Editoriali / Capitani coraggiosi

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Dietro gli attacchi alla Volkswagen,l'impotenza del canadese

Marchionne, ovvero come confessare la propria incapacità


Marchionne, ovvero come confessare la propria incapacità
27/07/2012, 18:59

Botta e risposta anche in questi giorni tra l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, e la Volkswagen. Ieri il primo ha accusato la seconda di praticare prezzi eccessivamente scontati; oggi i tedeschi replicano chiedendo le dimissioni del primo dall'associazione europea dei costruttori di automobili. 
In realtà, al di là della replica della Volkswagen, le dichiarazioni di Marchionne sono una dimostrazione di impotenza ed una ammissione della propria incapacità come amministratore delegato. 
Infatti bisogna guardare al "dietro le quinte". La Volkswagen ha il grosso della propria produzione in Germania; paga i suoi operai almeno 2000 euro al mese; l'anno scorso ha regalato a ciascuno un bonus da 7500 euro e, visti i risultati di quest'anno con un utile che vola, non è detto che nel 2012 non si replichi; sforna modelli su modelli di alta qualità; e se può metterli in vendita a prezzi bassi, vuol dire che i margini di guadagni li ha lo stesso. Facciamo il confronto con la Fiat: l'ultimo modello di successo è stata la Punto di 20 anni fa (da allora solo restyling e modelli pessimi come la Idea, la Multipla, ecc.); la produzione è ormai quasi tutta spostata all'estero; in Italia gli operai sono pagati 1200 euro e sono sempre di meno, dato che ne ha licenziati nel 2012 oltre 12 mila a Termini Imerese e altri 3000 a Pomigliano d'Arco (senza contare i referendum farlocchi svolti nelle fabbriche con cui ha preteso l'imposizione di norme illegali e incostituzionali per aumentare le oire lavorate senza aumentare gli stipendi e impedire gli scioperi), mentre ad agosto tutte le fabbriche che la Fiat ha in Italia saranno in cassa integrazione. 
Quali sono i risultati? Che la Fiat negli ultimi tre anni ha perso circa un terzo del mercato europeo, crollando al 6%; mentre la Volkswagen è prima in Europa con il 23% dell'intero mercato. 
Di conseguenza, non è altro che una dichiarazione di invidia e rabbia, dato che è assolutamente incapace di fare alcunchè. Sa solo vessare i lavoratori, come ha fatto con i referendum;  oppure raccontare balle, come la bufala degli investimenti. Quando impose i referendum, agli operai fece un ricatto: votate sì altrimenti non investo i 20 miliardi che ho in mentee chiudo le fabbriche. E circa 7000 operai dissero di sì. Risultato? La maggior parte di loro ora sono in cassa integrazione, Marchionne non ha investito neanche un centesimo nè nella produzione dei vecchi modelli nè nella progettazione dei nuovi (non si parla di nuovi modelli prima della fine del 2013), e le prospettive sono di continuo declino. Il punto è: per quanto ancora la Fiat dovrà continuare ad essere finanziata dallo Stato? QUanti altri miliardi l'anno dovremo regalarle noi cittadini che paghiamo le tasse?

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di Antonio Rispoli
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