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Ma il cambiamento climatico esiste o no?


Ma il cambiamento climatico esiste o no?
02/10/2019, 15:55

Dopo le manifestazioni Fridays for Futures della settimana scorsa è riesplosa sui social la domanda: ma il cambiamento climatico esiste? E quali conseguenze porta? 

Una questione preliminare: lasciamo in pace Greta Thunberg. Indipendente da quello che ciascuno può pensare di lei, la questione non è lei. Perchè i casi sono due: o dice cavolate o dice cose giuste. Nel primo caso come nel secondo caso, si giudica il contenuto di ciò che viene detto, non la persona. Io ho trovato veramente rivoltanti soprattutto affermazioni del tipo: "Quando scoprirà il sesso, la smetterà di pensare all'ambiente" (di solito espresso con parole più volgari. Perchè pensare che una persona decida cosa fare in base a come funzionano le parti basse... beh, è veramente una argomentazione di bassissima lega. 

Quindi, torniamo ai cambiamenti climatici. Che ci siano è innegabile. Così come ne è innegabile la causa: un aumento dei cosiddetti gas serra (a cominciare dall'anidride carbonica), cioè gas che tendono a bloccare il passaggio del calore. Quindi il sole riscalda la Terra, ma questo calore non riesce ad essere disperso in maniera efficace. E questo porta ad un riscaldamento globale. Questa parte è ammessa da tutti. La differenza è nelle cause: da una parte coloro che sostengono sia un fenomeno naturale, dall'altra coloro che sostengono che sia a causa dell'attività umana. In particolare, dal bruciare da oltre due secoli immense quantità di materiali fossili (carbone, petrolio e derivati, ecc.) e aver contemporaneamente distrutto nel corse dei secoli milioni di chilometri quadrati di piante che assicuravano l'assorbimento dell'anidride carbonica. 

Ora, una prima premessa: tra coloro che negano che la causa sia l'attività dell'uomo (tecnicamente viene definita "causa antropica"), quasi nessuno è un climatologo. E quei pochi sono persone di nessuna fama. Ora, è chiaro che questa non è una argomentazione assoluta, perchè anche gli esperti possono sbagliare. Certo, è più facile che sbagli chi non è esperto. E, a dispetto della loro fama in altri campi, personaggi come Antonino Zichichi non sono esperti di climatologia. Quindi, piuttosto che basarsi sulla notorietà di questo o quel personaggio (magari aggiungendo qualche bufala, come è stato fatto nel caso di Carlo Rubbia, a cui sono state attribuite dichiarazioni che non ha mai fatto) meglio affidarsi alla scienza. E ai fatti, che non mentono mai. 

L'archeologia e la paleontologia ci dicono che in passato ci sono state grandi variazioni di temperature sulla Terra. Per esempio, i dinosauri potevano vivere solo su una Terra mediamente molto calda, forse persino più che adesso; e l'ultima era glaciale (definita "piccola" perchè è durata solo pochi secoli) è avvenuta meno di 10 mila anni fa. Praticamente ieri, per una Terra che ha 4 miliardi e mezzo di anni. Quindi le variazioni di temperature ci sono sempre state. Ma - attenzione al punto - quello che cambia è la velocità. L'ultima era glaciale è situata 12000 anni fa; e alcuni chiamano "piccola glaciazione" anche il periodo piuttosto freddo che si ebbe tra il 1300 e il 1900. Ma in tutti i casi, se guardiamo la composizione dell'aria nelle diverse epoche (cosa possibile studiando la terra e il ghiaccio raccolti in profondità, che hanno conservato minuscole particelle di aria del loro periodo) vediamo che le differenze a distanza anche di un secolo sono minime. Cioè le variazioni di gas serra, per esempio, sono piccolissime. E questo indica anche variazioni di temperatura molto lievi. 

