Editoriali / L'opinione

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Il tributo di Napoli all’ordine di San Giorgio

Lo scandalo Ior: intreccio tra poteri forti

Berlusconi, Sepe e Caldoro tra i “crociati”

Lo scandalo Ior: intreccio tra poteri forti
29/06/2013, 13:48

NAPOLI – Sembra un nuovo capitolo uscito dalla saga di Dan Brown, ma più che parlare di codice Da Vinci con infiltrazioni dell’Opus Dei, stavolta ci troviamo di fronte ad una vera e propria casta di faccendieri in “tonaca e gessato”, che affondano le radici niente poco di meno che  nell’Ordine costantiniano di San Giorgio, il cui gran maestro è attualmente l’ultimo erede della dinastia Borbone. Torna alla ribalta lo scandalo dello IOR e torna proprio quando è lo stesso pontefice a puntare il dito contro lo strapotere di quelle che lui chiama “lobby gay” in Vaticano. La Campania concede il suo buon contributo di nomi e ruoli all’interno delle losche vicende legate alla banca vaticana. E’ di ieri la notizia dell’arresto di monsignor Nunzio Scarano, numero uno della contabilità della Sede Apostolica ed ex funzionario della Deutsch Bank, mentre contemporaneamente vengono a galla i nomi sotto l’egida della croce costantiniana: tra i nomi quelli di Silvio Berlusconi, il governatore campano Stefano Caldoro e l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, ex capo della Propaganda Fide, la congregazione vaticana proprietaria di un immenso patrimonio immobiliare, già indagata per altri fatti. In un momento di forti tensioni sociali dovute al collasso dell’economia, queste circostanze contribuiscono a gettare sconcerto in considerazione anche  di migliaia di famiglie che non riescono a mettere il piatto a tavola. E se la missione dell’ordine di San Giorgio era originariamente quella della difesa della Chiesa apostolica , la beneficenza e l’assistenza ai malati, per quello che ne sappiamo si è tramutata in un ‘magna magna’ generale sotto l’egida della Croce oltre che degli uomini che quella croce rappresentano. E mentre  papa Francesco sottolinea  che “San Pietro non aveva il conto in Banca”, all’ombra del ‘cupolone’ si compra e si vende di tutto. Una vera e propria camorra che tra tonaca e gessato individua e gestisce immensi tesori come una liquidità fuori dall’immaginario collettivo. Viviamo in un mondo di ladri e di eroi, canticchiava Venditti,  il problema è che in questa Italia spaccata in due dall’eterna questione meridionale e decelebralizzata da un rosario che non scorrono nemmeno più i preti, ancora non abbiamo capito chi sono i ladri e chi sono gli eroi.

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di Girolamo Savonarola
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