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Lo stupro in Circumvesuviana: tante polemiche sulle scarcerazioni. Ma sbagliate


Lo stupro in Circumvesuviana: tante polemiche sulle scarcerazioni. Ma sbagliate
01/04/2019, 15:54

Qualche settimana fa, c'è stato un episodio odioso: tre ragazzi hanno stuprato una ragazza all'interno della stazione della Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano, in provincia di Napoli. I tre colpevoli, grazie alla denuncia della vittima, sono stati subito individuati e arrestati, Ma dopo pochi giorni due di loro sono stati messi in libertà; ed è facile che lo stesso succeda al terzo tra qualche giorno. Il tutto con un inevitabile corredo di polemiche, proteste contro i magistrati e così via. Ma che cosa significa quello che è successo? 

Innanzitutto, precisiamo una cosa: in questo editoriale parlerò della situazione dal punto di vista legale, mettendo da parte il lato umano. Non perchè non meriti attenzione, ovviamente. Perchè anche io, come molti, dal lato umano sono dell'idea che non esiste pena adeguata per certe persone. Lo stupro non viene definito "omicidio dell'anima" a caso. Non è solo l'aggressione o il dolore fisico; la vittima resta sempre segnata nell'animo. Per tutta la vita. E questo significa avere paura delle persone o di certi luoghi, significa lasciare la propria casa, significa cambiare le proprie abitudini. E talvolta significa anche che cambia il proprio carattere, perchè diminuisce l'autostima per se stessi. Insomma le conseguenze dello stupro vanno molto al di là della semplice aggressione. E come tale la pena dovrebbe andare molto al di là della galera. Ma qui si aprirebbero altre discussioni di altro tipo. Senza fine. Per cui limitiamoci ai dati e alla legge. 

E la prima cosa da chiarire è questa: l'arresto di una persona subito dopo aver commesso un reato non è mai legato alla colpevolezza o meno della persona. In questa fase, noi abbiamo solo indizi e testimonianze, ma tutto va valutato in un processo che non si è tenuto ancora. E del resto la Costituzione è chiara: tutti sono innocenti fino a sentenza passata in giudicato. E non si può mettere in galera un innocente, vi pare? Ma c'è una eccezione, anzi tre. E sono i tre casi in cui scatta la custodia cautelare in carcere: pericolo di fuga, pericolo di inquinamento delle prove, pericolo di ripetere il reato. Ma negli ultimi anni sono stati aggiunti una serie di paletti supplementari. Per esempio, non basta un pericolo generico, ma serve un pericolo concreto e immediato. Per intenderci, non basta che una persona che ha commesso un reato abbia i soldi e il pasaporto per poter andare in un Paese senza estradizione, per poter dire che c'è un pericolo di fuga. C'è bisogno di beccarlo all'aeroporto con la valigia in mano e il biglietto aereo. O giù di lì. 

Nel caso delle tre persone accusate di stupro, l'arresto è stato deciso per il pericolo di ripetere il reato. Cioè si è pensato che nell'immediatezza, potessero approfittare della vulnerabilità della vittima per violentarla ancora. Ma c'è un'altra cosa da considerare: la legge prevede che la misura cautelare scelta deve essere "con la minore afflittività possibile". Cioè Se si possono dare gli arresti domiciliari, anzichè quelli in carcere, bisogna scegliere gli arresti domiciliari. E se si può scegliere di dare solo l'obbligo di firma (cioè il dovere dell'imputato di firmare un apposito registro presso i Carabinieri o la Polizia) anzichè gli arresti, si deve scegliere l'obbligo di firma. Nel caso specifico, il Tribunale del Riesame ha deciso che la detenzione in carcere era troppo afflittiva rispetto alla situazione. Ora, sia ben chiaro: io non ho il fascicolo del giudice, quindi non sono in grado di dire se la scelta sia stata appropriata o meno. Ma dal punto di vista legale, ci sono motivazioni teoricamente valide per quella scelta. 

