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Cosa c'è dietro i fatti raccontati dai giornali?

Ma cosa è successo veramente col film anti-Maometto?


Ma cosa è successo veramente col film anti-Maometto?
25/09/2012, 10:36

Come sempre, quando c'è uniformità di commenti sui mass-media, c'è qualcosa che non viene detto. E' una regola che imparai a scuola e si è sempre dimostrata vera, in tutte le materie: quando tutti gli esperti sono concordi, c'è qualcosa sotto. 
Questa volta, esaminiamo quello che è successo con la pubblicazione del film "Innocence of Muslims" (l'innocenza dei musulmani), il film in cui Maometto viene rappresentato come un  truffatore ed un donnaiolo; quindi in maniera blasfema per gli islamici. Innanzitutto il film - costato comunque pochissimo e girato in pochi giorni in uno studio - è già uscito a luglio in una sala statunitense col titolo di "L'innocenza di bin Lden". L'idea era quello di creare l'incidente. Anche se c'era qualcosa di strano: secondo un testimone, che era andato a vedere il film, venne respinto alla cassa, gli venne detto che non si vendevano biglietti, quella sera. Poi ad agosto è stato messo su Youtube il trailer di 14 minuti che ha scatenato i tafferugli. Ma solo l'11 settembre (quando si dicono le combinazioni) il mondo islamico si è accorto che c'erano. E ci sono state rivolte in Egitto e in Libia, quel giorno. Ma inizialmente si è parlato solo della Libia. Come mai? 
La risposta semplice potrebbe essere: perchè in Libia è stato ucciso il console statunitense a Bengasi, durante l'assalto al consolato. Purtroppo la risposta diventa meno semplice, se si legge il blog del giornalista freelance Jim Stone. Che sul suo blog fa notare come, secondo il sito ufficiale del Dipartimento di Stato Usa, in Libia non esista alcun consolato, nè a Bengasi nè altrove. Esiste solo l'ambasciata a Tripoli, che è un mezzo fortino, con un forte contingente militare a difesa. E la controprova che a Bengasi non esiste nulla, si trova nelle cronache. Se si confronta il sito del Daily Mail e il sito del Guardian - due autorevolissimi giornali inglesi - che mostrano dove si trova il consolato in città, si vede che il primo colloca l'ambasciata vicino al mare; il secondo dalla parte opposta della città. Come mai tanta imprecisione? Stiamo parlando di due quotidiani che hanno rapporti continui con i governi, quindi non è difficile per loro avere le indicazionio giuste. Allora come mai questi errori? E poi, che ci faceva il console Stevens a Bengasi? Sarebbe interessante saperlo.
Mettiamo un attimo da parte queste domande e passiamo ad un altro argomento. Pochi giorni fa su Internet mi capita di vedere questa fotografia. La persona a sinistra è Sam Bacile, produttore del film e - secondo quanto riferito dalla Polizia statunitense - noto truffatore, che cambia nomi con estrema facilità. La persona al centro è Bernard Henry-Levi, intellettuale francese di cui parlerò tra poco. La persona a destra è proprio il console americano ucciso a Bengasi. Cosa ci facevano insieme? E se è possibile che Henry-Levi incontri Stevens, Bacile cosa c'entra? Di certo un diplomatico non può mettersi a girare film nè vi può partecipare come attore. 
Due parole su Bernard Henry-Levi. La sua biografia e le sue opere si possono trovare su Wikipedia, ed è inutile ripeterle qui. Tuttavia, c'è un dettaglio di cui su Wikipedia non si parla. Nel 2009 fu l'interprete principale dello "sdegno" per la vicenda di Sakineh Mohammadi Ashtoni. Per chi non la ricordasse, riassumiamo brevemente: nel giro di un paio di giorni in diversi Paesi europei si raccontò la storia di questa donna che - dicevano i mass media - era colpevole di adulterio ed era stata condannata alla lapidazione dal crudelissimo regime iraniano. Levi fu quello che portò avanti la mobilitazione a favore di questa donna. COl tempo si dimostrò che era tutto falso: in Iran non si effettuano le lapidazioni da prima del 2002, cioè da quando l'Iran aderì alla moratoria stabilita dall'Onu per questo tipo di esecuzioni (nel 2011 la lapidazione è stata proprio cancellata dal Codice Penale iraniano); che il reato di adulterio di fatto in Iran non esiste (cioè è previsto dal Codice Penale, ma perchè il reato sussista c'è bisogno che quattro persone assistano contemporaneamente all'atto sessuale "proibito"); che Sakineh era semplicemente una assassina che, con l'aiuto dell'amante aveva ucciso il marito (prima drogandolo, poi facendo entrare in casa l'amante ed infine insieme fulminandolo con un cavo elettrico dalle estremità scoperte). E che a raccontare tutto alla stampa era stato un certo Jutad Khani, amico del figlio di Sakineh ed apparentemente avvocato della donna che era dovuto scappare dal Paese proprio per la sua attività di legale. In realtà Khani era un ricercato dalla Polizia iraniana, ma per il reato di terrorismo. Infatti faceva parte di un gruppo terroristico, i Mujaheddin del Popolo, creato da Saddam Hussein durante la guerra Iraq-Iran ed oggi finanziato dai servizi segreti israeliani. Bernard Henry-Levi non ebbe grande successo in Francia, anche perchè i giornalisti francesi nel giro di poche settimane scoprirono subito gli altarini. Tuttavia provò a sostenere - non posso sapere se consapevolmente o no - questa opera di disinformazione. 
Ricapitolando, abbiamo una foto con una persona che ha prodotto un film anti-islamico; una persona che almeno una volta recentemente ha sostenuto una campagna di disinformazione anti-islamica, oltre che anti-iraniana; ed una persona che è stata uccisa in un consolato che non esiste. C'è qualcosa che non torna. Cosa è veramente successo in Libia con il film anti-Maometto?

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di Antonio Rispoli
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