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L'eliminazione dell'Italia dai mondiali, simbolo del nostro Paese


Una immagine della partita Italia-Svezia
Una immagine della partita Italia-Svezia
14/11/2017, 15:57

Chi segue il calcio ha potuto guastarsi il fegato, in questo week end, con l'eliminazione dell'Italia dai playoff per la qualificazione ai mondiali. Ma la doppia partita contro la Svezia rappresenta anche uno spaccato delle caratteristiche dell'intero Paese. Cioè l'Italia calcistica è una rappresentazione in piccolo del Paese Italia; con i suoi pregi e difetti. Soprattutto difetti. E per capirlo, partiamo dalle critiche che vengono fatte alla squadra di calcio. 

La prima critica che viene fatta è quella che nelle squadre italiane ci sono troppi stranieri. Potrei rispondere come fa il giornalista tedesco Udo Gumpel che anche nel campionato tedesco ci sono il 53% dei calciatori stranieri, ma la Germania è uno dei candidati a vincere il campionato mondiale in Russia. E già questo basterebbe a dimostrare che i troppi stranieri non sono la causa della sconfitta dell'Italia. Ma io ci aggiungo un altro dettaglio: cosa impedisce alle squadre italiane di creare infrastrutture per il calcio giovanile? Prendiamo il Barcellona o il Real Madrid: noi le conosciamo come grandi squadre di vertice, del calcio spagnolo ed europeo. Ma ciascuna di queste squadre ha vivai per giovani e giovanissimi, che seleziona i talenti migliori e li fa crescere fino a portarli in prima squadra, quando ne hanno le capacità. E non solo nel calcio, dato che ci sono squadre di basket, di pallamano, pallavolo, pallanuoto, ecc. 

Perchè un sistema del genere non viene adottato in Italia? Semplice: perchè non è facile. Bisogna investire soldi, scegliere gli allenatori giusti, avere pazienza nel non "bruciare" un possibile talento facendolo esordire ad un livello superiore senza adeguata preparazione, ecc. Insomma servono investimenti, capacità e programmazione. Che sono le stesse cose che servono per far crescere una azienda. Ma in Italia è una strada che non percorre nessuno. Le aziende sono per lo più di proprietà familiare, scelgono manager col sistema della cooptazione di una persona di fiducia del proprietario e la programmazione è di solito limitata all'anno in corso, nella migliore delle ipotesi. Lo stesso nelle squadre di calcio: non c'è programmazione, si comprano i giocatori che si possono comprare per far felici i tifosi (chi può compra anche il nome famoso) e si vogliono risultati subito. Perchè non c'è la volontà di investire sul giovane. Ci sono diversi casi dove un giovane viene venduto dalla società ad un'altra e poi riacquistato 3, 4, 6 anni dopo a prezzo molto maggiorato perchè magari nel frattempo il giocatore è "esploso" ed ha i titoli sui giornali. 

La seconda critica riguarda gli errori di Ventura allenatore. Ma qui ritorniamo a quello che ho detto prima: perchè Ventura è lì? Chi l'ha scelto? E perchè l'ha scelto? Di sicuro non è stata una scelta per il merito, dato che Ventura non ha un palmares di rilievo. Ma è stato considerato evidentemente affidabile ed è stato scelto per questo. Esattamente come nelle aziende italiane si scelgono i dirigenti in base all'affidabilità e non in base al curriculum. Così si ha sicurezza, ma poca professionalità e qualità manageriali vicine allo zero. E i risultati sono ovviamente pessimi, sia quando questo succede nelle aziende, sia quando questo succede nel calcio. Ma le aziende, spesso non possono fare diversamente. Sono troppe le aziende che hanno segreti illegali da nascondere: legami troppo stretti con qualche politico, evasione fiscale, dipendenti costretti ad accettare salari inferiori a quanto scritto nei contratti, ecc. Un manager potrebbe denunciare alle autorità simili illegalità; anche per questo si preferiscono persone affidabili. Insomma, bisogna essere sicuri che non parlino di quello che vedono. 

