Editoriali / L'opinione

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Ancora una volta, le donne vittime di "interessi" altrui

Medici obiettori di coscienza? Una contraddizione


Medici obiettori di coscienza? Una contraddizione
10/09/2012, 13:39

SAbato è successo a Jesi, qualche settimana fa a Fano: aumentano gli ospedali in cui nel reparto ginecologia non si fanno aborti, dato che i medici si professano "obiettori di coscienza". In pratica, secondo questa pratica, un medico dice di non voler praticare l'aborto perchè non vuole uccidere "il feto". Per lo stesso motivo, sono sempre di più le guardie mediche che si rifiutano di prescrivere la cosiddetta pillola del giorno dopo.
Ora, vediamo di capire le cose come stanno da diversi punti di vista. Innanzitutto quello scientifico. Nel momento in cui lo spermatozoo entra nell'ovulo si ha lo zigote (cioè l'ovulo fecondato). Poi lo zigote comincia a moltiplicarsi, formando la morula, perchè ricorda una piccola mora: un gruppetto di cellule attaccate tra di loro, tenute insieme in un involucro. Al 14esimo giorno si passa all'embrione, con le cellule che si sono divisi in tre gruppi: uno creerà la pelle e i nervi; uno creerà ossa, muscoli, sangue, ecc.; il terzo si occupa di creare gli organi interni: polmoni, stomaco, fegato, ecc. A questo punto cominciano a formarsi l'organismo, che però manca completamente di una rete nervosa capace di metterlo in comunicazione con l'esterno. Questa si svilupperà solo verso il quarto mese. Quindi, fino a quel momento, l'embrione (che acquisisce il nome di "feto" dopo il terzo mese) è completamente insensibile all'ambiente esterno. Può solo vivere o morire a seconda se arrivano cibo e ossigeno oppure no. Per questo la scienza medica ha fissato il limite dell'aborto ai 90 giorni: in quella data si è certi che l'embrione non sente nulla dall'esterno. 
La spiegazione, per quanto lunga, serve ad introdurre l'argomento principale: è vita quel pugnetto di cellule? La Corte di Cassazione dice di no: è una vita in fieri (cioè in divenire) ma non è vita e come tale non ha diritti che non siano quelli voluti dalla mdre. La scienza, come abbiamo visto, dice che non è vita: persino un virus è più vitale di un embrione che abbia meno di tre mesi. E visto che pochi considerano i virus come "viota", difficile pensare che ce l'abbia un bambino. ANche perchè, se così fosse, c'è da chiedere come facciano i medici a dare ai pazienti medicinali come aspirine, antibiotici, disinfettanti.... tutte medicine che distruggono batteri e virus. 
Il secondo aspetto da affrontare è quello legislativo. Innanzitutto c'è da chiedersi da dove nasce l'obiezione di coscienza per i meidci. Concessa dalla legge, per carità, ma contraria sia al giuramento di Ippocrate che dalle altre leggi italiane. Infatti, poichè esiste una legge che garantisce alle donne la possibilità di abortire, il ginecologo che si rifiuti si macchia del reato di interruzione di pubblico servizio, se non trova immediatamente un sostituto disposto a far abortire la donn che lo richieda. Ma ancora più esplicito è il giuramento di Ippocrate, che dice, tra le varie cose: "Regolerò il tenore di vita per il bene dei malati secondo le mie forze e il mio giudizio; mi asterrò dal recar danno e offesa". E rifiutarsi di far abortire una donna che lo richiede, è un arrecare danno alla donna. DI solito, se qualcuno si ricordache esiste questo giuramento, si appella al rigo successivo che recita: "Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo". C'è però da tener presente che all'epoca i medicinali abortivi erano infusi di mandragola o la segale cornuta o altri veleni che, assunti in modiche quantità, provocavano solo un aborto. Ma è chiaro che lì si gioca con la vita della paziente: basta un sorso in più o una costituzione più debole della media per morire. Ben altra cosa è un intervento fatto secondo la legge: pochi secondi, rischi zeroper la madre e nessuna controindicazione fisica.
Viceversa, rifiutarsi di far abortire una donna, significa infliggerle dolori e sofferenze psicologiche prolungate, dato che la scelta di abortire non è facile nè agevole. 
Infine il terzo aspetto, quello pratico. Se si guardano le statistiche, si vede che i medici che fanno obiezione di coscienza, hanno una maggiore facilità a scalare i gradini della gerarchia, rispetto a chi invece fa il proprio dovere, negli ospedali pubblici. E il perchè è facile da capire: basta ricordare che non esiste ospedale pubblico in Italia che sia privo di cappella e statuetta della Madonna o di qualche santo. Non parliamo poi dell'accesso alle strutture private: praticamente garantito agli obiettori di coscienza, per chi non lo è ci vuole una grossa spinta per arrivarci. E qui scoperchiamo un altro verminaio. Infatti, testimonianze di singoli e accertamenti giudiziari hanno permesso di accertare più volte che gli stessi ginecologi che in ospedale erano obiettori di coscienza, nella propria clinica privata eseguivano senza problemi aborti, purchè a pagamento. Certo, probabilmente non tutti i medici che si professano obiettori sono così, ma è altrettanto certo che la cosa riguarda più di un singolo caso isolato. 
Infine parliamo della donna, la vittima di questa situazione. I perchè una donna può decidere di abortire possono essere i più diversi: motivi economici, se non è in grado di mantenere un figlio; motivi lavorativi, dato che oggi se una donna esce incinta e lavora, rischia il licenziamento; motivi diversi, come possono essere un figlio che nasce da uno stupro subito o da altre situazioni dolorose o spiacevoli. In nessuno di questi casi la scelta è facile. Non lo è innanzitutto perchè si tratta comunque del proprio figlio; e per una donna andare contro il proprio istinto materno è estremamente difficile. Ma c'è un altro motivo poco conosciuto, ma che le donne sanno istintivamente. E' noto che si dice che le donne incinte si riconoscono perchè hanno una speciale felicità che si nota all'esterno. Ed è vero, le donne incinte sono particolarmente felici. Questo perchè la morula, dopo esseresi impiantata nell'utero, comincia uno scambio di ormoni con l'organismo materno che provocano alla fine il rilascio di quantità maggiori di serotonina, detto "l'ormone della felicità". In un certo senso, è come se la madre venisse "drogata" dal feto che le sta crescendo in grembo (è la mancanza di questo scambio ormonale e quindi di seroptonina che provoca la cosiddetta "depressione post partum"). Quindi, oltre all'istinto materno, c'è questo scambio chimico che le donne avvertono a livello del subconscio, che impedisce loro di scegliere agevolmente di ricorrere all'aborto anche in condizioni di disperazione. Per questo si tratta di una decisione così difficile, che spesso per le donne è un vero tormento. 
Questo dovrebbe far riflettere le tante persone che, spinte dai pregiudizi contro le donne instillati dal Vaticano, vanno dicendo che le donne decidono di abortire per passatempo, perchè vogliono uccidere i loro figli oppure - e questa è una delle stupidaggini più divertenti - che ricorrono all'aborto come anticoncezionale. Per carità, la donna che ha qualche serio problema psicologico la si trova sempre, ma non è la regola. La regola è che l'aborto per la donna è come doversi far amputare un braccio o una gamba: è un trauma dal quale raramente si riprende veramente. E avere un medico che le dice: "Noi qui non facciamo di queste cose" non è di certo un aiuto. 

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di Antonio Rispoli
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