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La vicenda delle intercettazioni ha molti risvolti

Napolitano ricattato? Solo dal silenzio dei mass media


Napolitano ricattato? Solo dal silenzio dei mass media
01/09/2012, 14:56

La vicenda delle intercettazioni delle telefonate da Napolitano e Mancino ha raggiunto un altro livello; questa volta un livello di notevole interesse. 
Vediamo di chiarire la situazione. Nicola Mancino è stato interrogato dalla Procura di Palermo, in merito alla sua eventuale partecipazione alle trattative tra Stato e mafia - avvenuta tra il 1992 e il 1994 - su cui stanno indagando. Dopo quell'interrogatorio, Mancino ha più volte chiamato il Quirinale, chiedendo di porre un freno a quelle indagini. Per lo più ha parlato con il consigliere giuridico di Napolitano, Loris D'Ambrosio (che sucessivamente ha avuto un infarto mortale molto opportuno), ma ci sono due telefonate che vedono Napolitano parlare direttamente con Mancino. Ed è su queste due telefonate che è scoppiato il casino. 
Un casino incrementato dai giornali e dalle TV, dato che si stanno raccontando tonnellate di menzogne. Vediamo di rimettere alcuni puntini sulle i

1) Napolitano ha sbagliato. Ha fatto un gravissimo errore, nel momento in cui non ha fatto il suo dovere istituzionale. Infatti, nel momento in cui Mancino gli ha parlato della situazione, un Presidente della Repubblica avrebbe dovuto rispondere: "Egregio dottor Mancino, mi spiace ma questi sono problemi suoi. Le auguro di risolverli al più presto". Ed è evidente che nelle due telefonate in questione non ha detto questo. Perchè se lo avesse fatto, tutto questo casino non sarebbe successo. 
Ma un errore ancora più grave l'ha fatto nel momento in cui ha ordinato ai Pm di distruggere quelle intercettazioni, senza passare dal Gip. Innanzitutto perchè in nessun caso i Pm possono commettere reati (e quello lo sarebbe); e secondariamente perchè comunque la distruzione di quelle telefonate è già stata decisa. Ma va fatta con tutte le regole di legge, compreso il fatto che il contenuto dovrà essere reso noto a tutte le parti Ed è proprio questo che Napolitano vuole evitare. Come mai? 

2) La non intercettabilità del Presidente della Repubblica. Allora ecco che i giornali e le TV hanno iniziato un fuoco serrato contro i magistrati di Palermo. Con diversi argomenti, il principale dei quali è stato la non intercettabilità del Presidente della Repubblica, secondo loro prevista dalla COstituzione. 
 Peccato che la Costituzione non dice questo. Si limita a dire che il Presidente della Repubblica non è penalmente responsabile per i reati compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, salvo che non si tratti di attentato alla Costituziomne o alto tradimento. Quindi, paradossalmente, è meno tutelato dei parlamentari. Io magistrato, se ho sospetti su Napolitano, sono liberissimo di intercettarlo, non c'è legge che me lo vieti. E' chiaro, non è una cosa da fare con leggerezza, ma è possibile. Non c'è bisogno di chiedere permessi ad organi politici, come accade con i parlamentari. In più in questo caso non è stato neanche intercettato Napolitano, perchè il telefono sotto controllo era quello di Mancino. A quel punto che cosa dovevano fare i magistrati? Spegnere i microfoni? Assurdo anche solo pensarlo. Anche perchè la legge è chiara: gli avvocati delle parti interessate al processo hanno diritto ad ascoltare ogni singola intercettazione fatta. Quindi, quando si parla di bloccare o distruggere le intercettazioni senza che vengano rese pubbliche, non solo si parla di reati, ma anche di violazioni dei diritti dei difensori. 

