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L'incostituzionalità della Corte Costituzionale


L'incostituzionalità della Corte Costituzionale
16/01/2013, 15:33

Ieri sono state depositate le motivazioni che hanno spinto la Corte Costituzionale a decidere sul contrasto tra il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e i Pm di Palermo, a proposito di alcune telefonate (quattro per l'esattezza) che Napolitano ha fatto sul telefono di Nicola Mancino. Telefonate che sono state intercettate in quanto il telefono di Mancino era sotto controllo, nell'ambito delle indagini sulle trattative del 1992 tra Stato e mafia. In quelle telefonate non si sa cosa sia stato detto, ma, valutando le telefonate intercettate a Luigi D'Ambrosio, braccio destro di Napolitano, si può immaginare che abbiano parlato di come intendesse agire per assecondare i desiderata di Mancino, che voleva che le indagini fossero bloccate. Naturalmente è una deduzione, che non può essere confermata nè smentita. 
Perchè il succo della sentenza è questo: le telefonate di Napolitano avrebbero dovuto essere subito distrutte, in quanto il presidente - dice la Corte Costituzionale - gode di una tutela rafforzata, rispetto agli altri. Ora, soffermiamoci su questi concetti. Il primo è che la Consulta dice che i Pubblici Ministeri, per tutelare il Presidente della Repubblica, dovevano commettere un reato. Infatti, se esiste una procedura specifica per la distruzione delle intercettazioni, è proprio per garantire tutti: l'imputato, i magistrati e i difensori. Ed è una procedura semplicissima: i Pm e gli avvocati vengono convocati davanti al Gip, dove i primi spiegano qual è il contenuto delle intercettazioni e la loro intenzione di distruggerle. Se nessuno ha obiezioni, il Gip ordina di procedere. In questa maniera gli avvocati sanno il contenuto di quelle intercettazioni e non corrono il rischio di vedersi tolte prove a favore dei propri assistiti; i Pm eliminano le intercettazioni inutili; e tutto procede secondo le regole. 
Invece secondo la Corte Costituzionale così non va bene:  le intercettazioni andavano distrutte senza neanche essere ascoltate e senza alcuna valutazione del Pm sull'utilità o meno del loro contenuto. Ma questo è un reato, dato che ci possono essere delle prove in quelle telefonate. A favore dell'imputato o dell'accusa, ma possono esserci. E invece nulla. 
Ma soprattutto, di quale tutela rafforzata parla la Consulta? Nella Costituzione non ce n'è traccia; nei lavori preparatori del 1946-48 nemmeno. Le uniche tutele previste sono l'insindacabilità assoluta delle decisioni del Presidente (tranne i casi di attentato alla Costituzione e di alto tradimento) per quello che fa nell'ambito dell'esercizio delle sue funzioni. Ma con Mancino agiva nell'esercizio delle sue funzioni? Cioè concordare con un indagato il come fermare l'attività investigativa dei magistrati è l'esercizio delle funzioni del Presidente della Repubblica Italiana? Purtroppo nelle motivazioni non si scende in questi particolari, che pure sarebbero interessanti da conoscere. 
In realtà con questa sentenza i giudici hanno fatto una cosa che non compete loro: hanno riscritto un pezzo di Costituzione. E c'è da notare che sono gli stessi giudici che pochi mesi fa, di fronte ad un ricorso che chiedeva di dichiarare incostituzionale la legge sul matrimonio civile nella parte in cui proibisce il matrimonio gay, diceva che non poteva riscrivere le norme costituzionali e rigettava il ricorso. 
In realtà, i fatti hanno dato ragione a Gustavo Zagrebelski, ex Presidente della Corte Costituzionale ed uno dei più noti costituzionalisti italiani. Quando iniziò questa vicenda, scrisse un editoriale su Repubblica nel quale diceva che la Consulta non avrebbe non potuto dare ragione a Napolitano. Non perchè il suo ricorso avesse un fondamento legislativo, ma semplicemente per un motivo politico: un conflitto tra il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale sarebbe istituzionalmente devastante. In quell'articolo Zagrebelski faceva presente che per evitare tutto questo, i 15 giudici avrebbero fatto l'impossibile per dare ragione a Napolitano. E l'hanno fatto: hanno preferito rimetterci la loro reputazione di costituzionalisti, scrivendo un mucchio di baggianate nella sentenza, piuttosto che creare il conflitto. Perchè la sentenza giusta sarebbe stata dare ragione ai Pm; così come l'unico comportamento corretto di Napolitano sarebbe stato dire ai Pm che, utili o no alle indagini, queklle telefonate fossero rese pubbliche. Dopo tutto, se il contenuto è innocuo, perchè non rivelarle? Ma è chiaro che concetti come quello di "verità" e di "trasparenza" sono lontani anni luce da chi negli ultimi sette anni ha approvato ogni sorta di legge poi dichiarata incostituzionale e ha addirittura firmato nel giro di due ore un decreto legge in materia di elezioni, una cosa espressamente proibita dalla Costituzione. 

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di Antonio Rispoli
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