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Editoriali / L'opinione

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Pamela e Jessica, due vittime rese differenti sui social


Pamela e Jessica, due vittime rese differenti sui social
12/02/2018, 15:58

Ci sono stati due tragici episodi, nell'ultimo periodo. Uno è stata la morte di Pamela Mastropiero, 18enne di Macerata; l'altra è stata Jessica Valentina Faoro, 19enne ragazza milanese. Due vittime che sono state "trattate" in maniera differente sui social network e dai mass media

Cominciamo dai fatti noti. Jessica è stata uccisa dalla persona che la ospitava in cambio dei lavori di casa che lei faceva. Il colpevole ha detto che è stata lei ad aggredirlo, ma i magistrati sospettano che sia stato un tentativo di stupro a cui lei ha reagito. Più complessa la vicenda di Macerata, dove sono stati fermati tre nigeriani, che la Procura sospetta siano colpevoli dell'omicidio di Pamela. Ma sono sospetti basati su prove deboli, anche perchè dall'autopsia l'anatomopatologo - almeno da quanto ho letto sui giornali - non ha trovato chiare ferite sul suo corpo, tanto che si parla di un tentativo di strangolamento e di coltellate. Ma entrambe le modalità di omicidio lasciano tracce evidenti: lo strangolamento lascia segni sul collo; le coltellate lasciano segni evidenti, comprese delle piccole ferite sulle mani del colpevole. Non si esclude la morte accidentale per oversdose. Nel caso di Pamela poi il corpo è stato smembrato ed infilato in due trolley; nel caso di Jessica l'assassino ha prima tentato di bruciarlo e poi di infilarlo in un borsone (interrotto dall'arrivo della Polizia). 

Come si vede, sono due casi molto simili. Se la Procura di Macerata troverà le prove che corroborino i sospetti e i labili indizi trovati finora, abbiamo due ragazze molto giovani che hanno subito un tentativo di stupro e che sono state uccise essersi ribellate. Dopo di che gli assassini hanno cercato di far sparire i cadaveri, senza riuscirci. Ovviamente, due casi così simili avrebbero dovuto essere trattati nella stessa maniera, sia dai mass media che sui social network. E invece così non è stato. Si parla solo di Pamela. Jessica è stata cancellata dalla memoria di tutti. Quindi, a quello che ha subito in vita, si è aggiunta la vergogna dell'oblio dopo la morte. 

E questo perchè c'è una differenza tra i due casi: il colore della pelle dell'assassino. E' tutta qui la differenza. Quello di Milano è stato compiuto da un tranviere milanese. Quello di Macerata, se verrà confermato che si tratta di un omicidio, sarebbe stato commesso da persone di colore. E quindi Pamela è diventata l'emblema delle vittime delle persone di colore. Il che, in un Paese razzista come il nostro, è un argomento di propaganda estremamente forte. Tanto che è stato usato ampiamente - sia dai politici che dalla gente comune sui social network - per giustificare il tentativo fatto da Luca Traini di ammazzare 11 persone di colore (anche se solo 6 sono stati feriti, più altri due che non si sono fatti trovare dall'ambulanza). E i giornali si sono buttati a capofitto, sulla vicenda, soffiando sul fuoco. Qualcuno ha decisamente superato il segno, parlando di particolari tanto macabri quanto inesistenti: che i nigeriani avessero asportato l'utero alla ragazza o le avessero mangiato il cuore. Perchè i giornali ormai hanno abbandonato quello che è il loro scopo istituzionale, e fanno politica, in senso lato. Per cui hanno puntato molto sul fare notizi che solletichino i bassi istinti dei lettori, per ottenere riscontri in termini di tirature e di contatti su Internet. 

Ma il punto è tutto qui. L'Italia è fondamentalmente un Paese razzista, anche se nessuno ha il coraggio di ammetterlo. E quindi, quando si può accusare un rom o un africano o magari un rumeno o un albanese, sono tutti pronti a gettercisi su. E da qui ad usare l'accaduto (anche se finora non si sa se Pamela sia stata uccisa o sia morta per overdose) per una campagna contro gli stranieri, il passo è brevissimo. E l'hanno fatto in tanti, questo passo. Comesempre avviene nel nostro Paese. 

Sia ben chiaro, non è che il commemorare una vittima le sia di conforto. Ormai, se uno è morto, è morto. Ma è solo l'ennesimo esempio di che razza di gente ci sia in Italia. Gente che prende il caso singolo, lo amplia a dismisura e lo generalizza solo per sfogare il proprio razzismo. Oggi mi è capitato di vedere l'ennesimo caso sui social network. Un tizio ha pubblicato la foto di una persona di colore, sostenendo che costui è salito sul Frecciarossa per Milano con il biglietto per un interregionale. Quindi in pratic aha viaggiato quasi a sbafo. E quando il controllore è andato da lui e gli ha fatto constatare l'irregolarità, lui ha detto di non avere documenti nè soldi (ma chi ha scritto il post ci ha tenuto a precisare che il tizio di colore aveva uno smartphone Samsung S8. Che occhio, per distinguere la marca). E ha aggiunto una filippica per dire che tutti gli stranieri sono così, come dimostra anche l'omicidio di Pamela. 

