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L'ultima intervista di Priebke... che nessuno ha letto

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L'ultima intervista di Priebke... che nessuno ha letto
14/10/2013, 15:35

In questi giorni in cui si è parlato di Eich Priebke, a causa della sua morte, si è accennato al suo testamento, al mancato pentimento e cose del genere. Il "Sole 24 ore" ha messo sul suo sito il testo completo dell'ultima intervista rilasciata dall'ex capitano delle SS a loro. Val la pena di leggerla integralmente (per questo l'ho allegata) soprattutto perchè spiega molte cose che i giornali hanno volutamente e affrettatamente ignorato. 
Vediamo di fare qualche esempio. Per esempio, sul suo essere nazista, Priebke è chiaro: non sono nazista, dice, ma ho creduto in certi valori e ci credo ancora. E aggiunge: "Il Nazionalsocialismo è scomparso con la sconfitta e oggi non avrebbe comunque la possibilità di ritornare". Parole che direi sono chiarissime. Proprio per questo i giornali si sono ben guardati dal parlarne. 
Poi spiega le ragioni dell'antisemitismo vigente in Germania negli anni '20 e '30. Un antisemitismo che si può criticare finchè si vuole, ma di cui non si può disconoscere l'origine: se con le distruzioni e la crisi economica creata dalla guerra, ad arricchirsi in Germania sono degli ebrei, non ci vuole molto ad odiare prima loro e poi a trasmettere l'odio a tutti gli ebrei. E' la stessa cosa che avviene oggi in Italia: un rom o un immigrato deruba una persona e subito si dice che tutti i rom o tutti gli extracomunitari sono dei delinquenti e bisogna prendere a cannonate le imbarcazioni su cui arrivano. Nei periodi di crisi è sempre così. Non è un caso che nel 1922 venne ucciso il Ministro degli Esteri Walter Rathenau. Non venne ucciso in quanto Ministro, ma in quanto ebreo ed esponente di quella grossa industria e quella finanza che - a detta di molti - stava distruggendo l'economia tedesca. 
Poi si passa a parlare del Tribunale di Norimberga. E qui è difficile dargli torto. Norimberga non è altro che una perfetta montatura, una buffonata dal primo all'ultimo minuto, con le sentenze già scritte prima ancora di iniziare; con i testimoni tedeschi torturati e mandati in aula con l'ordine di rispondere "ja" a qualsiasi domanda del Tribunale; gli imputati impossibilitati a difendersi; prove false e gogò e via elencando. 
Quando poi si passa a parlare delle camere a gas, diventa molto interessante: dice di averne sentito parlare per la prima volta con il colonnello Rauff dopo la fine della guerra. E aggiunge: "Nonostante fossimo tutte SS, ognuno al nostro livello con una particolare posizione nell'apparato nazionalsocialista, mai a nessuno di noi erano giunte all'orecchio cose simili". Il che è qualcosa lontano mille miglia dal dire, come è stato detto, che Prienke ne ha negato l'esistenza. Lui dice che non ha mai vista una, nè ha mai saputo di esse. E poi aggiunge che nessuno ne ha mai trovato prove. Il che è vero, per quanto possa sembrare strano. Infatti, le camere a gas che vengono fatte visitare oggi nei campi di concentramento sono dei falsi. Per fare un esempio banale, quando si guarda quella di Auschwitz, ci si rende immediatamente conto che non poteva essere mai stata usata per gassare nessuno: quattro enormi aperture nel soffitto che non possono essere chiuse in maniera ermetica; due porte di ingresso in legno e vetro, che mai avrebbero resistito alle convulsioni delle persone che agonizzano mentre respirano il cianuro di potassio; una totale mancanza di qualsiasi segno delle paratie necessarie per chiudere ermeticamente un ambiente. 
ALlora, le testimonianze? Non esistono testimoni che abbiano visto quelle camere a gas: chi ci è entrato, per ovvi motivi; gli ebrei che prelevavano i cadaveri, perchè vennero tutti uccisi. ALmeno questa è la versione ufficiale. Perchè la loro assenza ha autorizzato i cosiddetti "negazionisti" a sostenere che non sono mai esistite. Ma se c'erano, perchè non sono state trovate? Qui si tocca un punto dubbio: pare ci sia stato un preciso ordine di Heinrich Himmler, il capo delle SS, nell'ottobre del 1944 (qualcuno parla addirittura del febbraio 1944, ma è più difficile, dato che l'ultimo treno di deportati arrivò ad Auschwitz nel luglio 1944) di distruggere tutte le camere a gas. In alcuni casi, come a Sobibor, vennero eliminate anche le fondamenta e messo terreno nuovo, in modo da far sparire letteralmente ogni traccia. Ma di questo ordine non ce n'è traccia, solo probabili riferimenti in altri documenti. Per questo i "negazionisti" hanno buon gioco nell'affermare che tale ordine non c'è mai stato e quindi le camere a gas semplicemente non sono mai esistite. 
