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Netanyahu dichiara guerra a tutto il Medioriente per nascondere la sua corruzione


Netanyahu dichiara guerra a tutto il Medioriente per nascondere la sua corruzione
19/02/2018, 15:51

C'è un vecchio film, in cui - per nasondere le difficoltà del Presidente Usa in carica - viene inventata una guerra in un luogo sperduto e inesistente e vengono mostrate in Tv immagini (fabbricate in studio) per convincere la gente e distrarla dalle grane del presidente. Sembra che il premier israeliano Benjamin Netanyahu stia facendo la stessa cosa. 

Netanyahu infatti è sotto indagine per tre diversi filoni di corruzione. Tre casi di cui uno molto grave penalmente, ma tutti e tre destabilizzanti politicamente. Il primo riguarda una vicenda statunitense. Amon Milchan, grosso produttore di film (ha prodotto anche Pretty Woman) è rimasto a lungo negli Usa pur non avendo i documenti in regola. E Netanyahu l'avrebbe coperto chiedendo al vice presidente Usa John Kerry di evitare di intervenire. In cambio, il premier israleiano avrebbe ricevuto casse di champagne e scatole di sigari. Il secondo riguarda presunti favori politici ricevuti dal proprietario di un giornale, che ha avuto leggi ad hoc a favore. Il terzo riguarda tangenti che il premier avrebbe ricevuto per comprare dalla Germania dei sottomarini Dolphins, capaci di lanciare missili a testata nucleare. Se dovesse essere rinviato a giudizio, Netanyahu dovrebbe dimettersi probabilmente. A meno che naturalmente non ci sia dell'altro. 

E "dell'altro" sembra che lo stia creando Netanyahu. Mi riferisco alle continue accuse di questi giorno contro la Siria e l'Iran. Infatti il premier israeliano ha accusato la Siria di aggressione perchè hanno abbattuto un F-16 israeliano (un aereo usato sia per colpire altri aerei, sia per sganciare bombe) che era entrato in territorio siriano; e ha accusato l'Iran di aggressione perchè un drone iraniano non armato è stato abbattuto un paio di chilometri all'interno dei confini irsaeliani. Ora, se la situazione non fosse terribilmente seria, come sempre quando si parla di persone uccise, ci sarebbe da ridere. Perchè in base a quello che si sa dai giornali stranieri e dalle dichiarazioni del governo israeliano - e che i giornali italiani non dicono - ogni anno Israele sferra più di 1000 attacchi aerei contro la Siria. La scusa è quella di colpire le basi degli Hezbollah, ma in realtà gli attacchi vengono sferrati contro l'esercito iraniano. E sono molto simili agli attacchi che l'aviazione russa ha sferrato contro l'ISIS e al Qaeda, nel nord della Siria. Si chiama "appoggio aereo", in termini militari: gli aerei sganciano le bombe contro i concentramenti di truppe oppure contro punti strategici (depositi di carburante o di munizioni, strade molto utilizzate, ponti, ecc.) oppure ancora contro dei punti molto fortificati che i soldati a terra potrebbero distruggere solo al prezzo di molte vite umane. La differenza è che i russi davano appoggio aereo ai siriani, Israele dà appoggio aereo all'ISIS e ad Al Qaeda. 

Perchè questo è il principale problema di quella zona del mondo: le manie espansionistiche di Israele. Nel 1967, Israele attaccò ed invase la Siria (prese le alture del Golan), la Giordania (prese Gerusalemme e quella che oggi si chiama Cisgiordania) e l'Egitto (conquistò Gaza e la penisola del Sinai fino al canale di Suez). Nel 1974, dietro pressione degli Usa, Israele accettò a malincuore di sedersi a trattare con l'Egitto e restituì il Sinai (a condizione che non ci fosse nessuna installazione militare nè soldati). Per il resto, ha sempre rifiutato di trattare con i Paesi confinanti. Sembrò esserci qualche speranza con Ytzaak Rabin che era disposto a "fare concessioni in cambio di pace", come recitava il suo slogan. Ma quelle speranze vennero troncate quando un soldato sparò tre proiettili esplosivi nella schiena di Rabin a bruciapelo, uccidendolo. Nessun altro premier israeliano, nè prima nè dopo di lui ha - per usare le parole di John Lennon - dato una possibilità alla pace. Oh, certo, gli israeliani continuano a dire di volere la pace e continuano ad accusare palestinesi e gli abitanti dei Paesi vicini di minacciare la sicurezza israeliana. Ma queste sono parole. E si sa che "verba volant". 

"Scripta manent", invece. Così come rimangono le colonie create illegalmente nei territori giordani. che anzi negli ultimi 40 anni si sono diffuse ovunque, strangolando i territori e le città dei palestinesi. Perchè anche qui bisogna smontare una balla raccontata da tutti coloro che sostengono Israele. La balla è che Israele avrebbe costruito nel deserto le sue colonie. Il che è falso. Le ha costruite esattamente al posto delle città e dei villaggi palestinesi. Quelli piccoli li ha distrutti completamente; le città più grandi le ha distrutte lentamente, man mano che serviva lo spazio alla colonia. Le scuse sono note: presunti attentati terroristici, la necessità di distruggere inesistenti basi di Hamas e soprattutto l'evergreen "la sicurezza di Israele". Una scusa sempre accettata, soprattutto quando è associata all'altra frase: "Dobbiamo evitare che ci sia un nuovo Olocausto come col nazismo". Una abbinata che funziona sempre da noi. Soprattutto perchè più della metà dei giornali italiani non fanno che nascondere la verità e si limitano a pubblicare solo quello che fa comodo ad Israele. 

