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"Limite dei due mandati", la favoletta politica dei giorni nostri


'Limite dei due mandati', la favoletta politica dei giorni nostri
17/10/2012, 14:38

Ha cominciato il Pd, dicendo che non ci potevano essere parlamentari "con più di tre mandati", salvo eccezioni. E poi si è visto che le eccezioni erano tutta la classe dirigente del partito. Adesso è la bandiera del Movimento 5 Stelle, "non più di due mandati", qualunque sia la carica. Ma serve a qualcosa? 
Beh, nel Movimento 5 Stelle serve, anzi è essenziale. In questa maniera non si crea alcuna classe dirigente nel partito. C'è Beppe Grillo, una marea di volenterosi che rischiano in prima persona e basta. Chiunque segua un minimo la politica può dire almeno due nomi di politici espressi da qualsiasi partito prenda più del 5%. Ma quanti sono in grado di dirne due del Movimento 5 Stelle? Certo, magari ci si ricorda di Favia, perchè è uscito sui giornali per il fuorionda fatto vedere da La7, in cui spiegava cosa c'era alle spalle di Beppe Grillo. E magari di Pizzarotti, che è sindaco di Parma. E ci sarà anche qualcuno in grado di dire qualche candidato del Movimento 5 Stelle del proprio comune o della propria regione. Ma sono nomi che non rimangono a lungo nella mente. Gli unici nomi che restano sono quelli di Beppe Grillo e del Movimento, basta. Il che è uno dei principi della dittatura: c'è il capo e basta. Nel Pdl o in Forza italia Berlusconi non c'è riuscito, dato che ha avuto bisogno dei vari Cicchitto, Scajola, Dell'Utri, ecc. 
Ma negli altri partiti non è essenziale, tanto l'esperienza dimostra che mettere un delfino al posto di uno della vecchia guardia non migliora l'onestà e la correttezza del partito stesso. D'altronde, non bisogna dimenticare che queste regole non servono a niente. Infatti, immaginiamo di avere un moderno Pertini o un moderno Enrico Berlinguer. Siamo sicuri che con due mandati o tre riuscirebbero ad esprimere in pieno il loro potenziale? Il problema è alla base: la scelta della classe dirigente. In teoria dovrebbe essere a carico dei cittadini attraverso il voto. Ma è solo teoria. La realtà in Italia è che i politici, quando non vengono scelti dalla dirigenza, vengono scelti dagli elettori nelle maniere più balorde. Sono pochissimi quelli che scelgono la qualità dell'individuo. Molti scelgono in base alla bandiera di partito, perchè è lo stesso che votano i genitori o i nonni; altri scelgono in odio a qualcuno o a qualche ideologia vera o presunta; altri semplicmente il primo simbolo in alto a sinistra. Ma è solo una ristretta percentuale di persone che vota scegliendo la qualità dell'individuo, cioè che dice: "Io questa persona la conosco, so che è affidabile/onesta (o quel che si vuole) ed è per questo che la voto. Se a questo aggiungiamo che, data la sempre maggiore povertà presente in Italia, aumentano coloro che votano perchè ricevono 20 o 50 euro se scelgono Tizio o Caio, capiamo come un rinnovamento serio della classe politica in Italia è impossibile. Ma è impossibile per colpa degli italiani, non per colpa dei politici. In fondo loro sono e restano semplicemente espressione della volontà popolare, anche quando sono ladri e delinquenti (vedi gli oltre 100 inquisiti, indagati, processati e condannati che sono in Parlamento). ANche col Porcellum è possibile agire per "punire" i partiti che presentano candidature indegne. Basta votare altri partiti che presentano candidati migliori. Invece no. Gli italiani, al massimo, "protestano" non andando a votare. Inquesto agevolati dalla Rete, dove circolano bufale pazzesche. La più comune è quella che consiglia di andare regolarmente davanti al presidente del seggio, farsi dare la scheda e, senza prenderla, dire che si rifiuta la scheda stessa e chiedendo che questo venga messo a verbale. Per carità, la procedura è assolutamente regolare. Ma l'unico effetto è avere un'altra scheda bianca (esattamente come se uno prende la scheda, va in cabina e la riconsegna senza scrievre nulla) con scritto a verbale che uno fa scheda bianca. La qual cosa sarà interessantissima (è sarcastico, ovviamente) per il presidente del seggio, per i quattro scrutinatori e per gli eventuali altri presenti, ma a livello del voto non cambia nulla. 
Al limite, se proprio si vuole non andare a votare, che sia qualcosa di organizzato. Se si riesce ad organizzare l'astensione e a coinvolgere più della metà della popolazione si darebbe un segnale. Si creerebbe nei partiti la voglia di "mettere le mani" su 20 o 30 milioni di voti, e questo forse li farebbe scendere a più miti consigli. Ma anche questa è una soluzione che ha vita breve, a meno che gli italiani poi non siano assolutamente concordi nel chiedere a tutti i partiti onestà e trasparenza. Ma la mia esperienza mi lascia pensare che gli italiani siano ben lontani da cotanta coerenza. 

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di Antonio Rispoli
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