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L'eutanasia, ovvero il diritto di gestire la propria vita


L'eutanasia, ovvero il diritto di gestire la propria vita
30/09/2019, 15:48

La settimana scorsa la Corte Costituzionale ha decretato che il suicidio assistito non è un reato se ci sono tre condizioni: una malattia grave e incurabile che dia sofferenza, l'insostenibilità di questa sofferenza e la volontà dell'inidividuo di farla finita. La sentenza riguardava le accuse contro Marco Cappato, esponente del Partito Radicale che accompagnò in Svizzera DjFabo per farlo morire in pace. 

Tra le mille reazioni, ce ne sono alcune che voglio esaminare. La prima è quella del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha detto: "Non credo che nella sentenza ci sia un diritto a morire". Oh, sì che c'è, caro Conte. Nel momento in cui si sentenzia che chi aiuta un paziente terminale a morire non è colpevole, c'è un diritto a morire. Ma è un diritto compreso nel diritto di vivere. Dopo tutto, vivere e morire sono due lati della stessa medaglia: quando cessa il primo, si passa al secondo. Ed è un diritto mio, personale, non cedibile. Io decido se voglio vivere o no, io decido se ne vale la pena. Poi è chiaro che lo Stato può decidere: entrare nel novero dei Paesi civili regolando la questione con apposite leggi, come succede in Olanda, Australia, Belgio, Svizzera e molti altri Paesi; oppure fare come in Italia, dove lo Stato ha costretto un vecchietto di 94 anni, come il regista Mario Monicelli, a gettarsi dal quinto piano per farla finita. Con tutto ciò che ne segue nel caso il suicidio non riesca, dato che non sempre riesce se fatto con mezzi artigianali. 

Ed è sbagliata l'argomentazione di certi idioti: "Non si può fare perchè la vita è un dono di Dio". A parte che io sono libero di non credere in Dio e non vedo perchè mi devo piegare all'estremismo religioso di questi idioti. Ma ammesso che mi voglia piegare e sottomettere, se è un dono, io lo tratto da dono. Se mi regalano una penna, io la uso finchè mi serve e poi la butto. Se mi regalano una camicia, io la indosso finchè è utile, poi la butto. E alla stessa maniera la vita: io vivo finchè posso vivere con dignità; poi quando non ho più una dignità, io voglio ed esigo il diritto di buttare via quel regalo. Ed è meglio farlo in un ambiente sicuro: in ospedale possono darmi una overdose di sonniferi o di morfina che mi faccia scivolare lentamente nel sonno e poi nella morte. Il che è meglio del terrore di chi si lancia dal quinto piano di un edificio o di chi si punta una pistola alla tempia o di chi si butta sotto un treno. 

Perchè la questione è tutta qui: lo Stato ha l'obbligo di aiutarmi a non soffrire. Anche quando sono io a decidere gli ultimi istanti della mia vita. E non parliamo poi di quell'obbrobrio che esiste solo in Italia, quella dei medici che si rifiutano per "obiezione di coscienza". Un medico ha un obbligo, stabilito dal giuramento di Ippocrate, che si riassume nella frase "Primo, non nuocere". Quindi un medico ha l'obbligo di farmi morire, se questo è il mio desiderio. Altrimenti mi sta nuocendo e sta violando uil suo giuramento. Se l'Ordine dei Medici rispettasse il proprio codice deontologico, dovrebbe espellere dall'Ordine tutti i medici che si professano obiettori di coscienza per essere venuti meno al più basilare dei loro doveri: quello di aiutare il paziente. Ma è assurdo aspettarselo. 

E su questo punto vorrei esaminare un'altra reazione. Una campagna pubblicitaria, fatta a colpi di cartelloni pubblicitari, con frasi del tipo: "Maria ha 70 anni e ha un tumore. Potrà farsi uccidere. Se fosse tua nonna, cosa faresti? #NoEutanasia". A questi imbecilli vorrei far notare due cose. La prima è che lei non si farà uccidere, si suiciderà. E non è solo una parola di differenza, dato che non sono altri a volerla uccidere, è lei che eventualmente può decidere di farla finita. E se fosse mia nonna, poichè la amo e non voglio vederla consumata e sofferente, in un letto, a piangere dal dolore, la aiuterei. E ho esperienza personale in proposito, purtroppo. La gente che non l'ha vissuto direttamente non ha idea di che cosa significhi vedere una persona uccisa lentamente, giorno dopo giorno, ridotta ad un vegetale che non può muoversi, ma può pensare e può parlare. E che soffre sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista mentale. 

