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Marina Berlusconi e quelle "dimenticanze" sul lodo Mondadori


Marina Berlusconi e quelle 'dimenticanze' sul lodo Mondadori
06/11/2012, 13:27

Negli ultimi giorni si è assistito ad un simpatico ed ipocrita botta e risposta tra Carlo De Benedetti e Marina Berlusconi. Il primo è stato intervistato da Fabio Fazio durante la trasmissione "Che tempo che fa", e ha avuto espressioni di disistima per SIlvio Berlusconi. Poi c'è stata la risposta della seconda, in una nota, nella quale ad un certo punto dice: "Grazie a due sentenze sconcertanti e in contraddizione tra loro, ha intascato la bellezza di 564 milioni di euro. Ma invece di tacere e sperare che la giustizia continui a essere ingiusta com'è stata finora, sempre più spesso con arroganza e impudenza sale in cattedra a pontificare e a impartire improbabili lezioni di rigore morale a tutti e su tutto, lodo compreso". E poi ha aggiunto: "Mi vedo costretta a ribadire ancora una volta che la sentenza della Corte d'Appello di Roma che annullava il Lodo Mondadori, il verdetto da cui poi originò tutta la vicenda, fu emessa da un collegio di tre giudici. Uno di loro venne successivamente ritenuto colpevole di corruzione, al termine di un procedimento molto controverso. Gli altri due giudici, esperti in materia e sul cui operato non c'è stata alcuna censura, hanno ribadito più volte di aver studiato bene la causa e di aver totalmente condiviso il verdetto". Concludendo quindi che il padre non ha "mai corrotto nessuno: mio padre venne prosciolto da ogni ipotesi accusatoria nel 2001, ancor prima che iniziasse il dibattimento". 
Temo che però la signora Berlusconi abbia seguito troppo da lontano certe faccende giudiziarie, per cui ne ha un ricordo molto imperfetto. Dunque, esaminiamo come avvennero le cose. Innanzitutto il processo, quello del lodo Mondadori. E' vero che la sentenza penale accertò che solo uno dei tre giudici era stato corrotto; ma era stato corrotto con i soldi Fininvest e nell'interesse di Fininvest, anche se l'attore materiale fu Cesare Previti. In quel processo Berlusconi non fu affatto prosciolto. Ma ci fu una sentenza della Corte di Cassazione, veramente singolare, che qualificò le accuse per lui come corruzione semplice (mentre Previti venne accusato di corruzione giudiziaria, un reato più grave con una prescrizione più lunga) in quanto il giudice era già corrotto di suo; per questo venne prescritto. Ricordo che all'epoca Beppe Grillo - che si occupava solo di spettacoli comici e non aveva ancora creato il suo partito - lo descrisse così: "E' come se uno che stuprasse una prostituta venisse condannato per stupro semplice perchè tanto lei già la dava via di suo". Esperessine molto maschilista, ma che esprime lo sconcerto per la poca logicità della decisione. 
Inoltre il giudice corrotto era quello giusto. Spieghiamo il perchè. In un processo civile d'appello, il Tribunale agisce così: c'è un giudice (compito che a turno spetta a tutti) a cui viene delegato il compito di esaminare il processo. Dopo di che, quando avviene il processo vero e proprio, è questo giudice che riassume agli altri due i termini della questione su cui verterà la decisione. E' evidente che corrompere il giudice-relatore garantisce, salvo casi eccezionali, di avere una sentenza favorevole. Infatti ovviamente saprà come sottolineare quelle parti più a favore della parte che ll'ha corrotto e quelle parti più sfavorevoli alla controparte. Poichè in un Tribunale c'è fiducia reciproca, gli altri due si fideranno in buona fede. Quindi, come si vede, una volta accertato che il giudice-relatore è corrotto, nella sentenza penale è stato stabilito che alla CIr di De Benedetti spetta un risarcimento "da quantificare in sede civile", come recita la sentenza stessa. Ed è un dettaglio fondamentale. Perchè si stabilisce che il processo civile deve solo quantificare l'entità del risarcimento, ma non stabilire se alla Cir spetti o meno. QUesta parte è già stata decisa: gli spetta, perchè la Fininvest gli ha arrecato danno. Punto, discorso chiuso. 