3) Le strumentalizzazioni. Non poteva mancare l'accusa di strumentalizzare la vicenda per un qualche scopo. Ad essere accusato di strumentalizzare la situazione è stato Il Fatto Quotidiano, accusato di voler costituire una sorta di partito insieme a Di Pietro, al procuratore Ingroia e a chissà chi altro. In realtà la strumentalizzazione è esattamente dalla parte opposta. Proprio chi accusa Il Fatto sta strumentalizzando le cose. Infatti  il Pdl (appoggiato più o meno discretamente da Pd e Udc) vuole usare questo episodio per ritornare sulla loro legge anti-intercettazioni, bloccata da due anni in Parlamento. Si tratta di una legge che mette seri paletti alla possibilità dei magistrati di predisporre intercettazioni. Inoltre è una legge bavaglio per la stampa, dato che non si può parlare dei processi fino alla fine della sentenza di primo grado. Due norme pensate esplicitamente per gli interessi di diversi esponenti del Pdl. Infatti, rendere le intercettazioni più limitate offrirebbe la possibilità, a chi ha processi in corso, di ottenere la cancellazioni delle intercettazioni - regolarmente fatte secondo le regole attuali - in amoaggio al principio per cui, quando ci sono due norme diverse, si sceglie sempre quella che va a favore dell'imputato. In questa maniera si cancellerebbe quasi completamente il reato di concussione nel processo che vede Berlusconi accusato di aver fatto uscire Ruby dalla QUestura di Milano il 24 maggio 2010; si cancellerebbe gran parte del processo che vede imputati Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti di sfruttamento della prostituzione; si cancellerebbe una parte del processo che vede Marcello Dell'Utri imputato di concorso esterno in associazione mafiosa. Sia ben chiaro: non è detto che i processi decadano, dato che ciascuno di essi si basa anche su altre prove; ma in tutti e tre le intercettazioni telefoniche giocano un ruolo non secondario. In quanto alla norma che mette il bavaglio alla stampa, sarebbe una sciocchezza. Perchè è vero che impedirebbe alla gente di conoscere i reati commessi dai politici, ma scatenerebbe fior di ricatti.

5) Napolitano ricattato? Infattiè proprio dal silenzio che nasce il ricatto. Sia ben chiarto, qui nessuno ricatta Napolitano per le due telefonate, dato che esse non contengono nulla di rilevante, come hanno detto gli estessi magistrati. Ma il fatto che esse non siano conosciute, permette di fare ricatti, di immaginarli o anche di raccontarli falsamente. Immaginiamo una situazione: diciamo che l'onorevole X è sotto indagine. Il giornalista non può raccontarlo, ma lo sa. Allora va dall'onorevole e dice: "Se non vuole che lo sappiano tutti, mi deve dare questa somma". Tanto la pubblicazione può essere fatta con pochissimi rischi. Basta usare un blog su un sito estero (un esperto utente lo fa in cinque minuti) per essere fuori dalle grinfie della Polizia. CHe certo, può anche censurare la pagina, con l'autorizzazione della magistratura. Ma nel frattempo quel blog è stato ricopiato da altri 10 o 50 blogger; e da ciascuno di loro li hanno copiati altri 10 o 50 blogger. E quindi la Polizia che fa? Oscura migliaia e migliaia di pagine? Indaga su ogni singolo proprietario di un blog? La situazione diventerebbe così caotica che in breve alzerebbero le mani. 
Quindi, come si vede, è proprio questa mania di non far conoscere le cose alle persone che permette il ricatto. Mentre nessun ricatto è possibile quando tutti conoscono come stanno le cose. Per questo hanno fatto bene quei giornalisti - come quelli del Fatto - che hanno invitato Napolitano a rendere noto il conmtenuto delle telefonate. Una cosa semplice per chiudere ogni discussione. ANzichè fare tante note indignate, ne bastava una nella quale si diceva: "Mancino mi ha chiesto questo e il Presidente Napolitano ha risposto quest'altro". Il problema è che non si può fare. Napolitano per l'ennesima volta ha violato l'etica istituzionale e non vuole che si sappia questo.

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di Antonio Rispoli
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