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“Porcellum” anticostituzionale,nuovo dilemma per la Consulta?


“Porcellum” anticostituzionale,nuovo dilemma per la Consulta?
14/01/2014, 14:35

ROMA  - La Corte Costituzionale, ultimamente, ha deciso che il “Porcellum” è incostituzionale riguardo al premio di maggioranza e all’esclusione del voto di preferenza (ieri sera sono state pubblicate  le motivazioni della “Consulta”) .   Ma cerchiamo di capire come è composta è perché è stata definita  “Porcellum” , una delle leggi varate negli ultimi anni dal Parlamento italiano e senza dubbio più criticata per l’evidente inadeguatezza mostrata. Si tratta di una legge elettorale con la quale in sostanza si è andati a modificare il sistema elettorale italiano passandolo da un sistema maggioritario ad uno proporzionale. Ad ideare tale sistema fu l’esponente della Lega Nord, Roberto Calderoli,  il 21 dicembre 2005. Lo stesso Calderoli qualche mese più tardi, resosi conto di come la legge da lui ideata non fosse per nulla adatta, in una famosa intervista la definì “una porcata”. Da questa affermazione prese poi spunto Giovanni Sartori ribattezzandola “Porcellum”. Dunque, una legge che trasversalmente viene considerata sciagurata per alcuni tratti caratteristici che si sono poi rivelati molto contraddittori e non in linea con il principio di sovranità del popolo nella scelta dei propri rappresentanti. Ma vediamo nello specifico quali sono i principi che regolano il “Porcellum”: sono stati aboliti i collegi uninominali;  non viene data all’elettore la possibilità di poter esprimere la preferenza per un singolo candidato in quanto si può votare soltanto per il partito che in secondo tempo decide quali siano gli esponenti da portare alla Camera oppure al Senato; prevede un premio di maggioranza sia alla Camera che al Senato. Alla Camera consiste nel garantire alla coalizione che ottiene il maggior numero di voti, non conteggiando gli elettori residenti in Valle D’Aosta e all’Estero, un numero minimo di seggi pari a 340. Al Senato invece il premio viene dato regione per regione con la sola esclusione del Molise che, avendo un numero di votanti piuttosto basso, assegna soltanto due seggi. Il premio al Senato consiste nel garantire alla coalizione vincente in quella regione, almeno il 55% dei seggi. Ad esempio in Piemonte dove se ne assegnano 22, la coalizione vincente ne avrà diritto almeno ad 11; c’è l’obbligo per ogni partito o coalizione di indicare il proprio candidato con relativo programma; hanno diritto ad essere rappresentate alla Camera tutte quelle coalizioni che superano la quota del 10% dei voti ottenuti. Se invece si tratta di un singolo partito non coalizzato, la soglia si abbassa al 4%. Al Senato la quota minima per le coalizioni è del 20% con inoltre i partiti che ne fanno parte devono raggiungere almeno il 3%. Per partiti non apparentati la soglia è del 4%. Ora, al di là di tecnicismi ,  articoli o  quant’altro regolano la legge,  che il cosiddetto “Porcellum” avesse dei difetti è incontestabile. Un premio di maggioranza che ha consentito al Pd di avere alla camera il 54% dei seggi dopo avere conseguito nelle urne meno del trenta per cento è un’enormità. Ma la domanda che nasce spontanea è la seguente:  come mai gli italiani e i loro rappresentanti, di tutti i partiti, non si siano accorti che hanno utilizzato per otto anni una legge anticostituzionale? La riposta è semplice: non lo è e la sua anticostituzionalità è opinabile. Ora, però, la decisione  della Consulta (giusta o sbagliata che sia), farà nascere un vespaio giuridico - politico  e  che magari, come è normale, non avrà una soluzione giuridica ma una soluzione politica. Semplicemente perché una legge elettorale è una legge politica.

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di Rosario Scavetta
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