i media: Tv ed Internet. Ma qui, che cosa abbiamo? DUe tendenze diverse ed entrambe estreme. La prima è quella del romanticismo esasperato: paroline dolci, immagini poetiche, metafore... potremmo dire luci soffuse e sospiri, ma niente altro. Dall'altra direttamente il porno: ragazze nude o seminude che sculettano limitandosi a mostrare il corpo e ad ammiccare, ma in maniera assolutamente priva di sentimento, di poesia. O, se si parla solo di Internet, immagini pornografiche pure e semplici. In entrambi i casi, non c'è la realtà. Perchè la realtà è fatta di un misto di entrambe le cose: ci vuole il romanticismo, ma anche la pornografia; ci vuole rispetto (anche nel caso di un rapporto sessuale occiasionale, non è che il partner è solo un oggetto da usare e buttare via)... insomma, ci vogliono tante cose. Ma chi glielo spiega ai ragazzi questo? Io posso dirlo un po' perchè con i miei genitori entro certi limiti di queste cose si poteva discutere, molto perchè sono sempre stato più maturo della media e quindi ho avuto occasione di approfondire certi argomenti su libri vari. Ma io sono una eccezione. La norma è che i ragazzi a 15 anni sanno ben poco; e senza nessuno che gli insegni, al massimo possono sperimentare, alla cieca. 
Ed è questa ignoranza che poi provoca "l'incidente". E' già molto se i ragazzi e le ragazze ricorrono al coitus interruptus, senza sapere che è un sistema che non serve a niente, non evita la gravidanza, dato che prima dell'eiaculazione viene emesso del liquido lubrificante che contiene moltio spermatozoi. Ma poi? Raramente hanno i soldi per comprare i preservativi o la pillola contraccettiva, che in Italia hanno costi esagerati. E provare a rispettare il sistema della temperatura basale (cioè registrare le lievi variazioni di temperatura corporea che la donna ha nelle varie fasi del ciclo per evitare i giorni più a rischio) richiede una attenzione e una conoscenza che raramente si riscontra in ragazzini. 
QUindi non c'è soluzione alle gravidanze indesiderate? La soluzione c'è solo in teoria. Perchè è chiaro che qui il problema è l'ignoranza della materia; e l'ignoranza si combatte con la conoscenza. Quindi servirebbe l'educazione sessuale a scuola. Ma come ho detto, c'è l'ostruzionismo del Vaticano che fa il bello e il cattivo tempo nella scuola pubblica. E quindi questa soluzione non è possibile. 
Altrimenti ci dovrebbe essere un intervento diretto dello Stato, costringendo le società ad abbassare i prezzi dei preservativi o distribuendoli periodicamente  gratis nelle scuole; e rendendo gratuita la pillola anticoncezionale. Ma anche qui, subentra il Vaticano. E i partiti politici amano troppo avere l'appoggio da Oltretevere, per agire a favore dei cittadini italiani. 
E quindi resta il problema dei bambini nati da ragazze che, di solito, sono troppo immature psicologicamente per crescere un figlio; che spesso devono combattere anche contro la propria famiglia che non approva quello che è successo; che raramente possono contare sulla vicinanza del padre, o perchè si è trattato di un rapporto sessuale occasionale o perchè si spaventa di fronte alle responsabilità che lo attendono. Quasi sempre questi bambini crescono male, dal punto di vista psicologico. Il fatto di avere una mamma così giovane, che spesso agisce da sorella; il fatto di avere un nonno come figura maschile di riferimento; il fatto che la persona che ha più l'atteggiamento da mamma è la nonna... tutte queste cose spesso impediscono una crescita psicologica soddisfacente del bambino. 
Insomma, per prendere le parole di una vecchia canzone di Jovannotti, "Aspettami piccina/ un minuto solamente/ è facile che l'animale l'abbia vinta sulla mente/ ma debbo tener duro e lottare con ardone/ un tempo erano piattole ma adesso si muore". E poi: "Io, nel mio piccolino/ qui lo rappo e qui  lo scrivo/ quando non conosco a fondo metto su il perservativo". Si tratta di due strofe della canzone "Sai qual è il problema", dedicata all'Aids e scritta da Jovannotti nel 1992. Ma il preservativo non serve solo a salvare dalle malattie a trasmissione sessuale come l'Aids, ma anche da conseguenze sgradite come un figlio in un momento non desiderato. 

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di Antonio Rispoli
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