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Ma il finanziamento pubblico della politica è così negativo?


Ma il finanziamento pubblico della politica è così negativo?
12/03/2013, 14:30

E' ormai diventato l'argomento principe delle discussioni politiche, quello del finanziamento pubblico della politica. Chi più chi meno, tutti hanno deciso di seguire Beppe Grillo su questo punto, cioè di una negazione di qualsiasi forma di finanziamento pubblico. Ma è veramente un qualcosa di così negativo? 
E' chiaro che qui dobbiamo distinguere la realtà italiana dal concetto generico di finanziamento pubblico. In Italia c'è senz'altro un abuso di questa formula di finanziamento dei partiti: le cifre sono esagerate e questo ha causato un abuso sia nelle spese fatte con soldi pubblici, sia perchè spesso i soldi sono stati intascati da qualcuno (i casi di Lusi della Margherita e Belsito della Lega Nord sono i più eclatanti). 
Ma il concetto di finanziamento pubblico non è sbagliato. E' un concetto che nasce quando la politica non è più un affare che riguarda solo nobili e ricchi imprenditori, ma anche operai e contadini. I quali non hanno le stesse ricchezze personali da poter spendere e quindi necessitano di un aiuto pubblico. Ed è lo stesso motivo per cui i parlamentari hanno stipendi che possono essere solo "buoni" fino ad essere "molto elevati" (come in Italia): devono poter vivere tranquillamente mentre esercitano il loro mestiere di politici. 
Tanto è vero che anche in Paesi come gli Stati Uniti, dove per le elezioni presidenziali i candidati procedono ad una raccolta fondi tra i privati, esiste la possibilità di chiedere un finanziamento pubblico. Certo, ci sono precise regole da rispettare: non si può spendere oltre la cifra messa a disposizione (che comunque è elevatissima, nel 2008 erano quasi 100 milioni di dollari), bisogna rendicontare ognisingolo cent speso, ecc. Ma resta la possibilità, per chi lo chieda, di avere soldi pubblici. 
Perchè quando si seguono le follie demagogiche di dire: "No al finanziamento pubblico", bisogna ric ordare che l'unica alternativa è quello privato. E poichè chi è ricco lo è perchè usa i propri soldi con attenzione, nessuno di loro regala soldi ad un politico. A meno che non ne abbia un preciso tornaconto. E per un privato il tornaconto è sempre lo stesso: appalti pubblici ed altri aiuti di Stato. Che gli verranno concessi  sicuramente, se lui finanzia il vincente. 
Nel nostro piccolo, un esempio l'abbiamo avuto di recente anche in Italia. Quando sono cominciate le indagini sull'inquinamento dell'Ilva, non una parola di condanna si è sentita provenire dal Pdl o dal Pd, che anzi hanno appoggiato incondizionatamente i decreti pro-Ilva del governo Monti. E' cattiveria immaginare che c'entrino qualcosa i 100 mila euro pagati dai proprietari dell'Ilva a Bersani e i 250 mila dati al Pdl? SI tratta in entrambi i casi di finanziamenti privati, regolari e messi a bilancio; tuttavia è chiaro che il politico che riceve i soldi si sentirà in dovere (nella migliore delle ipotesi) di non dare fastidio al privato; e se avrà la possibilità di dare un appalto a chi l'ha finanziato, lo farà. E mi fermo qua, perchè voglio restare nel legale. Ma se il politico vuole violare la legge, allora il finanziamento diventa una vera e propria corruzione legalizzata. 
Quindi come si vede, nel catapultarsi ed inveire contro il finanziamento pubblico, si rischiano di ignorare i problemi legati al finanziamento privato. Poi certo, magari si può fare come il Movimento 5 Stelle:  nessuna spesa organizzativa, dato che ogni singolo gruppo raccoglie i soldi per la propria manutenzione; nessuna necessità di creare una scala gerarchica (e quindi strutture fisiche e personale per mantenere questa gerarchia), dato che c'è solo uno in cima che comanda e tutti gli altri che obbediscono... non c'è da stupirsi che le spese siano a zero. Ma così è a zero anche la democrazia. Quindi, cosa si vuole? Zero democrazia, alla Grillo? Una democrazia dei ricchi, come negli Usa? O una democrazia per quanto possibile vera? 

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di Antonio Rispoli
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