Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

Ma è credibile che i nostri guai dipendano dalla Germania?

Merkel, un comodo capro espiatorio per i nostri politici


Merkel, un comodo capro espiatorio per i nostri politici
06/08/2012, 14:32

Sia sui giornali che in Tv capita di sentire i politici o gli economisti che danno la colpa della crisi alla Germania e alla "intransigenza" (a volte si usano termini peggiori) del cancelliere Angela Merkel. La sostanza delle affermazioni è grosso modo la seguente: con la scusa del rigore nei conti pubblici, la Germania impone agli altri Paesi europei condizioni insostenibili, perchè così ci guadagna, dato che blocca le esportazioni altrui. 
Una tesi veramente singolare, che dimostra come l'Europa non solo non sia unita, ma sia impegnata in continue lotte interne. Allora, esaminiamo la situazione. E' vero che la Merkel sta agendo a favore della Germania? Certamente. Esattamente come hanno sempre fatto tutti i leader di tutti i Paesi europei. Si tratta di una costante comune, da quando i grandi fondatori dell'Europa Unita se ne sono andati. Una volta che i Mitterdand, i Kohl e tutti coloro che c'erano allora hanno pian piano lasciato la politica, i successori in tutti i Paesi hanno semplicemente usato l'Europa per i propri interessi politici nazionali. quali che fossero. E la Merkel non sta facendo che questo: usare le vicende europee per tentare di mantenere il potere in vista delle elezioni del 2013. E poichè i tedeschi vogliono l'intransigenza (almeno la maggioranza di loro), lei li accontenta. 
Allora la domanda si sposta: perchè i tedeschi vogliono il rigore e l'intransigenza? Qui la risposta è leggermente più complessa e va ricercata nella storia della Germania. Che, come è noto, nasce nel 1870, dalla fusione di una serie di principati più o meno piccoli con il regno di Prussia. Questa fusione colpisce pesantemente le tradizioni locali, ma i tedeschi si trovano uniti sotto due simboli: l'imperatore (e la sua bandiera) e la moneta, il marco. Con la fine della Prima Guerra Mondiale, anche l'imperatore cede e resta solo la moneta. Che è stata il filo comune lungo tutta la storia tedesca. ANche quando ebbe ufficialmente nomi diversi (rentenmark dopo la crisi del 1921, o bundesmark dopo il 1945), per la gente era solo il marco, senza aggettivi. Quando a metà degli anni '90 si decise di passare all'euro, la maggior parte dei tedeschi non voleva lasciare la propria moneta. Così i politici tedeschi dovettero garantire che l'euro sarebbe stato solido quanto il marco. Ed è una promessa che la gente vuole venga mantenuta da qualunque politico, indipendentemente dalla persona o dal partito di appartenenza. Per questo ci sono tanti mugugni ogni qual volta si parla di sostenere Paesi come l'Italia, la Grecia e la Spagna. Per loro è un indebolimento della moneta, lo vedono come uno statunitense vedrebbe le immagini della propria bandiera bruciata. 
Per carità, naturalmente si tratta di un atteggiamento criticabilissimo, ma non è una intransigenza cieca e fine a se stessa. E' una volontà popolare, che ogni politico finisce con il seguire, se è in un Paese democratico. Nè si pensi che, se l'anno prossimo la Merkel perde le elezioni, il suo successore faccia qualcosa di diverso. Su questo punto, l'azione sarà la stessa, se non riesce a convincere la popolazione che agendo in maniera diversa si conserva la forza economica dell'euro. 
Ma se le cose stanno così, perchè sui giornali e nelle Tv italiane se la prendono con la Merkel? Perchè è un comodissimo capro espiatorio, dato che non può replicare. In realtà, noi adesso potevamo stare in una situazione di tranquillità assoluta, dal punto di vista dei conti pubblici. Tra il 1996 e il 2001, i governi di centrosinistra avevano abbattuto sia il debito pubblico, portandolo dal 121 al 105% del Pil, sia il deficit, portandolo da poco più dell'8% a meno del 3% del Pil. Il tutto mentre - con una intelligente legge quale quella del prestito d'onore ed altre misure simili - il Pil cresceva del 2-3% all'anno. Poi nel 2001 gli italiani decisero di far governare Berlusconi e i risultati si sono visti: crescita del Pil crollata a zerro (nel 2003 fummo l'unico Paese europeo a raggiungere 6 trimestri a crescita negativa, cioè una recessione lunga un anno e mezzo), debito pubblico in risalita e deficit che vola al 4,4%, nonostante una serie di trucchi contabili praticati dal governo Berlusconi, come per esempio finanziare, nel 2006 le spese per la manutenzione delle strade e delle ferrovie fino al 30 giugno. Questo per costringere il governo Prodi, appena eletto, a mettere subito tasse per evitare di fermare tutti i treni e lasciare le strade piene di buchi. Nonostante questi trucchi, il governo Prodi non solo riuscì a superare il problema, non solo ridusse ulteriormente il deficit, dal 4,4% del Pil all'1,5% del Pil; ma trovò anche i soldi a favore dei pensionati: aumentò le pensioni sociali a 560 euro al mese, introdusse la quattordicesima per tutte le pensioni sotto gli 800 euro e regalò 800 euro una tantum a tutti coloro che prendevano meno di 1000 euro al mese di pensione. Nonostante questo, gli italiani dimostrarono di non aver capito nulla della situazione, e votarono di nuovo il Pdl. Il risultato lo stiamo vedendo: deficit aumentato al 5% del Pil, recessione per tre anni su quattro, debito pubblico che è volato al 123% del Pil (parliamo di 2000 miliardi di euro, non noccioline; mentre nel 2001 era intorno ai 1500 miliardi). oltre 350 miliardi di misure economiche (cioè tasse sui poveri e taglio del welfare) in 12 mesi, un deficit che comunque non scenderà sotto l'1,5% del Pil alla fine del 2013 e così via. 
Ma cosa sarebbe successo se il risanamento fosse continuato negli anni di Berlusconi? Potevamo trovarci oggi con un bilancio nazionale in attivo (tra il 1996 e il 2001 e tra il 2006 e il 2008 il defici venne ridotto di 150 miliardi di euro), un debito pubblico che, continuando a ridurlo del 3% all'anno, come era stato fatto tra il 1996 e il 2001, oggi sarebbe stato intorno al 70%. Dati in realtà inferiori al reale se consideriamo due cose: 1) che il Pil stava salendo a velocità degne della Germania; 2) che quando i conti pubblici sono già in ordine, lo spread scende e quindi paghiamo meno interessi. E non sono parole a vuoto: chi all'inizio del 2008 ha comprato dei Btp a 10 anni, ha avuto circa il 2,5% di interessi; una miseria. Oggi, chi investe nello stesso titolo prende più del 6%. Ma all'epoca c'era Prodi che stava risanando i conti pubblici; oggi c'è Monti, che ha seguito Berlusconi, ed entrambi stanno distruggendo l'economia italiana. 

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©