Ora, cosa c'entri uno che non paga il biglietto del treno con degli eventuali omicidi, è tutto da capire. Anche perchè per gli italiani vale il principio che la responsbailità è personale. Io non mi sento colpevole per il fatto che un tramviene milanese abbia sferrato una decina di coltellate alla povera Jessica. E alla stessa maniera non vedo perchè uno, solo perchè ha la pelle scura, debba essere messo in relazione con eventuali omicidi. 

Il problema in realtà è di leggi. Infatti, il governo Berlusconi ha cancellato qualsiasi possibilità per loro di entrare in Italia legalmente. E quindi l'unica possibilità di queste persone per entrare in Europa è di entrare in Italia illegalmente e poi trovare il modo di superare il confine e andare in Germania o ancora più a nord. Ma mentre trovano il modo di superare il confine, devono pur vivere. E persone senza documenti non possono trovare lavoro facilmente. Qualcuno riesce a lavorare per qualche imprenditore senza scrupoli, magari nell'edilizia o nell'agricoltura; ma il grosso si deve arrangiare. E quindi diventa manovalanza per vendere paccottiglia di vario tipo, Dvd falsi o magari droga. E qualcuno fa anche peggio. Ma questo non vuol dire che siano tutti dei criminali. Così come è falso, come viene detto, che la maggior parte dei reati sia commessa da extracomunitari. Innanzitutto perchè bisogna fare una differenza, tra reati violenti e non: un immigrato che vende Dvd falsi commette un reato, ma che pericolo rappresenta? E se ci fermiamo ai reati violenti, la percentuale di coloro che commettono reati, rispetto alla etnia di appartenenza, è la stessa (più o meno). Cioè se io prendo 1000 italiani a caso, ne trovo 60 che hanno commesso reati violenti; se prendo 1000 stranieri a caso, ne trovo 60 che hanno commesso reati violenti. 

Immagino che qualcuno salti su a dire: "Non è vero, le carceri sono piene di stranieri". Il che è vero, ma non ha nulla a che vedere con i reati commessi. Il problema sono le leggi italiane. Mi spiego. Se un italiano è sospettato di aver commesso per esempio una rapina e viene arrestato, è facile che abbia gli arresti domiciliari. Se viene condannato, può chiedere l'affidamento ai servizi sociali, se ha meno di quattro anni da scontare. Ma un extracomunitario? Per avere gli arresti domiciliari, devi avere una casa e qualcuno considerato affidabile (possibilmente la moglie/marito o un familiare) che possa garantire che vengano rispettate le disposizioni del giudice. Per avere l'affidamento ai servizi sociali, serve qualcuno che ne accetti la responsabilità e che gli dia un lavoro fisso, da ufficio. O in un negozio. Ma quanti sono gli extracomunitari che possono offrire queste garanzie? Praticamente nessuno. Ai tempi in cui lavoravo nei Tribunali, mi capitava qualche volta di vedere un extracomunitario condannato per violazione della Bossi-Fini (all'epoca era prevista la detenzione fino a 4 anni) che veniva accolto in una comunità. Ma una comunità ben difficilmente può prendersi questa responsbailità per chi è condannato per una rapina. 

Alla stessa maniera, l'alto numero di reati commessi da extracomunitari riguarda per lo più reati da poco conto: ho già fatto l'esempio di quello che viola la Bossi-Fini (praticamente tutti quelli che vengono salvati in mare) o di quello che viene beccato a vendere i Dvd falsi; oppure quello che vende la borsa Fendi o Valentino "autentica perfettamente imitata", come veniva detto in un film. Sono tutte persone che hanno una pericolosità sociale pari a zero. Ma aumentano le statistiche relative ai crimini commessi da extracomunitari ed aumentano il numero degli extracomunitari in galera. Ma questo non vuol dire che gli stranieri siano più criminali degli italiani. Parliamoci chiaro: questi devono pur sbarcare il lunario. E se non lavorano o rubano oppure vendono quello che capita. Di fronte alla fame, il concetto di reato diventa molto evanescente. 

Qualcuno potrebbe dire: "E perchè non cercano lavoro?". Semplicemente perchè è impossibile per loro farlo, seguendo la legge. Vediamo di spiegare questo fatto. La legge Bossi-Fini, che è tuttora in vigore, crea una sola strada per avere un lavoro regolare. E cioè io extracomunitario dovrei, restando nel mio Paese, prima contattare un imprenditore italiano che mi assuma. Ovviamente sulla fiducia, perchè non mi ha mai visto. Quindi mi deve mandare il contratto, da lui firmato, a casa nel mio Paese. Io lo ricevo, lo firmo e glielo mando. Dopo di che io devo consegnare i documenti in Italia (probabilmente per magia, visto che non posso entrare) dopo di che tornare nel mio Paese ad aspettare sei mesi o un anno che lo Stato Italiano faccia i controlli che deve fare per darmi il permesso di soggiorno. E nel frattempo l'imprenditore rimane con le mani in mano e un posto di lavoro in meno... Avanti, chi ci crede che possa succedere così? E' chiaro che è impossibile rispettare le regole. E quindi l'unica soluzione è quella di arrivare clandestinamente e poi cercare di trovare lavoro qui in una maniera o nell'altra. E nel frattempo sopravvivere. E sopravvivere non è un crimine.

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di Antonio Rispoli
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