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"L'Islanda ha vinto, non paga i propri debiti". Ancora bufale sul web


'L'Islanda ha vinto, non paga i propri debiti'. Ancora bufale sul web
29/01/2013, 13:31

Purtroppo più passa il tempo e più Facebook si sta trasformando: da informazione alternativa a quella ufficiale ad immondezzaio dove trovare una notizia vera è più difficile che trovare un lingotto d'oro in una discarica. 
Uno degli ultimi esempi riguarda l'Islanda. Già da tempo cicola la favola che l'Islanda ha risolto i propri problemi dovuti alla crisi rifiutandosi di pagare i propri debiti. Una notizia palesemente falsa: l'Islanda ha dovuto chiedere un prestito di 1,7 miliardi di dollari al Fondo Monetario Internazionale e lo sta ripagando senza problemi. Insieme a questa, un'altra notizia: che sia stato fatto un referendum per decidere di uscire dall'euro (o, a seconda della versione, per decidere di non pagare i debiti del Paese). E su questa ci torniamo tra poco. 
Da alcuni giorni, ne circola un'altra: un Tribunale internazionale ha dato ragione all'Islanda, che ha fatto bene a non pagare i propri debiti con gli altri Stati. E sicuramente altre cose del genere verranno inventate in futuro. Ma la realtà è completamente diversa. Infatti i debiti di cui si parla non sono il debito nazionale o i debiti fatti dal governo con qualcuno. Si tratta dei debiti di una banca privata, una delle più grandi dell'isola, che, ai tempi dei derivati, si è rovinata con speculazioni azzardate. Per far fronte alla sua situazione debitoria, ha fatto ingenti debiti con banche inglesi e francesi, sprecando però quei soldi in ulteriori speculazioni. QUando si è arriuvato al dunque, le banche inglesi hanno bussato alle porte del governo islandese, il quale se ne è lavato le mani. E, quando la banca ha chiesto aiuto ai soldi pubblici, sono stati fatti i referendum (due a distanza di 6 mesi, ma praticamente con la stessa domanda), che hanno stabilito che la maggioranza degli islandesi non era d'accordo nel salvare la banca. QUindi questa è fallita e i suoi dirigenti sono stati portati davanti ad un Tribunale per rispondere della bancarotta. E la sentenza dice esattamente questo: l'Islanda non era tenuta ad usare i soldi pubblici per salvare la banca. Quindi ha fatto bene a farla fallire.
Insomma, una cosa normalissima che però, stravolta come è sul web, viene raccontata addirittura come una rivolta dell'Islanda contro la Bce e il Fondo Monetario Internazionale. In realtà - con tutto il rispetto per gli islandesi - si tratta di un Paese con un Pil praticamente insignificante e circa 300 mila abitanti. Rispetto ai 400 milioni di abitanti dell'Europa non conta nulla. Quindi può anche ribellarsi, sarebbe una ribellione del silenzio. Ma poi ribellarsi a cosa se, come ho detto, sta regolarmente ripagando il suo debito? 
Purtroppo il problema grave resta il fatto che, come ho detto all'inizio, è sempre più difficile leggere qualche notizia seria in Internet. Ormai la gente legge due articoletti sgrammaticati e si sente esperta di qualsiasi materia: economia, guerra, storia, biologia, ecc. Si condividono senza ritegno i link più cretini e assurdi e soprattutto li si difendono come se si trattasse di oro colato, proveniente da una fonte assolutamente certificata. Manca assolutamente quell'indispensabile senso critico che porti a dire: "Ma questo può essere vero?". Nulla del genere. 
Ricordo una intervista fatta al grande giornalista Indro Montanelli, quando a metà degli anni '90 era opinionista per La7. Ad un certo punto disse: "Io vorrei fare un giornale, dove mando un giornalista di Forza Italia ad intervistare Prodi o D'ALema e un giornalista dei Ds ad intervistare Berlusconi. Sarebbe il miglior giornale d'Italia, ma non lo leggerebbe nessuno". Quella intervista mi rimase impressa perchè sul momento mi dette l'impressione che la lucidità di Mointanelli fosse andata a farsi benedire. Come si fa a fare "il miglior giornale" senza che la gente sia interessata? Col tempo poi ho capito: tranne una percentuale irrisoria di persone, tutti gli altri non scelgono un giornale o un TG in base alla qualità di ciò che è scritto o alla bravura dei giornalisti. Semplicemente si cerca quel giornale o quel TG che dia ragione ai propri pregiudizi e alle proprie idee. Io posso fare il miglior scoop della storia, ma chi è ideologicamente contrario negherà la veridicità di ciò che ho fatto. E' così che su Internet sono fiorite teorie fantasiose, come quelle che vogliono la causa della crisi da ricercarsi nel signoraggio e/o nel fatto che ad emettere le banconote è un organismo come la Bce; o quelle sull'esistenza di un complotto mondiale teso a creare un Nuovo Ordine Mondiale. E così via. 
E guai a provare a spiegare a queste persone che stanno sbagliando, che i dati concreti dicono il contrario. In questi casi, il minimo che capita è essere insultati, indicati come "servo delle banche" e peggio. Non c'è alcuna possibilità di dialogo, insomma, o di spiegarsi. L'abbondanza di informazioni reperibili sulla Rete, senza un filtro critico e razionale per separare il grano dal loglio (o, se si preferisce, il letame dalla cioccolata) non ha fatto altro che creare una marea di estremisti, cioè di persone che non riescono a vedere oltre il muro delle proprie ideologie. 

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di Antonio Rispoli
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