Oggi non è così. Le variazioni sono "veloci" su scala mondiale. Però dobbiamo intenderci sul termine "veloci": qua non si parla di un confronto da un anno all'altro, ma su scale di secoli. Una variazione di mezzo grado in un secolo o due non sorprendono nessuno. Un aumento di 0,8 gradi in meno di un secolo, come quello che ha colpito la Terra, sì. E' troppo veloce. Quando si parla delle temperature medie, per esempio, non si esaminano tempi inferiori a 30 anni. Ebbene, rispetto a 30 anni fa le temperature sono salite di 0,2 gradi. E' tanto per un periodo così breve. Anche sulla quantità di anidride carbonica nell'aria bisogna intenderci. Alcuni dicono che in passato ce n'è stata anche di più. Verissimo, ma c'erano anche più piante. Quindi si creava un equilibrio che ad un certo punto prima stabilizzava la quantità di anidride carbonica e poi la riduceva. Perchè la natura funziona così: c'è un aumento progressivo di qualcosa, a cui segue l'aumento progressivo di un antagonista che elimina quel qualcosa. E quando non è così, la natura provvede in altre maniere. Prendiamo i lemming. Sono piccoli roditori che vivono in branco e che all'improvviso, per ragioni sconosciute, cominciano a fare figli in maniera incontrollata. Consumano tutto il cibo presente in quella zona e poi si spostano. Ma fatalmente, prima o poi incontrano un fiume e annegano tutti o quasi nel tentativo di superarlo. E' bene ricordarlo. 

Quali sono le conseguenze dell'aumento della temperatura globale? Il primo effetto è sul clima. E non pensiate si tratti solo del grado in più d'estate (ho sentito persone dire: "E che me ne frega del riscaldamento globale? Io ho il condizionatore"). IL maltempo, inteso in senso lato, prende forza con l'umidità dell'aria. E chiaramente, se si alza la temperatura, aumenta l'evaporazione dell'acqua dei mari e l'aria è mediamente più umida. Questo significa che se 30 anni fa, con certe condizioni, ci poteva essere un temprale di un'ora, adesso ne dura due. Oppure ne dura sempre una, ma scarica il doppio dell'acqua. Se prima ci poteva essere un vento a 50 Km/h, adesso sarà ad 80 Km/h. E la cosa tocca anche quelle parti del mondo che non ci riguardano. Per esempio, si è visto che negli ultimi 50 anni, a causa della maggiore umidità, ci sono più tornado nell'Oceano Atlantico e sono in media più forti che in passato. Anche qua, uno può dire che non importa, tanto i tornado non ci colpiscono. Ma andate a dirlo agli abitanti di Cuba, dell'Honduras o anche degli Stati Uniti. Per non parlare del Giappone, altro Paese molto colpito. 

Non solo, perchè poi cambiano le coltivazioni e gli animali. Noi non ce ne rendiamo conto perchè sono cambiamenti lentissimi, ma oggi ci sono alcune culture tradizionali che è più difficile continuare ad avere nel nostro Paese, perchè richiedono una temperatura media troppo bassa rispetto a quella reale. E al contrario altre coltivazioni che invece prosperano perchè vogliono temperature più alte. Ma i cambiamento riguarda anche gli insetti ed altri animali. 50 anni fa, se uno avesse parlato di "zanzara tigre" gli avrebbero chiesto di cosa stesse parlando. Ma la temperatura più alta di oggi rispetto a 50 anni fa ha fatto sì che anche da noi la zanzara tigre potesse riprodursi. Sia ben chiaro, non c'è niente di eclatante. Non è che domani apro la finestra e mi trovo un elefante africano in mezzo alla strada, a meno che non è scappato da uno zoo. Ma aumentano gli insetti e i parassiti "nuovi" importati non si sa come e che qui si trovano a meraviglia, tanto da diventare infestanti. Il punto è che quelle sono le avanguardie...