Voi pensate a Stefano Borgonovo, tanto per fare un esempio. Fino a 20 anni fa era un calciatore in serie A. Correva, calciava, faceva quel che voleva. Era una esplosione di vitalità e di energia. Poi è finito su una sedia a rotelle perchè affetto da sclerosi laterale amiotrofica, la SLA. A quel punto non era in grado di muoversi, aveva il pannolone, c'era bisogno di persone che gli iniettassero il cibo in vena, che gli cambiassero in pannolone, tutto. Credete veramente che sia stata una sofferenza per lui quando nel 2013 è morto? Secondo me per lui a quel punto la sofferenza era vivere in quella maniera, come se fosse imprigionato in catene, ma con la mente libera di muoversi. E solo la mente. Io vorrei vedere quante persone sopporterebbero di vivere in quella condizione. Secondo dovrebbero farlo: delle stanze appositamente predisposte, dove si viene bendati completamente tipo mummia, legati al letto, con la bocca tappata e solo gli occhi e il naso liberi. Minimo per 72 ore. Voglio proprio vedere quanti resisterebbero. Io no, lo dico sinceramente. 

Perchè poi alla fine è questa l'argomentazione principale di chi dice no all'eutanasia. Quella - che è stata ripetuta in questi giorni anche dalla Cei - che "lo Stato ti uccide", quella "dell'omicidio di Stato". No, non c'è nessun omicidio. Sono io che devo decidere se vivere o meno. Lo Stato deve solo fare due cose: primo, assicurarsi che sia un mio desiderio vero, non dovuto magari ad un episodio di depressione; secondo darmi gli strumenti perchè il decesso sia senza dolore e sofferenza. E' così difficile da capire? Non è il medico che mi uccide, sono io che voglio morire. Se io voglio cucinare e il mio vicino mi presta il frullatore che mi serve, è lui che ha cucinato? No, ho cucinato io. Lui mi ha solo prestato lo strumento che io non avevo. E con l'eutanasia è lo stesso: sono io che voglio morire, ma non posso crearmi dal nulla la overdose di morfina che mi farà morire senza dolore. In Svizzera è un privato che mi dà gli strumenti; qui è giusto, perchè più rispettoso della Costituzione, che sia lo Stato attraverso gli ospedali. 

In realtà, c'è un business dietro le sofferenze dei malati terminali. Un business che coinvolge molti mondi. Innanzitutto le cliniche private o le società private che assistono i malati terminali, che ovviamente guadagnano perchè questi pazienti richiedono poche cure e le somme ricevute sono elevate. Ma c'è anche il business della Chiesa. C'è chi chiede la messa in sostegno (ovviamente si paga); c'è chi va a fare il pellegrinaggio da Padre Pio, dalla Madonna di Loreto, a Lourdes, a Medjugore o in uno degli altri santuari a chiedere il miracolo. E chiaramente in ognuno di questi posti si paga, in una maniera o nell'altra (viaggio, alloggio, pranzo/cena, ecc.). E altre cose del genere. Perchè soffrire porta alla disperazione. E la disperazione porta a fare qualsiasi cosa. Io ho visto diverse persone, che in vita non amavano le cerimonie religiose, chiedere pellegrinaggi e aiuto a Dio, dopo qualche mese di sofferenza. Non li condanno, è nella natura umana: quando sei disperato, ti aggrappi a qualsiasi cosa. 

Ma lo Stato italiano è laico. Lo dice la Costituzione. E quindi deve comportarsi di conseguenza. E quindi rispettare il principio di tutti gli Stati laici: ciò che danneggia gli altri, va punito; tutto il resto va permesso, al massimo regolato con leggi. Anche il suicidio, se motivato da una malattia incurabile. Tutte le obiezioni che vengono raccontate sono solo menzogne oppure alterazioni della realtà, come ho spiegato prima. Una manipolazione continua che però non può e non deve influenzare il Parlamento. 

Una annotazione finale. Spesso si dice che i magistrati vogliono demolire il primato della politica. Ecco, questo era un caso dove doveva primeggiare la politica. La Corte Costituzionale un anno fa ha detto che il Parlamento doveva fare una legge sull'eutanasia. Dopo un anno l'argomento non è stato neanche affrontato. Anzi, in Commissione è stata discussa una Lega per cancellare la legge - approvata dal Pd nella scorsa legislatura - sul fine vita. Allora, visto che il Parlamento è rimasto a grattarsi gli ammennicoli, cosa doveva fare la Corte Costituzionale? Restare a guardare? Se il Parlamento rinuncia al primato della politica, perchè stupirsi se poi la magistratura supplisce alle gravissime carenze della inetta e incapace classe politica che abbiamo? 

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di Antonio Rispoli
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