Ora vediamo la quantificazione dei danni. Nel processo di primo grado, il giudice decise che dovevano essere 750 milioni, in secondo grado la Corte d'Appello ha deciso che dovevano essere 560. Ora si aspetta la sentenza della Cassazione. Ma sono risarcimenti giusti? Anche qui, andiamo a ripescare cosa successe allora. Il Tribunale di Roma assegnò l'impero Mondadori a Berlusconi. Ma parliamo del 1990, anno in cui c'erano forti contrasti tra Dc e Psi, anche se entrambi erano al governo. E a Giulio Andreotti non piaceva che un alleato del suo rivale Bettino Craxi (perchè all'epoca questo era Silvio Berlusconi) avesse quella potenza mediatica: tutte le tre TV private nazionali che all'epoca c'erano, i tre principali settimanali politici (Espresso, Panorama e l'Europeo), due quotidiani nazionali (Il Giornale e Repubblica) ed una serie di quotidiani locali. Per cui Andreotti fece pressioni su Craxi affinchè convincesse Berlusconi a restituire a De Benedetti una parte dei mass media ottenuti. E così fu: Repubblica, L'Espresso e i quotidiani locali tornarono a De Benedetti, che pagò 330 miliardi di lire. Ed è da qui che bisogna partire. 330 miliardi da lire, trasformati in euro, sono 170 milioni circa. Se uno avesse investito questa cifra in CCT decennali nel 1991 e nel 2001 (in modo da coprire il ventennio tra il 1991 ed oggi), si troverebbe con oltre 570 milioni di euro in tasca. Il calcolo è fatto immaginando un tasso di interesse per questo titolo pari al 13% annuo per il primo titolo e il 7% per il secondo titolo (si tratta di tassi di interesse inferiori al reale, ma è giusto per evitare discussioni). In questa maniera ci sarebbero interessi pari a circa 20 milioni di euro l'anno. Quindi, la sentenza di secondo grado copre solo ed esclusivamente questa somma, che De Benedetti sborsò indebitamente per delle proprietà che già dovevano essere sue. A questo punto, vogliamo dare un valore alle restanti proprietà Mondadori (casa editrice, Panorama e tutto il resto) che è rimasto alla famiglia Berlusconi? Un valore che poi deve essere rivalutato per 20 anni ed esteso al futuro, dato che non è che le proprietà vengono restituite a De Benedetti. Parliamo quindi di altri centinaia di milioni di euro che di fatto nella sentenza di appello non vengono assolutamente valutati. COsì come non vengono valutati i danni, dato che fimnora ho esaminato solo il puro risarcimento economico. 
Invece i periti nominati dalla Corte d'Appello si sono limitati a fare una valutazione basandosi sul valore azionario della società nel 1991 e rivalutando quel valore fino ai giorni nostri. Un sistema che ha completamente ignorato tutta la storia della società e che ha ignorato la sentenza penale che prevede espressamente che a De Benedetti va risarcito non solo il danno che gli è stato procurato, ma anche i soldi che non ha potuto guadagnare non potendo gestire la proprietà Mondadori. 
Quindi, come si vede, la signora Marina Berlusconi, nel fare i suoi commenti, si è dimentciata parecchie cose. E quando dice che è fiduciosa che la Corte di Cassazione ristabilirà la giustizia, mente sapendo di mentire.  Già un risarcimento di 560 milioni è un regalo, come ho dimostrato. Se la COrte di Cassazione volesse fare giustizia, dovrebbe almeno raddoppiare il risarcimento. 

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di Antonio Rispoli
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