Naturalmente, la vittima non è tenuta a sapere tutto questo. E non mi sneto di condannarla per lo sfogo che ha espresso in una lettera aperta pubblicata da alcuni giornali. Per quel niente che vale, ha la mia solidarietà dal punto di vista umano.. Ma il giudice non può tenere presente il lato umano. Può sembrare brutto dirlo, ma è così. Il giudice deve esaminare solo il lato legale della vicenda, estraniandosi da tutto il resto. Negli Stati Uniti, a giurisprudenza insegnano a fare il "vuoto morale", cioè ad agire in termini legali senza farsi condizionare dalle proprie idee sulla moralità. E questo vale sia per i giudici, sia per i procuratori, sia per gli avvocati. Perchè se non si facesse così, chi accetterebbe mai di difendere uno stupratore, un pedofilo o un boss mafioso? Oppure, magari il giudice si trova di fronte come imputato uno condanato per stupro e decide di condannarlo prima di esaminare le prove, e verificare se è colpevole o meno del nuovo reato di cui è accusato. 

C'è una conseguenza su quello che ho detto. Cioè che la decisione di scarcerare i due arrestati per lo stupro in Circumvesuviana (e lo stesso vale per il terzo, se verrà liberato come è probabile) non ha nulla a che vedere con la colpevolezza. Cioè non si pensi che il fatto che quelli siano liberi significhi che sono innocenti o che il giudice pensa che lo siano. Quello è un qualcosa che verrà deciso al termine del processo. Adesso, come ho specificato prima, si è deciso solo quali misure adottare per evitare che scappino, che inquinino le prove (cioè nel caso specifico che contattassero la ragazza per costringerla a cambiare la sua testimonianza; cosa che comunque sarebbe poco utile per le altre prove raccolte, come l'esame medico fatto nell'immediatezza) o che commettano un altro stupro. E i giudici hanno deciso che non è necessario tenerli dietro le sbarre per evitare questo. In ogni caso, c'è anche da dire una cosa: ammesso che i giudici avessero deciso di tenerli in galera, comunque non li potevano tenere più di sei mesi. E tra sei mesi il processo non sarà neanche iniziato. Quindi, cosa cambiano sei mesi in più o in meno? 

Il problema vero è il giudice del processo. Purtroppo negli ultimi tempi abbiamo letto di sentenze per certi versi assurde. Per esempio quella che ha dichiarato non attendibile una donna che aveva denunciato per stupro due persone perchè lei era bruttina, dall'aspetto mascolino. Oppure quella dove due ragazzi che hanno stuprato una turista americana sono stati condannati solo a 2 anni di reclusione (mai scontati perchè hanno ottenuto l'affidamento ai servizi sociali). Ecco, se il giudice dovesse prendere questa strada, cioè di una sentenza eccessivamente "morbida" oppure non basata sulle prove, allora sì che sarebbe una sentenza sbagliata ed ogni critica sarebbe giustificata. Ma per il momento sulle prove si sa ben poco. 

Per esempio, gli avvocati difensori degli accusati hanno subito usato la solita (e antica) scusa del rapporto sessuale consenziente. Affermano che le videocamere di sorveglianza mostrano anche la ragazza che dà un bacio ad uno di loro. Dall'altra parte, l'avvocato della vittima sostiene che la ragazza non sarebbe mai entrata di sua volontà nell'ascensore dove si sarebbe consumata la violenza perchè soffre di claustrofobia. Ora, come possiamo noi stabilire chi ha ragione? Non eravamo presenti, non sappiamo i dettagli. Bisogna aspettare che venga discusso tutto in Tribunale e che un giudice valuti e decida cosa fare. E soprattutto bisogna vedere quale sarà il capo di imputazione. Per esempio c'è differenza tra una accusa di stupro e una accusa di stupro di gruppo: nel secondo caso la pena è più alta. Potrebbe esserci altre contestazioni, che farebbero salire la pena. Tutte cose che attualmente non sappiamo. Come ho detto, mi auguro che il giudice non abbia la mano leggera: questo reato non va trattato con comprensione, secondo me. Mai. 