In questa balla che viene raccontata c'è una falla enorme, che però la gente ignora completamente, dato che la storia in Italia non viene studiata. Nè quella italiana nè quella mondiale. La falla sta nel fatto che se gli ebrei avessero voluto andare nell'attuale Israele e vivere in pace con la popolazione esistente, avrebbe potuto farlo negli anni '30. Hitler infatti si accordò con il Gran Muftì (la massima autorità locale) per favorirel'immigrazione degli ebrei in quello che allora era il Mandato inglese di Palestina. Ma il progetto venne abbandonato dopo che in 5 anni solo 30 mila ebrei avevano accettato il trasferimento (parliamo di 500 persone al mese, cioè nulla). E poichè il Gran Muftì aveva preteso che il trasferimento fosse volontario, i tedeschi rinunciarono. Ma questa semplice verità viene sempre dimenticata. Troppo scomoda rispetto alla propaganda israeliana di dipingersi vittime della cattiveria altrui. 

Ed è la stessa propaganda che spinge Israele a dire che loro non cederanno mai i territori occupati nel 1967 perchè "sarebbe a rischio la sicurezza di Israele". Che ha spinto Israele ad attaccare tutti i suoi vicini, dopo il 1973: non solo il Libano (il cui territorio è stato invaso dall'esercito con la stella di David due volte, nel 1982 e nel 2006), ma anche la Siria, l'Iran, l'Iraq, la Giordania, l'Egitto. Ed è la stessa propaganda che ha reso Israele l'unico Paese al mondo che si professa democratico ma dove asll'Onu è vietato entrare per controllare la presenza di armi nucleari. Infatti Israele è l'unico Paese del Medioriente ad avere armi nucleari. E non poche: almeno 110 missili, pronti per essere lanciati nel giro di qualcghe minuto o di poche ore. Senza contare un numero almeno doppio di testate che vanno prima montate su una bomba o su un missile. Insomma, abbastanza da trasformare un terzo della superficie terrestre (quella raggiungibile con i missili) in un immenso parcheggio. E Israele è l'unico Paese ad aver usato armi nucleari contro i civili, a parte gli Usa con Hiroshima e Nagasaki: successe nel 2006, durante l'attacco in Libano. Probabilmente vollero sperimentare l'efficacia di una nuova arma, perchè lanciarono alcuni razzi (da 2 a 4) da un elicottero contro la periferia di un villaggio libanese, con una testata nucleare particolare: meno potente di una bomba H e meno radioattiva, ma capace comunque di fare un cratere del diametro di oltre 100 metri. 

E che Israele abbia manie espansioniste lo dimostrano anche altri fatti. Per esempio la richiesta di Israele all'Onu nel 2016 di potersi annettere le alture del Golan, quelle conquistate alla Siria nel 1967. Il fatto che abbia chiesto all'allora presidente statunitense di appoggiare quella richiesta israeliana (ricevendone un secco rifiuto; anche per questo Netanyahu ha poi sputato molto veleno su Obama, attraverso i giornali del suo Paese e quelli statunitensi). L'enorme espansione edilizia di case riservate agli ebrei sia a Gerusalemme che nelle colonie illegali in Cisgiordania. La contemporanea distruzione di milgliaia di edifici palestinesi ogni anno (tra cui un paio di scuole e un ospedale costruiti con i soldi dlel'Unione Europea, cioè con i nostri soldi). Per non parlare ovviamente delle centinaia o migliaia di morti palestinesi che ogni anno ci sono per mano degli israleiani. E, dulcis in fondo (si fa per dire), la situazione di Gaza. Dove 2 milioni di persone sono chiuse in un muro che chiude 300 Km. quadrati di terreno e dove quasi tutti i corsi d'acqua sono stati usati da Israele per le proprie città. E quei pochi che non lo sono, oltre ad essere insufficienti per le necessità di così tante persone, sono anche inquinati. Non fu un caso se nel 2016, durante quella campagna di bombardamenti che Israele chiamò "Margine protettivo" (2 mesi di bombardamenti giorno e notte, 3000 civili morti e 15 mila feriti), i primi obiettivi ad essere colpiti furono l'unica centrale elettrica (necessaria ad alimentare le pompe per distribuire l'acqua) e tutte le stazioni di desalinizzazione che trasformano l'acqua del mare in acqua potabile. Come non è un caso che ci sia un rapporto Onu, di cui sui giornali italiani non si parla, che dice che entro il 2020 la Striscia di Gaza diventerà inabitabile. Sto parlando del 2020, tra due anni. Non tra cinquanta anni, che uno può dire: "Va bene, ci penseremo poi". Parlo di domani, praticamente, quando più o meno lo stesso numero di abitanti che ha Roma cominceranno a morire di sete e di malattie. 

Ma in questi giorni, l'argomento principale dei giornali israeliani sono i problemi giudiziari di Netanyahu. E allora lui che fa? Minaccia Iran e Siria. Un ottimo modo per sviare ogni domanda e discussione, anche sulle minacce da lui fatte al capo della Polizia. Un ottimo modo di distrarre la gente, sfruttando quell'odio verso i non ebrei che permea lo Stato e che decide il voto di almeno il 70% degli elettori verso quei partiti che promettono di liberare Israele dai "vermi", come vengono chiamati i palestinesi dai politici israeliani. E intanto la tensione con i Paesi vicini aumenta. E che succederà? Vorrei avere una risposta...

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di Antonio Rispoli
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