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"Più deficit, più crescita", l'ennesima bufala degli economisti


'Più deficit, più crescita', l'ennesima bufala degli economisti
19/09/2018, 15:55

In questi giorni si comincia finalmente a parlare della finanziaria, almeno per linee generali. Ed è un bel sollievo, se consideriamo che entro 10 giorni il Parlamento dovrà votare le linee guida. C'era il rischio che se ne parlasse direttamente nel 2019...

Uno degli argomenti di cui si discute riguarda il rapporto deficit/Pil a cui l'Italia dovrebbe puntare nel 2019. Per il 2018 il governo Gentiloni lo fissò all'1,8%. Secondo gli accordi presi con l'Unione Europea, l'Italia dovrebbe arrivare allo 0,8%; secondo le intenzioni del Ministro Tria, responsabile del DIcastero dell'Economia, dovremmo arrivare all'1,5%. Lega e Movimento 5 STelle sono passati da un "chissenefrega, facciamo il deficit che vogliamo" ad un "non è così importante, possiamo arrivare ad un 2%". Con Di Maio che ieri ha detto che si può arrivare anche al 2,5%. Ma che significano questi numeri? Traduciamoli in cifre: l'Italia dovrebbe finire nel 2019 con un deficit di 15 miliardi, Tria propone di arrivare a 30 miliardi, la Lega non batterebbe ciglio davanti ad un deficit di 35 miliardi e DI Maio punta a 45 miliardi. Come si vede, le differenze non sono poca cosa. Le previsioni di crescita per l'Italia parlano di un Pil che aumenterebbe di meno di 25 miliardi. Così, fermandoci alle stime di Tria, riusciremo a far crescere il debito pubblico meno del Pil, cosa che potrebbe darci una mano come immagine sui mercati internazionali e quindi tenere bassi i tassi di interesse sul debito. 

Ma in mezzo a tante valutazioni, più o meno condivisibili, su Internet continua a girare una bufala, apparentemente sostenuta da dichiarazioni di famosi economisti. Cioè che per far crescre economicamente l'Italia è necessario che il deficit sia elevato. Perchè più elevato è il deficit, più l'economia cresce. E si fa l'esempio dell'Italia degli anni '80, quando all'enorme deficit creato dai governi guidati dal CAF (acronimo per Craxi-Andreotti-Forlani) corrispondeva una crescita economica. Ora, quello era il periodo d'oro delle tangenti: i politici venivano foraggiati a man bassa dagli imprenditori che ricevevano in cambio appalti su appalti. E anche se ben pochi giungevano a termine, questo aumentava il Pil, è indubbio. Ma a che prezzo? Nel 1992 abbiamo avuto una pesante crisi finnaziaria che si è abbattuta su di noi. E tra il 1984 e il 1991 il debito pubblico è aumentato del 50% rispetto al Pil (dal 64 al 93%). Come si vede, stiamo pagando ancora adesso le conseguenze di quel disastro. 

Quindi sarei molto cauto nel dire che bisogna aumentare il deficit. Anche perchè non è detto che le due cose siano collegate. Possono esserle, ma anche non esserle. Come dimostra la Germania. E' dal 2014 che Berlino mantiene ogni anno un leggero avanzo di bilancio (cioè spende meno di quelle che sono le sue entrate). Niente di particolare, tra lo 0,2 e lo 0,5% del Pil, cioè tra i 5 e i 12 miliardi di euro. E nonostante questo, il Pil cresce ogni anno del 2% o poco più. La somma di questi due dati ha fatto cadere il debito pubblico dal 76% del Pil nel 2014 a poco più del 60% previsto quest'anno. E senza che questo abbia danneggiato più di tanto la crescita. Come mai i dati non corrispondono? 

Ovviamente perchè c'è un errore. Come sempre quando un ignorante scrive un blog su una materia che non conosce e tanti imbecilli me ripetono parola per parola come tanti pappagalli, ma senza capire nulla. Avere un deficit basso blocca l'economia se l'aumento delle entrate è ottenuto sovratassando il ceto medio-basso. In quel caso viene a mancare la domanda interna e il Pil fatica a crescere. E' la situazione dell'Italia dal 2001 ad oggi, dato che tutti i governi hanno preferito spostare la tassazione sulle accise (che essendo pagati da tutti alla stessa maniera puniscono chi guadagna di meno) e tagliare le spese essenziali, per far quadrare i bilanci. E invece hanno continuato a buttare soldi regalandoli ai milionari e agli evasori fiscali, con condoni, bonus economici, ecc. per decine di miliardi l'anno. Basterebbe quindi smetterla di finanziare le imprese per recuperare oltre 100 miliardi l'anno che possono essere utilizzati in maniera proficua. Perchè a che serve fare un "bonus assunzione" oppure un bonus per gli investimenti aziendali come il "super-ammortamento"? Solo ad aiutare l'evasione fiscale e arricchire le banche che sono alle isole Cayman, alle Isole Vergini o in altri paradisi fiscali. Gli stessi soldi, distribuiti tra i lavoratori con reddito inferiore ai 30 mila euro costituirebbe un bonus di quasi 10 mila euro l'anno che finirebbero in gran parte con l'essere spesi, aumentando la domanda interna.

