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Napolitano termina il settennato andando contro la Costituzione


Napolitano termina il settennato andando contro la Costituzione
01/04/2013, 14:55

Senza dubbio Giorgio Napolitano è stato il peggior Presidente della storia italiana. Già altre volte nel corso del suo settennato aveva dimostrato la sua inadeguatezza ad un ruolo che richiede specifiche caratteriche: rispetto della Costituzione; capacità di mediazione ma al tempo stesso una notevole determinazione; la forza di agire al di fuori del proprio partito. E finora così è stato: i Presidenti della repubblica sono sempre state persone esterne ai giochi della politica e dopo essersene andati dal Quirinale, si sono limitati a fare i senatori a vita. C'è stata un po' l'eccezione di Cossiga, ma il suo impatto è stato comunque molto limitato. 
Il punto è che Napolitano non ha dimostrato nessuna delle qualità suddette. In sette anni ha fatto di tutto tranne che rispettare e far rispettare la Costituzione. E a dirlo non sono io, ma i fatti: ha dato il suo via libera a numerose leggi incostituzionali, dalle leggi "sulla sicurezza" (che riducevano il diritto di voto per i rom) alle leggi sull'immigrazione che condannano gli extracomunitari a 18 mesi di carcere nei Cie senza processo; per poi terminare con la ciliegina sulla torta: approvare una cosa che la Costituzione gli vieta di approvare. Mi riferisco alle elezioni regionali del 2010. Chi segue la cronaca politica ricorderà i problemi che nacquero, soprattutto in Lombardia e nel Lazio, a causa della mancata consegna, da parte del Pdl, delle firme necessarie ad avallare le candidature. Si ebbero ricorsi e controricorsi al Tar, al Consiglio di Stato, ecc. Ad un certo punto il governo Berlusconi fece un decreto legge per fare in modo che il Tar fosse costretto ad accettare le liste incomplete del Pdl; un decreto legge palesemente incostituzionale, dato che la Costituzione elenca espressamente, tra i decreti legge che non si possono fare, quelli in materia elettorale. E il perchè è ovvio: immaginiamo un governo che 15 giorni prima delle elezioni faccia un decreto legge per cambiare la legge elettorale, facendone una a proprio vantaggio. Sarebbe un vero e proprio golpe legalizzato. Per evitare questo, la Costituzione lo elenca espressamente tra i divieti. Nonostante questo, il governo Berlusconi fece lo stesso un decreto legge, che uscì dalla sala del Consiglio dei Ministri dopo le 21 di un giovedì sera. Meno di 2 ore dopo Napolitano aveva già apposto la sua firma.
Per non parlare poi delle aggressioni alla magistratura. A Luigi De Magistris, per esempio, quando faceva il Pm di Catanzaro ed indagava sui rapporti tra massoneria, 'ndrangheta, magistrati corrotti e imprenditori delinquenti (o comunque accusati di essere tali). Alla Procura di Salerno, "colpevole" di aver recepito le denunce di De Magistris, di aver indagato sui loro colleghi di Catanzaro (come prevede la legge) e di aver subito una vera e propria aggressione da parte dei giudici di Catanzaro, che bloccarono una normale acquisizione di documenti e relativa perquisizione. O la più recente, alla Procura di Palermo, "rea" di indagare sulle trattative tra Stato e mafia avvenute tra il 1992 e il 1994, con tutto il seguito di polemiche legate all'intervento di Napolitano sui magistrati e le rassicurazioni date all'ex Ministro dell'Interno Nicola Mancino in proposito. Tutto questo è un atteggiamento pesantemente intimidatorio, se solo si ricorda che il Presidente della Repubblica è anche di diritto Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. E anche questo è fuori dal normale comportamento istituzionale. 
E poi ci sono quei piccoli ma significativi gesti nei confronti della gente comune. Gesti che non violano nessuna legge, ovviamente, ma dimostrano la scarsissima qualità della persona. Per esempio quando durante una visita in Basilicata, passeggiando tra la gente, ci fu uno che "osò" invitarlo a non firmare una delle tante leggi incostituzionali del governo Berlusconi. E Napolitano, per tutta risposta, lo aggredì verbalmente, dicendogli, in sostanza, che era inutile che lui non firmasse, perchè tanto poi la legge gliela rispedivano uguale e lui la seconda volta deve firmarla per forza. Discorso ineccepibile, che però dimentica una cosa: che se una legge non è accettabile il Presidente della Repubblica ha il diritto di opporsi usando le sue armi. Oppure, quando ci fu la riforma Gelmini, venne organizzato un massiccio invio di lettere e e-mail a Napolitano, chiedendo di non firmare. E anche in quella occasione il Presidente si limitò a dire - davanti ad alcune scolaresche - che era qualcosa che non gli competeva, che era competenza del governo e che quindi non sarebbe intervenuto. 
Ed ora, per terminare degnamente un settennato pieno di decisioni incostituzionali, arriva l'ultima. Per la prima volta, nessun incarico è stato dato alla persona indicata dalla maggiorazna relativa creatasi in Parlamento; cosa che per la Costituzione è possibile, ma di certo è una anomalia. Poi l'ideona dei "dieci saggi", cioè dieci esponenti degli interessi del Pdl, delle banche e di quella parte del Pd più ansiosa di inciuci, pateracchi e schifezze varie. Per fare cosa? Un programma che dovrebbe fungere da base programmatica per un prossimo governo "del Presidente"? Ma che razza di base programmatica ne può venire fuori, da gente del genere? Qualcuno pensa che a Violante o a Quaglierello interessi agire a favore della popolazione? O che ad uno del COnsiglio di Amministrazione di Bankitalia o al direttore dell'Istat ionteressi qualcosa di risolvere il problema della disoccupazione o dei milioni di lavoratori precari e sottopagati? 
Senza contare la domanda fondamentale: in quale articolo della Costituzione sta scritto che il Presidente della Repubblica può fare questi copmitati di saggi? La Costituzione dice che il Presidente non deve interferire con la politica nazionale; nomina il Presidente del Consiglio e poi si leva dalle scatole. Questo dice la COstituzione. A questo punto la domanda è d'obbligo: ma Napolitano l'ha mai letta la Costituzione? 

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di Antonio Rispoli
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