Poi ci sono le critiche a questo o quel giocatore. Critiche che però sono sempre rivolte ai giocatori delle altre squadre. Cioè uno juventino non criticherà mai Chiellini o Buffon; e se critica Bonucci lo fa solo adesso che è passato al Milan. E lo stesso vale per i tifosi delle altre squadre con ognuno dei giocatori. Il che è esattamente quello che accade anche in politica, dove ognuno è pronto a giustificare le malefatte del proprio partito mentre è il massimo accusatore degli esponenti degli altri partiti. E questo è semplicemente tifo. Come la gente fa il tifo nello stadio o da casa, così ci sono giornalisti e normali individui che fanno il tifo a favore di questo o quel partito. Potrei fare degli esempi, ma preferisco evitare: proprio per questa mentalità campanilistica, fare un esempio farevve schierare contro di me tutti coloro che sono dalla parte di chi nell'esempio ha un ruolo negativo. Ma in realtà questo problema riguarda quasi tutti gli italiani, indipendentemente dall'appartenenza politica. E' una mentalità diffusa che non si limita solo passando da un partito all'altro. 

In realtà, per risanare il calcio italiano serve poco; ma quel poco è impossibile. Servono proprietari e manager di qualità, che lavorino in maniera seria. Servono investimenti adeguati. Serve il tempo per sviluppare un progetto. In questo senso, è interessare guardare quello che succede nell'Nba, il campionato di basket statunitense. Vi giocano 30 squadre e non ci sono retrocessioni. E questo permette di pianificare il futuro. Vorrei fare un esempio concreto, con i Philadelphia 76ers. Approfittando del fatto che esiste una regola per cui chi gioca peggio in una stagione può alla stagione successiva avere la priorità nella scelta dei nuovi talenti da far entrare nel campionato (può sembrare strano, ma è così: viene stipulato una sorta di elenco delle squadre, per cui se un giocatore viene contattato da due squadre, può accettare solo ed esclusivamente il contratto dlela società che viene prima in quell'elenco), per alcuni anni ha giocato malissimo per poter avere giocatori giovani di talento. Una scelta che magari una parte dei tifosi può non aver gradito e che finora non ha dato risultati apprezzabili (quest'anno sembra essere partita bene con 7 vittorie e 6 sconfitte, ma il campionato è iniziato solo da un mese...), ma che ha consentito di costruire una squadra potenzialmente valida. 

E' chiaro che questo sistema non può essere trasportato in Italia: ci sono troppe squadre di calcio. Ed è chiaro quindi che va importato il principio, non il metodo utilizzato. Ma ci sono squadre in Italia che possano impostare un sistema simile? Che abbiano presidenti così lungimiranti? La risposta è no. Non ce ne sono nel calcio e non ce ne sono in Italia. E quindi si continuerà a comprare giocatori già completi e di età medio-alta (calcisticamente parlando). 

Un dettaglio. Sui giornali si legge che la volta precedente in cui non andammo ai mondiali fu nel 1958. Poi otto anni dopo ci fu l'eliminazione al primo turno dei mondiali da parte della Corea del Nord, col famoso gol di Pak Do Ik. In quel periodo, come oggi, ci fu una furiosa discussione nel nostro Paese sugli stranieri, discussione che terminò con un bando quasi totale per stranieri ed oriundi. Si dovettero aspettare gli anni '80 per riaprire le porte agli stranieri. Oggi si sta iniziando a fare la stessa discussione, ma con una differenza: è impossibile chiudere le frontiere. Il fatto di essere nella Ue ce lo impedisce. E quindi sarà una discussione sterile. E non c'è abbastanza buon senso nelle teste dei presidenti delle squadre di calcio (non a caso sono tutti imprenditori che guidano le squadre come guidano le loro aziende) per fare quello che dovrebbero, cioè creare un settore giovanile di alto livello. 

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di Antonio Rispoli
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