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Ma veramente in Italia le persone non vogliono lavorare?


Ma veramente in Italia le persone non vogliono lavorare?
10/06/2019, 15:37

Aveva iniziato Renato Brunetta, quando faceva parte del governo Berlusconi, a dire che i giovani italiani non vogliono lavorare; poi ci si è messa Elsa Fornero, anche lei da ministro, che con la sua puzza sotto il naso li definiva "choosy". Oggi la vulgata (che però proviene dall'opposizione e dagli imprenditori) ci dice che i giovani non vogliono lavorare perchè preferiscono oziare sul divano intascando il reddito di cittadinanza. E l'ultimo in ordine di tempo - ampiamente ripreso dalla stampa - a dire così è il sindaco di Gabicce, comune della riviera romagnola. E già questa non è una novità: ogni anno ci si lamenta di queste cose, all'inizio della stagione estiva. E di solito è falso. 

Ma al di là se sia vero o falso della carenza di manodopera, perchè si devono dire tante menzogne? E' chiaro, non posso parlare per conto di tutti gli under 25 d'Italia, non li conosco. E non faccio fatica a credere che tra di loro ci sia una piccola minoranza di scansafatiche. E' fisiologico. Ma la maggioranza non è così. La maggioranza è fatta di persone che vogliono lavorare. Il punto è: a quali condizioni? Perchè guarda caso in questi articoli di giornali (tipo quello dell'intervista al sindaco di Gabicce) si va sempre ai due estremi: o non si parla mai del trattamento economico oppure si spara cifre mirabolanti, con la promessa di stipendi di 1400, 1500, 1600 euro e anche di più. Ora, alzi la mano chi ha iniziato a lavorare con queste cifre. Se non sei un dipendente pubblico con la laurea oppure un figlio di papà che ha un lavoro tramite raccomandazione, ci vuole un miracolo per ottenere stipendi simili. Del resto, se lo stipendio medio dei dipendenti (intendo tutti i dipendenti, compresi quelli che lavorano da decenni) è di 1500 euro lordi al mese, come fa la gente a guadagnarne anche solo 1400 euro netti? Sono tutti lavori sopra media? Fesso chi ci crede. 

La questione è che non si può dire la verità. Perchè la realtà è densa di illegalità. A cominciare dal fatto di usare contratti impropri al posto dei classici contratti stagionali. Per esempio, finchè c'erano si usavano i voucher: uno o due al giorno, giusto per legalizzare il lavoro nero dei lavoratori. Due anni fa uscì fuori che c'erano bar e ristoranti che pagavano i lavoratori stagionali con i buoni pasto. Oggi magari si usano altri sistemi (in questo la fantasia degli imprenditori e dei loro commercialisti si dimostra infinita o quasi) ma il concetto è sempre lo stesso: da una parte c'è la teoria dei contratti stagionali e dei salari che, se applicati regolarmente, garantirebbero forti stipendi; dall'altra c'è la realtà di una classe imprenditoriale che si limita a sfruttare leggi lacunose e sanzioni inesistenti per sfruttare i lavoratori facendoli lavorare per paghe misere. Naturalmente non sto dicendo che tutti siano così; qualcuno da qualche parte ci sarà che agisce onestamente. Ma la stragrande maggioranza agisce così. 

C'è un calcolo che lo dimostra facilmente. Prendiamo un ristorante in una città turistica, per esempio sulla riviera romagnola. Naturalmente non mi si venga a dire che il proprietario ha due staff, uno per il pranzo e uno per la cena, perchè non sarebbe credibile. Quindi, immaginiamo una paga di 5 euro netti l'ora per ciascun cameriere (paga già molto bassa, se guardiamo tutti i tipi di contratto), moltiplicata per 12 ore di lavoro al giorno e per i 31 giorni di agosto. Vediamo che il netto sarebbe intorno ai 1800 euro al mese. Qualcuno me lo trova uno che va a "farsi la stagione" e torna con 1800 euro al mese? Io non ne ho mai conosciuto nessuno. Anzi, io faccio fatica a trovare qualcuno che torna con 1000 euro al mese. Piaccia o non piaccia, questa è la realtà. 

Naturalmente finora ho parlato solo di Gabicce e del settore alberghiero, perchè quello è l'ultimo articolo in ordine di tempo. Ma questo è un problema che esiste in ogni settore. Per fare un altro esempio, mi capitò di leggere un altro articolo alcuni mesi fa di un panettiere che diceva che non trovava lavoratori e che offriva 1400 euro al mese. Una breve indagine mi ha permesso di appurare che in realtà lui offriva un contratto di apprendistato a 500 euro al mese per 6 mesi; poi si sarebbe visto per il seguito. Allora, spiegatemi una cosa: se io vivo per esempio a Napoli e questo panettiere sta a Torino, come posso spostarmi e prendere in affitto una casa (con tutte le spese che questo comporta) se poi non so se 6 mesi dopo ho ancora un lavoro? Su queste cose non parlo solo per ciò che ho appreso come giornalista, ho anche esperienze personali. A me capitò di essere ingannato una volta: mi vennero promesse determinate cose per trasferirmi a lavorare in una città del nord Italia; dopo 3 mesi me ne andai perchè avevo guadagnato meno del 10% di quello che mi era stato promesso e in pratica vivevo con i miei risparmi, non col lavoro. E fu una esperienza bruttissima, credetemi. 