Come si vede, l'economia è semplice, se la si conosce e non si hanno secondi fini. In realtà ai politici dei lavoratori non gliene frega nulla, a dispetto delle parole che dicono in tv o sui giornali. Loro sono finanziati dagli imprenditori, soprattutto quelli ricchi. E quindi non fanno mai nulla che possa infastidirli. Facciamo un esempio. Diciamo che qualcuno proponga una legge per introdurre una patrimoniale, con cui si paga zero fino ad un milione di euro, il 3 per mille fino a 100 milioni e il 5 per mille al di sopra. Chi pagherebbe? L'operaio o l'impiegato niente. Almeno, io non conosco nessun operaio o impiegato che abbia un attico con vista Colosseo per cui ha un patrimonio oltre il milione di euro. Anche un dirigente, difficilmente ha tali proprietà da superare questa soglia. Ma anche se paga, quanto? Uno che ha un patrimonio di 10 milioni, paga 27 mila euro l'anno; uno che ha un patrimonio di 50 milioni paga 147 mila euro l'anno. Non credo che siano cifre insostenibili. E quelli veramente grandi? non so un Berlusconi? Beh, uno che abbia un patrimonio di 500 milioni di euro pagherebbe poco più di 2 milioni l'anno. Che può sembrare tanto, ma se uno ci pensa, sono noccioline rispetto al patrimonio. 

Una misura del genere, come si vede sarebbe l'ottimale. Rispetta i criteri di progressività previsti dalla Costituzione, non incide minimamente su chi ne ha bisogno ed effettua quella redistribuzione dei beni che è uno degli scopi secondari della tassazione. E il tutto senza che nessuno possa lamentarsi di pagare "troppe tasse" senza cadere nel ridicolo. Anche se si sa che per i ricchi, anche pagare un centesimo di tasse è troppo. E lo dimostrano tutti i governi che puntano sempre ad abbassare le tasse ai più ricchi (l'ultimo in ordine di tempo è il governo attuale che vuole inserire la flat tax, che taglia le tasse ai più ricchi e non dà alcun beneficio ad operai e impiegati). 

La prima volta che lo capii, ero ancora un ragazzo. Mi capitò di parlare con degli amici di famiglia, decisamente benestanti: lei medico e figlia di medico, lui ingegnere elettronico di una grossa società. Cominciammo a discutere delle scuole private e scuole pubbliche, perchè era uscita la notizia che il governo voleva creare un bonus scuola anche per i ragazzi che andavano alle scuole private. Una decisione che loro appoggiavano e che a me non andava giù. Il loro appoggio era dato dal fatto che entrambi i loro figli andavano alle scuole private, ma cercavano di farne un criterio di giustizia: "Perchè io devo pagare per mandare i miei figli ad una scuola valida, come quella privata, mentre alla scuola pubblica non si impara nulla?". Ma continuando nella discussione mi accorsi che il loro punto di vista era: "Noi non usufruiamo del pubblico, usiamo sempre il privato; quindi non vedo perchè devo pagare le tasse". Un concetto che poi ho ritrovato tra le righe delle dichiarazioni pubbliche di molte altre persone ricche. 

E a nulla valeva fargli presente che le loro tasse servivano anche ad aiutare chi non aveva tanti soldi come loro. In pratica, non gliene fregava nulla. Gli interessava solo che i loro soldi dovevano servire per loro stessi e basta. E quindi le tasse erano un furto fatto dai politici che odiavano le persone ricche. Eppure in condizioni normali erano bravissime persone. Ma quella discussione mi fece capire che sui soldi era meglio non tornarci più nelle discussioni. E come la pensano loro, la pensano moltissime persone ricche. Peccato che questo egoismo sia nocivo per il Paese. E va sconfitto, se si vuole il bene del Paese. 