Ed è assolutamente corretta anche la risposta che dà dopo: quando il giornalista gli chiede se non stia minimizzando l'Olocausto, Priebke risponde: "C'è poco da minimizzare, una tragedia è una tragedia. Si pone semmai un problema di verità storica". Il che è correttissimo come pensiero. Quando si parla di nazismo, tutti a dire che erano tutti brutti sporchi e cattivi, senza distinzione. Ma non c'è mai un attento esame su cosa facesse e chi fosse Hitler o Himmler o Bormann, o Hess e così via. Per esempio a Norimberga Hermann Goering, Ministro dell'aviazione nazista, venne condannato all'impiccagione per crimini di guerra, ma lui non aveva mai partecipato nè ai campi di concentramento (territorio di Himmler) nè ai campi di lavoro (territorio di Albert Speer) nè alle persecuzioni contro gli ebrei. Certo, se ne era approfittato, aiutando alcuni ebrei ricchi a fuggire all'estero prima della guerra in cambio di tutte le loro proprietà, ma è "solo" un furto. In realtà lui venne condannato perchè i bombardamenti aerei tedeschi avevano ucciso dei civili (mentre Hiroshima e Nagasaki? E Dresda? E Monaco? E tutte le altre città tedesche rase al suolo? Ennesimo esempio di ipocrisia). E i militari americani non si limitarono a questo: ne dileggiarono il cadavere, impiccandolo dopo che Goering si era suicidato con una capsula di cianuro nascosta tra i suoi effetti personali (o passatagli da un altro detenuto, secondo altre fonti). 
E che Priebke fosse contrario ad un eventuale sterminio lo dice chiaramente. Dopo aver detto più volte che non ci sono prove che le camere a gas siano esistite, dopo le pressanti domande del giornaliste dice: "Se un domani si dovessero trovare prove di queste camere a gas, la condanna di cose così orribili, di chi le ha volute e di chi le ha usate per uccidere, dovrebbe essere indiscussa e totale.
L'intervista viene poi chiusa con una giusta condanna di quei Paesi che considerano il negazionismo come reato. Non è mai lecito vietare la discussione su un argomento, quale che esso sia. Discutere non ha mai ucciso nessuno. Sostenere tesi assurde neanche. C'è un famoso studio scientifico che sostiene che il calabrone non ha la forza per volare, troppo pesante e massiccio; eppure vola. Lo studio è una assurdità, tanto che - come ho fatto io - viene usato per dimostrare la fallacità di una scienza fine a se stessa ed avulsa dalla realtà. Ma non per questo è vietato parlarne. Stessa cosa per i cosiddetti negazionisti. Non c'è niente di male nel sostenere una tesi diversa da quella "ufficiale". Anche perchè l'esperienza dimostra che 10 volte su 10 le versioni ufficiali sono false, in parte o in tutto; e comunque le argomentazioni che loro portano avanti non sono campate in aria. Certo, sono discutibili: per esempio non si fa la tara del fatto che i tedeschi, negli ultimi mesi di guerra, bruciarono tonnellate di documenti di vario tipo, di cui non è giunta a noi alcuna traccia, se non tramite riferimenti indiretti; e non si sa quanti ne furono bruciati di cui non ne è stta lasciata traccia neanche indiretta. Ma appunto: vogliamo discuterne? ANche perchè su alcune cose i negazionisti hanno la conferma delle vittime. Primo Levi, per esempio, riferisce che venne colpito da polmonite, mentre era in campo di concentramento, e venne curato in infermeria per due settimane. In altri casi ci sono dei documenti. Per esempio Priebke dice che è stato a Mathausen, dove per i deportati c'era anche un bordello. E questo è dimostrato dalla presenza di moduli, che sono stati trovati e sono in un paio di musei, con cui i detenuti nei lager potevano chiedere di avere rapporti sessuali con una prostituta. E questi incontri sessuali avvenivano in un edificio distaccato dalla zona detentiva: la sera un gruppo di soldati andava a chiamare coloro che ne avevano diritto e li scortava fino alla palazzina, riportandoli indietro dopo. 
Insomma, sono tutti argomenti di cui vale la pena discutere tra esperti, in modo da confrontare prove e controprove. Limitare la libertà di espressione, sostenendo che una tesi è ammissibile ma non è possibile discuterne, è un assurdo. 

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di Antonio Rispoli
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