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L'eutanasia: un obbligo dello Stato e un diritto dei cittadini


L'eutanasia: un obbligo dello Stato e un diritto dei cittadini
15/12/2012, 16:35

Ieri, nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, oltre a prendersela con i gay e con le donne che praticano l'aborto, il Papa è tornato sul discorso dell'eutanasia. Ovviamente presentando la sua teoria: l'eutanasia è un omicidio e quindi non bisogna discuterne. Teoria prevista anche dal nostro Codice Penale, che condanna al carcere colui che aiuta una persona che vuole morire. 
Eppure anche qui, basterebbe un minimo di buon senso. Prendiamo un esempio: il regista Mario Monicelli che, all'etàd i 90 anni, si è gettato di sotto, per non affrontare le rotture di scatole (chiamiamole così, in maniera soft) di continue cure palliative. Oppure Margherita Hack che, in una intervista al quotidiano Il Piccolo, ha dichiarato che dovrebbe operarsi al cuore ma che non lo farà, perchè non intende prolungare la sua vita di qualche anno vissuto male. Oltre a queste persone, ce ne sono migliaia nei Paesi occidentali che sono ammalate di malattie incurabili (Sclerosi laterale amiotrofica o Sla, tumori all'ultimo stadio, e così via). Per ora, la prassi ufficiale è che queste persone vengono imbottite di farmaci (ansiolitici, sedativi ed altro) e poi si lascia che deperiscano lentamente finchè non muoiono o finchè non viene pagato qualche medico che fa un "errore" nei farmaci per trasformare un sonno in una dolce morte. 
In questa situazione, che c'è di male a fissare dei parametri per una "morte di Stato"? E' anche molto più sicuro ed indolore che lanciarsi da un terrazzo o aspettare un infarto, che potrebbe anche non essere morale.  Dopo tutto, l'eutanasia fatta in ospedale è la cosa più pulita che ci sia: una prima dosa di anestetici, poi una di veleno ad effetto rapido (e con gli anestetici in corpo non si sente nulla) e il gioco è fatto. Chiaramente, non è una cosa da poter garantire a chiunque. Non si può permettere che una semplice depressione si trasformi  in suicidio. E quindi la persona in questione deve affrontare prima alcuni colloqui con uno psicanalista che esamini e capisca la ragione profonda di una scelta tanto drastica. 
Ci troviamo di fronte ad un preciso diritto, quindi, che dovrebbe essere riconosciuto ai cittadini. Un diritto a cui corrisponde qualche obbligo da parte dello Stato: la messa a disposizione del servizio e della consulenza psicologica. E soprattutto l'obbligo di rispettare la scelte dei songoli. Perchè è questo che caratterizza la legislazione in un Paese civile: ciò che danneggia il prossimo va vietato e sanzionato; ciò che danneggia se stessi va regolato a termini di legge. Se io faccio saltare in aria una abitazione che non è la mia, devo essere condannato; se decido di prendere una pasticca di cianuro, la cosa riguarda solo ed esclusivamente me e quindi lo Stato deve - e si sottolinea la parola "deve" - darmi i mezzi per poterlo fare. 

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di Antonio Rispoli
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