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L'Europa va male, ma la colpa è dell'euro?


L'Europa va male, ma la colpa è dell'euro?
22/10/2012, 14:42

Sempre più spesso mi capita di leggere articoli, commenti o blog in cui si dice che, se le cose vanno male, questo dipende dal fatto che abbiamo l'euro. Mi capita addirittura di leggere post che imputano tutte le responsabilità a Romano Prodi. Ma è così?
Vediamo di ripercorrere la storia dell'euro. Fino al 1992 l'Italia era nel Sistema Monetario Europeo (detto anche Serpente Monetario) un sistema di cambi semifissi dove esisteva per ogni moneta una "parità centrale" rispetto alle altre monete ed una fascia di oscillazione del 2,5%. Per cui se una moneta europea doveva valerne 100 di un'altra, poteva oscillare tra il 97,5 e il 102,5. L'Italia, essendo una moneta più debole, aveva ottenuto una fascia di oscillazione più ampia, pari al 6%. A far restare le monete entro questi limiti, ci pensavano le Banche centrali europee, che acquistavano o vendevano le varie valute in modo da mantenere l'equilibrio. Poi nel 1992, approfittando di un periodo di crisi economica, ci fu un attacco finanziario sulle monete europee. La prima ad essere colpita fu l'Italia, per cui il valore della lira precipitò. La Banca d'Italia bruciò scioccamente quasi 90 mila miliardi di lire nel tentativo di sostenere la nostra moneta, dopo di che l'Italia si arrese e abbandonò lo SME. DOpo toccò alla dracma greca, poi alla peseta spagnola. A quel punto l'intero SME venne sciolto, e si pensò con che cosa sostituirlo. L'idea venne subito: una moneta unica valida per turtti i Paesi europei. Ma ci furonop immediatamente le varie resistenze. L'Inghilterra, che aveva e ha la moneta più antica del mondo, dichiarò che non ne avrebbe fatto mai a meno; la Germania disse che non avrebbe mai potuto accettare una moneta che non fosse forte almeno quanto il marco; la Francia che si sarebbe dovuto agire di comune accordo... insomma, ognuno tirava l'acqua al proprio mulino. 
Ma nonostante questo all'epoca c'erano politici di alto livello in Europa, come Kohl, Mitterand, Aznar, ed altri. Per cui si cercò di accontentare tutti senza svuotare la moneta di sostanza. Per questo vennero stilati i cosiddetti parametri di Maastricht (o meglio, i parametri contenuti nel Trattato di Maastricht) che determinavano se una nazione potesse o meno aderire alla moneta unica. Parametri rigidi e alquanto severi, ma che potevano essere temperati dall'accordo politico tra i vari Stati. Si concesse all'Inghilterra (e poi ai Paesi Scandinavi che lo chiesero, in omaggio alla loro tradizione di neutralità) di mantenere le rispettive monete, pur facendo parte dell'Unione Europea. A garantire della solidità della nuova moneta ci sarebbe stata la Bce, che avrebbe dovuto mantenere forte la moneta, controllando l'inflazione e con un sistema che la rende indipendente dalle pressioni dei governi nazionali. 
Non fu facile, in quel periodo di crisi, far passare tutte queste cose, ma i politici di allora erano sufficientemente lungimiranti da non pensare solo alle prossime elezioni e quindi si ottennero grandi risultati. Si arrivò così al 1996, che fu un anno cruciale: chi avrebbe fatto parte della nuova moneta? Francia, Germania, Olanda, Finlandia e Lussemburgo non avevano problema. Il Belgio aveva un debito pubblico superiore al 100% del Pil, ma era in riduzione e garantì che avrebbe continuato così. Restavano i Paesi "mediterranei: Portogallo, Spagna, Grecia e Italia. Il primo prese accordi garantendo che sarebbe rientrato nei limiti prima del 2001 e che stava varando misure appropriate; la Grecia lo stesso. In Italia invece si sviluppò il "partito dell'Europa a due velocità". Molti industriali non volevano l'euro, perchè questo avrebbe bloccato la possibilità di svalutare, che era l'unica carta che loro potevano giocare nei confronti dei mercati esteri, essendo incapaci di affrontare la concorrenza ad armi pari. L'idea lanciata ufficialmente era di lasciare che una parte dell'Europa partisse con l'euro, mentre l'Italia ci sarebbe entrata con calma, insieme a Portogallo, Grecia e Spagna. la cosa tentò anche l'allora Presidente del COnsiglio pro tempore, Romano Prodi, che decise di fare una visita (a settembre del 1996, cioè tre mesi prima che si decidesse tutto) a Spagna e Portogallo,per sondare il terreno. Visto che sia Portogallo che Spagna si mostrarono indisponibili, l'allora premier fece immediatamente modifiche alla finanziaria: non più una manovra di 32 mila miliardi di lire, ma di 64 mila, con l'imposizione della cosiddetta eurotassa (l'unica tyassa della storia italiana che è stata restituita, anche se solo al 60%). 