Perchè la questione è tutta qui. Se gli imprenditori offrissero contratti onesti, li rispettassero e pagassero stipendi adeguati, di lavoratori ne troverebbero a iosa. E invece pretendono di avere lavoratori a costo zero o quasi. Poichè in Italia le produzioni di qualità sono andate a farsi benedire, adesso tutti gli imprenditori (con pochissime eccezioni) cercano solo lavoratori a basso costo. E più di una volta mi è capitato di leggere annunci di lavoro dove si dice esplicitamente che non è previsto alcun salario ma al massimo un "rimborso spese". Non è così che funziona un mercato di lavoro sano. Così si agisce semplicemente per sfruttare un mercato di lavoro fatto di disperati, di gente che ha bisogno di lavorare per sopravvivere. Ma io sfido chiunque venga trattato così ad impegnarsi veramente sul posto di lavoro, se non è un lavoro che piace a prescindere. 

Qualche anno fa cominciai ad interessarmi al modello lavorativo della Germania. E mi resi conto di una cosa: i salari sono molto più alti che in Italia (dal 2014 il salario minimo obbligatorio per ogni forma di contratto è di 9,5 euro l'ora), mentre l'orario raramente raggiunge le 40 ore settimanali. Inoltre ogni fine anno, a meno che l'azienda non stia in fallimento, è quasi obbligatorio un premio di produzione, che può ammontare anche a 4-5 mensilità. A queste condizioni, perchè un lavoratore dovrebbe risparmiarsi? Un neoassunto porta a casa 40 mila euro lordi l'anno. E poichè alcune delle ritenute che noi paghiamo dallo stipendio (quelle per le pensioni e per la liquidazione, per esempio) sono pagate dalla fiscalità generale, cioè dalle tasse, il netto è molto superiore a quello che prenderebbe un lavoratore italiano con lo stesso stipendio. Ma quando mai un lavoratore italiano ha lo stesso stipendio, senza essere un dirigente? Forse a questa somma ci arriva un bancario alle soglie della pensione e non ne sono neanche sicuro. Comunque si tratta di casi sporadici. Basta ricordare che in Italia lo stipendio medio dei lavoratori dipendenti è di poco superiore ai 20 mila euro lordi, cioè la metà di quello tedesco per un neoassunto. Un lavoratore neoassunto probabilmente prenderà 15 mila euro l'anno, se gli va bene e se ha la fortuna di trovare un imprenditore che rispetta il contratto. 

Sì, perchè c'è un'altra cosa che ho solo accennato prima e che è il momento di eviscerare. E' quella che negli anni '90 veniva chiamato "lavoro grigio". Mi riferisco a quelle persone che vengono assunte con regolare contratto a tempo indeterminato (ma anche con contratti precari o a tempo determinato) per esempio da 1200 euro netti al mese; però poi vengono chiamate dal responsabile che gli fa un discorsetto del genere: "Guarda, sei un bravo lavoratore, ma 1200 euro al mese proprio non te li possiamo pagare. Facciamo così, te ne diamo 700. In cambio però ti paghiamo i contributi previdenziali", come se fosse una concessione. Risultato, si incassa metà dello stipendio che si dovrebbe avere. E il lavoratore deve accettare il ricatto, altrimenti si trova a spasso in un battibaleno. E con 3 milioni di disoccupati, la prospettiva non è di quelle che consolano. 

Quindi, tra contratti precari, contratti a tempo determinato, contratti che prevedono salari ridicolmente bassi, contratti le cui condizioni non vengono rispettati dagli imprenditori, e tutto il resto, perchè i lavoratori dovrebbero spostarsi per trovare lavoro? O comunque dovrebbero fare più del minimo necessario per non perdere il lavoro? Spesso si dice che gli imprenditori non fanno beneficenza. giusto, per carità. Ma perchè dovrebbero farla i lavoratori? Soprattutto visto che si tratterebbe di beneficenza fatta a chi di soldi ne ha a pacchi. Quindi toccherebbe agli imprenditori allettare eventuali candidati proponendo stipendi seri. Ma qui in Italia vige il principio per cui lo Stato deve prendere le tasse di chi lavora e regalarli a chi non fa un tubo (oltre 150 miliardi l'anno dati sotto varie forme alle imprese ogni anno). Per cui l'unica cosa che sanno fare gli imprenditori è chiamare un giornalista disposto a credere al fatto che i lavoratori sono tutti sfaticati, gli racconta qualche balla et voilà, il gioco è fatto. Ecco l'articolo in cui si dice che i lavoratori sono tutti degli sfaticati perchè preferiscono restare a casa anzichè prendere 1500 euro al mese. Oggi si aggiunge che preferiscono prendere il reddito di cittadinanza, anche se è noto che sono state accolte meno di un milione di domande e di queste la metà sono per cifre inferiori ai 300 euro. Ora, qualcuno mi spiega perchè dovrei stare a casa con 300 euro se ne posso avere 1200 lavorando? Il problema sorge quando io lavorando ne prendo 500. Allora no, non mi conviene. 

