Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

"Non ho bisogno di studiare, basta il buon senso". Ma davvero?


'Non ho bisogno di studiare, basta il buon senso'. Ma davvero?
01/06/2016, 14:46

In questi giorni mi è capitata una discussione, l'ennesima, sul TTIP, il trattato commerciale che Usa ed Unione Europea stanno seguendo. Una discussione basata su un post pieno di balle su cosa sia questo trattato e su quali misteriose trame si nascondono dietro (trame che ovviamente esistono solo nella fantasia malata di chi le racconta). Sono intervenuto per spiegare come stavano le cose in realtà, e l'utente mi ha risposto in maniera molto maleducata, con un post il cui concetto di base, tra un insulto e l'altro, era che lei non aveva bisogno di essere laureata, le bastava il buon senso per capire cosa fosse giusto e cosa no. 

La risposta non è certo nuova. Mi è capitato già in passato altre volte di incontrare persone che hanno risposto così. Ma questa volta la risposta mi ha fatto riflettere. Perchè questa persona mi aveva dato dell'ignorante, per averle spiegato per filo e per segno, con dati e spiegazioni tecniche alla mano, una serie di cose che lei evidentemente non sapeva. E quindi mi sono posto la domanda: ma che mondo è quello dove chi sa è ignorante perchè chi non sa "usa il buon senso" e gli basta quello? Mi viene in mente la vicenda del Sole e della Terra. Per millenni abbiamo detto che il Sole girava intorno alla Terra, dato che ogni mattina vedevamo il sole sorgere e tramontare. E' buon senso, no? Peccato che il buon senso in questo caso facesse a pugni con la realtà, di una Terra che gira intorno al Sole, un Sole che gira intorno al centro della nostra galassia e una galassia che si sta allontanando dalle altre. Certo, il buon senso conta, ma va inserito in un contesto di conoscenze. L'una cosa senza l'altra non funziona: avere solo la conoscenza ti spinge verso teorie che non aderiscono alla realtà; avere solo buon senso ti spinge verso analisi fantasiose ed irreali. 

A questo poi si aggiunge il tono con cui questa persona parlava. Si vantava della propria ignoranza, con una arroganza e una presunzione assoluta. E questo invece sta diventando tipico su Facebook. C'è un verso della Bibbia (mi sembra nell'Apocalisse) che la chiama "la spada a due tagli, l'ignoranza e l'arroganza". E mi sto accorgendo che è vero, perchè molto spesso le due cose vanno accoppiate. Quanto più la persona è ignorante (termine inteso non in senso offensivo, ma in senso letterale di "colui/colei che ignora"), tanto più è arrogante nel sostenere la propria pseudotesi. Sì, perchè non sono mai tesi scientificamente valide (e non potrebbero esserlo: non avendo la conoscenza necessaria, non possono distinguere se quello che sostengono è scientificamente valido). Si tratta di qualche cosa leggiucchiata su un blog preso qua o là, e che è stata giudicata convincente semplicemente perchè aderisce ai propri pregiudizi. E di solito perchè si può puntare il dito contro qualcuno che si odia. 

Per esempio, nel caso del TTIP, si racconta che è un accordo che servirà alle multinazionali statunitensi per inondare il nostro mercato alimentare con cibi adulterati (almeno secondo i nostri parametri, ma non secondo le leggi statunitensi), come le carni sbiancate col cloro oppure quelle "gonfiate" con gli anabolizzanti. Ed è implicito che questo viene fatto con la "complicità dei nostri governanti. E quindi ecco lì i bersagli contro cui puntare il dito: gli Usa e il governo italiano. Per questo le teorie anti-TTIP riscuotono tanto successo. Peccato che, come ho spiegato in questo editoriale, non ci sarà nessuna inondazione di carni americane sul mercato europeo, almeno non in tempi brevi. E se ci sarà in futuro, lo sarà solo se i vari governi europei cambieranno le proprie leggi. E se le cambieranno si presume che saranno leggi fatte in accordo con chi li ha eletti (salvo smentite alle successive elezioni). 