Ma il rischio vero è il cosiddetto "effetto soglia". Immaginate di stare sul bordo di un gradino. Sporgete solo le punte dei piedi, ma è tutto a posto. Allora sporgete completamente le dita, ed è tutto a posto. Allora avanzate di un altro millimetro e va bene. Ma arriva il punto in cui il peso è troppo avanti e non si riesce a rimanere in equilibrio sul gradino, precipitando per le scale. Il rischio è lo stesso con il riscaldamento globale. CIoè di creare un danno che non vediamo o che sottovalutiamo perchè non ha effetti immediati. Ma arriva il momento in cui il danno è tale che esplode tutto insieme, con conseguenze devastanti. Un esempio di effetto soglia lo abbiamo in un film, "The Day After Tomorrow". In quel film l'effetto soglia è dato dalla Corrente del Golfo, una corrente marina che parte dall'Equatore e porta il calore solare nella parte nord del mondo, permettendoci di avere il clima temperato che abbiamo. Nel film si immagina che la Corrente dle Golfo venga interrotta a causa dell'eccessivo scioglimento dei ghiacci e questo provochi una glaciazione dell'Europa, della Russia, del Giappone e di gran parte degli Usa. Da quello che lascia intuire, muoiono circa la metà degli abitanti di queste zone. Ora, sia ben chiaro è un film, è un'opera di fantasia. E su diverse cose la scientificità vacilla. Ma voi siete sicuri che non capiterà mai? Che la Corrente del Golfo, con tutta l'acqua dolce che viene immessa nel mare non si blocchi? 

Nel film, all'inizio c'è l'attore che interpreta il vicepresidente Usa (molto scettico verso i cambiamenti climatici) che risponde alla richiesta di un paleoclimatologo di fare qualcosa dicendo: "La nostra economia è fragile almeno quanto il clima". Poi più volte rifiuta i consigli scientifici. Alla fine, lui diventa presidente perchè il precedente presidente muore per il gelo mentre i cittadini americani che sopravvivono emigrano verso il Messico. E allora fa vedere lo stesso attore che dice: "Io ho sbagliato a non credere agli avvertimenti che mi venivano dati". Dichiarazione lodevole, che nella realtà un politico non farebbe mai. Ma in ogni caso, serve forse a resuscitare tutte le persone morte? Direi di no. Quindi mi chiedo e soprattutto vi chiedo - non sarebbe meglio fare qualcosa adesso? Meglio eccedere in prudenza che trovarsi nella merda fino al collo. O peggio. 

E' chiaro che singolarmente gli individui possono fare ben poco. Possiamo limitare l'uso delle auto e rivolgersi ai mezzi pubblici. Sui brevi percorsi possiamo usare le gambe per camminare e chi vive in pianura può puntare di più sulla bicicletta. CHi ha qualche cosa di soldi da investire può spenderli per costruire sul tetto del proprio palazzo un impianto fotovoltaico: garantisce elettricità, risparmio nel lungo termine e riduce le emissioni inquinanti. Così come l'uso intelligente di vetture elettriche o ibride (ho un amico che ha la vettura ibrida, ma non accende mai o quasi mai quello elettrico. Gli ho chiesto il perchè, mi ha risposto che non gli piace perchè non può correre con quello. E che si scoccia di manovrare i comandi per il cambio. Questo non è un uso intelligente delle macchine ibride). Possiamo anche ridurre l'uso di posate e piatti di plastica monouso e aumentare al massimo il riciclo dei rifiuti. Sarebbero passi importanti, ma non decisivi. 

I passi decisivi li devono fare i governi. La Germania si è messa sulla buona strada: divieto di vendere caldaie a gasolio a partire dal 2025, tasse sulla benzina e sul gasolio, incentivi all'acquisto di auto e caldaie green, ecc. Ma paradossalmente non basta. La mossa cruciale, quella che potrà cambiare o meno il futuro, sarà l'abolizione del concetto di società per la produzione di elettricità. Mi spiego. Oggi noi possiamo completamente cancellare l'uso di carburanti derivati dal petrolio e sostituirli con l'elettricità (è più difficile per gli aerei, ma insomma...); e questo sia per il trasporto, sia per altri usi. E anche per la produzione di elettricità possiamo rinunciare a bruciare petrolio e derivati. Per esempio il motore a scoppio può essere sostituito dal motore elettrico, la caldaia può essere sostituita dalla pompa di calore, ecc. Ma possiamo produrre abbastanza elettricità? 

