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Pd, Pdl, M5S: quanto possiamo ancora scendere in basso?


Pd, Pdl, M5S: quanto possiamo ancora scendere in basso?
05/04/2013, 19:09

In questo periodo, chi sta seguendo la politica assoste ad uno spettacolo miserando. I partiti stanno diumostrando un disprezzo assoluto verso i cittadini, troppo impegnati in lotte intestine e in campagna elettorale per occuparsi del Paese. 
A cominciare dal Pd, che, sia pure di poco, ha vinto le elezioni. La lotta in corso qui è tra Bersani e Renzi: se il primo riuscirà a formare il governo, bene; altrimenti il secondo gli balzerà alla gola (metaforicamente parlando) proponendo un accordo col Pdl. 
Il quale a sua volta ha come obiettivo gli interessi di Berlusconi: cancellare i processi che lo riguardano e magari il settennato al Quirinale, oltre a qualche misura economica che sostenga Mediaset e le altre aziende del Cavaliere (più di quanto non sia stato fatto finora). 
Il Movimento 5 Stelle a sua volta sta a guardare. Con la scusa che chi ha votato per M5S, non l'ha fatto perchè il partito si alleasse con gli altri, Grillo si è messo alla finestra, ordinando ai suoi di non fare niente. L'idea è semplice ed elettoralmente chiara: se il Pd non riesce ad organizzare nulla, Grillo si scaglierà contro il Pd, incapace e nullafacente; se crea un governo col Pdl, avrà carburante per la sua propaganda del "sono tutti uguali, tutti ladri, tutti delinquenti, loro e i loro elettori. Solo noi siamo santi e puri". 
In realtà la situazione è disperatamente chiara: le alleanze possibili sono solo Pd-Pdl o Pd-M5S. Ma la prima è impensabile: Berlusconi ogni volta che ha agito in base ad un accordo, quando l'ha trovato elettoralmente conveniente ha rovesciato il tavolo e buona notte al secchio. Fece così con la Bicamerale D'Alema, fece così col governo Dini nel 1995, ha fatto così adesso con il governo Monti. E' lecito pensare che farebbe lo stesso nel caso di un accordo col Pd. La seconda è impossibile, perchè Grillo ha detto di no, per i motivi che ho elencato prima. Quindi l'unica direzione presa dai partiti è quella che ci porta diritti alle elezioni. Che non si faranno a luglio e quindi probabilmente verranno fatte a novembre-dicembre, se non a febbraio-marzo del 2014. Prima è impossibile. Infatti Napolitano, essendo in scadenza di mandato, non può sciogliere le camere. Lo può fare solo il nuovo Presidente della Repubblica. Ma anche se decidesse come prima cosa di sciogliere le Camere il 15 maggio, giorno in cui si insedierà, bisogna dare ai partiti i tempi previsti dalla legge: almeno 30 giorni per presentare le liste e 45 giorni per i comizi elettorali. Il che significa votare a fine luglio. Cosa improponibile. ALlora lo scioglimento delle Camere a settembre? Significherebbe votare a novembre o a dicembre. Ma quello è il periodo in cui si fa la legge finanziaria. Quindi, per farlo, c'è bisogno di scrivere una legge finanziaria veloce e approvata mesi prima di dicembre. Riusciranno a farlo questi partiti, che litigano su tutto? Estremamente difficile. E quindi l'unica soluzione diventa approvare la legge finanziaria a dicembre, sciogliere le Camere ed andare al voto a febbraio-marzo. 
E nel frattempo, l'Italia che fine fa? Può permettersi di stare con un governo "per il disbrigo degli affari correnti" per 15 mesi? Lasciamo stare le cretinate dette da Grillo, che ha dimostrato di non sapere nulla di come funziona il Parlamento. Se non si forma il governo, le Commissioni non si possono insediare. E se le Commissioni non si insediano, come si possono esaminare i disegni di legge? Certo, in teoria qualche legge bisogna approvarla, a cominciare dalla legge elettorale, visto che il Porcellum sta dimostrando ogni volta di più la sua inadeguatezza. Ma quale legge elettorale? Ogni partito ha la sua convenienza: a Beppe Grillo e a Berlusconi questa legge va bene, anche se magari con qualche piccola modifica andrebbe meglio. Per esempio eliminare il premio di maggioranza alla Camera, in modo da rendere impossibile il formarsi di una maggioranza autonoma. Il Pd ha più volte chiesto di fare una legge elettorale a doppio turno. E questa è probabilmente l'idea migliore: una legge proporzionale, con il secondo turno per assegnare alla  coalizione vincente il premio di maggioranza sia alla Camera che al Senato. Unendo questo sistema alle preferenze, abbiamo un Parlamento formato da persone che hanno dovuto procurarsi il voto sul territorio (e non, come adesso, nominato dall'alto) e che quindi dovrebbero essere più sensibili alle esigenze della popolazione. 
Ma c'è una maggioranza per una legge di questo genere? Assolutamente no. Certo, si potrebbe trovare un accordo, ma per farlo ci vorrebbe gente responsabile in Parlamento. QUalcuno la vede? 

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di Antonio Rispoli
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