Ma ci sono anche altri argomenti. Un tipo di argomento sul quale incontro molte persone di questo tipo è quando si parla di moneta. E qui abbiamo due pseudoteorie che circolano: il signoraggio e la sovranità monetaria. Anche qui, abbiamo lo stesso clichè: innanzitutto una balla riguardante un disastro. Secondo entrambe le teorie, il disastro è la crisi economica, causata dall'uso dell'euro. Euro che è stato voluto dalla Germania (mi limito a raccontare quello che dicono loro) per distruggere l'impresa manifatturiera italiana e conquistare economicamente l'Europa eliminando l'unico potenziale concorrente. Ovviamente con la complicità dei governi italiani che si sono succeduti dal 1996 ad oggi. La soluzione quindi sarebbe uscire dall'euro, rendere pubblica la Banca d'Italia (secondo costoro infatti la Banca d'Italia sarebbe privata e non, come in realtà è, un istituto di diritto pubblico) e cominciare a stampare liberamente le lire - o comunque si voglia chiamare la nuova moneta - sia per sostenere le spese dello Stato sia per rimborsare i titoli di Stato in scadenza, in modo da eliminare gradualmente il debito pubblico. Ci sono tutti gli elementi, quindi: il nemico contro cui puntare il dito (euro, Germania, governi italiani); c'è la pseudosoluzione. 

Ma anche qui manca la conoscenza. Non a caso la teoria del signoraggio è stata creata da un professore di diritto della navigazione, Giacinto Auriti, che ha preteso di applicare alla circolazione monetaria i principi del diritto. Per esempio, secondo Auriti le banconote sono dell'ente che li emette (le lire erano della Banca d'Italia e gli euro della Bce); cosa che sarebbe dimostrata dal fatto che c'è scritto sulle banconote Banca d'Italia o Bce. In realtà, tecnicamente (giusto per dimostrare che anche in termini di diritto Auriti aveva enormi falle nella propria conoscenza), la banconota è un titolo al portatore. Cioè il proprietario della banconota è colui o colei che lo ha in mano o in tasca. E il fatto che ci sia scritto "Banca d'Italia" o "Bce" conta meno di zero. Sarebbe come dire che poichè una vettura porta su il marchio della Fiat o della Mercedes o della Mazda e così via, la proprietà è di queste società che le hanno prodotte. E' chiaro che se io posseggo una vettura, essa è mia, punto e basta. Un ragionamento smeplice, ma del tutto estraneo alla mentalità di chi sostiene queste teorie. E perchè? Perchè loro non hanno mai studiato cosa sia l'economia, cosa sia la valuta, cosa sia la circolazione monetaria e così via. Non sanno niente di niente. Hanno letto due cazzate scritte da un imbecille su un blog e hanno deciso che sono cose vere. 

E poichè sono ignoranti, non sono in grado di discuterne tecnicamente. Per cui, a fronte di obiezioni specifiche, hanno solo due alternative: o andare a cercare su Google un qualche link che offra una risposta di qualche tipo, oppure insultare l'interlocutore. In entrambi i casi, sono discussioni che trascendono rapidamente. E il perchè è ovvio: se uno non conosce la materia, non è in grado di rispondere. Spesso mi è capitato, in queste discussioni, di sentirmi dare del "saccente", del "professore" e via con cose di questo genere. Ma non è questione di essere saccenti o professori, è questione di sapere o non sapere un certo argomento. Il buon senso imporrebbe di non discutere con chi ne sa più di te, se non per approfondire le conoscenze; ma chiaramente l'arroganza e la presunzione non consentono quel minimo di umiltà necessario per capire di non essere all'altezza dell'altro. 

Del resto, studiare è faticoso. Implica uno sforzo mentale. Imparare è faticoso. Mettere in discussione se stesso e le proprie conoscenze è faticoso. Perchè uno dovrebbe fare tanta fatica? E' molto più semplice leggere due stupidaggini in un blog scritto da un imbecille e memorizzare quelle. Come abbiamo visto, ti offrono tutto: una storiella di base, un nemico da odiare, una falsa soluzione (ma credibile) irrealizzabile. E poichè la soluzione è falsa ed irrealizzabile, c'è un ulteriore nemico da odiare: il governo che non fa quello che è ovvio debba fare. E grazie a Facebook, anche colui che le cose le sa e le spiega, perchè è chiaro che se è così ben informato, è un servo del nemico da odiare che vuole confondere le acque. Tutto sistemato al posto giusto. Tranne la verità. Ma a chi interessa la verità? A nessuno. 