C'è poi una questione, da discutere a parte. Ed è quella - anche questa una lamentela degli industriali - che non trovano lavoratori con le specializzazioni che a loro servono. Ora, le specializzazioni esistenti sono probabilmente centinaia. Si può mai avere una scuola pubblica che crei esperti in tutte queste specializzazioni? Ovviamente no. La soluzione più ovvia è quella che viene adottata in genere al di fuori dell'Italia, e cioè che gli imprenditori di una certa zona industriale si mettono d'accordo per creare un corso per i neodiplomati o neolaureati. Ma questo significherebbe che gli imprenditori dovrebbero fare quello che non fanno da decenni: investire soldi nella società. Non sia mai!!!! Gli imprenditori italiani (almeno quasi tutti) non investono. Tutt'al più rinunciano a portare alle Cayman una parte dei soldi che evdono dalle tasse per aggiustare la tappezzeria dell'ufficio, ma nulla di più. 

C'è un esempio, di cui ho saputo, che rende alla perfezione l'idea. Fino agli anni '70 la Fiat periodicamente faceva degli stage per studenti degli istituti tecnici. Radunava due o tre classi (solitamente quarto e quinto anno) e le portava in fabbrica, per far vedere come funzionava il lavoro. I ragazzi venivano anche invogliati a lavorare a turno con i macchinari, ovviamente sotto la supervisione di un operaio esperto. E questo durava alcuni giorni. Gli operai esperti ovviamente segnalavano alle aziende coloro che si distinguevano in qualche maniera. E così dopo il diploma i migliori venivano contattati e assunti, e spesso avviati ad una carriera migliore che non quella di semplice operaio. I risultati furono una serie di auto di successo: la 126, la 127, la 128, la 131, la Panda, la Uno, la Punto. Ma già negli anni '80 questo venne interrotto e i risultati si sono visti, ma in negativo. Infatti, è dall'inizio degli anni '90 che la Fiat produce solo auto di scarso successo oppure restyling di auto vecchie. E questo proprio perchè c'è stato uno scarso rinnovamento: senza un investimento in quelle operazioni di scouting, hanno dovuto assumere persone già formate altrove. Per lo stesso motivo hanno lasciato che altri creassero l'ABS o altri sistemi elettronici su cui la Fiat aveva cominciato ad investire ma poi ha interrotto gli investimenti. E i risultati si sono visti: quanti miliardi ha fatto la Bosch con l'ABS? 

Questo è solo un esempio, ma è generalizzabile. Mi è capitato di vedere vignette o battute del tipo: "Cercasi lavoratore max 25enne con 10 anni di esperienza". Ma questa non è una battuta. E' esattamente quello che vogliono gli imprenditori: una persona giovane, in modo da poterla sfruttare economicamente, ma di grande esperienza, in modo da potergli delegare tutto il lavoro, imprevisti compresi. All'insegna del "se hai un problema, te la sbrighi da solo". E' chiaro che il mondo del lavoro così non può funzionare. C'è bisogno di capacità imprenditoriale, di preparazione per prevedere il futuro ed investore in proposito. Cosa che in Italia è quasi impossibile trovare. 

Su questo vorrei inserire un'ultima cosa: il salario minimo garantito proposto dal Movimento 5 Stelle. Come idea, in senso assoluto è una cosa corretta. Chi dice che così non si ottiene niente perchè gli imprenditori se ne vanno o cose del genere, dice una cosa in parte vera. Ma l'Italia ha veramente bisogno di un imprenditore che tratta i cittadini italiani come schiavi, facendoli lavorare con salari da fame? Non è meglio cacciare via quell'imprenditore e lasciare spazio per qualche altro che rispetti le leggi e la dignità di chi lavora? Naturalmente questo nel caso ci fossero anche adeguate sanzioni per chi viola la legge. Se no si ritorna al "lavoro grigio" di cui parlavo prima. Che cambia se secondo il contratto un lavoratore prende 1200 o 1400 euro al mese, quando il datore di lavoro gliene dà 700? Se non si punisce seriamente il datore di lavoro che non paga il lavoratore il giusto, sarà una legge inutile, anzi dannosa. Perchè gli imprenditori avranno la scusa per aumentare l'evasione fiscale ed altri comportamenti illegali.

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di Antonio Rispoli
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