Il problema di base è che la gente critica senza conoscere. Per carità, è sempre stato fatto. Ricordo le vaccate che si dicevano in classe al liceo su qualche fatto di cronaca particolarmente eclatante che accadeva. Ma quello che una volta era limitato ad una classe di liceo oppure ad una chiacchierata al bar tra colleghi, oggi grazie ai social network è diventato un qualcosa di nazionale. Con il risultato che la gente non si informa, non pensa, non fa niente. Va sui social è parte in quarta. C'è un esempio molto evidente, che mi sovviene. Non so quanti ricordano l'omicidio di Novi Ligure, che risale al 2001, quando Erika De Nardo, aiutata dal fidanzato Mauro Favaro uccisero la madre di lei e il fratellino. Nei primi giorni, la ragazza disse che erano stati due albanesi (all'epoca andavano di moda gli albanesi a cui dare la colpa di ogni reato; oggi sono gli africani) a compiere il duplice delitto. E ricordo che all'università se ne parlava, con la gente che sparava a zero: "Li dobbiamo uccidere tutti, sono tutti criminali", ecc. ecc. Poi si scoprì chi erano i veri colpevoli e tutto si zittì. Poi, nel 2010 venne uccisa Yara Gambirasio, una ragazza in provincia di Bergamo di 13 anni. Inizialmente vennero accusati un tunisino e un algerino (il tunisino venne anche arrestato) ma poi vennero liberati. Le indagini successive poi si diressero su Massimo Bossetti, che è stato condannato. Ma nel 2010 c'erano già i social network. E quindi ci sono state torme di imbecilli che hanno cominciato a dire che Polizia e magistrati hanno voluto coprire gli extracomunitari e hanno accusato un povero cristo innocente; hanno parlato del DNA esaminato, senza sapere null anè del DNA nè di come si esamina; e così via. Il risultato è che oggi mi capita di incrociare persone che dicono che quel processo dimostra che la prova del DNA non è attendibile e che Bossetti è in carcere da innocente. Ecco a cosa ci ha portato l'abuso improprio di social network. 

E così che nascono discussioni fuorvianti. Perchè ognuno si sente libero di dire quello che vuole anche se non conosce l'argomento. Purtroppo (o per fortuna) anche il diritto è una materia da esperti. E quindi ci si dovrebbe trattenere dal parlare di argomenti che non si conoscono. Io so che è facile credere di sapere tutto solo per aver letto un paio di articoli, ma il diritto non funziona in maniera così semplice. Non è semplice neanche per gli esperti. C'è un episodio che mi è capitato che lo dimostra in maniera chiarissima. Una volta vado in Tribunale per lavoro e parlo con il cancelliere per avere un'idea della giornata. E lui mi risponde: "Vai tranquillo, oggi non c'è niente. C'è un solo processo, per droga, ma l'avvocato difensore chiederà il trasferimento del processo in un'altra città. E il Tribunale dirà di sì". Inizia il processo e l'avvocato fa la richiesta spiegando il perchè; il Pm si rimette al Tribunale (in pratica poi ho saputo che l'avevano avvisato la sera prima alle 19 e lui non aveva quindi avuto il tempo per esaminare il fascicolo, non ne sapeva nulla di quel processo). Il Tribunale si ritira in Camera di Consiglio alle 9 per decidere. Il Cancelliere: "Mezz'ora al massimo ed escono". Alle 13 il presidente del Collegio esce dalla Camera di Consiglio e dice che sospendono la discussione perchè devono far parte del Tribunale della Libertà di altri processi e rinviano alle 15. Alle 15 controllano che ci siamo tutti ed entrano nuovamente in Camera di Consiglio. Verso le 18.30 (ormai c'era da pensare di andare a comprare un mazzo di carte, perchè non sapevo più come passare il tempo) il Tribunale esce con una ordinanza nella quale, in sostanza dicono: "Il processo si fa qui. Sentiamo il primo testimone". Ma il Pm fece presente che non avevano convocato nessuno perchè erano sicuri del trasferimento del processo e quindi si rinviò. Ma dimostra come anche esperti come il cancelliere, l'avvocato e il Pm possono sbagliarsi. Figuriamoci uno che non ha mai aperto un libro di diritto...

Quindi, prima di sbraitare contro i giudici, la giustizia o altro, sarebbe bene chiedere ad un esperto. E questo vale per tutte le materie. E soprattutto mai credere a quello che si legge sui social network.

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di Antonio Rispoli
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