A questo punto restava un problema: quanto doveva valere in euro ciascuna delle monete europee? Ci furono molte discussioni, ma alla fine si decise di usare come riferimento l'Ecu (European Currency Unit), una moneta che esisteva solo contabilmente e il cui valore era determinato dal valore di ciascuna delle monete che ne facevano parte, attraverso un calcolo ponderato. Insomma, era una specie di media statistica come quelle che fa l'Istat quando calcola l'inflazione. Naturalmente ci furono delle eccezioni. Per esempio l'Italia, cui Francia e Germania volevano assegnare un rapporto di interscambio molto alto, molto superiore alle 2000 lire per euro. Era un modo per difendere la loro produzione artigianale da quella italiana. Fu grazie al "trio degli economisti" dell'allora governo Prodi (Prodi stesso, Ciampi e Visco) che si ottenne il cambio che la lira aveva rispetto all'Ecu, cioè le famose 1936,27 lire che poi abbiamo pagato. 
Intanto si procedeva all'allineamento dei tassi di interesse sul debito pubblico, cosa che ci agevolò tantissimo. Infatti all'inizio degli anni '90 i tassi di interesse erano sistematicamente sopra il 10%. Dopo il 1996 i tassi di interesse sui titoli italiani cominciarono a diminuire, in modo da ridurre gli interessi pagati. Il tutto agevolato anche da alcune manovre del governo che riacquistò i titoli più vecchi ed onerosi per sostituirli con titoli che pagavano interessi notevolmente inferiori. Così passammo dal pagare l'equivalente di 115 miliardi di euro all'anno nel 1996 e meno di 75 nel 2000, per poi arrivare nel 2003 a pagarne solo 69. Naturalòmente nel 2001 era andato al governo Berlusconi che cominciò ad aumentare le spese in maniera folle, aumentando il deficit e il debito pubblico e quindi anche la spesa per interessi. 
Questa è la parte storica della vicenda. Come si vede, non c'è alcun rapporto con le visioni fantastiche che si leggono su Internet o sui giornali, di un complotto contro gli italiani o i greci, e men che meno con l'idea di un piano elaborato a partire dal 1943 di un economista francese filonazista che prospettava una moneta unica per tutta l'Europa (perchè gli imbecilli che sostengono questa alternativa, dimenticano che nel 1943 tutta l'Europa era sotto il dominio nazista e che quindi, se così avessero continuato, ci sarebbe stata una moneta unica per forza). Il problema risiede purtroppo nei politici che sono venuti dopo: Berlusconi  in Italia, Sarkozy in Francia, Schroeder e la Merkel in Germania non erano politici all'altezza dei loro predecessori. I loro sguardi erano rivolti all'elezione locale successiva e quindi l'Europa è diventata una discarica, in cui buttare qualsiasi fallimento avuto in campo nazionale. QUalcosa non va bene? "E' colpa dell'Europa"; oppure "E' l'Europa che ha deciso". Naturalmente era tutto falso, era semplciemente l'incapacità di quei governi. Ma quale giornale ha avuto il coraggio di spiegarlo? Nessuno, tutti a leccare i piedi ai poteri economici e politici del proprio Paese. E così è mancata la seconda parte del progetto Europa: l'armonizzazione legislativa e politica. Perchè il progetto su cui ci si basava nella seconda metà degli anni '90 era quello di duplicare gli Stati Uniti: i Parlamenti nazionali sarebbero diventati Parlamenti federali, con ampia autonomia, ma non assoluta; mentre l'Europarlamento sarebbe diventato una sorta di Congresso Usa e la Commissioen Europea un governo degli Stati Uniti d'Europa. Ma l'ostruzionismo dell'Inghilterra e l'incapacità dei politici del resto d'Europa ha impedito questo secondo passo. Che poi è stato reso impossibile dall'entrata di 10 nazioni tutte insieme nel 2007. Ma anche questo era un calcolo politico nazionale di diversi Paesi: Romania e Bulgaria perchè erano mercati tedeschi; Malta e Cipro per tenere la situazione sotto controllo, ecc. ecc.
Insomma, la strada era stata tracciata giusta. Se poi l'autista è un imbecille e va fuori strada e vba a sbattere, la colpa non è di chi ha tracciato la strada. 

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di Antonio Rispoli
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