Qui devo fare un discorso limitato solo all'Italia. Non vivendo che qui, non posso parlare di altri Paesi. Ma in Italia è possibile chiudere gradualmente tutte le centrali a combustione e passare a quelle eoliche e fotovoltaiche. Però si deve partire da un presupposto tecnico. Se io costruisco una centrale che brucia petrolio o derivati, non la posso costruire nel giardino di casa. Perchè sia efficiente, c'è bisogno che venga bruciata una quantità enorme di carburante, cosa che impone la costruzione di edifici enormi. Si chiama "economia di scala": se ingrandisci il sistema, entro certi termini, avrai un risultato migliore. Con l'eolico e il fotovoltaico non è così. Se una pala eolica mi produce in una certa posizione 50 Kw, me ne produrrà 50 sia se sta da sola sia se ce ne sono altre 10. Se un pannello fotovoltaico da 10 metri quadrati mi produce un kw di energia elettrica per ora, me lo produrrà sia se io costruisco solo quel pannello, sia se metto 100 metri quadri di pannelli (e allora avrò 10 kw) sia se ne metto 1000 metri quadri (e allora avrà 100 kw). Cioè non c'è quella economia di scala. 

Allora, che differenza fa se io 1000 metri quadri di pannelli solari li metto tutti stesi in un prato oppure divisi sui tetti di 20-30 case? Anzi, ho un guadagno: evito la dispersione di corrente che si ha nel trasporto dell'energia dalla centrale elettrica a casa mia. Per carità, parliamo di un guadagno minimo. Però, come dice un vecchio proverbio, è il centesimo che forma l'euro. Metti insieme tanti centesimi e hai un euro. E quindi metti insieme tanti piccoli guadagni e hai un risparmio ambientale. Lo stesso dicasi per le pale eoliche: mica è detto che si deve creare un parco eolico formato da decine di pale. Ci può anche essere il singolo imprenditore agricolo che decide di investire (se è ovviamente in una zona adatta) e di mettere una pala eolica: guadagna soldi vendendo l'elettricità alla società elettrica ed integra i guadagni dell'attività agroalimentare. Non è difficile. 

Del resto, noi non abbiamo bisogno di molta energia. Già attualmente la produzione di energia da fonti rinnovabili in Italia è intorno ai 23 Gw. Il consumo massimo mai registrato è intorno ai 55 Gw. Ne servono una trentina, pari a 300 Km. quadrati di pannelli solari. Volete venirmi a dire che in Italia, che ha una superficie di oltre 30 mila km. quadrati, le case occupano meno dell'1% della superficie totale? Non siate ridicoli. Uno dei problemi gravi del nostro Paese è proprio l'eccessivo consumo di territorio e la cementificazione selvaggia. Di edifici dove poter costruire pannelli solari ne trovo anche per 500 Km. quadrati, basta poco. Se poi aggiungiamo modelli semisperimentali (nel senso che sono poco usati) come i pannelli solari costruiti in una gigantesca striscia di plastica con cui si possono rivestire le pareti degli edifici, non abbiamo problemi. 

Molti rispondono che non si può, perchè poi i pannelli solari sono difficili da smaltire. Assolutamente falso. I pannelli solari non si smaltiscono. Essi producono elettricità grazie al fatto di essere di silicio quasi puro su cui viene spruzzata una vernice fatta di un materiale particolare. Dopo 25-30 anni di funzionamento, il pannello solare viene portato in fabbrica; poi, tramire un raggio laser, si toglie la superficie esterna per lo spessore di qualche millimetro; si ripassa quella vernice particolare ed è fatta: abbiamo un pannello pronto a funzionare per altri 25 anni. E poi, quando tutto manca, prendiamo i pannelli solari e li mandiamo a Murano: il silicio è il materiale principale con cui viene creato il vetro... Difficoltà di approvvigionamento? Neanche un po'. Il silicio è il secondo materiale più presente sulla Terra. Tutte le spiagge sono fatte di silicio; e anche molte rocce, sia in superficie che sotto il mare. Quindi, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Prima di consumarlo...

Come si vede, quindi, quello che dice Greta Thunberg non è sbagliato. E' la scienza che lo dice. E del resto è lei stessa che spesso nei suoi discorsi lo dice: "Non credete a me, chiedete alla scienza". Già, ma poi bisogna ascoltarla. Nel film che ho citato prima, il vicepresidente Usa ad un certo punto critica il paleoclimatologo dicendo: "Ma pensi alla scienza, decidiamo noi". E un collega dello scienziato risponde: "Noi l'abbiamo seguito questo sistema, ma lei non ci ha voluto ascoltare". Che dite, proviamo a cercarlo qualcuno che ci ascolti, prima della prossima era glaciale? 

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di Antonio Rispoli
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