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Perchè lo studio del nazismo deve essere proibito?


Perchè lo studio del nazismo deve essere proibito?
14/03/2013, 14:50

Ieri è capitato per l'ennesima volta un episodio: faccio un articolo più o meno attinente al nazismo (nel caso specifico, la morte di uno di coloro che aveva attentato il 20 luglio del 1944 alla vita di Hitler) e piovono commenti che mi danno del negazionista. 
Già in un altro editoriale avevo spiegato come termini quali "negazionismo" o "negazionista" siano spesso usati solo per impedire alle persone di esprimersi. A volte anche facendo leggi ad hoc: in Inghilterra, Germania, Austria e altri Paesi una ricerca storica seria del periodo 1935-1945 è praticamente impossibile. Perchè o si conferma la "storia ufficiale" oppure si rischia la galera (e non solo, dato che - guarda la combinazione - tutti coloro che vengono incarcerati per negazionismo finiscono con l'essere violentemente pestati in galera, mentre le guardie stanno girate di spalle e non vedono). 
Eppure, la "storia ufficiale" è sempre falsa. E si sa. Se si esamina qualsiasi periodo storico, si nota come tra quello che si legge sui libri e quello che si può recuperare dai documenti, ci sia una notevole discrepanza. Prendiamo per esempio la storia italiana. Se andiamo all'unificazione, si dice che Garibaldi scese dal Nord con un pugno di volontari e grazie a quelli conquistà il sud ai "cattivissimi" borbonici grazie alla popolazione meridionale. Peccato che i documenti dimostrano come questo sia falso. Garibaldi era alla testa di un vero e proprio esercito di mercenari. Circa 40 mila persone. Italiani? Poche centinaia. E lo si capisce guardando l'organigramma di quell'esercito: c'erano quattro "divisioni", ognuna delle quali composta da circa 10 mila uomini. Una di queste era comandata da Nino Bixio, due da tedeschi e una da un ungherese. Due di queste divisioni erano coordinate da un ungherese, le altre due da un tedesco. A coordinare il tutto c'era Garibaldi. Come mai queste divisioni? Perchè tedeschi ed ungheresi formavano il grosso dell'esercito garibaldino; e questo si rifletteva nella catena di comando. 
Altra falsità l'armamento. Normalmente viene definito pessimo, ma non era vero. Infatti metà dell'esercito garibaldino aveva un'arma praticamente uguale a quella dei soldati borbonici e l'altra metà quello che all'epoca era il miglior fucile del tempo: l'Enfield P-53. I garibaldini ne acquistarono 25 mila, con 3 milioni di proiettili. Ed era un fucile che garantiva una portata doppia, rispetto agli altri fucili ad avancarica del tempo: 400 metri contro i 200 dei garibaldini. Appare chiara la differenza di armamenti. 
Per non parlare del fatto che il Regno delle Due Sicilie era una specie di Eden, considerati i tempi: le tasse erano le più basse d'Europa; la disoccupazione ai minimi; c'erano leggi a favore dei lavoratori che non esistono neanche oggi, tanto erano avanzate (come l'obbligo per il datore di lavoro di dare al lavoratore il necessario per vivere ed affittare una casa con acqua corrente dove vivere); e così via. E quella che nel 1857 era la terza potenza industriale europea è diventata una colonia del Regno di Sardegna, diventando in pochi decenni una delle zone più povere di Europa. E tale è rimasta fino ai giorni nostri. 
Tutte queste cose nei libri di storia non ci sono scritte; come non sono scritte le stragi di civili che fecero al sud prima i garibaldini e poi l'esercito piemontese; nè è scritto delle deportazioni di massa che vennero fatte e che costarono la metà ad oltre un milione di cittadini meridionali. 
Lo stesso vale per il nazismo. Molte cose che avvennero non sono scritte nei libri; o sono scritte in maniera distorta. E questo proprio perchè esiste una versione ufficiale su cui non viene concessa alcuna discussione. Pena l'essere considerati negazionisti o revisionisti e, in alcuni Stati, essere incarcerati. Una cosa veramente assurda, se uno ci pensa bene. E tuttavia considerata assolutamente normale. 
E sbaglia chi pensa che sia tutto noto, del nazismo e della Seconda Guerra Mondiale. Per esempio quanti sanno che i neonazisti hanno ragione (per quanto possa sembrare strano) quando dicono che Hitler non dette mai nessun ordine, riguardo agli stermini nei campi di concentramento o nei campi di sterminio? Certo, le sue responsabilità furono comunque enormi perchè non fece nulla per impedirlo, ma a decidere sull'argomento era Heinrich Himmler, il Reichsfuher (comandante in capo) delle SS. Fu lui a ideare i campi di sterminio, dato che la sua idea era di "depopolare" le pianure agricole della Polonia e dell'Ucraina, per poi trasferire lì tedeschi che avrebbero avuto un compito simile a quello dei signorotti dell'era feudale. Cioè governare le terre coltivabili, usando come manodopera popolazioni di origine slava (gli "unterschmen", ossia sottouomini). In caso di necessità gli uomini avrebbero deposto i forconi ed indossato la divisa per difendere l'impero tedesco. Un'idea chiaramente folle, ma che causato milioni di morti. 
Idem dei campi di concentramento, creati nel 1935 da Hermann Goering, nella sua qualità di capo della Polizia della Prussia, per detenere i "dissidenti politici", dato che le progioni scoppiavano.
In entrambi i casi, Hitler non mosse un dito, nè per favorire nè per bloccare i suoi uomini. A lui intyeressava mantenere il suo potere, per cui lasciava tranquillamente che ciascuno avesse un proprio "dominio" di competenza, salvo mettere un'altra persona che aveva compiti in parte sovrapponibili a quelli dei suoi sottoposti. Così i sottoposti litigavano tra di loro e nessuno riusciva ad avere abbastanza potere da insidiare la poltrona da numero 1. 
Tutte queste sono cose note, per chi conosce come stanno le cose. Ma sui libri non si parla quasi mai di queste cose. O anche di quello che succedeva nei campi di concentramento. C'è una versione ufficiale che dice che tutti i soldati erano crudeli aguzzini, tutti i detenuti erano ebrei buoni, ecc. ecc. I fatti dimostrano che questa versione ufficiale è falsa? Non importa. Resta la versione ufficiale. E la rcierca storica? Vietata, altyrimenti si finisce in galera. E' democrazia questa? E' libertà?

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di Antonio Rispoli
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