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L'italiano ucciso in Siria, un mercenario che è andato a morire


L'italiano ucciso in Siria, un mercenario che è andato a morire
18/06/2013, 14:58

La notiziona del Giornale oggi è quella di Giuliano Ibrahim Delnevo, 20enne genovese, che è morto in Siria combattendo contro l'esercito regolare siriano. 
In realtà Giuliano è solo uno dei tanti che è andato in Siria per tentare di distruggere il Paese. Finora, secondo fonti siriane, sono ben 60 mila i mercenari catturati o uccisi dall'esercito regolare. Ovviamente quasi nessuno è nato in Siria. C'è quella che potremmmo definire la "sezione locale" di Al Qaeda (che qui si chiama Jabhat al Nusra), che raduna fondamentalisti islamici provenienti da varie nazioni; ed è con loro che Giuliano combatteva. Poi ci sono gruppi provenienti da vari Paesi o regioni: Libia, Arabia Saudita, Cecenia, diversi Paesi del Centro-Africa... insomma c'è solo l'imbarazzo della scelta. E questo è quello che viene definito sui giornali e in Tv "esercito di liberazione siriano", oppure "esercito dei ribelli" o in maniera simile. E' chiaro che se nell'esercito non ci sono siriani, è difficile pensare che vogliano liberare chicchessia o che si vogliano ribellare. 
In realtà la Siria è un obiettivo ovvio, nella geopolitica del Medioriente. Per capirlo, bisogna guardare la cartina. Confina con due Paesi che, per diversi motivi, la vogliono smembrare. Infatti la Turchia vuole aumentare la propria influenza sul Libano da sempre; ma negli ultimi anni, data la svolta verso l'estremismo religioso imposta da Erdogan, avere un vicino sostanzialmente laico come la Siria di Assad genera frizioni. Contemporaneamente, c'è il problema di Israele: avendo conquistato nel 1967 le alture del Golan, che formano il confine con la Siria, ha una posizione dominante, nel caso volesse sferrare un attacco lampo, come quello del 1967 nella Guerra dei Sei Giorni o quello lanciato in Libano nel 2006. E' chiaro che di fronte ad un bel massacro nei pressi della capitale siriana, l'esercito tornerebbe a difesa del suo centro e l'esercito israeliano ("in nome della sicurezza nazionale", come sempre avviene quando c'è da giustificare una violazione dei trattati internazionali) potrebbe attaccare e conquistare qualche migliaio di chilometri quadrati di terreno da da re ai coloni, sempre alla ricerca di nuove terre da invadere. A questo aggiungiamo che avere una Siria non sottocontrollo rende problematico agli Usa la possibilità di attaccare l'Iran. Infatti, uno dei punti di partenza per l'attacco all'Iran è l'Iraq. Ma la zona di Iraq che confina con l'Iran ha alle spalle la Siria. Quindi, se l'Iran chiedesse alla Siria di intervenire, quest'ultima potrebbe lanciare attacchi di commando e distruggere la fonte di approvvigionamento di tutte le truppe entrate in Iran da Occidente. La mossa non sarebbe risolutiva, ma bloccherebbe l'attacco statunitense per parecchio tempo. E comunque, in generale, un esercito non va da nessuna parte se teme di essere attaccato alle spalle. Come si vede, ci sono numerosi interessi in ballo. E questo spiega perchè Usa ed Israele stanno armando l'esercito di mercenari; e spiega perchè la Turchia ha offerto il proprio spazio per creare le basi dove questo esercito si addestra. Il fatto che il Qatar e l'Arabia Saudita finanzino il tutto poi ha motivazioni religiose, lo scontro tra le diverse correnti interne all'Islam. Oltre naturalmente al fatto che, così facendo, dimostrano agli Usa quanto sono loro amici. 
Ma di tutto questo non si trova alcuna traccia nei giornali o in Tv. Mentre invece si dà risalto all'episodio dell'italiano morto. Ma attenzione, guai a chiamarlo "mercenario", è un volontario. Così come Quattrocchi e gli altri tre italiani rapiti in Iraq (poi il primo venne ucciso e gli altri liberati) non vennero mai chiamati "mercenari", cioè quello che erano. Vennero chiamati "bodyguard", "buttafuori" e termini simili, ma erano dipendenti di una società di contractors e quindi mercenari e basta. 

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di Antonio Rispoli
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