Il contraltare agli amici di famiglia fu Padoa Schioppa. Che una volta, in una intervista al TG! disse: "Pagare le tasse è bellissimo". Ora, sull'uso del termine "bellissimo" si può discutere. Ma il resto delle argomentazioni era più che valido. Cioè che le tasse che lo Stato incassa, se ben usate, aiutano le persone in difficoltà, creano lavoro e permettono alle persone di migliorare il proprio status di vita. Perchè è così che funziona uno Stato. La tassazione non è un furto, non è un "mettere le mani nelle tasche degli italiani", come abbiamo sentito fin troppe volte. Una tassazione che colpisca soprattutto i ricchi serve alla redistribuzione delle risorse: togli qualcosa di soldi a chi ne ha tanti che non li userebbe e usi quei soldi per chi ne ha di meno. E' uno dei segreti della forza economica della Germania e dei Paesi Scandinavi. Hanno le risorse per un welfare molto elevato, che garantisce sempre una domanda interna molto elevata, anche nei periodi di crisi. E una domanda interna molto elevata garantisce che le imprese potranno risollevarsi molto rapidamente, sia in caso di crisi settoriale, sia in caso di crisi mondiale. Non è un caso se proprio la Germania alla fine del 2009 già era uscita dalla crisi che un anno prima aveva colpito gli Usa e il mondo occidentale. 

Ma in Italia si possono aumentare le entrate dello Stato senza sovratassare il ceto medio e far crollare la domanda? certo che si può. Abbiamo oltre 100 miliardi l'anno di soldi regalati alle imprese, come dicevo prima, e 270 miliardi l'anno stimati di evasione fiscale, di cui quasi la metà concentrati in Veneto e Lombardia. Se recuperassimo 30-35 miliardi, avremmo un deficit azzerato, cosa che già permetterebbe di far scemdere il rapporto debito pubblico/Pil. Se ne recuperiamo 70 (cioè il 20% delle somme di cui ho parlato) Possiamo usarli per tagliare le tasse ai redditi più bassi. Con 100 miliardi recuperati, io userei una parte anche per creare un avanzo di bilancio e far scendere il debito pubblico più velocemente. Ma è fattibile? Beh, i soldi che lo Stato regala alle aziende sono una vicenda politica. Quindi sono i politici che devono decidere se farlo o meno. 

Per l'evasione fiscale, bisogna fare leggi apposite. Anche qui, lo Stato ha sempre offerto solo la carota ai grossi evasori. Fino al 2001, la pena massima era 5 anni, la stessa di un furto. Cioè se io rubavo 100 euro dalla tasca di un tizio oppure rubavo 100 milioni con l'evasione fiscale, venivo condannato alla stessa pena. Poi nel 2001 Berlusconi (che aveva parecchi processi per evasione fiscale) depenalizzò il reato: pena massima 3 anni e prescrizione in 4. Risultato, diventò impossibile processare le persone per evasione fiscale. Ma cosa succederà se per esempio si dovesse applicare la legge statunitense? Significa il carcere da 5 a 15 anni, oltre alla restituzione di tutto quello che è stato evaso, più il danno alle casse erariali che il giudice quantifica a parte. E negli Usa il concetto di risarcimento non è quello che abbiamo in Italia. Per fare un esempio, Madoff è stato condannato a risarcire, oltre quello che aveva rubato a coloro che gli avevano affidato del denaro, una somma circa 20 volte superiore. Non l'ha restituita, dato che ufficialmente non ha soldi nè proprietà (e mi chiedo che se ne fa dei soldi, visto che vive in carcere da solo, dopo che i figli sono morti e la moglie l'ha abbandonato; ma questo è un altro discorso); ma la condanna è interessante. Immaginate questo sistema applicato a Berlusconi che froda il fisco per 376 milioni. Anzichè 4 anni ridotti a 1 per il condono, si sarebbe beccato 15 anni di reclusione e una multa da 5-7 miliardi di euro. Naturalmente li avrebbe scontati a casa; ma permettete che sarebbe stato un bel segnale? 

E' chiaro che piuttosto che una multa del genere più il carcere, moltissimi evasori fiscali comincerebbero a pagare il dovuto. Se non tutto, almeno buona parte. E così i 270 miliardi di evasione fiscale magari scenderebbero a 100 miliardi; e quei 170 miliardi entrerebbero nelle casse dello Stato e potrebbero essere utilizzati per scuole, ospedali, pensioni, ecc. Concetto semplice, no? Basta attuarlo. Ma qual è quel partito che poi rinuncia ad ingrassarsi con i soldi dei finanzialmenti (leciti, ovviamente) al proprio partito? 


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di Antonio Rispoli
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