Un altro esempio di questo genere è capitato un anno fa con la Grecia. Improvvisamente, dopo il mese di aprile del 2015, tutti erano diventati esperti della situazione in Grecia (mi è capitato di leggere più volte frasi del tipo: "Io so tutto della Grecia, perchè ci sono andato a passare le vacanze"). Ed ovviamente anche qui si puntava il dito. In questo caso contro la Germania, la Bce e il Fondo Monetario Internazionale, colpevoli di aver fatto entrare la Grecia nell'Unione Europea, nel 1996, ben sapendo che aveva presentato dati truccati, solo per poi schiacciarla e sfruttarla economicamente. Il sottinteso era che già nel 1996 la Germania già sapeva che nel 2008 la Grecia sarebbe andata in crisi e quindi ne avrebbe potuto approfittare. Una capacità di preveggenza da far impallidire i migliori indovini della mitologia greca e romana, da Tiresia alla Sibilla cumana. E si sprecavano le balle raccontate su Internet, a cominciare da quella - partita proprio dal governo greco - che la Germania doveva risarcire la Grecia di 70 miliardi di euro, per le riparazioni dovute alle distruzioni arrecate nella Seconda Guerra Mondiale. Una balla smentita dai fatti: nel 1989 la Germania aveva pagato alla Francia l'ultima rata dei pagamenti dovuti per le distruzioni arrecate nella Prima Guerra Mondiale; e in quella occasione l'Onu aveva rilasciato un documento in cui tutti i Paesi ad esso appartenenti affermavano che alla Germania nulla più poteva essere chiesto per risarcimento per la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. 

Perchè tutti questi esperti parlavano senza conoscere la storia recente della Grecia. Una storia che parte dalla fine del regime dei colonnelli, quando il Paese aveva un debito pubblico pari a zero. Ma già nel 1978, dopo soli 4 anni di governo, il debito pubblico del Paese era quasi del 15% del Pil e nel 1992 superava il 100% del Pil. Questo era stata una precisa scelta della classe politica greca, formata da incapaci che governarono solo attraverso il voto di scambio: assunzioni in enti pubblici (spesso inutili ed inventati) in cambio di voti. La stessa situazione che c'era stata in Italia negli anni '80. Solo che poi negli anni '90 prima Tangentopoli e poi alcune decisioni del governo Prodi (per esempio la vendita dell'IRI) rallentarono questo fenomeno. Che invece in Grecia continuò a tutta velocità fino al 2007, quando l'eccesso di debito pubblico portò il Paese a sbattere (da notare che la crisi economica scoppiò solo un anno dopo. Quindi la Grecia era già in crisi quando scoppiò negli Usa il casino dei mutui subprime). A questo poi si è aggiunta l'incapacità dei governi successivi che hanno preferito chiedere prestiti a tutti gli enti disposti a darglieli. Ma i prestiti prima o poi vanno restituiti. Per questo adesso la Grecia è nei casini e per questo lo era l'anno scorso. Ma la Germania non c'entra nulla. Al massimo si possono accusare gli imprenditori tedeschi di aver approfittato della situazione di crisi del Paese. Ma questo è nella normalità. Lo fanno tutti i Paesi che possono, perchè la Germania non dovrebbe farlo? 

Ma questo lo si sa se si studia, se si conoscono i fatti. Il buon senso non permette di sapere quale è la storia della Grecia. Come non permette di sapere, negli esempi precedenti, cosa dice l'economia oppure cosa sia un trattato commerciale internazionale. Poi è chiaro: il buon senso è utile per valutare ciò che viene detto. Per esempio, quando certi economisti dicono che alzare le tasse agli impiegati e agli operai aiuta la crescita economica del Paese, può bastare il buon senso a capire che quella affermazione è falsa. Ma ci vogliono le conoscenze per capire perchè è falsa, in modo da poter poi sostenere una discussione in proposito. 

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©