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Lettera al Direttore: una scuola malata


Lettera al Direttore: una scuola malata
15/10/2012, 13:51

Egregio Direttore,

riaperte  le  scuole  è  ricominciata  la campagna mediatica sui  Disturbi  Specifici dell'Apprendimento ,  i cosiddetti DSA, mentre nelle scuole sono arrivati i primi progetti  per l'aggiornamento gratuito  agli insegnanti su di essi,  da parte di associazioni che non sono pagate, ma che hanno un forte interesse a diffondere il Verbo dell'ADHD,  della Dislessia,  Disortografia, Disgrafia e Discalculia.

 Partecipi a questi corsi o conferenze e sembra tutto bello, ci sono questi specialisti che con voce suadente spiegano  che la Dislessia  è  "la difficoltà nella lettura, ossia una mancanza di correttezza e rapidità nel leggere"; la Disortografia  è " un'incapacità persistente di trasformare il linguaggio verbale in quello scritto usando correttamente la regole grammaticali"; la Disgrafia invece è  la  "difficoltà  di scrivere  in modo comprensibile al lettore non informato";  la  Discalculia :  "la difficoltà  nell'automatismo del calcolo e dell'elaborazione dei numeri".

Vengono fatti esempi divertenti  e soprattutto ti dicono  come riconoscerli  nei tuoi alunni per "aiutarli".

Ti dicono che è meglio fare diagnosi precoci per riconoscere la Dislessia QUANDO  I  BIMBI  VANNO  ALLA SCUOLA MATERNA ,  "per ridurre la difficoltà che  i dislessici  incontrano una volta  arrivati  alle elementari"  (Corriere della Sera  " Fin dall'asilo si capisce chi è a rischio" 24/09/2012).

Sostengono che la Dislessia è un disturbo  biologico di origine genetico,  causato  da un difetto di migrazione cellulare, che a questi ragazzi mancano le cellule che permettono  di leggere correttamente le lettere,  per poi affermare che  uno studente  viene diagnosticato dislessico quando,  misurando la velocità della lettura e la quantità di errori compiuti,  la sua performance  si discosta dalla  media.

 Se  la  causa di questi disturbi  è biologica,   perché  per individuarla  non  vengono   utilizzati esami strumentali  ( radiografia, risonanza magnetica  ecc.)  come la natura del disturbo richiederebbe? Perché  viene utilizzato uno  strumento statistico basato sugli  scostamenti dalla media, inadeguato a rilevare la fonte del problema?

 La statistica misura l'andamento di un fenomeno,  dice semplicemente che, ad esempio,  in una prova di dettato  fatta  su 100  alunni, 70 fanno 10 errori di ortografia,  5 ne fanno  6  e  25  ne fanno  20 .  Una prova di scrittura  nella quale  l'alunno  ha fatto 18 errori,  indica soltanto  che la sua  prestazione  è inferiore  a quella  della media dei suoi coetanei,  non  evidenzia  CHE E' AFFETTO DA  UNA  PATOLOGIA  CEREBRALE,  NON  MISURA   L'ASSENZA  DI   "CELLULE  DEPUTATE  ALLA  LETTURA" .

 Quanta validità scientifica possono avere diagnosi fatte in questo modo?

 Cosa pensereste dello specialista che vi dicesse che vostro figlio di  7 anni (perché è questa l'età a cui gli scolari vengono sottoposti  a test)  è affetto  da   una malattia  biologica alle ossa  di origine genetica,  senza  avergli mai fatto fare una radiografia, solo perché è lento nel correre, ha fatto cadere molti ostacoli nella  corsa  ad ostacoli,  non cammina come la media dei ragazzi della sua età e le sue prestazioni si  discostano  dalle prestazioni   medie  dei suoi coetanei ? 

Non solo,  ma vi dicesse anche che, data la natura della patologia,  dovete compensare questo disturbo facendolo camminare con le  stampelle,  non deve più saltare,  fare esercizi,  perché,  oltre a non servire a niente,  lo affatica  e  può causargli  delle frustrazioni ?

  Quale destino avrebbe vostro figlio?  Non ve lo ritrovereste  forse dopo qualche anno  depresso  e  complessato  in una  sedia a rotelle?

 Pensereste che ci sia qualcosa di tremendamente sbagliato!

 Eppure è stata fatta una legge, la legge 170/2010,  con lo scopo dichiarato di aiutare  gli alunni affetti da questi disturbi,  ma che di fatto  ne  ha  ratificato l'esistenza  dandogli valore legale.

Gli effetti di questa legge si stanno già  vedendo!  Infatti in questo nuovo anno scolastico mi sono ritrovata nelle classi prime superiori una media di 4/5 alunni per classe diagnosticati affetti da DSA.

 Alunni che, inizialmente, non sapendo che avevano ricevuto una diagnosi di DSA e vedendo che non scrivevano quando dettavo, invitavo loro a scrivere.  Qualcuno mi  guardava  con stupore,  poi capiva che non conoscevo il suo problema e si metteva a scrivere,  ma si perdeva , non seguiva il passo,  si vergognava,  lo vedevi timido e confuso, ti diceva che era rimasto indietro. Guardavo quanto aveva scritto, allora capivo:  scrittura a stampatello, errori di ortografia e di grammatica. Ti sembra  di avere  davanti  un alunno  di  prima o seconda elementare, ed in effetti  penso che la sua istruzione si sia fermata proprio lì, al giorno in cui gli hanno fatto la diagnosi di DSA . Sarà stato dispensato  dalla lettura e dalla scrittura, avrà  utilizzato il sintetizzatore vocale, il computer con il correttore ortografico, ecc .  Tutti i sistemi compensativi e dispensativi che la legge prevede  per questi casi e che noi dobbiamo ancora continuare ad utilizzare per la sua istruzione.

 

Questo è  l'aiuto così tanto sbandierato  che viene  dato a questi studenti e questi sono i risultati.

Poi pensi alla teoria della "causa  di origine  biologica, genetica"  e capisci  perché ad alcuni non gliene importa niente di scrivere, alla  prima difficoltà si fermano e  si mettono a fare disegnini:  è stato detto loro che non devono sforzarsi, che  non serve a niente esercitarsi, "perché di dislessia non si guarisce".

 

Questi alunni sono  tagliati fuori dall'istruzione,  li ritrovi in seconda superiore ancora più confusi di prima, alcuni nel frattempo hanno accumulato incomprensioni, frustrazioni, proteste, peggiorando  a tal punto che vengono loro diagnosticati altri disturbi:  ora sono  studenti  BES (bisognosi di un piano educativo speciale),  un modo elegante per  non  dire portatore  di handicap.

 

Da anni  sono stati  fatti notevoli sforzi per  diminuire la dispersione scolastica; ora qualcuno ha trovato un modo "scientifico" per crearla.

Dopo tre consigli di classe, dove non si è fatto altro che elencare il numero dei dislessici,  il tipo di disturbo dell'apprendimento di questo e quell'alunno, del ritardo mentale di uno e dell'iperattività dell'altro,  sono uscita dalla scuola dove lavoro, disgustata e preoccupata.  

Per la prima volta  ho avuto  la sensazione di vivere in una scuola malata,  dove i malati  però non sono gli alunni.

 

Per fortuna durante le lezioni in classe, grazie alla voglia di vivere, alla vivacità, all'allegria ed all'esuberanza degli studenti,  queste sensazioni negative ed angoscianti spariscono.

 

Prof.ssa   Margherita  Pellegrino

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di Redazione
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