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Marchionne e la fabbrica Italia: una truffa contro i lavoratori


Marchionne e la fabbrica Italia: una truffa contro i lavoratori
15/09/2012, 14:53

E' stato quasi ridicolo leggere sui giornali Marchionne che diceva che, visto che negli ultimi due anni le condizioni sono cambiate, il piano fabbrica Italia era tutto da rivedere. Naturalmente ridicolo se uno non pensa al fatto che significa il licenziamento di gran parte degli 85 mila lavoratori Fiat. 
E il perchè è semplice: non è mai esistito un piano nel senso stretto del termine. La promessa di investire 20 miliardi era una bufala, lo si capiva sin dall'inizio: dato che Marchionne stava indebitando la Fiat per comprare la Chrysler, da dove li tirava fuori 20 miliardi? Chi glieli dava? Di certo non li cacciava dalle sue tasche. E d'altronde questo fantasmagorico piano "Fabbrica Italia" aveva un'altra cosa strana: nessuno lo conosceva. Oh, certo, ogni tanto si parlava di spostare la produzione da qui a là, ma di modelli nuovi, nisba. Basta ricordare che l'ultima notizia riguardo nuovi modelli riguarda l'uscita della Nuova Punto che è stata spostata al 2015, cioè tra 36 mesi. E nel frattempo? Senza contare che la Fiat non fa uscire un modello di successo appunto dalla Punto, uscita nel 1990. Dopo di che sono uscite o automobili piene di problemi e difetti (Multipla, Idea, ecc. ecc.) oppure restyling di vecchie auto (Nuova 500, Nuova Panda, ecc.). Ben poco rispetto a quello che hanno fatto i concorrenti. 
 Ma anche se ci limitiamo ad osservare l'operato di Marchionne, possiamo osservare che non ha fatto nulla per l'azienda: ha chiuso Termini Imerese, ha obbligato i lavoratori a firmare un contratto capestro, con una estorsione in piena regola, travestita da referendum, e appoggiata tanto dal governo Pdl-Lega quanto dal Pd e dall'Udc; e così via. Per ottenere che cosa? Negli ultimi 5 anni, la Fiat ha perso oltre il 30% del mercato europeo che aveva nel 2007; non ha fatto uscire nessun modello nuovo; nè ha agito sui prezzi. Viceversa altre marche hanno agito al contrario e il risultato è che hanno soffiato spazi all'azienda italiana. E' così che si agisce. Come si suol dire, chi sta a guardare, ha già perso prima di cominciare. 
Ma in realtà a Marchionne non gliene frega un beneamato della Fiat e dell'Italia. A lui interessa solo che le sue stock options (e ne ha una vera montagna sulla Fiat) rendano, quindi ha adottato e sta adottando una serie di politiche di brevissimo respiro finalizzate solo a rendere più liquide possibili le attività della Fiat, per riempirsi le tasche e per comprare la Chrysler. Alla Fiat ci pensa lo Stato, che versa centinaia di milioni ogni anno tra assistenzialismo e cassa integrazione. 
 Ma tutto questo non è una novità. I dirigenti della Fiom Cremaschi e Landini lo dicono da tempo che così andava a finire, e si sono beccati i migliori insulti, per averlo detto. Sono stati accusati di voler nuocere agli operai, di voler difendere rendite di psoizione, di non capire che i tempi di una volta sono passati, di dire no solo per partito preso, di non voler permettere che la Fiat potesse assumere altri operai, con l'investimento promesso di 20 miliardi. E adesso che è dimostrato che la Fiom aveva ragione? Le scuse sarebbero il minimo. 
Invece no. Già le prime reazioni sono state di sostegno alle parole di Marchionne, con il governo che, con il Ministyro dello Sviluppo Economico Passera si premura di dire: "Ma che l'Italia sia centrale all'interno della produzione Fiat". Un po' come invitare la faina nel pollaio e poi dirle: "Ma mi raccomando, non ammazzare tutte le galline". Troppo tardi, bisognava impedire che la faina entrasse nel pollaio. 
E ora cosa succederà? Quello che sta già succedendo: a poco a poco gran parte dei dipendenti Fiat andranno in cassa integrazione. Quelli relativi alle linee Alfa Romeo resisteranno di più perchè il marchio tira meglio, ma per gli altri si prepara un ritorno a casa. Cosa che sta succedendo ora: Mirafiori è in cassa integrazione fino a tutto il 2013 (o forse al 2015); a Pomigliano d'Arco sono state fatte due settimane di cassa integrazione ad agosto ed ora ce ne sono altre due ad ottobre. E si potrebbe continuare, elencando anche gli stabilimenti chiusi, come quello di Termini Imerese e l'Irisbus di Avellino. 
La soluzione? Drastica: visto che la Fiat è campata nell'ultimo secolo solo grazie ai contributi pubblici, li restituisca, giustamente rivalutati. E se non ne è in grado, se ne vada al diavolo (rinunciando anche al nome, perchè quel Fabbrica Italiana Automobili Torino stona parecchio rispetto a quello che è la Fiat oggi) lasciando qui materiali, stabilimenti e attrezzature. Facendo un concorso europeo, troveremo facilmente aziende disposte a prendersi gratuitamente quei terreni e ad utilizzarli mantenendo i livelli occupazionali attuali. 
Ma anche questa soluzione è solo un palliativo. La realtà nuda e cruda è che questa è stato l'ennesimo imbroglio fatto a scapito dei lavoratori. Illusi, privati dalla dignità per un referendum che gli chiedeva di rinunciare ai propri diritti in cambio del posto del lavoro (e poi si sono trovati senza l'uno e senza l'altro), imbrogliati anche dai politici che avevano garantito che l'impegno della Fiat era un impegno serio, ora gli operai sono in balia delle circostanze. Possono solo aspettare, aspettare, aspettare, aspettare....

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di Antonio Rispoli
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